I Penguins si dissanguano

Marian Hossa rende ancora più forte l'attacco dei Penguins…

I botti di fine mercato erano attesi e, come ogni anno, non si sono fatti pregare. Si pensava che le classifiche in gran parte ancora di difficile interpretazione comportassero un approccio più prudente alla trade deadline, ma le emozioni, man mano che il passare dei minuti avvicinava l'ora X (le 21 europee), non sono mancate.

Difficile, a freddo, azzardare un pronostico su chi sia uscito vincitore e chi con le ossa rotte dalla chiusura delle trattative. Buona parte dei pesci grossi che hanno cambiato casacca è a scadenza di contratto e rischia di contribuire solo a corto termine alle fortune della nuova squadra. Quando ci sono di mezzo scelte al draft, inoltre, solo un discorso a più ampio respiro, effettuato su più campionati, consente di evidenziare vantaggi e svantaggi di uno scambio.

In questo senso, è impossibile non affrontare in entrata il passaggio di Marian Hossa ai Pittsburgh Penguins, probabilmente lo scambio più clamoroso della giornata. Dire che l'approdo in Pennsylvania del fuoriclasse slovacco (e di Pascal Dupuis) rende impressionante il potenziale offensivo dei pinguini è fin troppo banale. Ma a quale prezzo è stata portata a termine l'operazione?

Entrambi i nuovi arrivi dagli Atlanta Thrashers sono a scadenza di contratto (Hossa per 7 milioni di dollari l'anno) e per confermarli in maglia Penguins servirà  quindi un esborso importante. Il tragitto da Pittsburgh alla Georgia è invece stato compiuto da Colby Armstrong, Erik Christensen, il promettentissimo Angelo Esposito e una scelta al primo turno nel draft 2008.

Colby Armstrong è un'ala destra tra le più sottovalutate, grintosissima nel fore-checking e in grado di segnare con una certa regolarità , mentre Erik Christensen è un centro da terza linea molto disciplinato. Entrambi hanno ancora un anno di contratto e basterebbe questo per rendere il pacchetto inviato ad Atlanta dal General Manager Ray Shero estremamente ricco.

Diventa esagerato con l'aggiunta di Angelo Esposito, che pur con qualche problema caratteriale di troppo continua a mostrare tutto il suo talento nella Québec Junior Hockey League, e della prima scelta in un draft che gli esperti prevedono essere tra i migliori degli ultimi anni. Se i Penguins dovessero fallire nel loro ormai ufficiale tentativo di arrivare fino in fondo e non riuscissero a confermare i due acquisti alla fine dell'anno, Ray Shero avrà  ceduto due buoni giocatori e una fetta di futuro per" nulla.

Non si sono svenati invece i Colorado Avalanche che, con il rischio di restare fuori dai Play Off per il secondo anno consecutivo, hanno pensato sì a rinforzare la squadra ma senza dire addio ai numerosi giovani della rosa. Peter Forsberg, infatti, è sì un azzardo, ma essendo senza contratto le valanghe di Denver non hanno dovuto cedere un centesimo in cambio.

E anche per Adam Foote, che come l'asso svedese torna nel Colorado in una sorta di revival della squadra che vinse due Stanley Cup nel 1996 e nel 2001, il General Manager Franà§ois Giguère ha dato in cambio ai Columbus Blue Jackets una scelta condizionale al draft, basata cioè sull'eventuale conferma di Foote in maglia Avalanche anche per la prossima stagione. Lo scambio alla pari con i Panthers tra Ruslan Salei e Karlis Skrastins, infine, non sembra aver alterato più di quel tanto i valori in pista.

Come preannunciato anche da queste pagine, il trio "mangia tetto salariale" dei Tampa Bay Lightning (Vincent Lecavalier, Martin St. Louis e Brad Richards) è stato smembrato. Brad Richards è finito a Dallas insieme al portiere Johan Holmqvist in cambio dell'estremo difensore Mike Smith e degli attaccanti Jeff Halpern e Jussi Jokinen. In questo caso, la bilancia dell'operazione sembra pendere dalla parte dei texani.

Se non è detto che Holmqvist sia meglio di Smith come riserva di Marty Turco, Les Jackson, il General Manager a interim delle stelle di Dallas, è stato bravissimo ad assemblare il pacchetto da spedire in Florida senza alterare la rosa a disposizione dell'allenatore Dave Tippett. In una squadra ricchissima di attaccanti difensivi ma povera di scorer purosangue, infatti, Jeff Halpern era sacrificabile mentre i punti di Jussi Jokinen dovrebbero essere più che degnamente rimpiazzati da Brad Richards.

