Penguins: il pagellone

Sidney Crosby si è rivelato un campione molto più completo dell'anno scorso.

Un'altra stagione del campionato più bello del mondo è agli archivi. Una stagione emozionante, coronata da una finale straordinaria tra i Detroit Red Wings e i Pittsburgh Penguins, la rivincita dello scorso anno. Questa volta, i giovani pinguini hanno avuto la meglio sulle esperte ali rosse in sette, incredibili partite.

E passiamoli in rassegna, quindi, questi campioni. Il pagellone, come ogni anno, esprime un giudizio su tutti i giocatori che compongono la rosa della compagine che ha alzato al cielo la Stanley Cup, dal meno utilizzato al fuoriclasse assoluto.

Portieri

Marc-André Fleury (voto 8,5): la parata su Nicklas Lidstrà¶m a due secondi dalla fine di Gara 7 vale da sola l'8,5 in pagella perché consegna la Stanley Cup ai Pittsburgh Penguins. Ma non va dimenticato il miracoloso intervento su Jeff Carter in Gara 2 del primo turno contro Philadelphia. Se il centro dei Flyers avesse scaraventato il disco in fondo al sacco, la serie avrebbe potuto essere molto, ma molto diversa. Dopo una Regular Season a buoni livelli, compie il necessario salto di qualità  nei Play Off. Di lui impressiona la capacità  di rispondere presente dopo una partita storta. A 24 anni, è ormai tra i migliori portieri della Lega.

Mathieu Garon (voto 6): una buona riserva. Discretamente impiegato a Edmonton, nel mese di gennaio è passato ai Penguins in cambio di Dany Sabourin e ha visto raramente il ghiaccio. Nei Play Off è subentrato a Marc-André Fleury nella disastrosa Gara 5 contribuendo a fermare l'emorragia.

Dany Sabourin (voto 6): vale il discorso fatto per Mathieu Garon. 19 partite fino a gennaio, ma poi ha dovuto abbandonare la compagnia quando iniziava il bello.

John Curry: senza voto

Difensori

Philippe Boucher (voto 6): ci si aspettava forse di più dall'esperto terzino giunto a novembre dai Dallas Stars in cambio di Darryl Sydor. È stato prezioso nella Regular Season quale regista del Power Play in assenza di Sergei Gonchar, ma è viepiù sparito dal ghiaccio. Nei Play Off è stato schierato come settimo terzino fintanto che Dan Bylsma ha optato per uno schieramento con soli undici attaccanti.

Mark Eaton (voto 6,5): una delle sorprese più gradite della stagione dei Penguins. Rientrato quest'anno dopo un campionato contraddistinto da mille infortuni, si è dimostrato disciplinatissimo sul piano tattico, uno di quei terzini che passano inosservati ma di cui si riconosce l'importanza quando sono assenti. Nei Play Off ha realizzato quattro reti, tante quante nell'intera Regular Season.

Hal Gill (voto 6,5): una torre inespugnabile nelle retrovie dei pinguini. Il 34enne di Concord è a tratti troppo lento per l'attuale NHL, ma è un terzino che si integra alla perfezione con i numerosi pattinatori (Boucher, Goligoski, Gonchar, Letang) alla corte di Dan Bylsma. Bravissimo nel fare pulizia nello slot.

Alex Goligoski (voto 6): chiamato anche lui a rimpiazzare la produzione offensiva dalla blu di Sergei Gonchar, ha messo a referto venti punti in 45 partite, ma anche qualche svarione difensivo. È normale quando a 23 anni si gioca in uno dei ruoli più delicati dell'hockey su ghiaccio, quello di difensore offensivo. Non potrà  che migliorare, soprattutto se l'anno prossimo riuscirà  a entrare in pianta stabile nella rotazione dei sei terzini.

Sergei Gonchar (voto 6,5): per forza di cose, non è stata la sua stagione migliore, visto l'infortunio che gli ha fatto saltare buona parte della Regular Season. Nei Play Off non ha mai ritrovato l'esplosività  nel pattinaggio che lo contraddistingue, ma la sua tranquillità  sulla linea blu offensiva ha pochi eguali in Nordamerica. Pesantissima la rete realizzata a Philadelphia in Gara 6 del primo turno.

Kris Letang (voto 7): piccoli Gonchar crescono. Notevoli i miglioramenti compiuti in un solo anno dal 22enne di Montréal. Molto più attento nei movimenti senza disco, molto meno anarchico nella propulsione offensiva, molto meno fragile al contrasto fisico, molto più devastante in Power Play. Dopo un Regular Season giocata su livelli buoni ma non ottimi, ha giocato in maniera eccellente nei Play Off, senza denotare la minima emozione neppure nei momenti più concitati della finalissima.

