Il Canada è d’oro

Crosby ha segnato la rete decisiva, il Canada è campione olimpico!

L'ultima medaglia d'oro da assegnare è anche la più attesa, è la finalissima di hockey su ghiaccio, di fronte dopo tanti patemi il Canada padrone di casa e gli Stati uniti che sui pronostici degli esperti alla vigilia non sono neanche da podio.

Sfida tutta Nhl per questa medaglia d'oro, diverse motivazioni, quella di vincere a tutti i costi perché si gioca nel territorio amico, e quella di chi affronta una finale assaporando tutta l'atmosfera dell'ultimo round arrivato con discreta tranquillità .

Una gara in più giocata dalle foglie d'acero, proprio a causa della sconfitta nel girone preliminare contro gli Usa, da quella notte terribile a farne le spese in primis è Martin Brodeur, accantonato in porta a favore di Roberto Luongo, non un portiere qualsiasi ma San Luongo da Vancouver, portiere della squadra di casa sia in nazionale che nella National Hockey League, con sangue coriaceo di Avellino.

Dopo la sconfitta 5 a 3 a stelle e strisce il Canada si è sbloccato, ha lasciato tutta la paura in quel rocambolesco risultato e ha spazzato via la Germania 8 a 2, la Russia, in quella che tanti accreditavano come possibile finale, per 7 a 3 e in semifinale la Slovacchia 3 a 2 proprio grazie ai miracoli dell'eroe-portiere.

I portieri sono parte fondamentale di questo sport, Hasek portiere Ceco a Nagano 1998 da solo si è conquistato la medaglia d'oro parando tutti gli shutout contro, Ryan Miller goalie degli Usa non è da meno, ha neutralizzato tutti gli attacchi canadesi nel preliminare e se ora si sogna la medaglia più ambita è merito suo.

Ron Wilson coach olimpico statunitense ha vissuto un torneo olimpico da paradiso dimenticando le sciagure con i Maple Leafs ed è cinico nell'analisi "Se siamo qui è solo perché Miller è stato insuperabile, ancora non abbiamo realizzato niente", parole dovute più per smorzare i toni e gli entusiasmi di chi vede già  riproporsi la sfida vista pochi giorni fa.

13 medaglie d'oro per la nazione organizzatrice possono essere niente senza il trionfo nello sport-religione di Vancouver, gli Usa invece chiudono l'ennesima Olimpiade come nazione dominatrice, visti i 9 ori e le 36 medaglie totali a cui si aggiungerà  l'hockey.

Partiti in sordina dopo la vittoria nello scontro col Canada anche la terra americana si è appassionata alle avventure di Miller e soci, senza esagerazioni o proclami da campioni, con calma a seguito della grande vittoria sono arrivati gli altri tasselli perfetti contro Svizzera, 2 a 0 e Finlandia (medaglia di bronzo) per 6 a 1 in semifinale.

Nessuno l'ha mai detto esplicitamente ma la voglia di prendersi una rivincita su quel Canada che ha vinto l'oro nell'Olimpiade di Salt Lake City è alta, e c'è sempre da onorare al meglio l'impresa di Lake Placid di trent'anni fa.

Il Canada Hockey Place racchiude stasera ben 9 ori olimpici nell'hockey (7 Canada, 2 Usa) 11 medaglie d'argento ( 7 a 4 a favore degli Usa) e 3 medaglie di bronzo (2 a 1 per il Canada). I padroni di casa cercano l'ingresso nella storia come nazione con più ori, nella statistica che li vede primi con la Russia.

Non stupisca i fan se il primo periodo vede la padronanza del ghiaccio da parte del Canada, vuoi per far scivolare tutta la pressione che l'arena di casa mette addosso, vuoi per il maggior tasso di classe presente in finale tra le linee locali.

Il fortino Usa dura 13 minuti, un errore di Rafalski favorisce il tiro di Richards, sul tap-in arriva il primo gol della manifestazione di Jonathan Toews, talento straordinario di Chicago e gli Stati Uniti sono per la prima volta sotto in questi Giochi Olimpici.

Rimbalzano subito alla mente le parole di Sidney Crosby "non m' interessa chi parte favorito o è sfavorito, io non penso mai ad una sconfitta e non lo penso neanche oggi", per adesso i fatti gli danno ragione.

Il primo periodo si chiude 1 a 0 per il Canada, per gli Usa 8 tiri verso Luongo ma nessun grande pericolo offensivo, Callahan prova la conclusione della disperazione dopo una magia ma il puck si spegne sull'esterno della gabbia canadese.

Si riparte con la linea di Toews e la squadra di casa arriva ancora a una conclusione pericolosa con Jarome Iginla, appena sente aria di finale la leggenda di Calgary dà  il suo meglio, ma sbatte su Ryan Miller.

Gli Usa rispondono con la linea Parise - Langenbrunner - Stastny ma ogni qualvolta ci si avvicina alla difesa canadese si ferma ogni velleità  e il pareggio non perviene.

Sulle ali dell'entusiasmo nella bolgia tutta rossa il Canada annulla il power play Usa, riparte con Getzlaf, disco al centro con errore di Whitney che rallenta il disco, arriva Corey Perry, tiro e gol!!! 2 a 0 Canada ed esplosione di gioia dei tifosi locali, gli Stati Uniti pagano a caro prezzo due errori pesantissimi in difesa.

