Wayne Gretzky: L’Immenso

Ci son personaggi di un altro pianeta che decidono di atterrare sulla terra, scelgono uno sport e lo cambiano per sempre. Ayrton Senna per la formula uno, Michael Jordan per il basket e Wayne Gretzky per l’hockey.
Nessuno immagina che il 26 Gennaio 1961 nasce a Brantford colui che riscriverà il libro dei record della Nhl.

Wayne Gretzky, “the Great One”, desidera l’hockey ancor prima di saper dire le sue prime parole. Mette i pattini quando non ha compiuto neanche due anni e già si diverte a giocare in casa con il bastone da professionista, quello che diverrà la sua arma letale.

L’inizio del mito

Gretzky, cognome poco appropriato al Canada, ha nel suo dna il sangue dell’est, poiché suo nonno emigra a Cracovia dove nasce il papà di Wayne, Walter. Fu idea di quest’ultimo costruire un campo da hockey nel cortile di casa, dove il talento del bimbo prodigio s’incontra, e s’innamora, del “suo” sport ghiacciato.

Né i suoi fratelli né i bambini più grandi sono ostacoli per la classe di Wayne, l’unica difficoltà è rappresentata dalle maglie, extra large per la sua statura, tutt’altro che imponente e impressionante. Cosi da un suggerimento del papà , Gretzky inizia a indossare le casacche tenendo il lato destro infilato nei pantaloncini per evitare disturbi, caratteristica che lo accompagnerà per tutta la carriera Nhl.

Segnare diventa la cosa più semplice per velocità di esecuzione, visione di gioco e rapidità al tiro, esercitando in tutti i suoi primi compagni la convinzione dell’esser di fronte a qualcosa d’inimmaginabile.

A 10 anni realizza, nei Brantford Nadrofsky Steelers, l’incredibile primato di gol, ben 378 reti in 85 partite, che gli fruttano ovviamente il titolo di cannoniere con “appena” 238 segnature in più del secondo classificato. Non solo, Gretzky vi aggiunge 139 assist, cifre che lo segnalano ai team professionistici, increduli di quel primato tuttora imbattuto. Il premio per quei numeri pazzeschi fu incontrare il suo idolo, Gordie Howe.

Il magico numero 99

Proprio Howe fa da ispirazione per la scelta del numero di maglia, ma quel 9 che Gretzky sogna, anche per imitare l’altro idolo Bobby Hull, nelle giovanili del Sault Ste. Marie Greyhounds è già assegnato a Brian Gualazzi, cosi da indurlo a optare per altre scelte, come il 19 che di speciale rappresenta poco.

Muzz Mac Pherson, suo coach, ebbe l’ispirazione per proporre a Wayne il numero 99, un doppio nove, un doppio Howe. Gretzky accetta ben volentieri il suggerimento, quel numero dopo il giocatore canadese diventerà un’icona per tutta la Nhl. La favola sta per iniziare!

La Wha

Nel 1978, dopo altri record nelle formazioni giovanili e un titolo nel Canada (atleta più giovane del World Junior Championship) si spalancano a Gretzky le porte dei professionisti. Non entra dalla porta principale, la Nhl, ma viene ingaggiato nella World Hockey Association, che a differenza della lega dei sogni può mettere sotto contratto atleti non ancora ventenni.

Bastano otto partite tra gli indebitati Indianapolis Racers per attirare i club più ambiziosi. Per decidere il futuro della stella ci si mette di mezzo un gioco, poiché il proprietario dei Racers provoca un’asta tra Winnipeg e Edmonton, ma al presidente dei Jets propone una gara di backgammon con in palio il futuro di Wayne o una parte di Winnipeg in caso di sconfitta. Il secco rifiuto di Gobuty fece spalancare a Gretzky le porte degli Edmonton Oilers in cambio di un sostanzioso aiuto ai Racers, tuttavia destinati al fallimento che da lì a poco avrebbero raggiunto.