Brooks Orpik (voto 7): sporco, provocatore, irritante, a tratti cattivo, il classico figlio di buona donna. In breve, quello che ci vuole nei Play Off. Chi non ha un terzino di questo genere, non va lontano nella Post Season. Fondamentale anche la sua bravura nel bloccare le fiondate avversarie.

Rob Scuderi (voto 7): un difensore difensivo con i fiocchi, meno appariscente di Brooks Orpik ma non meno fondamentale. Sarà  ricordato anche per la "parata" nei secondi finali di Gara 6 della finale. Se non rinnova con Pittsburgh, sarà  molto ambito nel mercato estivo dei senza contratto.

Ben Lovejoy e Darryl Sydor: senza voto

Attaccanti

Craig Adams (voto 6,5): alla seconda Stanley Cup in tre anni (giocava nei Carolina Hurricanes nel 2006), Adams è giunto a Pittsburgh a metà  stagione da Chicago, rivelandosi un'ottima ala da quarta linea, preziosissima in inferiorità  numerica.

Paul Bissonnette (senza voto): quindici partite quale "pugile" alternativo a Eric Godard.

Matt Cooke (voto 6,5): un Sean Avery meno hollywoodiano, ma non meno efficace. Inserito in una linea che alla fine si è rivelata determinante, quella di Jordan Staal, ha realizzato una trentina di punti, dimostrando che su di lui si può contare anche sul piano del gioco.

Sidney Crosby (voto 9): di lui è stato ormai detto tutto. Ciò che impressiona di più è la sua testardaggine nel migliorarsi costantemente. Fino all'anno scorso il suo gioco presentava lacune in fase di non possesso del disco. Ebbene, quest'anno nel lavoro difensivo ha tenuto testa a Henrik Zetterberg, probabilmente l'attaccante più completo al mondo. Incredibili anche i miglioramenti agli ingaggi, un esercizio fondamentale per un centro. Siamo pronti a scommettere che l'anno prossimo lo vedremo regolarmente anche in inferiorità  numerica. Caratterialmente si è dimostrato più capitano, più condottiero, e si è concesso una sola deriva da "vecchio" Crosby, in Gara 5 a Detroit, una partita nella quale la maggior parte dei pinguini ha perso la testa. Un fuoriclasse sempre più universale, un professionista che non lascia niente al caso, perché ha intuito che le reti e gli assist rimpolpano le statistiche, ma il lavoro oscuro fa vincere le Stanley Cup.

Pascal Dupuis (voto 6,5): un'ottima Regular Season è stata seguita da Play Off più anonimi, durante i quali dapprima ha seguito i compagni dalla tribuna, per poi tornare a dare il suo contributo quando Dan Bylsma ha optato per i dodici attaccanti. Pochi minuti di ghiaccio, ma tanta energia.

Ruslan Fedotenko (voto 7): se si giocassero solo i Play Off, sarebbe sempre l'MVP della NHL. È incredibile come il 30enne ucraino riesca costantemente a scatenarsi nei momenti che contano. Lo aveva fatto nel 2004 a Tampa, con 12 reti nella Post Season e una doppietta nella finalissima contro i Calgary Flames, si è ripetuto quest'anno: 7 reti e 7 assist in 24 partite non sono un bottino da niente, anche se si gioca al fianco di Evgeni Malkin. Un acquisto sottovalutato, ma in fin dei conti determinante.

Eric Godard (voto 6): come tutti gli specialisti in scazzottate, si è dato da fare nella Regular Season e ha lasciato a casa i pattini nei Play Off. Resta uno dei pesi massimi più temuti della Lega.

Bill Guerin (voto 7,5): quando fra qualche anno si tornerà  ad analizzare il trionfo dei Penguins, non si potrà  fare a meno di iniziare dall'operazione che il 4 marzo 2009 ha portato Bill Guerin in Pennsylvania. In un colpo solo, il General Manager Ray Shero ha pescato una spalla per Sidney Crosby, un'ala ancora in grado di realizzare reti pesanti (7 solo nei Play Off) e una voce ascoltatissima negli spogliatoi che, ne siamo sicuri, ha aiutato Sidney Crosby a svolgere con efficacia il suo compito di giovane capitano. Il tutto in cambio di una scelta condizionale al draft.

Tyler Kennedy (voto 7): centro di ruolo ma spostato all'ala nella linea di Jordan Staal e Matt Cooke, Tyler Kennedy ha conquistato un sacco di superiorità  numeriche grazie alla sua velocità . A dispetto di un fisico tutt'altro che erculeo, non ha mai rinunciato a finire una carica alla balaustra. La sua rete della vittoria in Gara 6, al termine di una prestazione fantascientifica della sua linea, è stata uno dei momenti determinanti della serie finale.

Chris Kunitz (voto 6): con le sue capacità , avrebbe dovuto fornire un contributo offensivo maggiore, anche in considerazione del centro con il quale veniva abitualmente schierato (Sidney Crosby). La sua carica agonistica non è però mai venuta meno e il 29enne di Regina ha saputo comunque rendersi prezioso. Avrebbe meritato un paio di giornate di squalifica per una brutta gomitata a Simeon Varlamov.

