Tracy McGrady, miglior marcatore stagionale e della settimana, nonostante svariati acciacchi.
VOTO 10: Tracy McGrady
Settimana discreta a 33+8+5, più due palle rubate e due stoppate tanto per gradire. E' in testa alla classifica marcatori, ha messo in faretra il miglior bottino stagionale di punti (47) e tre delle migliori dieci prestazioni stagionali sono sue (superato solo dall'amicone Bryant che è a 4); ma soprattutto è grazie a lui che i Magic tengono botta alla grande (3-0 di record nell'ultima settimana), pur continuando a giocare senza un lungo degno di questo nome e centellinando l'apporto di un Grant Hill che statisticamente è il giocatore più efficiente di tutta la lega, ma che Rivers usa con grande parsimonia per non sovraccaricare quella maledetta caviglia. Inoltre non è che “The Big Sleep” sia in perfetta forma, la schiena è sempre in fiamme, ma anche se è lontano dal 100% la lotta per l'MVP sembra già una cosa sua e di Kobe.
VOTO 9: Indiana Pacers
Semplicemente la squadra che gioca il miglior basket del momento. Quattro vittorie consecutive in settimana, una più convincente dell'altra. Artest e Jermaine O'Neal sono da All Star Game, Brad Miller è ormai stabilmente il miglior centro dell'NBA statistiche alla mano, in attesa che Shaqzilla accumuli le sue cifre abituali, Tinsley e Mercer giocano da veterani smaliziati e più in generale tutti contribuiscono, tutti sono importanti ma nessuno è irrinunciabile. Tanto di cappello ad Isiah Thomas.
La settimana che viene ci darà molte risposte sul futuro dei Pacers, visto che 8 delle prossime 10 sono contro squadre dell'Ovest (subito una sconfitta contro i Jazz).
VOTO 8: Iverson e i 76ers
Nelle ultime settimane i sixers hanno una marcia in più rispetto alle avversarie: sette vittorie consecutive, solo una volta tenuti sotto i 90 punti, un gioco non certo spettacolare ma dirompente, frutto di una “fame” e di una grinta su ogni pallone che la stagione scorsa sembravano un po' dimenticate.
Il maggiore dei meriti non può che andare alla stella indiscussa, Allen I non si smentisce fuori dal campo (l'ultima, discutibile uscita è un'invettiva contro i poliziotti che lo bersaglierebbero), ma sul campo è più concreto e al servizio della squadra che mai: 32 punti abbondanti, e fin qui niente di nuovo, ma stupisce il 45% dal campo, e a guardarlo giocare non si direbbe che gli assist siano solo 5 e le palle perse ben 3. Finchè dura i Sixers sono dei bruttissimi clienti proprio per tutti, anche per loro un calendario parecchio probante: si parte con una delle classicissime contro i Celtics, poi in un mese 12 gare su 14 contro squadre dell'Ovest (tra cui Lakers, Mavs e Spurs), a chiudere contro i Pacers.
VOTO 7: Matt Harpring
I Jazz dopo un triste 3-7 nelle prime 10 gare hanno messo a libri sette vittorie nelle ultime otto. Un contributo importantissimo lo ha dato l'ex Sixers, 20 abbondanti di media e grandissima solidità e costanza al servizio di Stock-to-Malone, che sentono i segni del tempo (soprattutto il secondo) ma non mollano mai.
VOTO 6: Walt Williams
Dalle statistiche sembrerebbe uno dei tanti comprimari dell'NBA, un fronzolo inutile all'interno del meccanismo quasi perfetto dei profondissimi Mavs. In realtà quando Dallas è in difficoltà i Nelson chiedono sempre a lui di alzarsi dalla panchina e andare a metterci una pezza, portando lucidità , freddezza, esperienza, conoscenza del gioco. E' stato imprescindibile in almeno un paio di vittorie nella splendida cavalcata iniziale dei texani. Ha perso solo 6 palloni in 16 partite.
VOTO 5: Denver Nuggets
Va bene che loro pensano esclusivamente al futuro, ma battere i record negativi non fa mai piacere e loro ne hanno già riscritto più d'uno. I 3 punti in un quarto sono il più infamante di essi, e nessun commento è più adatto di quello di coach Bzdelik: “mi sono divertito molto di più quando mi hanno tolto i denti del giudizio”!