La classe di Gretzky fa il resto, 104 punti all’esordio e soprattutto il coronamento di un sogno, rappresentando il momento magico per la carriera di Wayne con l’All Star Game 1979 della Wha.

All’epoca si giocarono tre partite tra gli All Stars e la Dynamo Mosca, ma l’attesa per l’asso canadese è rappresentata dal completare la prima linea col suo idolo Gordie Howe e con il figlio della leggenda, Mark, terzo attaccante.

I tre realizzano 7 punti nella prima partita vinta 4 a 2, punteggio replicato in gara 2 con gol di Wayne e Mark Howe e assist di Gordie. Vincono 4 a 3 anche la gara finale senza però segnare, ma facendo proseguire il sogno di Wayne e Howe nella stessa linea.

La NHL

Il 1979 si caratterizza dal fallimento della Wha. Con il suo scioglimento Edmonton è accorpata alla Nhl insieme ai Winnipeg Jets (futuri Phoenix Coyotes), ai Quebec Nordiques (ora Colorado Avalanche) e agli Hartford Whalers (attuali Carolina Hurricanes).

Nessun draft decide quindi l’ingresso di Gretzky nella National Hockey League, con gli Oilers che si aggiudicano il rookie numero 21 Kevin Lowe, e la scelta numero 48, un certo Mark Messier. I due anticipano di un anno Paul Coffey, Jari Kurri e il portiere Grant Fuhr nel 1981, gettando le basi per la dinastia futura di Edmonton.

Il 10 ottobre 1979 contro i Chicago Blackhawks avviene l’esordio nella Nhl del giovane Wayne e del suo 99, e subito primo punto con l’assist per Lowe. Per il primo gol si attenderà 4 giorni, vittima Glen Hanlon e i Vancouver Canucks, primi di una infinita lista di portieri e squadre superate dal geniale canadese.

La prima stagione si chiude col titolo di cannoniere pari merito con Marcel Dionne, 137 punti con una gara in più di Gretzky. Tuttavia, per differenza di gol Art Ross Trophy vinto dal giocatore di Los Angeles ma l’Hart Memorial Trophy, trofeo per il miglior giocatore, conquistato dalla nuova stella degli Oilers, che si permette il lusso di firmare il record di 7 assist in una sfida contro i Capitals finita 8 a 2. Non può essere candidato per il Calder Memorial Trophy in quanto non considerato rookie, cosi quella competizione finisce ad un’altra leggenda, Ray Bourque.

Dinastia Oilers

A dispetto di un’altezza variabile (Gretzky dice di essere alto 1,70 la Nhl 1,80) Wayne dimostra da subito che nell’hockey non è il fisico che fa nascere un campione ma altre qualità come agilità e intelligenza valgono molto di più, e in modo ben più letale.

Lascia fare tutto al puck“, una delle sue massime, conferma tutta la fiducia su bastone e disco, armi improprie guidate dalla fuoriserie numero 99. Se nella sua prima stagione Gretzky è stato il più giovane giocatore a segnare 50 gol, ora ci si attende ancora di più dall’asso degli Oilers.

Alle attese risponde con i fatti, alla seconda regular season disintegra il primato di Bobby Orr negli assist, con 109 passaggi vincenti, e quello di Phil Esposito per punti realizzati in stagione, ben 164. Punti che servono a conquistare l’Art Ross Trophy, primo di sette titoli consecutivi per il goleador e ovviamente il bis nell’Hart Trophy.

I record appena conquistati sembrano fatti apposta per essere battuti e quanto accade nella stagione 81-82 ha dell’incredibile. Gli Oilers diventano una macchina da gol surreale; con una rete contro i Kings, dopo appena 38 partite, fa siglare a Gretzky il punto numero 100. Come se non bastasse, nella successiva gara crolla un primato fino a quel momento inarrivabile.

