A febbraio, come ogni anno, la forma fisica di Shaq tende a migliorare…
Lakers 104 @Rockets 108 dts
L.A. Clippers 92 @Lakers 96
G.S. Warriors 114 @Lakers 110
N.J. Nets 89 @Lakers 83
Lakers 99 @Phoenix 90
Lakers 124 @Sacramento 113
Utah 87 @Lakers 99
Certo che è davvero strano il basket a Los Angeles. Se vi trovaste nella infelice condizione di non poter seguire assiduamente la vostra squadra del cuore e vi metteste a leggere le cronache sportive dopo quasi due settimane di assenza (ogni riferimento è puramente casuale), potreste anche credere di essere tifoso di almeno tre squadre diverse.
Tutte con la stessa maglia, gli stessi colori, perfino con giocatori dal nome uguale, ma non certo gli stessi. La riprova di questo assunto è nell'ultimo periodo vissuto in casa Lakers. Lasciando la squadra in procinto di intraprendere la via per Houston, i tifosi Lakers erano in piana fibrillazione.
L'eccitante sfida che li attendeva arrivava in chiusura della migliore striscia di risultati della stagione e i parquet della NBA vedevano sfilare una squadra assai vicina alla versione campione del mondo 2002. Ecco quindi arrivare la prima sorpresa.
La bellissima partita svoltasi in terra texana ha lasciato a bocca asciutta i Lakers nel modo più beffardo. Mentre il mondo (ed in questo caso non si tratta di eufemismo) si lasciava ammaliare dalla bellezza del duello fra Shaq e Yao Ming, il folletto Francis sfruttava l'unico passaggio a vuoto di Bryant e in over time metteva il suo sigillo alla gara, 108 a 104.
Per i tifosi però nulla di male, una partita del genere si può perdere, ci sta. Anche i commenti del dopo gara hanno perso più tempo nel discutere delle tre stoppate iniziali del magnifico cinese a O'Neal piuttosto che dell'andamento dei restanti otto presenti sui legni.
La tesi dell'episodio era avvalorata dalla partita di tre giorni dopo. Il derby angelino regalava infatti agli abbonati dello Staples Center una gara ad alta gradazione di spettacolo con i Lakers padroni della zona pitturata, un O'Neal da 32 punti e 15 rimbalzi, un Walker da “soli” 15 rimbalzi e ciliegina sulla torta, un Bryant in campo a poche ore di distanza dalla nascita dell'erede con tanto di braccialetto di riconoscimento ospedaliero e prestazione dedicata a consorte e neo arrivata. Tutto bellissimo soprattutto per la scontata vittoria, anche se non nel punteggio, per 96 a 92.
A rovinare però la festa e gli obiettivi di pareggio di bilancio del futuro partente Horry ci hanno pensato le due sfide successive. Sulla strada della compagine di L.A. si sono parate infatti due partite di quelle tostissime, di quelle che una squadra in forma vince per convincere. Avversari i bollenti Golden State Warriors e i vice-campioni del mondo più volte malmenati in sede di NBA Finals (fra parentesi nota dell'autore: a me il nome piace così) New Jersey Nets.
Tanto per non smentirsi e poter rinfocolare i cuori dei propri detrattori, i Lakers hanno subito in entrambe le occasioni una sconfitta. Con modalità però diametralmente opposte. Nella partita con i cugini della baia, la squadra di Jackson è apparsa ricadere nelle antiche amnesie generali, nei peccati di supponenza e di scarsa concentrazione che più volte avevano fatto sbottare, pur alla sua maniera, il coach dei nove titoli.
Un Bryant particolarmente assente ha sì, lasciato il proscenio al compagno O'Neal, ma la maggior parte della truppa lo ha seguito senza troppi complimenti, mostrando tanto un Fisher irretito dal folletto Boykins e il duo Fox- George a farsi prendere in velocità e per altre parti dal solo Jamison.
Nella partita con i Nets invece, i giallo viola hanno retto in difesa e latitato in attacco per tre quarti e mezzo, fino al vantaggio ad un minuto dal termine firmato da O'Neal, ancora migliore dei suoi con 27 punti e 13 rimbalzi. A questo punto però la squadra è sembrata andare in bambola e ha commesso il peccato mortale di lasciare alla rabbia dei Nets uno sfogo. Risultato: parziale di 8 a 0 e vittoria corsara della squadra di Kidd.