VOTO 4: Washington Wizards
Dopo un inizio promettente, con Jordan che poteva permettersi il lusso di gestirsi con calma, lasciare ad altri il palcoscenico e puntare al titolo di Sesto Uomo dell'Anno, è arrivato un brusco ridimensionamento: sei sconfitte consecutive, superando una sola volta i 90 punti, testimoniano il momento di grande difficoltà di una squadra che al momento non è ne' carne ne' pesce. Sua Altezza Jordan ha annunciato il ritiro definitivo a fine stagione, Stackhouse e Brown hanno notevolmente rallentato dopo un inizio di stagione sulle ali dell'entusiasmo, la classifica inizia a farsi preoccupante.
VOTO 3: Ricky Davis
Dopo le prime partite i Cavs erano la sua squadra, e stava mettendo assieme cifre e prestazioni molto vicine a quelle dei grandissimi. Poi sono iniziati i problemi, che si sono concretizzati per la prima volta in uno screzio profondo con Bimbo Coles, seguito da litigata furibonda con coach Lucas nell'intervallo di una partita in cui ha visto il campo solo per 6 minuti, mentre i Cavs venivano spazzati via dai Pacers. Da allora la situazione è peggiorata esponenzialmente: i tifosi hanno un nuovo idolo da venerare in DJW, che viaggia con cifre iversonesche, i compagni sono tutti contro di lui, tanto che Lucas lo ha sospeso per due partite finchè non si deciderà a ritrovare amalgama con gli altri, e infine la società lo ha messo in vendita piuttosto esplicitamente. Se davvero andrà via sarà un peccato per lui (che potrebbe non avere più l'opportunità di dimostrare di poter essere un leader vero, in campo e fuori) e per i Cavs (va bene l'entusiasmo per Wagner, va bene aspettare LeBron, va bene tutto, ma questo è forte sul serio ed è pure pagato poco rispetto al suo valore).
VOTO 2: Dikembe Mutombo
Un corpo totalmente estraneo nel sistema-Nets: 25 minuti a partita (mai sotto i 35 in carriera), 41% risicatissimo dal campo (il peggio era 48% anni fa), solo 7 rimbalzi a gara (ben 5 in meno della sua media in carriera). Molti lo bollano già come un ex giocatore, altri chiedono di essere generosi e di concedergli qualche tempo in più per adattarsi a come intende il basket la premiata ditta Scott-Kidd. I Nets sono disposti ad aspettarlo, anche perchè non è che nel frattempo vadano malissimo (un paio di batoste contro il selvaggio West ma anche grandissima autorevolezza contro le avversarie del Levante), e d'altronde il buon Dikembe è stato preso pensando ai playoffs, non alla regular.
VOTO 1: Portland Jail Blazers
Ogni volta che sembrano aver toccato il fondo questi ci spiegano un paio di cose in più sul significato del termine “disastro” in ambito sportivo. Anzi, fanno di peggio: danno l'illusione di reagire, di risolvere i loro problemi e di proporsi come realtà con cui fare in conti, e in pochi giorni si perdono nei loro problemi extra-tecnici. La settimana scorsa, con Pippen a guidare la squadra, tre vittorie consecutive in scioltezza. Questa settimana due sconfitte in tre partite, ma soprattutto gli ennesimi problemi disciplinari fuori dal campo che ormai non fanno nemmeno più notizia: dopo gli exploit di Patterson (tentata violenza alla baby-sitter del figlio e poi alla moglie), dopo le risse in allenamento (Randolph con Boumtje-Boumtje e McInnis un po' con tutti, anche verbalmente con l'ex-amicone Miles), è arrivata la denuncia a Wallace e Stoudamire per le loro relazioni pericolose con la canapa e la squalifica a Wells che, dopo aver insultato praticamente tutti i bianchi della lega, ha pensato bene di sputare in faccia a Danny Ferry.
Cheeks continua ad affrontare tutto questo con invidiabile self-control (“Non sono per nulla frustrato, lo sapete che sono un inguaribile ottimista!”), ma il tempo passa e i Blazers sono ormai più una barzelletta che un “caso” da prime pagine.