Angels Campioni !

E' finita! Troy Glaus festeggia, gli Angels sono i Campioni!

Sarebbe stato troppo"vincere il titolo di miglior giocatore dopo aver visto festeggiare i propri avversari, sarebbe stato veramente troppo"eppure qualcuno deve averlo pensato, se nella votazione per l'Mvp delle World Series, l'elezione di Troy Glaus non ha visto un fronte perfettamente unanime" poca roba, in verità , ma il solo fatto che si sia potuto mettere in discussione uno dei principi cardine dello sport americano, ovvero che il miglior giocatore deve per forza appartenere alla squadra vincente, la dice lunga sulla grandezza dello sconfitto" se perdi non puoi essere il migliore" Barry Bonds se lo sente ripetere da ben diciassette stagioni ed i suoi nemici (tanti), o semplicemente i suoi detrattori, avranno trovato nuovi spunti in queste World Series, magari aggrappandosi ad un paio di indecisioni difensive avute dal 25 in una gara sei che a San Francisco difficilmente verrà  dimenticata.

Entrato in questi playoffs con la reputazione di perdente di lusso, la superstella dei Giants, ha concluso con una media di .365, 8 home runs, 16 punti battuti a casa e 27 basi per ball, coronando il tutto con una prestazione a dir poco dominante nelle sette gare per il titolo: .417, 4 homers, 6 RBIs e 13 walks. Una paio di questi dati, rappresentano dei record, ma questo, adesso, poco conta"i campioni del mondo, sono gli Anaheim Angels.

Dopo aver gettato al vento un vantaggio di 5 a 0 in gara sei, i Giants non hanno mai dato l'impressione di essersi pienamente ripresi se, come è pronto ad ammettere il loro Manager Dusty Baker, "la svolta della serie è avvenuta proprio con la rimonta della scorsa notte". Proprio i due timonieri, già  compagni di squadra nei Dodgers campioni nell'81, si scambiavano complimenti via telefono, con Scioscia (il ventottesimo a bissare il titolo vinto da giocatore con quello vinto da manager) pronto a rincuorare l'amico: "siete una squadra di campioni, dovete tenere alta la testa".

Seduto sul suo divano, in occasione di gara sette fra Yankees e D'Backs circa un anno fa, John Lackey era intento ad osservare il duello fra Roger Clemens e Curt Schilling, immaginando quanto sarebbe stato bello, un giorno, poter lanciare nella sfida decisiva per il titolo"a dire la verità , in precedenza il suo sogno era di battere un fuoricampo in quella stessa partita, in quanto il giovane John, sembrava promettere molto più con la mazza in mano che non sul monte di lancio, ma questa è tutta un'altra storia"dopo aver trascorso buona parte della stagione a Salt Lake City, in una delle squadre di triple A affiliate agli Angels, Lackey riceveva la chiamata dalle Majors e il 24 giugno esordiva con una sconfitta contro i Rangers.

Chiudeva però la stagione con 9 vinte e 4 perse, dimostrando di meritare a pieno una delle 25 casacche della squadra di Scioscia. Utilizzato come rilievo contro gli Yankees, era addirittura grande in gara 4 contro i Twins, quando non concedeva punti nei sette innings in cui veniva impiegato.

Dopo soli tre giorni di riposo dal suo esordio (il giorno del suo compleanno) nelle World Series, ecco la chiamata di Scioscia per la gara decisiva"il ventiquattrenne rookie partiva con un buon primo inning, poi nel secondo, dopo aver affrontato Bonds, eliminato su una linea, veniva incontrato da Benito Santiago e J.T. Snow" con i corridori agli angoli, concedeva la volata di sacrificio a Reggie Sanders, per il vantaggio Giants"ma come dichiarava ai microfoni Scioscia, "questo ragazzo non trema mai, non si lascia intimidire"ha fatto tutto quello che gli abbiamo chiesto"" "resta allora da chiedersi se il problema al polso di Ramon Ortiz non sia stato decisivo nell'utilizzare un partente dalla limitata esperienza in un'occasione così importante, anche se le parole del pitching coach Bud Black a giochi fatti, sembravano sacrosante: "è molto sicuro di sé"certo, l'esperienza è importante, ma a volte l'entusiasmo giovanile può dare i suoi frutti"".

Dopo aver concesso un punto e quattro battute valide in cinque innings, Lackey scendeva dal monte come lanciatore vincente (il secondo rookie a vincere da partente una gara 7, dopo Babe Adams nel 1909) per lasciare ai rilievi Donnelly e Rodriguez ed al grandissimo closer Troy Percival, il compito di mantenere il vantaggio conseguito" dopo che Livan Hernandez, mai parso nella sua migliore condizione durante l'intera stagione, concedeva la base per ball a Scott Spiezio, Bengie Molina batteva un doppio che consentiva al prima base degli Angels di andare a segnare il punto del pareggio" era poi un altro doppio scavare tra le due squadre, il solco che i Giants non sarebbero più riusciti a colmare"con la basi piene, Garret Anderson mandava la palla in campo destro, consentendo ai corridori di andare a segnare i tre punti che davano agli Angels quel vantaggio che non conviene concedere a chi dispone di un bullpen di quel livello. Si trattava del quinto doppio da tre punti della storia delle World Series, il primo dal 1985, quando a metterlo a segno era stato, in maglia Cardinals, Terry Pendleton"

