Youri Djorkaeff con la sua nazionale: la grandeur francese è passata anche dai suoi piedi
Che questa domenica i Red Bulls vincano o perdano a Washington contro i United, quella di sabato scorso è stata l'ultima partita al Giants Stadium per Youri Djorkaeff, 38enne centrocampista dei newyorchesi, che ha già annunciato il ritiro a fine stagione.
“Credo che ora lascerò lo stadio ai Giants e ai Jets”, ha detto ridendo, con la classica eleganza che lo ha sempre contraddistinto e con l'innata capacità di non essere mai banale.
“Ricordo la prima volta che venni qui, all'inizio del 2005”, dice “Quando ho firmato il contratto qui a New York era pieno di neve. Camminai sul campo -eravamo in preseason e non c'era nessuno- mi dissi: "È un gran bel campo". Non sapevo che fosse turf artificiale".
“Pensavo che questo è uno stadio costruito in un'area che un giorno sarà molto ricettiva per il calcio. Alcuni grandi giocatori vi hanno giocato. Sono molto fiero di avere messo anche il mio nome nella storia del Giants Stadium. È belo finire qui la mia carriera”.
Domenica, dunque, a meno di un'impresa da parte dei Red Bulls (impresa che gli stessi “tori” si aspettano arrivi anche dal francese), Youri Djorkaeff giocherà la sua ultima partita da calciatore professionista. La sua è stata una carriera invidiabile, anche se forse ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato; ma in un mondo in cui la banalità e la scontatezza la fanno da padrone, il francese si è sempre distinto per aver fatto funzionare il cervello.
Lungo la sua carriera ha spesso preso decisioni che avrebbero potuto sembrare strane o addirittura controproducenti, ma che a conti fatti gli hanno permesso di allungare la propria vita calcistica di 2 o 3 anni.
Ma ripercorriamo insieme le tappe più significative di questo talento assoluto del calcio.
Youri Djorkaeff nasce a Lione il 9 marzo del 1968 (lo stesso giorno dell'Inter, 60 anni dopo, ovviamente; un segno del destino?) in una famiglia di origini armene (uno dei suoi avi partecipò alla rivoluzione russa); figlio d'arte (il padre Jean fu un buon mediano nel Paris Saint-Germain degli anni '70 e giocò anche in nazionale), il piccolo Youri inizia la sua carriera calcistica nelle giovanili del Lione, ma passa subito al Grenoble, con cui disputa 6 campionati dal 1984 al 1990 (cinque in serie B ed uno in serie C); nei primi 2 anni però colleziona rispettivamente solo 3 e 6 presenze; dalla stagione 1986/87 diventa titolare e comincia a mostrare con regolarità le enormi qualità tecniche di cui è dotato.
La stagione 1989/90 la gioca con lo Strasburgo in cui segna 21 reti e diventa capocannoniere del torneo. Le sue grandi giocate e il suo talento cristallino convincono i dirigenti del Monaco ad acquistarlo nel 1991. Con i monegaschi Djorkaeff disputa quattro stagioni ad ottimi livelli: nel 1994 diventa capocannoniere del massimo campionato transalpino con 20 centri. Disputa l'annata 1995/96 con il fortissimo Paris Saint-Germain di metà anni '90, con cui vince il campionato francese, la Coppa di Francia e la Coppa delle Coppe.
Nell'estate del 1996 passa all'Inter. La prima annata con i nerazzurri si conclude con 14 reti in 33 partite. Nella stagione successiva segna 8 reti, vincendo con i milanesi la Coppa UEFA, unico trofeo "serio" dell'era Moratti, anche se la stagione 1997/98 si ricorda più che altro per lo scudetto sfiorato dall'Inter e per il famoso episodio Iuliano-Ronaldo, episodio sul quale Djorkaeff non volle mai rilasciare alcun commento.
Ma i pessimi risultati di squadra e personali arrivati nella stagione 1998/99 (per lui 25 presenze e 8 gol) lo convincono a trasferirsi, per il 1999/00, in Germania, in una squadra di media caratura, il Kaiserslautern.
Proprio l'ultima stagione con i nerazzurri evidenzia quello che sarà il problema che affligge Djorkaeff nella 2ª parte della sua carriera: gli infortuni lo condizionano a tal punto che diventa impossibile confidare nella sua tenuta fisica per l'intera durata di una stagione. Lascia Milano dopo 3 anni, 111 partite e 34 gol (tra campionato e coppe).
Forse è anche questo il motivo per cui lo stesso Youri, da questo momento in poi, sceglie squadre di medio-alta caratura, dove l'obiettivo immediato non sia il titolo nazionale; è consapevole che il suo apporto alla manovra non potrà essere continuo.
Il 1° anno con i tedeschi è molto buono (11 reti in 25 partite), ma poi il suo livello di gioco cala (sempre per colpa di problemi fisici) e nel gennaio del 2001 passa al Bolton, squadra inglese di Premier League che ambisce alla salvezza. Le due annate e mezzo con gli inglesi si concludono (con 75 partite e 20 reti) nel 2004, quando passa al Blackburn. Ma i soliti problemi fisici spingono il club a rilasciare il giocatore dopo sole 3 partite.
E così nel marzo del 2005 approda ai Metrostars, che sperano in un suo consistente aiuto per fare la voce grossa durante la stagione. In effetti, in un calcio meno sotto pressione e dai ritmi più blandi, Youri riesce a dare un valido aiuto alla squadra nel raggiungimento dei play-off, con 10 gol e 7 assist in 24 partite. L'avventura dei Metrostars si conclude comunque al 1° turno contro i Revolution, contro cui Djorkaeff segna 1 gol e serve 1 assist nelle 2 partite giocate.
Purtroppo la stagione 2006 è condizionata ancora da infortuni più o meno gravi: Djorkaeff gioca solo 21 partite, segnando 2 reti e servendo 4 assist. La sua immagine pubblica di giocatore sempre corretto e rispettoso rimane però macchiata da un episodio non grave ma spiacevole: durante i Mondiali di Germania nell'estate 2006, Youri chiede il permesso di rientrare in Europa per "motivi familiari"; le telecamere in mondovisione lo inquadrano però in tribuna allo stadio dove i "galletti" transalpini stanno giocando il quarto di finale contro il Brasile; la figuraccia è servita su un piatto d'argento.
Con la sua nazionale Djorkaeff ha vinto da titolare i mondiali del 1998 e gli europei del 2000 (quanto brucia ancora quel gol di Wiltord…). Con i Bleus la sua avventura, partita nel 1994, si conclude dopo i mondiali del 2002, quando il tecnico francese gli preferisce senza mezzi termini Zinedine Zidane. Con la maglia dei galletti ha giocato 82 partite (di cui 11 come capitano) segnando 28 reti.
Questa mezza punta con licenza di segnare ha dato moltissimo al calcio in termini di spettacolo (indimenticabile il suo gol alla Roma, a San Siro, in mezza rovesciata da una posizione impossibile) ma anche, se non soprattutto, in termini di educazione: mai polemico, ha sempre preferito far parlare i fatti, al contrario di molti suoi colleghi più presuntuosi e meno dotati.
A 38 anni è però forse davvero il momento di appendere le scarpe al chiodo, quando ancora negli occhi della gente ci sono le sue immagini più spettacolari. Grazie, Youri!
alla prossima!!