NBA Ranking: Central Division

Due dei probabili protagonisti della Central: Rip Hamilton contro Darius Miles.

Se la Western Conference è abbastanza delineata come valori in campo, al contrario la Eastern Conference è molto più equilibrata, quindi è sufficiente che anche solo un tassello non sia al posto giusto per far precipitare una squadra candidata ad arrivare alla finale NBA a non raggiungere neanche i play-off, e viceversa. L’unica posizione certa è l’ultimo posto di Cleveland, per il resto si potrebbero fare molti ranking diversi e potrebbero essere tutti verosimili.

Ecco il nostro ranking per quanto riguarda la Central Division:

1 – NEW ORLEANS
Cambiata città , da Charlotte a New Orleans, potrebbero esprimere in pieno il potenziale che, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a sfruttare l’anno scorso. Sono i più completi del lotto e hanno tutte le carte in regola per arrivare primi nella Conference.

UP:
La squadra è talentuosa, sulla carta sembra non mancare niente, e in più i giocatori sono ben amalgamati, i giochi sono conosciuti e le gerarchìe sono chiare. Baron Davis e Mashburn sono due potenziali all-star e sono supportati da numerosi specialisti in grado di assicurare un po' di tutto, dalla difesa alle penetrazioni, dai rimbalzi al tiro da fuori.

DOWN:
A questa squadra è sempre mancato qualcosa a livello psicologico per fare il salto di qualità  definitivo, e nessuno può dire se questo qualcosa finalmente sia stato assimilato dai calabroni.
Da verificare quanto sarà  “caldo” il pubblico nell'ex colonia francese.

La stella:
Baron Davis. Voleva andare a Los Angeles, ma di fatto il nuovo contratto collettivo non glielo ha permesso; tanto vale cercare di ottenere il massimo con questa franchigia. E' un “playmaker” di nuova generazione: la prima preoccupazione è segnare, in secondo piano si può pensare a passarla; è un giocatore di completezza assoluta, sa segnare nel traffico e da fuori, sa passare, difendere, è pure una potenza a rimbalzo e in difesa grazie ad un atletismo ed un'intensità  impressionanti. Ha pure dimostrato di sapersi prendere la squadra sulle spalle e guidarla nei momenti cruciali. Ora però deve far vedere che è in grado di migliorare i compagni, solo questo lo consacrerà  definitivamente.

Occhio a:
Jamal Mashburn: “Monster Mash” era finalmente riuscito a scrollarsi di dosso l'etichetta di “choke”, affermandosi come leader e come giocatore di grande completezza e classe sconfinata, quando un noioso infortunio lo ha tolto dai giochi per tutta la stagione. Se sta bene darà  una marcia in più agli Hornets, con il suo raffinato bagaglio di movimenti in post basso e la sua abilità  a rimbalzo.

La sorpresa:
Courtney Alexander: l'anno scorso doveva essere quello della consacrazione, ma MJ non ha avuto fiducia in lui. Gli Hornets possono essere la sua squadra ideale, visto che amano correre e giocare ad alto ritmo; condizioni ideali per un contropiedista nato come lui, con tantissimi punti nelle mani.
La difesa va migliorata, ma può essere un fattore da subito, anche perchè il suo acquisto permetterà  di utilizzare il veterano Wesley da sesto uomo.

2 – INDIANA
Non ci sono più scuse, il talento è troppo per sopportare un'altra stagione mediocre. Potrebbe essere l'ultima chance per uno degli allenatori più criticati dell'NBA.

UP:
Tanto, tantissimo talento in questa squadra; per ogni ruolo ci sono giocatori di alto livello, e tanti specialisti pronti a subentrare. La squadra è molto giovane, il morale alto, la situazione salariale ottima. Ma bisogna iniziare a concretizzare, o i Pacers rischiano di restare una splendida incompiuta.

DOWN:
I (molti) maligni dicono che a questa squadra manchi una sola cosa per essere grande: un allenatore. In realtà  proprio il tanto talento a disposizione può essere un problema, visto che bisogna sempre pensare ad alchimìe per trovare minuti e palloni per tutti, anzichè concentrarsi su un nucleo ristretto e su pochi ma sicuri terminali offensivi. Inoltre Reggie Miller è il leader incontrastato fuori dal campo, ma non si può fare affidamento in eterno su di lui nei finali di gara, gli anni stanno iniziando a pesare.