Anderson, da molti considerato il miglior giocatore in una squadra senza stelle di particolare grandezza, era parso leggermente in sordina, durante la serie, rispetto ai suoi compagni, perlomeno a livello di giocate decisive ma a conferma di una costante nella trionfale stagione degli Anaheim Angels, si ergeva a leader, proprio nel momento clou: "sapevamo di poter contare su Garret, avevamo bisogno di lui e lui ha fatto quello che i campioni fanno, la grande giocata nel momento giusto"" era il commento dell'hitting coach Mickey Hatcher poco prima di essere sommerso da un fiume di champagne"che sia un campione è fuor di dubbio, ma se a luglio, Anderson era l'unico rappresentante della squadra all'All Star Game, i suoi inizi nel mondo del baseball professionista, non lasciavano presagire una carriera luminosa, soprattutto ricordando il 1990, quando dopo aver firmato con gli Angels, la madre Lieta, che avrebbe volentieri visto il figliolo nelle vesti di ingegnere, gli dette quattro anni di tempo per riuscire a sfondare, previa promessa che in caso di insuccesso, avrebbe dovuto riprendere gli studi" adesso forse i californiani non avrebbero un titolo in bacheca, essendosi giocati un battitore da .297 in carriera, secondo solo a Rod Carew nella storia della franchigia"

Se però Anderson era l'ultimo ad arrivare sul monte di lancio, per i festeggiamenti che seguivano il "comodo" out conclusivo dell'esterno centro Darin Erstad ("la giocata più difficile della mia carriera""), il catcher Bengie Molina non riusciva a trattenersi e correva ad abbracciare Percival mentre la palla battuta da Lofton era ancora in volo.

"Il cuore stava per uscirmi dal petto- dichiarava il catcher portoricano il cui padre in mattinata era stato inserito nella hall of fame del proprio paese - volevo solo correre ad abbracciare Troy"e credo di averlo fatto mentre la palla era ancora per aria"".

Con il 4-1 di gara sette, si concludeva quindi una serie che non aveva certo mancato di emozionare i pochi che l'avevano seguita da casa"sì perché se dal punto di vista degli ascolti televisivi, le World Series appena concluse facevano segnare uno dei più bassi indici di gradimento di sempre, dal punto di vista agonistico, si poteva giungere a conclusioni diametralmente opposte: tanto per cominciare, il fatto di essere giunti alla partita decisiva, indica di per sé un buon equilibrio tra le due antagoniste e questo, nell'anno dell'imbarazzante cappotto rifilato dai Lakers ai Nets nelle finali NBA, può già  considerarsi un bel risultato.

La serie inoltre offriva lo scontro tra due opposte filosofie: da una parte una squadra costruita su due stelle (Bonds e Jeff Kent) dall'altra, venticinque giocatori capaci di volta in volta, di apportare il proprio contributo in vista dell'obbiettivo comune, non solo della propria franchigia, ma anche dell'intera comunità  ospitante"

Bonds, con i quattro homers battuti e una OBP di .700, si stabiliva di diritto tra i più grandi di sempre (il più grande secondo gran parte degli intervistati, dal proprio compagno Rich Aurilia, all'Hall of Famer Joe Morgan il quale dichiarava che Bonds era giustamente quello che Babe Ruth aveva rappresentato per i giocatori di qualche anno prima"), mentre quattro titolari degli Angels facevano segnare più di .300 nelle WS, sette giocatori segnavano più di tre punti e quattro portavano cinque o più punti alla causa degli Halos.

Ad aggiungere pathos alla sfida e a consegnarla definitivamente agli annali, il fatto che le quattro vittorie ottenute dalla squadra di Scioscia arrivavano dopo altrettante rimonte che sarebbero state ascritte a ben quattro pitchers diversi"dopo due anni di delusioni nella caccia ai playoffs, Scioscia si diceva il primo ad essere sempre stato convinto di avere a disposizione un squadra che poteva giocarsi fino in fondo le proprie chances, anche se dopo la vittoria sugli Yankees, in molti avevano dovuto aprire gli occhi"proprio la profezia di Derek Jeter "se giocano così, non vedo chi possa batterli"" sembrava rappresentare una sorta di reale investitura per un'organizzazione che per quarantadue anni aveva trascorso il tempo a ridere a denti stretti delle storielle che parlavano di maledizioni e fatture, di un Edison Field costruito sulle rovine di un vecchio cimitero indiano e di scimmie da togliersi dalla spalla"

Dall'altra parte, una squadra che ha sfiorato un sogno, che dovrà  riuscire, durante l'inverno a confermare il free agent Jeff Kent e soprattutto strapparlo alle lusinghe dei Dodgers rivali divisionali; dovrà  inoltre essere risolta la questione riguardante Dusty Baker, che in una offseason già  cominciata col botto per quel che riguarda il mercato dei managers, rischia di non potersi prendere la rivincita con i suoi Giants"il proprietario della franchigia, Peter Magowan si è affrettato a complimentarsi con Baker e con il resto della squadra, ma da più parti sembra radicata la convinzione che per il Manager con lo stecchino, sia arrivato il momento di cambiare aria"difficile sarà  invece trovare gli stimoli per affrontare una nuova stagione e riuscire a ricreare la chimica che li ha condotti ad un passo dal titolo"la scimmia, adesso, è sulla spalla dei San Francisco Giants e saranno loro a doversela togliere. Ma se ci sono riusciti gli Angels"

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