È il 30 dicembre 1981, contro i Flyers il cecchino canadese sigla nei secondi finali il 7 a 5, ma soprattutto disintegra il record di 50 gol in 50 gare che durava da 35 anni con Maurice “Rocket” Richard, arrivando a quella cifra di marcature dopo soli 39 incontri.

Con il suo record preferito in cassaforte, Gretzky mette la firma con una tripletta ai Sabres al primato di segnature stagionali, offuscando i 76 gol di Esposito del 1971 chiudendo l’annata con 92 gol, 120 assist, e la quota extraterrestre di 212 punti complessivi.

Ironicamente una stagione cosi meriterebbe la Stanley Cup, ma l’anno stellare degli Oilers va a scontrarsi con la dinastia di quei tempi, quella dei New York Islanders di capitan Denis Potvin e del bomber Mike Bossy, 1.126 punti tutti con la maglia della Grande Mela. La storia dei trionfi newyorchesi si ripete sino al 1983, non basta vincere i premi individuali toccando quota 196 nei cannonieri, la coppa è alzata sempre dagli Islanders.

Nel 1984 gli Oilers decidono di riscrivere la storia dell’hockey pronti a vendicare la sconfitta in finale dell’anno prima. Lo scenario è sempre lo stesso, regular season esagerata per Gretzky, 205 sigilli, alla media di 2,77 punti a partita e suoi i trofei più attraenti, ma accanto a sé , la voglia di vincere contagia Mark Messier, miglior giocatore dei playoff culminati con la finalissima contro gli Islanders.

In gara 3, con la serie in perfetta parità , i gemelli del gol trascinano gli Oilers ad una vittoria roboante per 7 a 2, ripetuta col medesimo punteggio nella quarta sfida e il 19 maggio, un sonoro 5 a 2 regala l’atteso passaggio di consegna della Stanley Cup. Wayne, da capitano, ha quasi fretta di correre verso la coppa, pronto a gettare le basi per una nuova dinastia, condita da 100 gol tra regular season e playoff del nuovo campione Nhl.

Stanley Cup amore immediato

Sollevata al cielo la prima Stanley Cup tra la coppa e Gretzky è amore a prima vista e i numeri del Great One s’innalzano da campione.

Da detentori gli Oilers puntano subito al bis, con una stagione strepitosa distruggono la concorrenza della Conference, aggiungendo una supremazia individuale spaventosa, con 3 giocatori di Edmonton nei primi cinque cannonieri, Super Gretzky ovviamente a guidare la classifica con 208, gol fatti 73, come il distacco con il secondo, Jari Kurri a quota 135 e Paul Coffey al quinto posto con 121 centri.

A coronare il magnifico trio ci sono 408 gol realizzati in totale, con Wayne che tocca quota 100 punti dopo appena 35 gare, una in più per il medesimo traguardo rispetto alla stagione precedente, con l’istinto del killer per la velocità delle sue segnature e la classe fulminea per i colpi impossibili nel superare i goalie avversari.

A contendere il titolo sono i Philadelphia Flyers autori di un’esaltante regular season chiusa con appena 20 sconfitte e il miglior record stagionale a quota 113. Gli Oilers vengono sorpresi in gara uno, è così il capitano a trascinare i suoi nel pareggio della serie grazie ad un gol nel 3 a 1 in trasferta, colpo decisivo perché seguiranno 3 vittorie in altrettante sfide casalinghe.

Gara 5 determinante, viene chiusa con un 8 a 3, mortificando la resistenza dei Flyers. Gretzky riporta sul referto sette gol nelle cinque battaglie, meritando il premio di miglior giocatore dei playoff, con 47 punti record a motivare il titolo. Per Wayne si chiude nel migliore dei modi una stagione che, il 19 dicembre 84 l’ha visto tagliare il superlativo traguardo dei 1.000 punti grazie ad un assist nel 7 a 3 contro i Kings. Pensare che Wayne giocava appena la partita numero 424!