Alla luce della loro classifica, i Tampa Bay Lightning potrebbero quindi aver alzato bandiera bianca, visto che lunedì avevano già  ceduto Vaclav Prospal ai Philadelphia Flyers in cambio del difensore offensivo Alexandre Picard e di una scelta condizionale. Con il posto liberato sotto il tetto salariale dalle partenze di Prospal e Richards, il General Manager Jay Feaster può finalmente avviare un nuovo ciclo.

Nuovo ciclo che stanno cercando di aprire anche i Buffalo Sabres. Dopo aver salutato Daniel Brière e Chris Drury l'estate scorsa, martedì hanno visto fare i bagagli anche Brian Campbell, difensore molto spettacolare e geniale nel gestire il Power Play ma, soprattutto nelle ultime settimane, non certo immune da erroracci in fase difensiva.

Il terzino di Strathroy (Ontario) è finito ai San José Sharks, in cambio di Steve Bernier e di una scelta al primo turno. Solo il tempo ci dirà  chi ha compiuto l'affare migliore, ma se i Sabres riuscissero a riconfermare Bernier, che a tratti ha mostrato lampi da Power Forward d'altri tempi e ha debuttato alla grande con le sciabole, e a sfruttare con oculatezza la scelta al draft giunta dalla California, il General Manager Doug Wilson potrebbe aver aperto un po' troppo i cordoni della borsa per nutrire i suoi squali.

Per certi versi incomprensibile è invece l'approdo di Cristobal Huet ai Washington Capitals. Certo, l'estremo difensore transalpino è in scadenza di contratto e i Canadiens hanno una batteria di ottimi portieri pronti all'uso. Ma siamo sicuri che Carey Price, il più talentuoso del gruppo, sia già  pronto a sopportare i gradi di titolare in una città  che vive di hockey come Montréal? E per quale motivo i Capitals hanno deciso di ingaggiare Huet senza liberarsi di uno tra Brent Johnson e Olaf Kolzig, trovandosi così con uno scomodissimo trio di portieri di buona caratura da gestire?

Operazioni indecifrabili sono giunte anche dai St. Louis Blues. Prima si sono fatti letteralmente abbindolare dai New Jersey Devils spedendo ai diavoli un discreto difensore come Bryce Salvador in cambio dell'agitator Cam Janssen (per Wade Belak, un tipo di giocatore paragonabile a Janssen, i Toronto Maple Leafs non hanno ottenuto più di una scelta al quinto turno dai Florida Panthers, mentre per Chris Simon i New York Islanders hanno ottenuto dai Minnesota Wild una scelta al sesto turno). Non contenti, hanno attraversato il fiume Hudson e hanno regalato Christian Backman, il loro difensore più tecnico, ai New York Rangers in cambio di una scelta al quarto turno.

Ma torniamo ai Washington Capitals. La compagine allenata da Bruce Boudreau, oltre all'enigmatico ingaggio di Cristobal Huet, ha pescato a Columbus niente di meno che Sergei Fedorov, che se avrà  voglia di giocare potrà  essere il perfetto trampolino di lancio per Alexander Ovechkin, un ruolo che prima dell'infortunio sarebbe dovuto toccare a Michael Nylander.

In altri scambi degni di nota, i Detroit Red Wings hanno tentato di mettere una pezza all'emergenza in difesa ingaggiando l'elegante Brad Stuart dai Los Angeles Kings, mentre i Pittsburgh Penguins hanno aggiunto chili alla propria linea blu con l'arrivo da Toronto di Hal Gill.

Gli Anaheim Ducks, nel caso non disponessero ancora di abbastanza difensori in grado di impostare l'azione, hanno prelevato Marc-André Bergeron dagli Islanders, mentre il portiere Jean-Sébastien Aubin (da Los Angeles) andrà  a fare concorrenza all'elvetico Jonas Hiller quale riserva di Jean-Sébastien Giguère.

Gli Ottawa Senators, che si erano mossi in anticipo sulla concorrenza portando in Canada Cory Stillman e Mike Commodore dagli Hurricanes, hanno aggiunto grinta ed esperienza con l'arrivo di Martin Lapointe dai Chicago Blackhawks che, dal canto loro, hanno spedito il fragile ma talentuoso Tuomo Ruutu in Carolina in cambio del possente Andrew Ladd, che nelle ultime settimane aveva ripreso a segnare.

L'anno scorso gli Anaheim Ducks vinsero la Stanley Cup dopo aver trascorso le ultime, concitate ore di mercato a guardare gli altri scannarsi. L'unico acquisto fu quello di Brad May e la rosa assemblata in settembre bastò e avanzò per arrivare fino all'agognato trofeo.

E quest'anno? Riuscirà  uno dei campioni passati da una squadra all'altra a spostare gli equilibri e a portare la coppa nella sua nuova città ? O sarà  ancora una compagine che ha puntato tutto sulla continuità  a prevalere? Manca una ventina di partite alla fine della Regular Season e poi, una volta iniziato il gran ballo dei Play Off, avremo tutte le risposte che cerchiamo.

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