La copertina di Underworld, il romanzo di Don DeLillo che comincia proprio con il racconto del leggendario home run di Bobby Thompson…
Di questi giorni la Major League Baseball sta conducendo un sondaggio (potete votare sul sito ufficiale della Lega) per stabilire i momenti memorabili della storia del gioco.
I puristi del gioco sono scettici e contrariati per la prevalenza nelle prime posizioni della classifica provvisoria di eventi recenti e più vivi nel ricordo dei tifosi. A molti sembra addirittura ridicolo che nelle prime dieci posizioni non figuri il leggendario homerun di Bobby Thompson del 1951, “The shot heard 'round the world”.
Recentemente, il 28 Luglio di quest'anno, i Giants hanno organizzato al Pacific Bell Park una celebrazione con 12 protagonisti di quella straordinaria squadra, che 51 anni fa giocava ancora a New York; assenti giustificati soltanto Willie Mays e Monte Irvin, impegnati negli stessi giorni con le cerimonie di introduzione nella Hall of Fame.
L'intera stagione 1951 dei Giants aveva le sembianze del miracolo: sotto di 13 partite e 1/2 rispetto ai Brooklyn's Dodgers (curiosamente avversari anche oggi nella lotta per la wild-card, però entrambi sulla West Coast) in data 12 agosto, la squadra guidata dal manager Leo Durocher vinse 37 delle ultime 44 portando i rivali a un playoff di tre partite per decidere il titolo della National.
Protagonista di quella rimonta tra gli altri fu lo stesso Willie Mays, nella sua stagione da rookie e destinato ad una luminosa carriera con i Giants che lo ha proiettato nell'olimpo dei più grandi di tutti i tempi, oltre che al terzo posto nella graduatoria dei fuoricampo battuti a quota 660, prossimo obiettivo del suo sconfinato ammiratore Barry Bonds.
Subito sotto di uno nella serie, i Giants portarono la squadra di Brooklyn alla decisiva gara 3, da giocare il 3 ottobre 1951 al Polo Ground di New York. I Dodgers conducono per 4-2 nel nono inning quando, in situazione di un eliminato e uomo in seconda e in terza, si presenta al piatto per i Giants Bobby Thompson.
Di fronte ha il pitcher dei Dodgers Ralph Branca, che dopo un primo lancio strike, osserva il terza base di New York colpire la pallina. A questo punto ecco le leggendarie parole della telecronaca radiofonica di Russ Hodges: “Branca throws. There's a long drive. It's gonna be, I believe â€â€ The Giants win the pennant! The Giants win the pennant! The Giants win the pennant! The Giants win the pennant! Bobby Thomson hits into the lower deck of the left-field stands! The Giants win the pennant! And they're going crazy! They're going crazy! Ohhhhh-ho!”
La pallina battuta da Thompson per l'homerun da tre punti che diede la vittoria ai Giants, ha ispirato il romanzo-capolavoro di Don Delillo “Underworld”, il cui primo capitolo racconta quella partita, l'atmosfera, i festeggiamenti, le emozioni del pubblico, uno straordinario affresco in cui si mischiano persone note come lo stesso Russ Hodges, Frank Sinatra, J. Edgar Hoover con personaggi di fantasia tra cui un ragazzo di colore di Harlem che si impossessa della mitica pallina.
Seguendo le vicende e i cambiamenti di proprietario del cimelio, il romanzo ci guida poi in un viaggio nella storia americana fino agli anni '90, a testimoniare il legame tra le vicende sportive e la cultura di questo paese.
Lo stesso Thompson racconta come la sua immagine sia rimasta imprigionata in quell'attimo, di quante volte ha commemorato l'episodio, ha risentito la radiocronaca, ha dovuto ascoltare la gente che a tutti costi voleva raccontargli cosa stava facendo in quel momento, se era allo stadio o come ha avuto la notizia. Persino i numerosi scatti cui si è dovuto prestare in compagnia di Branca, magari con il Presidente degli Stati Uniti di turno a sorridere tra i due.
E nel cinquantesimo anniversario dell'evento ha dovuto pure rispondere (smentendo) alla polemica lanciata dal catcher di riserva del '51, Sal Yvars, secondo il quale i Giants in quell'occasione rubarono i segni del ricevitore dei Dodgers potendo così sapere quali lanci avrebbero dovuto aspettarsi. Da notare che la squadra di Thompson quell'anno perse poi le World Series contro gli Yankees.
Era un baseball anni luce lontano dall'attuale, se è vero che in quella stagione il manager Leo Durocher, amante delle scommesse, non esitò ad organizzare una gara di velocità tra il rapido Thompson e Sam Jethro degli allora Boston Braves, con in palio 1000 $ ed in barba al rischio di infortuni! In ogni caso il commissioner di allora venne a saper della cosa e ne impedì lo svolgimento.
Pochi giorni dopo la commemorazione di quell'impresa sono arrivate per i Giants altre importanti occasioni da celebrare, tra cui la trecentesima salvezza nelle major per Rob Nen. A 32 anni il closer è il più giovane di sempre a raggiungere questo traguardo, ma il suo record è passato quasi inosservato a causa del solito uragano-Bonds in arrivo.
L'esterno sinistro ha infatti battuto il suo fuoricampo numero 600 nella gara casalinga del 9 agosto contro i Pirates, entrando in un esclusivo club in compagnia di Hank Aaron (755), Babe Ruth (714) e il già citato Willie Mays (660). L'organizzazione dei Giants aveva preso tutte le misure di sicurezza possibili per evitare il pandemonio che si era scatenato l'anno scorso per agguantare la pallina del record di fuoricampo in singola stagione. Da notare che tale Alex Popov, lo spettatore che per primo mise il guanto sulla preziosa palla del fuoricampo numero 73, ha portato in tribunale colui che la conquistò al termine della confusione totale che si scatenò sulle tribune, Patrick Hayashi.
E' vero che la pallina ha un valore che si misura a sei zeri, ma certe scene che si sono viste davanti alla corte hanno davvero toccato vette inattese di comicità , al punto che gli avvocati di Hayashi hanno chiamato a testimoniare in qualità di esperto l'ex arbitro Rich Garcia, il quale ha sostenuto che la presa di Popov non era tale da garantirgli il chiaro possesso, come se si stesse giudicando una qualsiasi presa di un esterno.
Per la cronaca, Garcia è lo stesso arbitro che, nei playoffs della American del 1996 allo Yankee Stadium, non vide l'interferenza del bambino di 12 anni che impedì all'esterno degli Orioles di catturare la palla ed evitare l'homerun. Andiamo bene.
Anche stavolta le misure di sicurezza si sono rivelate inutili se è vero che colui che conquistato la pallina del fuoricampo numero 600, il trentaseienne Jay Arsenault, è uscito con la faccia insanguinata da sotto una montagna di tifosi che gli si sono gettati addosso nella speranza di vincere il milione di dollari in palio.
Tanto è vero che lo stesso Bonds ha confessato che il suo primo pensiero nello storico momento è stato: “Adesso speriamo che nessuno si faccia male”. Divertente notare che anche qui ci sarà una coda giudiziaria perché Arsenault avrebbe stipulato prima della partita un accordo verbale di dividere il malloppo con il suo amico Tim Fisher e coloro che avevano ceduto loro i biglietti, Eric Bergen e Brett Warder.
Anche qui vale il consiglio che Barry Bonds ha regalato ai due litiganti della scorsa stagione, e cioè di accordarsi per la divisione della somma piuttosto che regalarla nella sua interezza agli avvocati.