I miei dubbi sulla Formula 1 a New York

Una vista di New York

Negli ultimi giorni è ritornato in auge il progetto di Bernie Ecclestone di riportare la Formula 1 negli Stati Uniti, ed in particolare su un circuito stradale a New York.

Il progetto è molto spettacolare e punta a portare la Formula 1 nella città  più mediatica del mondo, in modo da poter ritrovare spazio in quello che resta comunque il più grande mercato automobilistico del mondo.

Ma, a personale opinione di chi scrive, il problema della Formula 1 è un po' più complesso di andare semplicemente a correre a New York.

Le Formula 1 ha da sempre cercato di metter radici negli USA, correndo nei circuiti più disparati: da Watkins Glen ai cittadini di Detroit, Long Beach e Phoenix per chiudere con Indianapolis. Tutte location suggestive, in mercati importanti (Watkins Glen è poco lontano da New York, Long Beach è sostanzialmente un sobborgo di Los Angeles).

Eppure non è mai riuscita a farsi amare negli USA, soprattutto in tempi recenti. Perché? Perché gli americani attualmente non gradiscono la Formula 1?

Innanzitutto, il problema fondamentale è la cattiva percezione che si ha dello sport americano.
A mio avviso non si è capito una cosa fondamentale, poco considerata perché si ha una idea un po' stereotipata dello sport americano: ovvero che dietro i lustrini e le pailette, dietro le luci stroboscopiche e il fumo di vip e starlette varie, dietro le cheerleader e la musica a palla durante time-out e pre-gara, per "vendere" al pubblico americano un prodotto accettabile e che attiri sempre più gente, ci deve essere un evento sportivo solido e valido.

Spesso qui da noi si crede che gli americani vogliono solo show e fuochi di artificio: niente di più sbagliato. E' un discorso che è valido per tutti i grandi sport americani, dalla NBA all'NFL, dall'NHL all'MLB, dalla NASCAR alla IndyCar.

Se al pubblico USA proponi tanto fumo ma poi sotto non c'è un evento solido, il pubblico USA lo rifiuta. Per fare un esempio con un altro sport, l'NBA la si vede sempre con le sue musiche a palla, i suoi VIP a bordo campo, i suoi botti e le sue luci, ma dietro c'è un evento sportivo, la partita di basket, che diverte il pubblico, che è basato su regole solide, con una organizzazione capace di intervenire rapidamente per risolvere i problemi (di qualsiasi natura) che si vengono a creare nel tempo, che aldilà  delle sue battute a vuoto normali in una stagione in cui vanno giocate tra le 82 e le 100 e passa partite in poco più di sei mesi, offre un evento in cui il pubblico sa quello che accade e sa cosa aspettarsi, sa cosa determina il risultato, lo può percepire tranquillamente.

Per tornare ai motori, gli USA hanno respinto la Formula 1 per diversi motivi, uno di questi è che dietro il fumo degli sponsor, dei vip e tutto il resto, non hanno visto un evento sportivo solido, in cui vinceva chi dava di più in pista, chi si batteva meglio, chi sapeva giocarsi meglio le sue carte.

Oggigiorno la Formula 1 è invece lo sport in cui vince chi sa fa fare due disegni al computer e ha più soldi per effettuare le simulazioni (o fino a qualche tempo fa i test), non viene valorizzato più di tanto il lavoro fatto in pista da piloti e tecnici.

NASCAR e Indycar hanno un regolamento che permette ai piloti di darsi battaglia, dove a vincere è il lavoro del pilota e dei tecnici in pista per trovare l'assetto e le regolazioni giuste (avviene anche in Formula 1, ma è un aspetto ormai quasi secondario) e non il disegno di un ingegnere al computer (con tutto l'ovvio rispetto per il lavoro degli ingegneri, sia chiaro), dove le macchine sono belle da vedere, dove il pubblico può interagire (nel limite ovviamente di un evento sportivo) con i protagonisti e non vederli a chilometri di distanza, dove il pilota è uno di noi, uno che ti passa accanto per andare in bagno (mi è successo personalmente quando ero a Indy), non uno che vive sotto una cupola di cristallo, dove per vedere una corsa non devi spendere centinaia e centinaia di euro…insomma, come era la Formula 1 dei tempi d'oro, la Formula 1 "vera".

C'è anche un fattore tecnico che rende la Formula 1 poco appetibile agli occhi del pubblico medio. Al centro di una grave crisi economica, molto grave specialmente nel campo automobilistico, anche l'americano medio è diventato molto sensibile a temi quale i consumi e l'energia pulita.

La IndyCar da anni adotta dei biocarburanti ecologici e si è data l'obiettivo delle emissioni 0. Nel 2012 verranno introdotti nuovi motori che dovranno andare alla stessa velocità  e con consumi drasticamente ridotti, ed è almeno due anni che si sta parlando di questi nuovi motori, di come devono essere fatti.

Purtroppo da questo punto di vista la Formula 1 non è che sembri fare granchè.
In questo momento, la Formula 1 propone solo discorsi di politica o di tecnica inutile.
Non si sente parlare di innovazioni tecnologiche, girano un pò sempre sulle stesse cose, i motori devo essere fatti così, le sospensioni cosà .

Ormai la differenza la fa la “furbata” (intesa in senso positivo) del buco nel diffusore o di qualche pinna attaccata qua e là . Cose, tra l'altro, completamente inutili per le macchine di tutti i giorni. Perchè in Formula 1 si sente parlare solo di queste cose?
Perchè si parla solo di quanto largo deve essere il buco del diffusore o quanto lunga può essere la pinna davanti all'alettone?

L'impressione è che la Formula 1 abbia sacrificato tutto sull'altare del “come ci dividiamo i compensi tv”. Tutto questo, agli occhi di una società  più attenta ai consumi e all'innovazione tecnica, probabilmente risulta incomprensibile.

A tutte queste considerazioni, va poi aggiunta la mancanza di rispetto che tenne la Formula 1 quando approdò ad Indianapolis, trattando Indy come se si stesse andando a colonizzare un mondo selvaggio (dal punto di vista delle corse, sia chiaro), come potrebbe essere un Dubai o un Singapore qualsiasi, e non come il tempio dell'automobilismo quale è.

Errore che ad esempio non ha fatto la MotoGP quando ha cominciato a correre ad Indianapolis. Lo stesso Valentino Rossi parlò con grande rispetto verso la storia di Indy e di quello che rappresenta nella storia dello sport dei motori. Molti piloti di Formula 1 invece si sono posti con arroganza, come se andassero a correre tra quattro venditori di polli e snobbando, se non parlando esplicitamente male, della 500 Miglia.

Quindi il problema è a mio avviso assai più complesso del semplice "dove andare a correre". In fondo, se la Formula 1 non ha sfondato nel tempio dell'automobilismo quale è Indianapolis, non vedo come possa sfondare in qualsiasi altro posto se non si cambia l'atteggiamento con cui ci si pone e lo spettacolo che si offre.

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