Negli spogliatoi l'aria è tornata quella plumbea di inizio dicembre. Mentre il coaching staff, Scott in testa, dei Nets parlava pienamente a ragione, di scimmie che avevano abbandonato le spalle, i giornalisti angelini già costruivano le scale per l'ascesa dei primati sulle spalle dei propri atleti.
Recupero finito, stagione andata.
Naturalmente il primo ad essere punzecchiato è stato O'Neal. Ma questa volta il capitano non ha lanciato accuse o critiche. Con lucidità ha semplicemente dichiarato: “A volte giochiamo come lo scorso anno, altre volte semplicemente come spazzatura (garbage)”[/i}. Fine della conferenza stampa.
La fotografia della stagione fatta da Shaq ha probabilmente toccato il proprio alter ego Kobe, perché tanto per arrivare alla più stretta attualità , è stato proprio il numero 8 a portare una nuova ventata d'entusiasmo per il terzo colpo di scena. Nella settimana che doveva essere la più dura da 60 giorni a questa parte, i Lakers hanno invece infilato tre partite da vincenti.
Hanno strapazzato i Suns in terra d'Arizona per 99 a 90. Hanno affrontato la gara della Arco Arena di Sacramento senza nessuno dei fantasmi che li avevano attanagliati di recente e si sono portati via lo scalpo dell'attuale migliore squadra della lega con un emblematico 124 a 113 e tanto per non perdere l'abitudine hanno superato in casa propria i Jazz, squadra che nel recente passato a creato non pochi problemi con il suo gioco estremamente organizzato, per 99 a 87.
Difficile stabilire i meriti dei Lakers in questo trittico che li ha portati ad una sola vittoria dal 50% di bilancio. Certamente Utah a parte, i Lakers hanno incontrato due squadre rimaneggiate, ma a loro merito va il fatto di avere finalmente mantenuto la concentrazione quando era necessario e di aver dimostrato che il killer instinct dei campioni, scorre ancora nelle loro vene.
Il meglio della settimana: Se qualcuno si stava chiedendo perché non è stato nominato Kobe nei numeri delle ultime tre gare, la risposta è semplice. Perché il meglio che i Lakers abbiano saputo offrire nell'ultima settimana di gioco è in tutto e per tutto rappresentato dal numero 8.
Il premio ad MVP della settimana per la costa Ovest è stato giustificato dai 40 punti (40, 38 e 42) di media fatti segnare nelle tre gare giocate, con i quali ha risposto indirettamente alla grande prestazione che Jordan ha fatto siglare negli stessi minuti sull'altra costa. In particolare ha impressionato la regolarità e la lucidità con la quale Bryant ha selezionato e segnato i suoi tiri. La sfida da All Star Game con T-Mac è già virtualmente incominciata.
Il peggio della settimana: Nessuna accusa ad un elemento in particolare va lanciata in questo caso. Quando i Lakers vanno a fondo come contro i Warriors e i Nets, tutto il gruppo è da condannare. Allo stesso modo è da censurare chi, fra i tifosi, ad ogni partita buona di Shaq e Kobe è pronto a dichiarare che i Lakers possono fare a meno di uno o dell'altro. Le ultime gare hanno dimostrato come la Combo deve giocare su due binari. Uno solo, con questa squadra, non va da nessuna parte.
E adesso?
Le inaspettate vittorie dell'ultima settimana hanno ridimensionato l'importanza della sfida di questa notte (n.d.r. ieri) contro Indiana. Che i Lakers vincano o meno, a questo punto la squadra di Phil Jackson è tornata in corsa e dopo la trasferta del Madison Square Garden di giovedì e la pausa dell'All Star Game, avrà soltanto tre partite in trasferta sulle undici totali da giocare in febbraio. La caccia è aperta e sperare nei play-off non sembra per i tifosi essere più una semplice questione di attaccamento alla maglia. L'importante sarà poi controllare se le doti mostrate contro avversari di grande lignaggio e in situazioni di spalle al muro saranno pronte anche per partite sulla carta più docili.
Alla prossima.