La stagione dei Sixers

Ive si siede ad aspettare una nuova stagione….

Nella città  dell’amore fraterno si vive per lo sport e vista la non splendida post season dei Flyers, si riponevano grandi speranze nei Sixers, che potevano fare qualcosa di importante per la città  di Philadelphia.

L’annata dei 76ers è stata a rendimento sinusoidale con grandi alti ma anche con picchi di bassezza preoccupanti. Andiamo con ordine.

Nella offseason scorsa i 76ers hanno cambiato gran parte della squadra portandosi a casa Keith Van Horn e Todd Macculloch dai Nets, Greg Buckner e Monty Williams dai free agent e non è tutto…

Comunque l’inizio dei Sixers dice 15 vittorie e 4 sconfitte, con un Iverson particolarmente ecumenico che fa giocare i compagni e in controllo della situazione. I compagni sembrano assisterlo alla perfezione e tutto va nella direzione giusta… poi… blackout totale!

Nelle successive 30 partite i Sixers racimolano la ”bellezza” di 10 vittorie arrivando ad un punto di non ritorno nell’ultima partita pre All Star Game, dove i Nets banchettano al First Union Center vincendo con un netto, quanto meritato 111-85.

Al termine di quella partita Van Horn ha dichiarato di non essere mai stato parte di una squadra che una sera può essere una contender e giocarsela con tutti e la sera dopo essere uno zerbino che si fa calpestare dagli avversari.
Qui si giunge ad un bivio: o si da una svolta alla stagione o si affonda negli abissi.

I Sixers hanno scelto la prima soluzione e, usciti dall’ultimo All Star Game di sua maestà , hanno inanellato 11 w su 12 partite ed hanno cominciato una scalata che li ha portati al terzo posto della eastern conference ex aequo coi Pacers. Durante la pausa per l’all star game i Sixers hanno acquisito dai Rockets Kenny Thomas sostanzialmente in cambio di nulla (Mark Bryant ed Art long per la precisione).Oltre a questo scambio, altre situazioni si sono raddrizzate.

Eric Snow è arrivato a produrre 15,9 punti con il 47% dal campo, ma il dato forse più importante sono gli assists di Iverson, che analizziamo frazionandoli in due parti: da dicembre a gennaio gli assists erano 5,5 e i Sixers hanno avuto un record di 11-18, da febbraio a giugno sono cresciuti esponenzialmente passando da 5,9 a 6,4 a 7,6 e Phila ha messo a libri un 23-12 di tutto rispetto.

Come diceva coach Peterson: ”Ci sono tre tipi di bugie: le grandi bugie, le piccole bugie e le statistiche”, ma anche se quest’ultime non dicono tutto, a volte, qualche indicazione interessante la danno.

Molti motivavano il record post ASG dei Sixers come solamente dovuto alle squadre incontrate; infatti le prime partite dopo il weekend delle stelle hanno visto i Sixers impegnati prevalentemente contro squadre con record perdente. La critica non ha particolarmente scomposto Iverson che ha detto che contro qualsiasi squadra si vinca il tabellino delle vittorie si alza di una cifra e lui, che sia partita in playground o gara 7 di un serie di playoff vuole vincere.

Questa escalation sta a testimonianza che la scelta di coach Brown di inserire un po’ + di talento in quintetto, a scapito di un pizzico di intensità , ha pagato grossi dividendi e alleggerito il lavoro soprattutto offensivo di Iverson, che ha impersonato la figura del leader meno burrascoso e più volto verso i compagni.

Nonostante questo buon comportamento di Iverson non sono mancate le critiche. Una delle più salate arriva dal campione mondiale di “non sono stato interpellato ma dico lo stesso la mia” ovvero Charles Barkley, che ha etichettato Iverson come “overrated” (sopravvalutato) e non rispettoso del gioco e dei compagni. Inoltre ha affermato che sarebbe giusto scambiarlo per una squadra, che, come i Sixers, punta in alto ad est.