La stella:
Jermaine O’Neal è atteso alla conferma dopo una grande stagione. Ottimo atleta, grande difensore, notevolmente raffinatosi nei suoi movimenti offensivi, potrebbe arrivare alla fatidica soglia dei 20+10 solamente sfiorata la scorsa stagione.
Ai playoffs è andato a corrente alternata, soprattutto nei finali; deve dimostrare di poter essere un go-to-guy nei momenti in cui la gara si decide.

Occhio a:
Al Harrington: stava giocando in modo strepitoso e aveva praticamente in tasca il titolo di sesto uomo dell'anno prima dell'infortunio al ginocchio che ha troncato anzitempo la sua stagione. Entrando dalla panchina sa rivoltare la partita come un calzino con la sua incredibile energia, ma è molto più “educato” tecnicamente di quanto comunemente si pensi. Il ritorno in campo dopo una così grande delusione gli darà  ancora più stimoli.

La sorpresa:
Erick Strickland: i Celtics non se ne sarebbero mai privati se non fosse stato per questioni salariali. Sa giocare entrambe le posizioni dietro con efficacia, ha grande forza fisica, tiro, “cattiveria”, esperienza; è un ottimo difensore e si butta su tutti i palloni, il classico giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero. Una grande aggiunta per la panchina.

3 – MILWAUKEE

Se il detto “squadra che vince non si cambia”, allora i dirigenti di Milwaukee avranno pensato che il detto valga anche per le situazioni diametralmente opposte. Detto, fatto: mandato via Glenn Robinson in cambio solo del non più giovane Kukoc, i Bucks ripartono da un roster con gli stessi punti forti e deboli dello scorso anno, ma con un gallo in meno in un affollatissimo pollaio.

UP:
Dalla posizione uno alla quattro sono tutti grandissimi giocatori, fra i migliori nei rispettivi ruoli; alla cinque si accontentano di specialisti. Poi c'è da dire che l'anno scorso per due terzi di stagione hanno dominato la Eastern, salvo poi crollare in modo inspiegabile.

DOWN:
Impossibile decifrare psicologicamente questa squadra, in cui il talento disponibile è direttamente proporzionale all'instabilità  psicologica dei componenti della squadra, nonchè dell'allenatore. L'anno scorso qualcosa si era rotto fra la squadra e il tecnico, può bastare la partenza di Robinson a far tornare il sereno in spogliatoio?

La stella:
Il discusso scambio ha consegnato le chiavi della squadra a Ray Allen. Che sia un ottimo giocatore non è in discussione, ma saprà  emergere come leader? Questo è l’unico dubbio su un giocatore corretto, intelligente ed educato, ma per fare un ulteriore salto di qualità  ci vuole quel minimo di cattiveria che forse ad Allen manca. Siamo in attesa che ci smentisca in questa stagione, anche perchè la sua completezza tecnica e fisica è abbacinante, un vero “ray of light”.

Occhio a:
Anthony Mason: non si va all'All Star Game per caso, l'ex Knicks doveva essere il tassello mancante a completare un roster già  molto talentuoso e invece è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Se trova la serenità  è un giocatore assolutamente unico: fisicamente è più simile ad un armadio a muro che ad un uomo, ma ha la coordinazione di un ballerino e la proprietà  tecnica di una guardia. Se trova continuità  è assolutamente inarrestabile, perchè può indifferentemente spazzarti via in post basso o guidare la squadra meglio di molti playmakers.

La sorpresa:
Tim Thomas. Talento veramente infinito, da anni atteso alla consacrazione ma sempre ben al di sotto di quello che avrebbe potuto dare. I Bucks hanno concluso che questo fosse dovuto alla presenza ingombrante di Robinson di fronte a lui, ora la strada verso il quintetto base è sgombra, vediamo cosa ci riserva il futuro.