All’orizzonte la frizzante aria del tris contagia la stagione successiva: Edmonton sigla il miglior punteggio stagionale registrando quota 119, 426 reti segnate, Gretzky cannoniere con l’incredibile score di 215 pt, con 163 assist verso i compagni. Il secondo in classifica è distante 74 lunghezze, visto che Mario Lemieux si ferma a 141.

La sorpresa perviene nei playoff: chi è convinto della strada verso la gloria degli Oilers (99,9% degli addetti ai lavori) sia semplice, rimane stupito dalla vittoria dei Calgary Flames nella finale di division.

Per i Flames battere il Dream Team equivale alla conquista della Stanley Cup, anche perché ad alzare la coppa è Bob Gainey e i suoi Montreal Canadiens, nel caldissimo derby canadese con la vittoria in gara 5 proprio a Calgary. Anche Gretzky conosce l’amarezza della sconfitta, ma dal dolore esce una squadra ancora più forte e cinica, con tre Oilers nei primi quattro marcatori, Wayne mirabile con 183 punti nel settimo sigillo consecutivo tra i bomber. Lemieux si ritrova “ospite” in classifica tra Kurri secondo e Messier quarto, fatto che si ripete in 2 stagioni.

Ai playoff sono i Flyers, i più vittoriosi dopo Edmonton, a contendere la coppa nella finale. Per decidere il vincitore ci vorranno sette battaglie, a Philadelphia non basta un grandissimo Hextall, portiere MVP della postseason sconfitto 3a1, con Gretzky a creare, Messier e Kurri a decidere.

Dimostrazione di forza

La più grande esibizione di hockey non può che coinvolgere Wayne Gretzky. Non con la maglia Oilers ma con la sua nazionale, nella Canada Cup 1987. Sono gli anni dello scontro con la potenza dell’Unione Sovietica, non una partita qualsiasi bensì una vera guerra. Gli eredi del leggendario portiere Vladislav Tretiak rispondono ai nomi di Vyacheslav Fetisov, Sergei Makarov e Vladimir Krutov, con Sergei Mylnikov a sbarrare la porta.

Tra le foglie d’acero spuntano oltre al già citato capitano il suo compagno di squadra Fuhr, la roccia Ray Bourque, il maestro Messier e il magnifico Lemieux. La finale, al meglio delle tre partite, ha un fattore comune per i primi due incontri, il supplementare. Gretzky risponde alla sconfitta del primo incontro prendendo sulle spalle la sua nazione, guidando da ottimo playmaker assist d’oro per i compagni.

Dalle sue idee nasce la conquista di gara 2 con doppio overtime vinta 6 a 5, facendo impazzire la città di Hamilton, sede della sfida decisiva, il 15 settembre 87, quando sul 5 a 5 ad un minuto dalla fine lancia Mario Lemieux dopo uno scambio tra i due.

La rete del magnifico regala ad un’intera nazione e non solo, l’ingresso nel paradiso dell’hockey con una notte memorabile. Scontato il premio del migliore del torneo, con Gretzky a guidare la classifica con 21 punti grazie a 18 assist e l’ascesa della rivalità con Lemieux, re dei bomber con 11 reti.

“Gretzky to Lemieux” l’azione che racconta il gol d’oro, resta una delle imprese preferite registrate in terra canadese, ispiratrice di un libro dal medesimo titolo.

La coppa prima dell’addio

Gretzky sul trono della Nhl è, all’inizio della stagione 87-88, un fatto consolidato. I suoi numeri lo consacrano più grande di un Re, macchina da gol perfetta, toccando quota 500 reti dopo appena 575 partite, con prestazioni epiche contro i Blues nel ’81 e ’84, contro i Flyers nel ’82 e i North Stars nel ’87, match dove Wayne si regala il suo record personale di 5 realizzazioni a partita. Molto più letale dal suo ufficio, perché la zona del ghiaccio alle spalle del portiere diventa “the office”, da lì il suo sguardo arriva un attimo prima di qualsiasi difensore e da solo decide chi far segnare, da ottimo assist-men.