Brown di tutta risposta ha dichiarato che scambiare Iverson sarebbe una decisione inconcepibile; ma in quanto a trades le voci si sono sprecate ugualmente: tre le trade più gettonate che lo coinvolgevano: a Chicago in cambio di Rose e Crawfrod, ai Clippers per Odom e ai Warriors per Richarson e uno tra Foyle e Dampier. Ovviamente tutto fumo e niente arrosto e “la risposta” rimane a Phila.

Durante la regular season i Sixers sono stati coinvolti in questioni spinose non sempre di carattere cestistico. Infatti sul finire della stagione Iverson si è trovato invischiato, per l’ennesima volta, in un caso scabroso al di fuori del campo.

Durante un pomeriggio in quel di Philadelphia è nata una sparatoria, nella quale ha avuto la peggio l’amico di Iverson Larry Robinson. Il colpo era diretto verso un gruppo di 4 persone tra cui Iverson, ma alla fine ha colpito proprio l’amico di Ive che poi si è recato in ospedale guidando la Bentley della stella dei Sixers intimandogli di rimanere estraneo all’accaduto.

I giudici sembrano scagionare Iverson da ogni colpa, però nascono ugualmente altri dubbi sulla vita extracestistica di questo ragazzo un po’ turbolento…
Un altro evento che ha influito sulla stagione dei Sixers è la nomina di coach Brown come allenatore del Team USA per i prossimi mondiali.

Non è stato tanto questo a far scalpore, quanto il fatto che probabilmente Iverson non sarebbe rientrato nel novero di giocatori che avrebbero rappresentato gli Usa nella competizione. Da questo è nato il caso Brown-Iverson e si sono fatte varie ipotesi sul fatto che Brown volesse o non volesse Iverson nella squadra; ovviamente la questione si faceva sempre più spigolosa per il fatto che Brown non riuscisse ad imporsi per avere il suo numero 3, pur manifestandone ogni intenzione.

La questione si è protratta per un po’ senza avere particolari risvolti negativi sulla squadra, sino a quando a casa Iverson è arrivato l’invito a far parte del team usa x i prossimi mondiali e tutto si sistema.

Dopo questa insolita vicenda i Sixers possono iniziare tranquillamente il primo turno di playoff al meglio delle 7 partite che li vede scontrarsi contro i New Orleans Hornets di Paul Silas e Jamal Mashburn. Per il neo membro della nazionale si parte col botto: 55 punti(carrer high nei playoff) e 8 assist in gara 1 che va ovviamente ai Sixers (98-90 il finale).

Phila mantiene il servizio vincendo anche gara 2 in casa e mettendo con le spalle al muro gli Hornets nelle loro due partite casalinghe. La serie trasferitasi nella città  del Jazz ritrova un protagonista in Baron davis che aveva perso le prime due partite per un infortunio al ginocchio, ma ne perde un altro, ovvero Mashburn per una lussazione del pollice della mano destra; nonostante l’importante defezione gli Hornets vincono gara 3 ma subiscono il colpo del ko tecnico in gara 4 quando Iverson e Co. sbancano la New Orleans Arena portandosi sul 3-1 nella serie e la possibilità  del match point casalingo.

Mash non ha nessuna intenzione di andare in vacanza e conduce i suoi alla vittoria in quel di Philadelphia forzando gara 6, che però sarà  l’ultima della serie perché Iverson è troppo per tutti: 45 punti alla fine per lui e serie chiusa sul 4-2 per i Philadelphia 76ers.

In semifinale i Sixers incontrano i Detroit Pistons in una serie per nulla spettacolare, ma di una tale intensità  da stancare fisicamente ed emotivamente tutti i componenti delle due squadre. Le prime due gare a Detroit premiano i nuovi “bad boys” grazie ad episodi che potevano andare tranquillamente nell’altra direzione.