4 – TORONTO
La stagione scorsa è stata poco più che disastrosa, ed in estate la situazione è peggiorata ancora: problemi salariali hanno costretto i Raptors a lasciar scappare Keon Clark, che era stato indubbiamente il miglior giocatore della squadra, e in più si è ritirato “The Dream”, rendendo drammatica la rotazione dei lunghi. Ora più che mai tutto è nelle mani di Vince Carter, che deve riscattare la peggior stagione della sua carriera.

UP:
Alle posizioni due e tre pochissime squadre della lega hanno tanta profondità : Carter, Lamond Murray, Peterson e Jefferies si combineranno a formare un mix di esperienza, atletismo, tecnica difficilmente arrestabile.

DOWN:
L'unico lungo vero a roster è Davis, Alvin Williams come playmaker è del tutto insufficiente, in più Lenny Wilkens sarà  anche uno degli allenatori più vincenti di sempre, ma lascia parecchi dubbi per quanto riguarda la sua gestione tecnica della squadra; come Tomjanovich sembra ormai superato dall'evoluzione del gioco (anche se spiace dirlo per il rispetto dovuto a due pietre miliari della NBA dei tempi moderni).

La stella:
Vince Carter. L'infortunio della scorsa stagione ha chiuso “in bellezza” una pessima annata. Gli si rinfacciava di essere solo un saltatore e lui ha dimostrato di saper tirare anche da fuori, ma poi si è ridotto a fare solo quello: se riesce a trovare il giusto equilibrio poi fermarlo è un'impresa, visto che solo due-tre giocatori sanno fare quello che fa lui, e probabilmente nessuno lo fa in modo altrettanto spettacolare, anche se in difesa sarà  sempre parecchio sotto ai migliori. La sua popolarità  è ai minimi storici, non è mai stato così criticato e sembra avere una voglia incredibile di rivincita dentro di sè.

Occhio a:
Lamond Murray. E' reduce dalla sua migliore stagione di sempre, dopo una carriera sostanzialmente ben al di sotto dei livelli che avrebbe potuto raggiungere con un altro atteggiamento mentale; scontento della piega che stavano prendendo i Cavs (che guardano al futuro) ha fatto il diavolo a quattro per essere ceduto, ma è finito in una squadra che magari nell'immediato sarà  più efficace, ma che sembra proprio non averne, di futuro. Pregi e difetti sono ben noti: tiratore letale, buon fisico, esperienza, zero attitudine difensiva, carattere non facilissimo e poca voglia di “sbattersi”. A 29 anni potrebbe essere la sua ultima occasione per dimostrare qualcosa.

La sorpresa:
Jerome Williams: Giocatore assolutamente atipico, non è un tre ne' un quattro, la sua caratteristica principale è l'energia incredibile che mette in ogni singola azione, gioca ad un livello di intensità  doppio rispetto a quello di tutti gli altri nove sul parquet, mettendo in difficoltà  gli avversari ma spesso anche i compagni. Sa rendersi pericoloso in attacco, è un fattore soprattutto a rimbalzo e sulle palle vaganti, ma è un giocatore impossibile da inserire in un contesto di gioco. L'uscita di scena di Clark gli spalancherà  le porte del quintetto base, da lui ci si può aspettare tutto e il contrario di tutto.

5 – DETROIT
L'anno scorso una stagione sopra ogni aspettativa, grazie soprattutto al grande lavoro di coach Carlisle e alla maturazione di Stackhouse. Quest'estate una piccola rivoluzione, il GM Joe Dumars ha preso decisioni coraggiose (se non temerarie) con estrema rapidità , risolutezza e sicurezza nei propri mezzi. Solo il tempo ci dirà  se ha avuto ragione, nella Eastern Conference può succedere di tutto.

UP:
La squadra è compattissima, le uniche due possibili “grane” (Stack e White, che non trovava spazio) non ci sono più. L'acquisto dell'energetico Billups rimedia alla lacuna del play, in sostanza è una squadra di specialisti senza una vera stella, che può ottenere dei risultati solo lottando su tutti i palloni e seguendo gli insegnamenti di Carlisle.

DOWN:
Potrebbe mancare Jerry Stackhouse quando ci sarà  da trovare punti fuori dagli schemi. Il talento offensivo è insufficiente, se cala la tensione sono spacciati.

