Chicago scommette su Castillo

Nery Castillo, 26 anni, centrocampista offensivo ingaggiato dal Chicago Fire

Sabato 17 Luglio 2010 non sarà  ricordato dai tifosi di Chicago come il girono in cui Fire hanno perso per 1-0 in casa contro il New England Revolution nel secondo match del Gruppo B di SuperLiga, ma come il giorno in cui forse è arrivato il salvatore della patria di una stagione che sembrava irrimediabilmente destinata ad un finale mediocre. E ciò grazie alla promessa rispettata da parte del front office del Chicago Fire, che ha presentato ufficialmente il Designated Player che sostiuirà  nei cuori dei tifosi il connazionale Cuahutémoc Blanco (finito nella Segunda Division messicana, all'Irapuato): si tratta dell'ex (per ora) stella di El Tri, Nery Castillo, arrivato in prestito (con opzione di riscatto in favoe della MLS) dallo Shaktar Donetsk del tecnico rumeno (ex Brescia e Inter) Mircea Lucescu.

Chicago aveva preannunciato la presentazione di un nuovo acquisto per la pausa tra primo e secondo tempo del match di SuperLiga. Ma l'entusiasmo non era proprio alle stelle, con molti che fino a poco prima si aspettavano un ritorno di Blanco. Chicago ha puntanto invece sì sul talento, ma anche sulla gioventù (26 anni) e la velocità  di Castillo, esploso qualche anno fa quando giocava in Grecia con l'Olympiakos, con cui in sette anni ha messo insieme 100 presenze vincendo due Coppe di Grecia e accumulando esperienza in Champions League.

Nel 2007 la cessione agli ucraini dello Shaktar Donetsk, che sempre più sembra un posto dove i giocatori vanno a prendere un sacco di soldi per un anno e da cui poi cerano di scappare per tornare al calcio e alla vita vera. E infatti Castillo, dopo qualche buona apparizione, ha iniziato ad andare in prestito, prima al Manchester City nel 2008, e poi nello scorso campionato al FC Dnipr. Un po' lo stesso destino toccato a gente come Francelino Matuzalem o Cristiano Lucarelli.

Una mossa in un certo senso sorprendente, visto che difficilmente un giocatore di qualità  e dell'età  di Castillo sceglie la MLS, che - specie dopo l'esperienza di David Beckham (capace di riconquistare la Nazionale con LA) - potrebbe diventare un campionato per rilanciarsi, fin quando un giorno (tra una ventina d'anni?) divenerà  magari un punto d'arrivo.


La storia di Nery Castillo

Per i fan americani e messicani l'immagine di Castillo rimane quella della Gold Cup 2007, in cui trascinò il Messico fino alla finale di Chicago contro gli Stati Uniti, vinta da questi per 2-1. La Gold Cup, ma ancor di più la Copa America (col Brasile vinse praticamente da solo), gli consentì infatti di farsi conoscere ai suoi connazionali, visto che tutta la sua carriera si è sviluppata in Europa, ma certo di base non avrà  il seguito assicurato che aveva Blanco nell'enorme comunità  mex della città  del vento. E ciò anche per le sue origini miste uruguayane (per via di madre), che a lungo lo ha tenuto incerto sulla Nazionale da scegliere.

Se Castillo troverà  il feeling giusto con la squadra, col coach Carlos de los Cobos, e con una lega "fisica" come la MLS, la scommessa di Chicago potrebbe dare frutti insperati ad inizio anno. Scommessa anche finanziaria, vista l'età  del giocatore e la possibilità  di rilanciarlo e poi rivenderlo in Europa. Scommessa tecnica perché negli ultimi tre anni Castillo ha giocato assai poco, perdendosi nei meandri di un calcio lontano dai riflettori.

La reazione del Toyota Park è stata non proprio entusiasta, mentre migliore è stata la reazione in rete, dove comunque viene ribadita la necessità  di qualche altra aggiunta. Necessità  confermata dal Direttore Tecnico Frank Klopas, alla ricerca di un centrocampista.

Ma il Fire ha anche bisogno di un difensore per sistemare una retroguardia apparsa spesso fuori fase. E mentre Andrew Dykstra ha generalmente funzionato bene in porta, non è certo riuscito a farsi carico della difesa come faceva Jon Busch. Come esordiente non male, ma nell'attesa dell sua crescita un aiuto lì serve eccome.

Al momento Chicago è quarta nella Eastern Conference, a cinque punti dai playoff, considerando il ritmo più alto tenuto dai team della Western (passano le prime tre di ogni Conference e poi le migliori due indifferentemente), e l'arrivo di Castillo sarà  di grande aiuto per il gioco di Patrick Nyarko, Marco Pappa e Brian McBride, con la sua capacità  di aprire spazi sulle fasce. Probabile un cambio di schema da parte di del los Cobos dal 4-5-1 di questi mesi - che poco ha funzionato - ad un 4-4-2 per trovare spazio per il messicano, utilizzabile anche come seconda punta accanto a Collins John (quando non infortunato) o McBride.

Un grande acquisto quindi, almeno sulla carta, ma Chicago rimane un cantiere aperto.

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