NBA: Est vs Ovest

Se Shaq giocasse nella Eastern Conference forse parleremmo in un altro modo, non credete?

Negli sport americani la divisione dei team in due conference precise è una regola fondata dalla notte dei tempi, la costa Est e quella Ovest, due modi di intendere la vita made in USA, che nello sport si differenziano solo per il fatto geografico (e neanche troppo visto l'esempio di Minnesota nella NBA), e solo nel baseball per regole diverse dettate alla creazione dello sport americano per eccellenza.

Negli ultimi anni però, diciamo più che altro dall'avvento di Shaquille O'Neal ai Lakers, anche l'NBA sta vivendo una netta spaccatura tra le 2 Conference, che segue di paripasso quella reale della vita nelle 2 coste, nella Est ritmo abbastanza lento, molto smooth, grandi "picchiatori", gente di strada che sa come andare a prendersi un rimbalzo, molta difesa, nella Ovest c'è lo showtime, c'è lo strapotere fisico e atletico, c'è un modo di intendere il basket più offensivo che difensivo, più per lo spettacolo.

Che l'Ovest stia dominando l'ultimo periodo di basket giocato nella NBA, dopo lo smembramento dei mitici Bulls di Michael Jordan, è un dato di fatto, ma la spiegazione, a livello di risultati, sta più nello strapotere fisico di Shaq che in altri fattori, ma se si da uno sguardo più generico salta fuori un predominio sulle squadre dell'Est abbastanza imbarazzante.

Se la stragrande maggioranza degli addetti e degli appassionati di basket mette la Finale della Western Conference come confronto anticipato che deciderà  chi vincerà  anello, ci sarà  pure un motivo, e sicuramente l'andamento della regular season lo spiega in maniera abbastanza chiara.

Nella Western per qualificarsi ai playoff serve obbligatoriamente un record superiore a .500, cioè alla parità  tra vittorie e sconfitte, ed in alcuni casi il riuscire a superare quota .600 non dà  la garanzia di avere il fattore campo favorevole nel 1° turno della post-season, a Est con .600 si vince la propria Division se non la Conference intera"

Ci sono squadre che negli ultimi 3 anni si sono qualificate ad Est con un record negativo di vittorie, e se andiamo a vedere questa stagione, emblematico è il fatto che Nets e Pistons abbiano vinto le 2 Division dell'Est dopo che nella passata stagione avevano concluso abbondantemente sotto la soglia di .500, non qualificandosi per la post-season.

E' bastato poco per cambiare le sorti di queste 2 squadre, l'innesto di un giocatore chiave (Kidd) e di un allenatore emergente (Carlisle) ha prodotto una sterzata inimmagginabile ad inizio stagione.

A Ovest ci sono squadre, come Minnesota e Portland, che pur avendo un roster di assoluto livello, non riescono a diventare pienamente competitive, venendo puntualmente eliminate nel 1° turno playoff, con conseguenti polemiche, ma se si va a comparare i record e i confronti diretti delle 2 compagini con le squadre della Eastern, si può capire benissimo quali altri scenari proporrebbe un cambiamento virtuale di costa.

Negli ultimi 3 anni, cioè dall'inizio del dominio L.A., solo i Sixers di coach Brown hanno cercato di costruire una squadra che potesse confrontarsi "alla pari" con la finalista dell'Ovest, prendendo Mutombo in corsa per contrastare Shaq e affiaccandogli giocatori non molto alti ma agilissimi per sfruttare la velocità .

Il resto delle squadre dell'Est, ormai, gioca una pallacanestro in funzione della propria Conference, puntando più ad arrivare in fondo nella post-season dell'Est, per poi fare la vittima sacrificale nelle Finals.

Nella Eastern il centro puro è un giocatore realmente sconosciuto, qualsiasi squadra gioca per lo più con 2 pivot o power forward in mezzo all'area per poi schierare dietro tutta gente molto agile e atletica, e soprattutto abile a giocare con la palla e a tirare dalla distanza.

