Il buon Pedro a New York City

Pedro Martinez con l'uniforme della sua nuova squadra: i Mets

Pedro Martinez va a New York. La notizia fa un pò strabuzzare gli occhi e la sorpresa sarebbe stata ancor più grossa se ad ingaggiarlo fossero stati i New York Yankees. Non si è arrivati a ciò ma la sua firma con i Mets lo ha portato in ogni caso in quella città  che in maniera un pò controversa era già  entrata nella sua vita.

Quindi il buon Pedro arriva là  dove ultimamente veniva accolto con il canto “Who's your daddy?” dopo le sue dichiarazioni di non riuscire a battere gli Yankees diventati per lui come un entità  unica che lui definì appunto “my dad”. Ma se i Boston Red Sox ed i New York Yankees restano legati definitivamente nella loro storia recente a Martinez, sono gli New York Mets quelli che potranno beneficiarsi delle sue prestazioni.

Arriva quindi a New York Il pitcher di 33 anni, nato a Manoguayabo, Repubblica Dominicana, dove tra i suoi giochi preferiti c'era quello di “tumbar los mangos” cioè far cadere i frutti maturi da un albero di manghi lanciandone uno acerbo, in quello stesso albero dove si nascondeva a piangere quando vedeva i suoi genitori litigare. Poi vennero i tempi dei lanci più seri, quelli del Baseball, che lo portarono ad essere notato dall'organizzazione dei Dodgers che lo introdusse nel mondo del MLB oltre 15 anni fa.

Il resto lo sappiamo, una carriera contraddistinta da 3 Cy Young Awards, i quattro anni passati in terra canadese con gli Expos, compreso quel “maledetto” 1994 che scippò Montreal dalla possibilità  di giocarsi il titolo e poi sette anni nella Olde Towne culminati con il leggendario 2004 ed il ritorno alla vittoria dopo 86 anni di astinenza per le calze rosse. Ma soprattutto la strada verso Cooperstown già  spianata.

Ora sul palcoscenico hanno fatto la comparsa i numeri 2 quelli che vivono all'ombra dei grandi, quelli che non riescono mai a far sentire la loro voce perchè i dirimpettai urlano sempre più forte, quelli che sono costretti ad ingaggiare Pedro Martinez per la cifra di 53 milioni da distribuire nei suoi quattro anni di permanenza nel Queens, perchè anche se non vinceranno la National League, e forse neanche la East Division, dovevano tornare a fare ed a contare qualcosa.

I tifosi dei Mets guardano con il solito scetticismo questa operazione di mercato perchè hanno visto la loro squadra diventare sempre più debole anno dopo anno, hanno visto la famiglia Wilpon fare poco per migliorare le cose, anzi sempre di più coinvolti e colpevoli nel disastro tecnico della franchigia.

Quindi veder arrivare quello che è stato, nel massimo della sua carriera, uno dei lanciatori più dominanti nel gioco dall'epoca di Sandy Koufax, all'età  di 33 anni ed inevitabilmente sulla strada in discesa della sua vita sportiva, non sembra esaltarli più di tanto. Ma i Mets dovevano farlo, dovevano farsi sentire e soprattutto farlo in forma roboante.

Nonostante ciò la nemica ESPN (di chiara sponda Yankees) non ha tardato molto ad accostare la trattativa Martinez, durante la sua trasmissione “Sportscenter”, con l'hit parade dei peggiori affari conclusi dai Mets nel corso della loro storia, che in effetti di passi falsi è zeppa, tanto che la franchigia venne definita la commedia degli errori nel Baseball.

A dire il vero neanche nella Red Sox Nation l'addio di Pedro Martinez ha infranto tanti cuori. E' sorprendente infatti leggere che sono molti quelli che non lo rimpiangeranno, addirittura qualcuno non nega di essere felice del fatto. Insomma dopo la partenza di Garciaparra della scorsa stagione, altro uomo franchigia, anche dalle parti di Fenway Park si stanno abituando a dare l'addio ai propri idoli.

L'uomo Martinez gioca certamente un altro aspetto importante della vicenda. Si perchè oltre al grande pitcher abbiamo anche un personaggio capace di altre imprese. come lo spintone che con molta veemenza rifilò ad un anziano signore di 72 anni che altro non era se non il mitico Don Zimmer bench coach degli Yankees nell'ennesima rissa tra rivali, di non presentarsi in orario se non tocca a lui essere il partente, di sparire durante la pausa dell'All-Star Game per apparire intervistato dalla TV della Repubblica Dominicana, di giocare nella clubhouse con l'amico Nelson de la Rosa, un nano attore, tra gli inquietanti protagonisti del film “L'isola del Dr. Moreau” con Marlon Brando, che lui sostiene sia il suo porta fortuna.

Il buon Pedro, che non è sposato ma sembra abbia 2 o 3 figli tra States e Repubblica Dominicana, è riuscito sempre a tenere la sua vita extra sportiva un'oggetto misterioso legato a molte leggende, anche in quella Boston che i propri beniamini sportivi, soprattutto se giocatori dei Red Sox, analizza ed ispeziona in maniera ossessiva.

Nel 2002 riuscì a far mettere in piedi un'investigazione ad ampio raggio nel suo paese natale perchè sosteneva di essere venuto a conoscenza di un complotto per rapire suo padre. Il tutto si rivelò privo di fondamenta. Un'altra volta disse che un tifoso di Cleveland lo minacciò di sparargli durante la partita se si presentava a lanciare. Più di una volta ha letteralmente abbandonato la squadra in trasferta, soprattutto dopo qualche sua sconfitta. Quest'anno non si presentò neanche a New York per gara-6 delle ALCS contro gli Yankees e la cosa non piacque molto a Lucchino oltre che alla Red Sox Nation in generale.

Di lui, il suo ormai ex compagno, Curt Schilling ha detto che “Pedro ha delle regole sue personali”.Ma come ha detto qualcun altro ogni superstar ha le sue stranezze soprattutto quando sei diventato una stella passando da una condizione umile e di povertà  ad una metropoli come Los Angeles dove Pedro veniva chiamato, all'epoca del suo passaggio nell'organizzazione dei Dodgers, “Chichilito” perchè nonostante i 18 anni sembrava un bambino tanto che spesso veniva scambiato per un batboy.

Ma forse fu proprio per sopperire a quel piccolo ed esile fisico che Martinez sviluppò delle doti tecniche fuori dal comune che ne hanno fatto uno dei più grandi lanciatori visti nel dopoguerra.

Adesso a quella superstar ed anche a quell'uomo un pò enigmatico e misterioso tocca un palcoscenico un pò più complesso come quello di New York City.
Chissà  come lo affronterà !

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