Evgeni Malkin (voto 8,5): miglior marcatore della Regular Season, miglior marcatore dei Play Off. Non ha ancora raggiunto il grado di completezza di Sidney Crosby ma i miglioramenti sul piano soprattutto della personalità  sono stati impressionanti. La tripletta con la quale ha massacrato i Carolina Hurricanes in Gara 2 della finale di Conference dopo aver subìto diverse critiche nella serie contro Washington ne è la prova. Inarrestabile quando ha il disco sul bastone e gironzola per lo slot, Malkin ha spaventosi margini di miglioramento. Se l'anno scorso tendeva a nascondersi quando gli avversari gli riservavano trattamenti speciali, in questa stagione ha dimostrato di saper reagire vendicandosi a suon di reti e assist ed esprimendosi ad altissimi livelli con maggiore continuità . Se negli anni a venire completerà  il suo gioco come ha fatto Sidney Crosby, per le altre squadre saranno dolori.

Chris Minard (voto 6): un ottimo realizzatore a livello di AHL, Chris Minard non è ancora riuscito a confermare le sue doti di scorer nella NHL. I minuti di ghiaccio sono stati ovviamente limitati (poco più di nove a partita di media), ma una rete in 20 partite è comunque pochino.

Janne Pesonen (senza voto): dopo un campionato da grande protagonista in Europa (miglior marcatore del campionato finlandese con la maglia del Karpat Oulu) ci si attendeva che potesse giocare regolarmente con i Penguins. Invece ha dovuto accontentarsi di sette partite ai massimi livelli e tanta AHL.

Miroslav Satan (voto 5,5): è triste vedere un attaccante della classe di Miroslav Satan emarginato nella AHL sul finire della Regular Season e confinato in quarta linea con tre minuti di ghiaccio nei Play Off. Il 34enne slovacco non è mai stato un lavoratore instancabile, sin dai tempi d'oro di Buffalo si è sempre appoggiato quasi esclusivamente alla sua tecnica di bastone. Ora non basta più. Gara 7 della finale è stata verosimilmente la sua ultima partita con i Penguins.

Jordan Staal (voto 8): sovrumano. La sua forza fisica e l'apertura "alare" lo rendono fenomenale in inferiorità  numerica, uno dei migliori della NHL in questa particolare situazione di gioco. Gioca regolarmente contro le migliori linee avversarie, senza disdegnare di contribuire lui stesso offensivamente. Nella finale di Conference ha letteralmente spazzato via dal ghiaccio il fratello Eric, che nei turni precedenti aveva fatto impazzire l'apparato difensivo dei New Jersey Devils e Zdeno Chara dei Boston Bruins. Nella finalissima ha disputato una Gara 6 da manuale dell'hockey e in Gara 3 ha realizzato la rete che probabilmente ha cambiato il destino della serie: con i Red Wings in vantaggio 2 a 0 nella serie e 2 a 1 in quella partita, ha segnato un gol spettacolare in inferiorità  numerica. Se invece di subire la rete Detroit avesse sfruttato il vantaggio numerico, probabilmente staremmo scrivendo le pagelle delle ali rosse.

Petr Sykora (voto 6): rispetto a Miroslav Satan strappa la sufficienza perché capisce di non essere più quello di un tempo e lotta su ogni disco come un qualsiasi gregario. Salta infatti Gara 7 per una caviglia malconcia in seguito a un tiro bloccato in Gara 6. Bello in Gara 5 vederlo scendere dalla tribuna della Joe Louis Arena per rincuorare Marc-André Fleury. Un uomo squadra.

Maxime Talbot (voto 7,5): è stata la stagione della consacrazione per l'eccentrica ala di Lemoyne, e non solo per la straordinaria doppietta in Gara 7 della finale. Schierato abitualmente con Evgeni Malkin, Talbot ha lottato come una belva creando spazi ai più talentuosi avversari, ma ha dimostrato di sapere il fatto suo con il disco sul bastone con diverse reti di pregevole fattura. Da tre anni si mantiene più o meno sugli stessi livelli in quanto a produzione offensiva, ma con la consapevolezza dei propri mezzi che questi Play Off gli hanno regalato, la stagione prossima potrebbe segnare la sua esplosione anche sul tabellino dei marcatori.

Mike Zigomanis (voto 6): in pochi si ricorderanno delle 22 partite che ha disputato questa stagione. Ma il 28enne centro di Toronto è sempre tra i migliori della Lega negli ingaggi e si fa valere anche in inferiorità  numerica. Un centro con i fiocchi per qualsiasi quarta linea. Potrebbe far gola a molte squadre.

Luca Caputi, Connor James, Dustin Jeffrey, Ryan Stone, Jeff Taffe, William Thomas e Tim Wallace: senza voto

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