Dallas Mavs, la rivincita

Nowitzki e Finley si danno la carica: dovranno dare tutto per far salire di livello i Mavs.

Da quando è arrivato Mark Cuban i Mavs si sono affrancati dalla fama di squadra-materasso, entrando prepotentemente nell'elite NBA grazie alle valanghe di dollari riversatisi nelle casse sociali.

L'obiettivo da raggiungere era e resta uno solo, il titolo, che la stagione scorsa sembrava se non vicino quantomeno possibile: la macchina da guerra assemblata da Nelson padre e Nelson figlio macinava vittorie su vittorie giocando un basket spettacolare con punteggi altissimi, guidata da “Klasse” Dirk Nowitzki, affermatosi come stella di primissima grandezza; ma Cuban e la dirigenza non erano ancora soddisfatti, e stravolsero la squadra inserendo Van Exel e LaFrentz in cambio del criticatissimo Howard.

Com'è andata lo sapete tutti: i nuovi acquisti hanno giocato in tono minore, l'attacco atomico da solo ai playoffs non può bastare, e i Mavs sono usciti sconfitti in modo piuttosto netto contro i Kings.

Questa battuta d'arresto non poteva che far venire voglia di rivincite a Mark Cuban, che quest'estate era pronto a mettere mano per l'ennesima volta al suo inesauribile portafoglio per rinforzare la squadra: detto-fatto, è arrivato l'acquisto (a buon mercato) di Popeye Jones, ma il giocatore su cui si puntavano le attenzioni dei Mavs era l'eclettico Rashard Lewis, che sembrava decisamente ai ferri corti con i Sonics e pronto ad accasarsi nel natìo Texas per la mid-level exception.

Non c'è neanche bisogno di precisare che non si è badato a spese per allettare Lewis, ma purtroppo per Dallas il lunghissimo tira e molla è risultato essere nient'altro che un bluff del giocatore, che ha sfruttato cotanto interesse nei suoi confronti per spuntare un buon contratto con i Sonics.

Morale della favola: i Mavs sono rimasti a bocca asciutta, anzi asciuttissima, perchè non solo non si sono potenziati, ma hanno perso Greg Buckner, il loro miglior difensore, nonchè Wang Zhi Zhi, che hanno “dovuto” lasciar andare ai Clippers per non inimicarsi la federazione cinese, che ha bollato Wang come reietto e traditore della patria.

Si può ben dire dunque che per i tifosi dei Mavs l'inverno è stato straordinario, la primavera deludente e l'estate ha ingigantito i dubbi.

Ora sta per partire una nuova stagione, l'obiettivo minimo è cercare di ripetersi in regular season e cercare magari di fare almeno un passo avanti ai playoffs. Come possono riuscirci?

Innanzitutto cavalcando il proprio attacco spumeggiante: Dallas è una macchina offensiva devastante, praticamente inarrestabile.
Dirk Nowitzki è uno dei migliori giocatori offensivi della lega, tecnicamente ed esteticamente impeccabile, un go-to-guy continuo e dominante.

Steve Nash è entrato di diritto nell'elite dei playmaker, interpretando il ruolo in senso moderno: gestisce i compagni con intelligenza e padronanza tecnica e tattica, ma non disdegna la conclusione personale; al tiro da fuori e ai liberi è una sentenza, e i suoi pick'n roll col tedescone sono un rebus insolubile per qualunque difesa.

Micheal Finley è ormai una star affermata, sa fare un po' di tutto e tutto bene, anche se nell'ultima stagione ha avuto percentuali al tiro a tratti drammatiche; ma il suo contributo di esperienza, intensità  e atletismo non viene mai meno.

Raef LaFrentz e Nick Van Exel sono giocatori che in attacco possono dire la loro contro chiunque, senza dimenticare i vari Jones, Griffin e il veterano Walt Williams.

Per farla breve, l'attacco non è un problema: a voler cercare il pelo nell'uovo manca un po' di potenza in post basso, ma ci sono tante mani buone, e Don Nelson non è certo uno che ha paura di sperimentare nuove soluzioni.