La stella:
Richard Hamilton. Annata eccezionale, ai limiti della convocazione per l'all star game. E' un giocatore d'altri tempi, che basa la sua pericolosità  su un chirurgico palleggio arresto e tiro a coronare un immarcabile “in behind game”. Deve migliorare la sua fisicità  e la fase difensiva, la sua sfida sarà  dimostrare di poter segnare a raffica anche essendo sostanzialmente l'unica opzione offensiva, non più protetto all'ombra di MJ.

Occhio a:
Chauncey Billups: Dumars voleva lui per il ruolo di playmaker, e su di lui ha puntato senza indugi. Segnare in tutti i modi e trovare i compagni liberi per gli scarichi sono le cose che gli riescono meglio, in difesa è buono ma non ottimo, deve migliorare la concentrazione, tende ad assentarsi per lunghi tratti dalla gara. E' già  un idolo dei tifosi.

La sorpresa:
Tayshaun Prince: un vero all-around, un giocatore che sa fare tutto in campo, potrebbe trovare molto spazio dopo la cessione di White. Se riesce a giocare con l'intensità  che i suoi compagni mettono in ogni pallone allora farà  la fortuna sua e dei Pistons, altrimenti verrà  dimenticato in fretta in fondo alla panchina, perchè coach Carlisle non sembra aver voglia di concedere tempo ai giovani immaturi: o si da' tutto e si contribuisce concretamente oppure si può rischiare anche di giocare solo poche decine di minuti in stagione.

6 – CHICAGO
Da quest’anno Chicago dovrebbe cominciare a raccogliere i risultati della sua strategia, iniziata dallo smantellamento della squadra dopo il secondo ritiro di Jordan. È stata la prima squadra a far capire chiaramente che il suo obiettivo era di perdere più partite possibili per avere ottime scelte dal draft e ricostruire da lì. Le difficoltà  sono state tante, ma uno scambio con Indiana che sembra averla favorita e la maturazione dei giovani in roster dovrebbe cominciare a dare i suoi frutti quest’anno.

UP:
Mancava un giocatore in grado di “spingere la palla”, di dare energìa, di mettere tanti punti in breve tempo: il draft ha portato Jay Williams, che è una guardia nel corpo di un play ma quelle cose le sa fare, a qualunque livello. Donyell Marshall aggiunge esperienza, rimbalzi, mani vellutate, la panchina è profonda e soprattutto Jamal Crawford potrà  mostrare il suo valore disputando una stagione intera. Tanto talento, ma alla fine tutto dipenderà  dalla maturazione dei “puponi” Chandler e Curry.

DOWN:
La difesa è un grosso punto interrogativo, Cartwright è un players' coach ma non sembra proprio un genio tatttico, se Jay dovesse avere difficoltà  a sfondare giocando da #1 bisongerà  rivoluzionare la squadra e scontentare qualcuno.

La stella:
Jalen Rose è il leader della squadra, a sprazzi ha dimostrato di poter essere uno dei migliori esterni della lega, ma non è mai riuscito a trovare la continuità  di stagione in stagione che il suo talento pretenderebbe. Nonostante il suo carattere difficile avrà  comunque un ruolo insostituibile come “chioccia” di tanti talenti giovani.

Occhio a:
Eddie Robinson: Doveva essere l'asso nella manica dei Bulls, un infortunio cronico all'alluce lo ha praticamente azzerato. Dev'essere la sua stagione del riscatto, ma il suo nome è in tantissime voci di mercato e se delude i Bulls potrebbe ritrovarsi i posti ben peggiori di Chicago in men che non si dica; tecnicamente e fisicamente è al di sopra di ogni sospetto: veloce, forte, grandissimo saltatore, gran penetratore, mano vellutata da fuori; deve migliorare a rimbalzo e soprattutto acquisire cattiveria agonistica.

La sorpresa:
Trenton Hassell ha giocato bene l’anno scorso sorprendendo tutti, quest’anno ha le carte in regola per fare il bis, deve solo pensare a dare di più come assist e rimbalzi, e non limitarsi ai punti.

7 – ATLANTA
C'è grandissimo ottimismo nella città  di Rhett e Rossella. L'acquisto di “Big Dog” Robinson aggiunge un all-star ad un roster già  buono. Sulla carta se la possono giocare con tutti ad Est, ma poi in concreto è possibile che tradiscano molte aspettative.

