I Maestri del gol

Alexander Ovechkin, un attaccante nato

L'hockey è il tempio dei cannonieri, si basa su terrificanti cariche difensive ma soprattutto sulla classe dei goleador. In passato fu Gretzky a far eccitare le platee regalando gol impossibili, preferendo serpentine e finte a colpi proibiti di rocciosi difensori che animavano la Nhl degli anni 70 e 80.

Chi sono gli eredi di Wayne Gretzky?

In principio a stupire tutti fu Teemu Selanne nella sua stagione d'esordio, datata 1992/93, quando chiuse l'annata con 76 gol in 84 partite, record per un rookie. Selanne è ancora oggi uno degli attaccanti più precisi, realizzatore di almeno il 20 % dei tiri effettuati quest'anno (conti alla mano ottima media .511 in tutta la carriera).

Il quasi quarantenne giocatore finlandese è l'icona della velocità  d'esecuzione, realizzando quasi 600 gol (manca poco a questo storico traguardo) vincendo per tre volte il titolo di miglior bomber, ora giocatore con più reti in attività  dopo il ritiro di Brendan Shanahan.

Tra gli anni d'oro del Re Gretzky e l'exploit di Selanne le macchine da gol più letali furono Mario Lemieux e Brett Hull, il Magnifico a Pittsburgh fa da maestro a Jaromir Jagr, altro killer sottoporta che segna 646 gol, uno spettacolo d'istinto per un talento della Rep. Ceca che appassiona tanti giocatori dell'Est all'avvicinarsi al professionismo americano. Proprio Jagr apre la strada alla bestia del 2000.

Alexander Ovechkin

Oggi il bomber più "esagerato" risponde al nome di Alexander Ovechkin.
Non ha la faccia da spot televisivo né tantomeno da bravo ragazzo alla Crosby, lui è semplicemente l'incubo delle difese, devastante fisicamente ma dotato anche di una fantasia unica per un attaccante.

Alla prima stagione arrivano 50 gol, i Washington Capitals di colpo capiscono di avere in rosa il più forte giocatore della Nhl e lo blindano con un contratto di 13 anni e 124 milioni di dollari, il matrimonio più lucrativo della storia dell'hockey.

I Capitals sognano ogni volta che il loro numero 8 scende sul ghiaccio, ammirando gol che forse solo la playstation può regalare. Rookie d'oro nell'anno del debutto del predestinato Sidney Crosby la scorsa stagione supera quota 50 gol chiudendo l'annata con 56 reti, niente in confronto alle 65 marcature del 2007/08.

Ma Alex The Great non è sazio, da capitano c'è un titolo olimpico da vincere (magari eliminando il Canada come a Torino 2006) e una Stanley Cup da sollevare. Con uno come lui in squadra c'è da star tranquilli che partite finire con zero gol se ne vedranno ben poche.

Patrick Marleau

Dietro Ovechkin c'è il leader stagionale di gol, quel Patrick Marleau che appena tolti i gradi di capitano è rinato, dimostrandosi il terminale offensivo migliore dei San Jose Sharks. Nella squadra degli squali ci milita dal 1997, quando, preceduto dall'attuale compagno d'attacco Thornton, è stato seconda scelta del draft.

Nei cuori della città  californiana Marleau ha sostituito Owen Nolan, facendo suoi i record per gol, assist e ovviamente punti. Dopo i dubbi sollevati per la pessima post season dello scorso anno è il carattere del campione a emergere (e l'aiuto di Dany Heatley in squadra), con recente vittima la franchigia vicina dei Los Angeles Kings, stesa da una doppietta dell'ex capitano che come il vino invecchiando migliora.

Ora è vicino alla quota gol dello scorso anno (38) in questo momento re dei bomber con 35, poco male per il trentenne Marleau già  bollato in declino. Mai fidarsi.

Marian Gaborik

Dici Marleau nella classifica dei marcatori e pensi a Crosby, il capitano più giovane a sollevare la coppa segue il bomber degli Sharks a poca distanza, imitando il distacco anche nella classifica dei punti guidata da Henrik Sedin. Ma sul golden boy di Pittsburgh s'è già  detto tanto, cosi l'orizzonte si sposta su Marian Gaborik.

Leggendario a Minnesota per i suoi record di franchigia quest'estate ha capito che con i Wild difficilmente avrebbe vinto la coppa più ambita. La sua decisione ha destato curiosità  per la meta scelta, accasarsi nei New York Rangers è un'avventura folle quanto devastante, se va bene diventerà  Dio della Grande Mela hockeystica, altrimenti il Madison Square Garden sarà  catino infernale. I numeri incoraggiano, i Rangers seguono Devils e Penguins nella division, navigando al sesto posto, qualche punto in più rispetto ai rinati cugini Islanders. Gaborik, dimenticati gli infortuni della scorsa stagione, ha già  segnato 29 gol, parte fondamentale del progetto Rangers.

Ilya Kovalchuk

Chi da tanti anni medita di copiare Gaborik è Ilya Kovalchuk. Splendida stella russa il draft l'ha relegato nel 2001 agli Atlanta Thrashers, disastrosi nelle prime due stagioni Nhl e squadra che in nove anni di vita ha conquistato i playoff solo una volta, nel 2006/07, quando il ventisettenne di Tver realizza 42 gol.

Ma a Ilya i record di franchigia non bastano, frustrato dal salutare il treno della postseason già  a Gennaio e neanche il Maurice "Rocket" Richard Trophy del 2004 rende la sua carriera stellare. Non lo gratificano i 327 gol segnati sino ad oggi, 30 su 43 partite quest'anno, il sogno è mettere in bacheca una Stanley Cup, cogliendo l'occasione giusta prima che sia troppo tardi.

Marian Hossa

La Stanley Cup, sogno o incubo, è il chiodo fisso di Marian Hossa. Fosse un personaggio dei fumetti, sarebbe Paperino, talento da fuoriclasse quanto sfortunato per le scelte di franchigia. Prima Ottawa, dove resta dal 1997 al 2004 senza grandi soddisfazioni, poi diventa compagno di Kovalchuk ad Atlanta dal 2006 al 2008, tre stagioni dove segna 108 gol prima dell'ennesimo trasferimento, questa volta in Pennsylvania.

Nei Penguins arriva sino alle finali, trasformando i compagni di linea Crosby e Malkin negli attuali campioni implacabili e maturi. Perde la finale e firma con i Detroit Red Wings campioni, esalta Datsyuk e Zetterberg, segna 40 gol, il migliore del Dream Team delle Ali Rosse, poi riveste i panni di Paperino e perde la finalissima. Dopo 339 reti arriva la firma con i Blackhawks, giusto per rivestire i panni della versione supereroe di Paperino e far diventare campioni Toews e Kane lasciando la sfortuna.

Prima della caccia alla coppa di Lord Stanley l'obiettivo dei grandi attaccanti è essere degno vincitore del trofeo intitolato a Maurice Richard, numero 9 dei Montreal Canadiens che nel 1944-45 realizza 50 reti in 50 partite, detto razzo per la velocità , fiero per i suoi eredi Gretzky e Ovechkin in primis, maestri del gol.

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