Dal suo esordio tra i professionisti Gretzky ha giocato quasi tutte le partite. Il primo stop grave si presenta nel 1988, gioca solo 64 partite e nonostante 149 punti realizzati Mario Lemieux ne realizza 168 meritando l’Art Ross Trophy dopo i sette consecutivi del numero 99 e Hart Memorial Trophy (la bacheca di Gretzky ne conta ben 8 di fila) dimostrando, nonostante la sconfitta del 88, una superiorità mai esistita negli altri sport a stelle e strisce. Se i trofei individuali non sorridono al Re, di separarsi dalla Stanley Cup proprio non se ne parla. Vittima di questa stagione è Ray Bourque e i suoi Boston Bruins, spazzati via dopo 5 match con 4 vittorie degli Oilers e una discussa gara 4 interrotta sul 3 a 3 a causa di un calo di potenza dell’impianto del Boston Garden.

Il 6 a 3 del 26 maggio chiude la disputa, Wayne Gretzky solleva al cielo con aria soddisfatta la quarta coppa di Lord Stanley in cinque anni, una delle dinastie più impressionanti della Nhl.

Nessun tifoso di Edmonton quel giorno ha incubi, nessuno sa che quel 26 maggio sarà l’ultima gara di Wayne con la maglia degli Oilers.

The Trade: l’incubo e il sogno del 9 agosto 1988

Passate poche ore dalla conquista della Stanley Cup Gretzky fa visita al proprietario degli Oilers, il messaggio è chiaro e deciso “Voglio andare via da Edmonton”.

Prima di eventuali trattative sconvolgenti il ventisettenne Wayne si sposa con l’attrice Janet Jones conosciuta quando lui fa il giudice in un programma televisivo. Il matrimonio, ovviamente reale, offre uno splendido siparietto, comunicando allo sposo la presenza di trenta ex fidanzate che gli devono restituire le chiavi del suo appartamento.

In realtà di ex se ne videro poche, ci fu una passerella di 29 donne, chi mamma o sorella di alcuni invitati ma al 30esimo invito spuntò fuori Gordie Howe, suo idolo e recordman della Nhl sino all’approdo da extraterrestre di Gretzky. Superata la luna di miele, la stella si presenta nella sede degli Oilers con le richieste di Red Wings, Canucks e Rangers, ma anche dopo un convincente colloquio telefonico con Bruce McNall, patron dei Los Angeles Kings.

Proprio in California Gretzky desidera il futuro; la bomba di uno scambio con il Re come pedina principale dell’affare scuote la Nhl e anche chi non segue l’hockey rimane colpito da tanto clamore.

Il 9 agosto l’annuncio shock: Wayne Gretzky passa ai Kings in cambio di Gelinas, Carson, due prime scelte e 15 milioni di dollari. Los Angeles è di colpo meta dell’interesse mediatico del mondo, il clamore dello scambio si paragona al passaggio di Maradona dal Barcellona al Napoli e la città dei Lakers respira la stessa aria vincente del 1975, quando nella squadra dell’Nba arrivava, dai Milwaukee Bucks, Kareem Abdul Jabbar.

Nella Nhl l’ultimo grande scambio risale anch’esso al 1975, con Boston che scambia Phil Esposito, top scorer col record di gol fatti in una stagione (76, ovviamente prima della zampata di Gretzky) e Carol Vadnais ai New York Rangers in cambio di Brad Park (roccia difensiva secondo solo al grande Bobby Orr), Jean Ratelle e Joe Zanussi.

Gretzky è tutta un’altra cosa, la Nhl è Gretzky e spostare la sua classe fuori dal Canada crea entusiasmo nelle parti d’America, dove al ghiaccio si preferiscono un sole caldo e una bella spiaggia.