I problemi nascono quando si considera la fase difensiva.
Sotto questo aspetto i Mavs sono una delle peggiori squadre della lega, sia come difesa di squadra che quanto a singoli matchups: Nowitzki è diventato un fattore anche a rimbalzo, ma in uno contro uno gli va via quasi chiunque; Van Exel e Nash sono piccoli e leggeri anche contro molti play, figurarsi quando sono in campo contemporaneamente e quindi uno dei due deve marcare un 2; Finley è un grande atleta e rimbalzista, difensivamente non è uno sprovveduto ma nemmeno uno specialista, così come Adrian Griffin; le grane più grosse lo scorso anno venivano affidate all'ottimo Greg Buckner, uno dei migliori specialisti difensivi fra gli esterni, che però è partito per altri lidi, e quindi ora come ora (tenuto conto anche del ritiro del veteranissimo Newman) manca un vero e proprio “stopper” difensivo fra gli esterni.

Per quanto riguarda i lunghi, detto di Nowitzki, il problema più grosso è certamente LaFrentz: lo scambio della stagione scorsa era stato fatto proprio per arrivare a lui, ma l'ex Kansas è andato a corrente alternata in attacco, e ha mostrato di essere nettamente sopravvalutato nella sua fase difensiva; un errore di valutazione tanto più grave se si pensa che per lui è dovuo partire Juwan Howard, criticabile quanto si vuole per la sua poca aggressività , ma difensore al di sopra di ogni sospetto, che tornava utilissimo ai Mavs; l'acquisto di Popeye Jones può rimediare in parte alla lacuna lasciata dalla partenza dell'ex Fab Five: potrebbe dimostrarsi pedina fondamentale per i Mavs, visto che è l'unico giocatore a roster (a parte l'energetico Najera) che porti in dote presenza fisica sotto i tabelloni, tagliafuori, blocchi, istinto per il rimbalzo, insomma tutto il “lavoro sporco” che magari non va sul tabellino ma è fondamentale per la chimica di squadra.

Che giudizio complessivo si può dare di questi Mavs a due faccie?
Il potenziale c'è ed è indiscusso, l'attacco è più che una sicurezza e in fondo la difesa di squadra si può sempre imparare: coach Nelson ha più volte ripetuto che gli sforzi di tutto il coaching staff si stanno concentrando appunto nell'instillare nei giocatori almeno un minimo di strategia difensiva, solo il tempo ci dirà  se riusciranno in questo intento.

Resta comunque più di un dubbio per quanto riguarda la chimica di squadra e il bilanciamento del roster: i giocatori talentuosi in squadra sono troppi, non ci sono palloni e minuti per tutti, mentre manca chi faccia il lavoro sporco; sarebbe sicuramente più allettante una squadra con meno “punte” ma più lottatori.

Potrebbe però essere importante il fatto che Van Exel e LaFrentz non saranno più corpi estranei inseriti a stagione in corso, bensì avranno alle spalle mezza stagione e soprattutto un intera estate per amalgamarsi al meglio con i compagni.

Parlando poi di prospettive a lungo termine la situazione non è molto incoraggiante: il monte salari è ovviamente altissimo, ben sopra le soglie della luxury tax, ma questo è l'ultimo dei problemi per Cuban. Piuttosto dovrebbe far riflettere il fatto che la squadra è difficilmente migliorabile attraverso scambi: i giocatori appetiti dalle altre franchigie sono intoccabili, mentre quelli cronicamente in vendita (come Van Exel, presente in qualunque voce di mercato) sono ai minimi storici quanto a popolarità .

In conclusione, l'annata che sta per iniziare dirà  molto delle prospettive future dei Mavs: se riescono a trovare intesa di squadra e solildità  difensiva nessun traguardo è precluso, altrimenti i tifosi si dovranno attendere anni di basket-spettacolo in regular season, ma poca gloria ai playoffs e soprattutto pochissimi trofei appesi al soffitto.

Per fare l'ultimo salto di qualità  nell'empireo NBA tutti i soldi di Cuban potrebbero non bastare: it's not all about the money…

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