Per fare un esempio le 2 finaliste di quest'anno ad Est, Nets e Celtics, avevano Battie e McCulloch in mezzo all'area, ma che partecipavano abbastanza poco al gioco offensivo e in ala Pierce e Van Horn che amano tirare dalla distanza, per non parlare di Walker che dovrebbe essere la power forward dei Celtics, ma che in zona pitturata ci va con il contagocce.

Dietro poi tutti play o guardie veloci, abili passatori e buoni difensori sull'uomo, la stella nelle squadre dell'Est è sempre un giocatore di back court, un play, una guardia o uno swingman (vedi Iverson, Kidd, McGrady, Spree, Pierce, Allen, Stackouse, Carter), per cui le partite della Eastern sono meno spettacolari da vedere, in quanto nei confronti diretti si privilegia la parte difensiva, anzi la si enfatizza fino all'estremo, cercando quasi sempre di vincere le partite con essa o con il tiro dalla distanza.

Forse la squadra che quest'anno ha cercato di cambiare un po' il modo di giocare della costa orientale sono i Nets con Kidd in regia, capace di velocizzare il gioco e di fare contropiede come nessun altro, e quindi coach Scott si è un po' adattato alla sua stella, anche se nella post-season la squadra ha espresso molto più spesso il gioco tipico dell'Est, piuttosto che quello visto nella regular-season.

Ad Ovest, invece, come detto, si devono fare i conti molto più spesso con il 34 gialloviola, e quindi spazio ai big man e gioco che pende da loro. Qui le stelle delle squadre sono per la maggior parte uomini d'area, ali grandi o pivot, molto portati al gioco in zona pitturata, capaci di dominare la partita nei 2 lati del campo (vedi O'Neal, Duncan, Garnett, Webber, Malone).

Ad Ovest, un altro aspetto tecnico che bisogna sottolineare è che tutte le squadre con un lungo dominante, hanno come secondo violino una guardia che sappia segnare, ma soprattutto passare la palla egregiamente per creare una specie di simbiosi con la propria stella principale.

Nei Lakers c'è Kobe, nei Kings c'è Bibby, nei Jazz c'è Stockton, a Minnesota prima dell'infortunio c'era Brandon, a San Antonio è esploso quest'anno Parker, tutti giocatori che sanno trattare la palla, creando parecchi giochi per il loro lungo, ma all'occorrenza anche abili scorers, capaci di sopperire ad eventuali adeguamenti della difesa.

Qui la difesa è un fattore meno rilevante rispetto all'Est, anche se nella post-season l'applicazione aumenta esponenzialmente, si cerca maggiormente il gioco offensivo, si cerca di avere il predominio nei rimbalzi offensivi, si cerca di penetrare le difese partendo dal proprio lungo, adeguandosi di conseguenza, con giochi 1vs1 o scarichi eventuali per il tiro dalla distanza o dalla media.
Insomma un basket diverso da quello che si gioca sull'altra costa, ed apparentemente imbattibile.

Probabilmente, in futuro, approfittando delle free-agency, le compagini della Eastern toglieranno qualche big man all'Ovest per poter bilanciare l'andamento della NBA, credo l'unico modo per evitare il protrarsi della dinastia della Western, anche perché si è visto che cercando il gioco veloce e il tiro da 3 punti non si va da nessuna parte, in quanto ad Ovest esistono difensori di valore fra gli esterni e pure buoni tiratori, per cui la chiave sta nella possibilità  di sopperire al dominio fisico in zona pitturata.

Come detto, l'unica possibilità  sta nell'accaparrarsi i big men dell'Ovest attraverso le free-agency o le trade, ma questo sembra un processo difficile e non sempre a breve termine, nemmeno pescando dai vari draft (vedi Yao Ming).
Probabilmente si profilano ancora anni bui per la Eastern Conference, ormai costretta a disputare un campionato a parte, sperando di riuscire per lo meno ad impensierire chi (saranno sempre i Lakers?) andrà  in Finale per la Western.

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