I tifosi di Edmonton invece si scagliano contro la moglie di Wayne, visto l’incalcolabile amore verso l’ex Re, ipotizzando lo scambio come un’idea della neo sig.ra Gretzky per proseguire la sua carriera di attrice. Riassume lo spirito degli Oilers il giornale locale, l’Edmonton Sun di quei giorni mette in prima pagina la foto di Gretzky che piange col titolo “99 Tears!“, tradotto 99 lacrime, col trafiletto che indica le pagine della notizia: 2, 3, 4, 5, 6, 10, 11, 18, 19, 23, 30, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 46 e 47!

L’incubo maggiore per i tifosi dei campioni in carica sono le pagine dei quotidiani di Los Angeles che mettono in prima pagina, 2 giorni dopo la trade, Gretzky che sorride indossando i nuovi colori, ringraziando il fatto che all’epoca non andasse di moda il bacio alla nuova maglia!

Il bacino d’utenza che si sviluppa intorno alla passione della California serve per alimentare nuove squadre dove l’hockey, prima dell’arrivo di Wayne, era pura utopia vista la difficoltà nell’attirare pubblico.

Edmonton esprime tristezza anche per la perdita dell’uomo Gretzky, diventato simbolo delle associazioni umanistiche che si occupano di ritardati mentali e il suo ultimo desiderio nella città canadese è che gli Oilers garantiscano un lavoro a Joey Moss, ragazzo affetto dalla sindrome down, diventato amico di Wayne dopo uno spot nazionale che li ritrae insieme da protagonisti. Il tutto a contorno del rammarico e della tristezza per il Re che lascia il suo regno.

La nuova avventura

Los Angeles non accoglie il fenomeno con un contratto da dieci anni (successo negli Oilers come regalo dei suoi 18 anni), a braccia aperte il benvenuto porta la firma di Magic Johnson sulla copertina di Sports Illustrated, contribuendo alla crescita della figura mitologica di quel numero 99, ora il più grande ambasciatore dell’hockey nel mondo.

I Kings confidano nel salto di qualità , sognando quella Stanley Cup che richiama visibilità e attenzione dei media. Il 20 ottobre 1988 Gretzky incontra la sua ex squadra ricevendo dai suoi vecchi tifosi una standing ovation infinita.

La risposta del Re è segnare al primo tentativo in porta. Il dramma per i tifosi Oilers è rappresentato dai playoff quando il tabellone indica Edmonton contro Los Angeles al primo turno.

Kurri e Carson trascinano i canadesi sul 3 a 1 nella serie quando esplode la magia di Gretzky, ribaltando con tre vittorie consecutive la battaglia e qualificando i Kings al turno successivo. Gli Oilers traditi dall’ex eroe, non ritardano a ricevere una piccola gioia, perché Los Angeles allo scoglio susseguente è tramortita 4 a 0 da i Calgary Flames di Al Macinnis, futuri campioni.

Per il secondo anno consecutivo Gretzky chiude la regular season dietro Lemieux, con 168 punti contro i 199 del Magnifico, riconquistando solo l’Hart Memorial Trophy. Per il titolo di cannoniere l’attesa dura una stagione, coronata da un’altra data importante. Il 15 ottobre 1989 ancora contro gli Oilers, il risultato vede l’ex franchigia del canadese in vantaggio 4 a 3, Wayne salva i suoi e il suo gol del 4 a 4 equivale al suo punto in carriera numero 1.851, superando un altro record, appartenente a Gordie Howe.

Per essere più sicuro dell’ingresso nell’olimpo dei campioni come giocatore con più punti della Nhl, Gretzky sigla nell’overtime la rete della vittoria per 5 a 4, regalando ai tifosi del presente e del passato una pagina indelebile di hockey su ghiaccio.