UP:
Terry, Abdur-Rahim e Robinson sono in grado di assicurare 65-70 punti a sera, se si integrano bene potrebbero essere inarrestabili; poi c'è il ritorno di Ratliff, che farà  cambiare tante traiettorie di tiro agli avversari.

DOWN:
L'unico vero difensore è Ratliff, gli altri sono undersized o proprio scarsi nei fondamentali difensivi. Se Theo non ha recuperato in pieno e non domina sotto i tabelloni gli Hawks saranno facilmente perforabili. Manca cronicamente un play, Terry non lo è non lo sarà  mai. Oltre a tutto ciò Lon Kruger spesso viene menzionato quando si chiede in giro chi sia il peggior allenatore dell'NBA.

La stella:
Shareef Abdur Rahim: talento immenso, incredibile senso per il rimbalzo, potrebbe benissimo entrare nell'esclusivissimo club del 20+10. Ma difensivamente è un problema, da sempre troppo “morbido, e in più ha sempre militato in squadre per cui i sogni di gloria in genere si abbandonano a novembre: alcuni insinuano che forse ormai si è tanto abituato a perdere che non sia in grado di farti vincere…

Occhio a:
Glenn Robinson: i Bucks lo hanno letteralmente cacciato e lui ha tanta voglia di prendersi delle rivincite. Rimane uno dei massimi esecutori dell'”in behind game”, l'esperienza non gli manca, può contribuire un po' in tutto tranne che in difesa; in coppia con lo Sceriffo potrebbe essere devastante. Il carattere non facile gli causerà  sempre problemi.

La sorpresa:
Dion Glover: sembra essere migliorato in modo mostruoso durante l'estate. Ha dominato le summer leagues mostrando una tecnica notevolmente migliorata, padronanza di se', mano educata da fuori. Se in regular season manterrà  queste promesse può essere un fattore in più, in una squadra già  piena di talento offensivo. L'incidente gravissimo occorso a DerMarr Johnson gli permetterà  di avere ancora più minuti a disposizione.

8 – CLEVELAND
Questa è forse l’unica posizione certa del ranking della Central Division, e della Eastern tutta. I Cavs quest’anno hanno smantellato quel poco di buono che avevano in squadra (leggi Andrè Miller) per perdere più partite possibili con lo scopo, neanche troppo nascosto, di aggiudicarsi la prima scelta del prossimo draft: il liceale LeBron James, figlio prediletto dell'Ohio. Se non si aggiudicheranno il “LeBron derby” conferemeranno però la fama di squadra zimbello della lega.

UP:
Come detto, vincere le partite non interessa per nulla, anzi è sgradito. Si vuole solo cercare di fare spettacolo per non far scappare troppi spettatori e far crescere i tanti giovani, quindi tutto quello che viene va bene.

DOWN:
Anche se arrivasse LeBron la società  sembra muoversi a casaccio, senza un piano preciso. C'è del talento da sfruttare, ma non si intravede nemmeno vagamente un'ossatura di squadra. L'ultima “perla” è lo scambio che ha visto andar via Murray in cambio di… “Yogi” Stewart!!!

La stella:
Ricky Davis: nel finale della scorsa stagione ha messo insieme una serie incredibile di partite Jordanesche, non definibili altrimenti. Sembra maturo per esplodere e consacrarsi come grandissimo realizzatore.

Occhio a:
Zydrunas Ilgauskas: per l'ennesima volta a Cleveland sperano che i suoi problemi fisici lo lascino in pace; è difficile che succeda, ma se la buona sorte finalmente decidesse di dare una mano a “Z” la musica cambierebbe di brutto per i Cavs perchè, parliamoci chiaro, quando è in salute fra i centri è secondo solo a Shaqzilla…

La sorpresa:
Darius Miles: talento atletico probabilmente senza pari, ancora molto rozzo e fuori dagli schemi ma è già  ora ad un passo dal primo quintetto difensivo. Deve essere disciplinato, Lucas è uno che sa arrivare al cuore dei suoi giocatori, ha già  promesso che gli darà  carta bianca e tanti palloni per scoprire, lui per primo, che tipo di giocatore è.

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