In gara 2 ,ad esempio, a 14 secondi dalla fine con Philadelphia a+2 e Iverson in lunetta sembrava fatta per i sixers, ed invece 0-2 di Ive, canestro del pareggio di Prince (addirittura MVP della serie) e vittoria in overtime dei Pistons sempre grazie al principe di Kentucky.

Le due partite di Philadelphia ristabiliscono la parità  con una certa supremazia da parte dei Sixers che vincono agevolmente gara 3 e gara 4 ritornando nella motown in parità  sul 2-2.

Gara 5. Altra partita intensissima e tiratissima, che si decide su un episodio. Philadelphia a +1 grazie ad una tripla di Snow a 3 secondi dalla fine, e qui entra in scena Atkins, che con un arcobaleno che rimbalza due volte sopra il ferro regala il + 1 definitivo ai suoi, nonostante un tentativo di Coleman di non far entrare la palla tirandola fuori dal canestro.

Così si ritorna nella “City of brotherly love” sul 3-2 in favore dei Pistons. Manco a dirlo, partita di un intensità  duplicata rispetto alle precedenti 5 e per deciderla non bastano i 48 minuti.

Si va all’overtime dove Billups centra 3 triple nello spazio di 2 minuti spaccando in due la partita, regalando ai Pistons la finale di conference contro i Nets e mandando a casa Iverson e compagni, che comunque vengono ringraziati dai fedelissimi tifosi dei Sixers.

La stagione dei 76ers si conclude, si svuotano gli armadietti non sapendo chi li riempirà  di nuovo l’anno prossimo e chi invece si sposterà  verso altri lidi. Le voci cominciano a correre, Brown sembra intenzionato a lasciare la panchina di Phila e dopo poco tempo si scopre che le voci sono fondate, infatti il 26-5 arriva la conferenza stampa che sigilla la fine del rapporto Brown King, durato sei anni e con una finale nba all’attivo.

Brown nella sua militanza ha sempre dato tutto alla squadra, modificando a volte il suo credo di difesa e cuore; infatti se nel 2001 l’identità  della squadra l’hanno data Lynch, Hill e Mutombo, ovviamente identità  basata sul cuore gli attributi e lo spogliatoio, nella stagione appena conclusa abbiamo avuto una controtendenza, avendo giocatori come Van Horn, Thomas e Coleman, indubbiamente più talentuosi e di classe dei precedenti 3 ma altrettanto indubbiamente meno votati alla difesa e al cuore.

Brown nella conferenza stampa ha mostrato tutto il suo riconoscimento verso la squadra gli allenatori e la città , ma si è anche detto non più in grado di poter migliorare la squadra trasmettendogli carica ed agonismo. Questa è stata la motivazione principale per cui ha deciso di cambiare aria. Ora tutti lo vogliono e tutti lo cercano, ma i Sixers stanno già  cercando un sostituto che potrebbe aversi nel nome di Jeff Van Gundy.

Avendo analizzato in generale tutta la stagione dei Sixers ora sezioniamo il rendimento giocatore x giocatore:

IL QUINTETTO BASE

Allen Iverson: stagione sicuramente positiva per lui, che ha coinvolto maggiormente i suoi compagni fornendogli scarichi e assists al bacio, non disdegnando il fattore punti, che però non è stato sempre continuo; infatti ha chiuso ben 2 partite sotto i dieci punti, interrompendo la + lunga striscia di partite in doppia cifra della NBA. Ive ha “bucato” qualche partita importante dal punto di vista realizzativo, ma comunque ha portato alla squadra tutto quello che deve trasmettere una stella: leadership, cuore, difesa, attacco e recuperi.

Eric Snow: stagione semplicemente incredibile! Ha elevato moltissimo le sue percentuali dal campo e la sua media punti, non perdendo minimamente la sua forza emotiva e la sua intensità  in difesa. Se colui che marca il giocatore avversario più pericoloso, riesce anche a fornirti 15 punti in attacco e segna i tiri decisivi…beh…non si può chiedere di più.