La stagione regolare si chiude con 142 punti grazie soprattutto a 102 assist ma la beffa è rappresentata da Edmonton che conquista la quinta Stanley Cup. Los Angeles esce sconfitta proprio nella finale della division e contemporaneamente alla crescita vertiginosa della popolarità di Wayne all’hockey s’interessano città come Anaheim e San Josè che da lì a poco danno vita ai Mighty Ducks e agli Sharks.

Nonostante le stagioni successive siano ottime dal punto di vista prolifico, Gretzky assiste impotente alle due Stanley Cup di Mario Lemieux e dei Penguins, e quando tutti si chiedono se Wayne sia ancora il numero uno della Nhl ecco che i Kings raggiungono la finalissima nel 1992-93.

Gretzky centra la finale proprio nella regular season più tribolata, quando un altro infortunio lo fa scendere sul ghiaccio solo in 45 occasioni ma niente lo blocca nel siglare 65 punti, traguardo che blocca due incredibili strisce da record: Wayne dal 79-80 infligge alle statistiche ben 13 stagioni con “almeno” 100 punti e dalla sua prima apparizione in Nhl risulta il miglior assist men in tutte le regular season giocate.

Si consolerebbe ben volentieri con la Stanley Cup ma di fronte ai Kings spuntano i Montreal Canadiens. Non basta ritrovare al fianco del Re Jari Kurri e un esplosivo Luc Robitaille: il killer di Los Angeles è dapprima Eric Desjardins con la prima tripletta per un difensore nella finale, poi è John LeClair a espugnare due volte il Great Western Forum di L.A. con due gol in altrettanti supplementari. Infine è Patrick Roy a sbarrare la porta in gara 5 e far sollevare la coppa ai suoi Canadiens.

Per Wayne Gretzky ennesima delusione e primi pensieri “Qui non vinco”.

Un sorriso sul timido viso del campione spunta il 23 marzo 1994 contro i Vancouver Canucks, nel momento in cui da un’azione come tante altre nella sua carriera c’è la ripartenza di Robitaille che avanza e suggerisce per McSorley, assist per Gretzky, tap-in e gol!

Raccontata cosi, sembra una rete banale e priva di significato; per la storia invece Wayne supera un portiere per la 802esima occasione, abbattendo l’ennesimo record e diventando il goleador più prolifico della storia.

Gary Bettman, gran capo della lega, gli sussurra “Sei sempre stato grande, ma da oggi sei IL più grande”.

Dal canto suo il campione replica quasi imbarazzato: “Il più bel complimento che mi si possa fare è che ho lavorato sodo ogni giorno“.

Purtroppo nonostante 130 punti e l’ennesimo trionfo individuale, i Kings sono addirittura esclusi dai playoff, pagando a caro prezzo il rinnovamento della squadra con elementi più giovani, ripetendo l’exploit negativo anche nelle stagioni successive.

Ora di cambiare aria

Le motivazioni scarse non giovano alle statistiche di Gretzky, con soli 48 punti (in 48 gare!) nel 94-95 i suoi propositi per iniziare una nuova avventura lontano da Los Angeles iniziano a farsi avanti. A metà della stagione successiva, con uno score che tra gol e assist arriva a 81, chiede ai Kings la sua cessione e si fanno avanti Rangers e Blues.

Per una questione salariale negli ultimi giorni di mercato, il 27 febbraio 1996 Gretzky passa ai St.Louis Blues venendo nominato subito capitano. A Los Angeles volano Tardif, Johnson e Vopat con due scelte future. Con i Blues realizza immediatamente 21 punti, che diventano 37 in 31 partite includendo i playoff. L’alchimia con l’altra stella, Brett Hull tarda a scoppiare e l’amarezza per l’ennesimo fallimento nella post-season fa scagliare le critiche del coach Mike Keenan contro The Great One. Per tutta risposta Gretzky rinuncia ai tre anni di contratto per diventare free agent nell’estate 96.