Il ghiaccio inizia a diventare infuocato, due mischie furibonde vedono gli estremi difensori sommersi da compagni e avversari, sembrano più rugbisti in cerca della meta, ma senza risultato e il vantaggio delle foglie d'acero resta intatto.

Quando la tranquillità  sembra far visita alle Olimpiadi ecco l'accelerazione Usa, Kesler punta dritto la porta, raccoglie il fendente di Kane, il disco si rivede dentro la gabbia, gol del 2 a 1, la partita si riapre e nulla appare più scontato! Trattiene il fiato l'immensa folla che viene inquadrata all'esterno del Canada Hockey Place presente fuori già  tre ore prima dell'ingaggio iniziale, ha un sussulto quando Staal è lanciato da una assist-prodezza di Boyle, solo contro Miller sbaglia quello che a tutti gli effetti può sembrare un rigore e il secondo periodo si chiude con il vantaggio minimo dei canadesi.

È il palo a far da ostacolo al 3 a 1 di Shea Weber in apertura degli ultimi venti minuti, troppo preciso il difensore su nuova magia di Toews e sempre l'acciaio della gabbia a dire di no a Chris Pronger, il Canada usa il fioretto per colpire, prova più volte a lanciare missili dalla difesa per trovare attaccanti liberi, gli Usa lasciano fare sicuri che il 2 a 1 non è irrimediabile.

Le speranze a stelle e strisce sono su Zach Parise, i suoi numeri da funambolo non sfiorano neanche Luongo ma sono spettacolari da vedere, finte e contro finte inutili concretamente verso il pareggio, quando alla fine mancano sei minuti. Ora anche il lume della ragione s'infievolisce, si gioca d'istinto perché il cronometro è inesorabile, scandisce minuti e secondi che passano alla ricerca di quell'attimo che può cambiare la storia. Ci prova Rafalski a raddrizzare la situazione, lui che ha sul groppone il gol subito dell'1 a 0, ma ogni conclusione sbatte su Luongo, quasi a dimostrazione che in casa sua si passa solo col suo ordine.

A 3:14 dalla fine s'invola l'idolo nazionale Crosby, il boato gli crea l'emozione che lo blocca e Miller lo ipnotizza, mancano pochi attimi alla fine e giustamente tutto il pubblico si alza in piedi, tutto il Canada si difende quando gli Stati Uniti tolgono il portiere, Babcock, coach canadese, deve evangelizzare i suoi alla calma nell'ultimo time out di questa Olimpiade.

Tutto è pronto per la festa, Pavelski tira una prima volta e Luongo para, riprova Kane, devia Langenbrunner para Luongo, arriva Parise ed è GOL! GOL! GOL degli Stati Uniti a 24 secondi dalla fine, ammutolita l'arena di casa, miracolo degli States e ora overtime 4 contro 4, clamoroso a Vancouver, 2 a 2 nei tempi regolamentari.

I supplementari sono giocati con la sudden death, la morte improvvisa, chi segna vince ed esulta e mai come ora un brivido sottile avvolge il Canada Hockey Place, i suoi 19.000 tifosi, e tutta l'atmosfera rossa che si è creata all'esterno.

Un equilibrio dettato dalle statistiche, 32 tiri per ciascuna nazione, stessi minuti di power play (4) non sfruttati e stessi gol, una sfida che va aldilà  di un ora di gioco e vale la pena gustare sino in fondo.

Anche la musica è azzeccata, The Final Countdown degli Europe, e si riparte.
Parise-Kane-Suter-Rafalski contro Toews-Nash-Weber-Niedermayer i quartetti iniziali, col nervosismo che ora la fa da padrone. Iginla salva gli Usa perché sbatte su Miller tutto solo, l'intensità  è pazzesca, altro miracolo su Nash, non è da meno Luongo che sbarra l'offensiva Usa.

Si getta Crosby sul puck ma la difesa lo blocca, Miller rinvia, Sidney si rituffa sul disco, ci si mette l'arbitro di mezzo, disco per Iginla, assist su Crosby, tiro, RETE, RETE, non aveva fatto una cosa giusta oggi, aveva sbagliato il tiro decisivo nel terzo periodo, ma è ORO, è il predestinato che regala la medaglia più bella al Canada, pubblico completamente impazzito per i vincitori. Grandi, grandissimi gli Stati Uniti che escono a testa alta, il loro miracolo l'hanno già  realizzato e la medaglia d'argento vale l'oro.

Scott Niedermayer, Martin Brodeur e Jarome Iginla aggiungono un altro oro dopo Salt Lake City, gli Usa si consolano con Ryan Miller mvp del torneo, in un all star team che comprende Rafalski, Weber, Demitra, Toews e Parise.

Mentre si scatena una festa meritata per tutta la nazione, ora la più medagliata nell'hockey, Crosby va ad abbracciare il compagno di team Orpik, Thornton-Marleau-Heatley da domani si sfileranno la maglia rossa per indossare quella con gli squali di San Jose, Getzlaf e Perry dovranno guidare i Ducks verso i playoff, Toews dovrà  aiutare Kane a superare la delusione portando al trionfo i Blackhawks, la porta del Canada Hockey Place la chiude Roberto Luongo, alza gli occhi al cielo ricordando per sempre questa notte magica, è medaglia d'oro per il Canada. Missione compiuta!

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