Keith Van Horn: la sua stagione è andata di pari passo con quella dei Sixers. Infatti quando i Sixers vincevano Van Horn faceva pienamente la sua parte e quando perdevano sembrava scomparire dietro i problemi della squadra. Nei playoff il suo gioco si è un po’ spento, gara 6 di New Orleans a parte, e non è stato quel fattore che avrebbe permesso alla sua squadra di andare lontano.

Kenny Thomas: un impatto in front line devastante. Durante la regular season ha portato un tasso di atletismo e di presenza sotto i tabelloni non indifferente e arrivando ai playoff ha sfornato prestazioni Duncanesche dal punto di vista statistico. L’innesto dell’ex Rocket è stata un’idea geniale da parte del front office dei Sixers che potrà  dare grossi frutti anche nella prossima stagione.

Derrick Coleman: Prima parte di stagione incolore, poi dopo il trattamento ”umano” e le attenzioni rivoltegli ,a suo dire, da Brown durante il mercato di febbraio; Coleman ha ripagato tutti con una seconda parte di stagione veramente irripetibile. In rapporto età -rendimento si può dire che questa è stata una delle migliori stagioni di DC di sempre, infatti è arrivato a dominare Ben Wallace sotto le plance per gran parte della serie con Detroit. Veramente encomiabile!

LA PANCHINA
Partiamo dal figlio di Phila ,ovvero Aaron Mckie, che non ha giocato una buona stagione per via dei continui problemi fisici che lo hanno assillato, e sappiamo che, essendo Mckie l’uomo barometro della squadra, il rendimento generale della franchigia ne ha risentito non poco. I l sesto uomo dell’anno 2001 cercherà  di rimettersi in sesto per l’anno prossimo per ridare il suo abituale apporto.

Un altro giocatore falcidiato dagli infortuni è stato Monty Williams, non nuovo a queste situazioni, che non ha potuto rendere al massimo a causa delle defezioni fisiche, ma che comunque nei playoffs si è fatto valere dimostrando un iq cestistico molto avanzato.

Apporto nella norma, senza infamia e senza lode, per Greg Buckner. che ha dato solida difesa uscendo dalla panchina e anche una discreta presenza offensiva nel farsi trovare pronto quando chiamato in causa; se il suo contratto non fosse oneroso sarebbe un apporto sufficiente per i suoi standard.

Gli altri giocatori di contorno che si sono visti sono Skinner, Hill, Salmons e Rentzias, che non hanno giocato moltissimo, ad eccezione forse dello Skinner di regular season e che non hanno dato niente di inaspettatamente positivo alla squadra.

Il loro apporto è stato limitato, ma si spera che abbiano potuto capire meglio il gioco durante questa stagione per poter rendersi utili durante il futuro.
Ultimo capitolo dell’analisi spetta di diritto al povero Todd Macculloch.

Il canadese aveva iniziato bene il suo ritorno a Philadelphia dando un buon apporto in zona pitturata sotto forma di rimbalzi e chiusura degli scarichi, ma durante la stagione gli è stato riscontrato un rarissimo morbo che colpisce il sistema nervoso e riduce la forza sia degli arti inferiori che superiori. Mac Culloch una volta riscontrato questo morbo si è subito fermato ai box, però ora non si sa se potrà  mai più tornare a calcare un campo NBA, vista la potenziale gravità  della malattia.

L’unica cosa che ci sentiamo di fare è il più grande in bocca al lupo ad uno sportivo sempre leale e corretto e un augurio di pronta guarigione.

I risultati della prossima stagione di Phila riguarderanno la situazione di Mac Culloch e i movimenti che verranno fatti durante la offseason. Per ora ci sono solo dei “rumors”, quando diventeranno realtà  potremo dare un giudizio sulla potenziale riuscita o fallimento della stagione 2003 2004 dei Sixers.

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