Il Re è libero ma nessuno lo vuole

Vedere Wayne trattato come il peggiore dei giocatori per il fallimento dei Blues sembra un insulto all’hockey. Crescono i dubbi e le supposizioni su condizioni fisiche precarie dell’asso canadese allontanano tante squadre da quello che un tempo era il sogno di qualsiasi franchigia.

A Wayne s’interessano i Phoenix Coyotes senza però ricevere una risposta positiva, cosi all’orizzonte si fa avanti un vecchio amico alla ricerca dell’ennesimo preludio magico. Mark Messier e i New York Rangers chiamano il fenomeno e Gretzky risponde accettando subito l’idea di vestire la maglia della Grande Mela. Non ha i gradi di capitano ma resta il leader della regular season con 97 punti e nei playoff realizza 10 gol e 10 assist, è il migliore dei suoi ma i Flyers di Eric Lindros si dimostrano più forti, eliminando Wayne dalla post-season 1997, l’ultima per la gloriosa carriera del record-man.

Quando infatti, la rivista “The Hockey News“ redige la classifica dei migliori giocatori di tutti i tempi, Gretzky viene inserito al primo posto.

Dopo tanto onore segue la delusione olimpica del 1998 di Nagano, un Canada senza Lemieux, con Lindros capitano che va a sbattere contro Terminator Hasek e la sua Rep. Ceca. Tra mille polemiche con l’allenatore Crawford a Wayne è negata la possibilità di salvare la sua nazionale agli shootout, chiudendo in maniera indecorosa l’ultima parentesi col Canada.

L’ultima danza

Nel 1998-99 decide che è arrivata l’ora del ritiro chiudendo con la Nhl dopo 1.487 partite. Il 18 aprile, durante l’ultimo match giocato Wayne lascia il timbro come all’esordio con un assist, ma i suoi Rangers perdono 2 a 1 contro i Penguins.

Lo scenario è da favola: Madison Square Garden gremito, in tribuna ad applaudirlo c’è papà Walter, pietra fondamentale della sua carriera, Mario Lemieux, suo rivale sul ghiaccio e grande amico nella vita, e c’è anche l’erede designato, il terribile Jaromir Jagr da contorno a una tristezza per un eroe che ognuno vorrebbe vedere sempre in campo.

Rifiuta timidamente il giro d’onore ma, dopo che i suoi tifosi in piedi invocano l’ennesima standing ovation, decide con occhi lucidissimi, di salutare chi per tanti anni lo ha consacrato come mito. Quegli istanti interminabili gli regalano gli applausi emozionati di chi l’ha amato, chi l’ha odiato e di chi semplicemente è rimasto stupito dei suoi 61 record nella National Hockey League.

L’estremo messaggio che gli dedicano riassume tutto: “Gesù salva, ma Gretzky segna sul rimbalzo!!!“

Wayne è stato il Michael Jordan dell’hockey, e Jordan, il Gretzky del basket Nba.

Come regalo per la sua maestosità la Hall Of Fame lo introduce, dopo sette mesi dal ritiro, tra i suoi eletti e la Nhl decreta che nessuno potrà mai più indossare il magico 99, ritirando da tutti i club quel numero. Un premio per chi ha riscritto il libro dei record Nhl.

Le cifre che lascia in eredità ai suoi fans sono impressionanti:

1.487 gare giocate con Edmonton, Los Angeles, St.Louis e NY Rangers

2.857 punti realizzati, 1.92 a gara (il 2° è Mark Messier, 1.887 pt.)

894 gol segnati, 93 in più di Gordie Howe 2°

1.963 assist, 714 più di Ron Francis

382 punti nei playoff, 87 più di Messier

122 gol nei playoff, 13 più di Messier

260 assist nei playoff, 74 più di Messier

50 hat trick, con 37 triplette, 9 poker e quattro gare con 5 gol realizzati.

Mille aggettivi, un’infinità di statistiche ma una sola certezza: questo è Wayne Gretzky, L’Immenso!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *