Mathieu Schneider festeggia con i compagni il goal vittoria all'overtime di gara4
Detroit-San Josè è una di quelle serie che non riesci a raccontare. Una di quelle serie dove ogni partita è indipendente, a sé, come si stessero giocando dei normali incontri di regular season. Una di quelle serie lunghe, fatte di botta e risposta con nessuna squadra che prende il sopravvento sull'altra.
Dopo 4 partite siamo di nuovo alla situazione iniziale: 2-2, parità . L'evoluzione di questa semifinale di Western Conference ha qualcosa di strano, qualcosa di magico sotto un certo punto di vista ma, più giustamente, dovremmo parlare di "maledizione" se guardiamo l'altra faccia della medaglia.
Già , "maledizione". Perchè non c'è altra modo per spiegare l'epilogo di gara2, di gara3 e di gara4. Tre partite terminate con un solo goal di scarto e con un fattore in comune: squadra che va in vantaggio, poi perde.
Dopo il tremendo morso iniziale (2-0) dato dagli Squali al ghiaccio di Detroit in gara1, gara2 sembrava essere destinata a finire nel medesimo modo e, magari, con lo stesso punteggio. Bastano 36 secondi a Jonathan Cheechoo per mettere a segno la prima rete di questi play-off e per portare gli Sharks sull'1-0. Joe Thornton, dopo tante assistenze, imita il compagno di linea e segna poco dopo anche lui il primo goal in questa post-season. Non sono ancora passati 5 minuti e il punteggio è di 2-0 per la squadra ospite. Partita finita? Neanche per sogno.
Henrik Zetterberg accorcia le distanze con un gran tiro dalla blue line sul finire del primo periodo. Daniel Cleary approfitta di un errore difensivo di San Josè, che si trovava in superiorità numerica, per andare a segnare il goal del pareggio in shorthanded. Ad un minuto e mezzo dalla sirena sarà Pavel Datsyuk (quarto goal per lui in questi play-off) ad infilare in rete il disco della vittoria.
Una vittoria cercata con il cuore e con la disperazione di chi si vede già con un piede nella fossa. Dallo 0-2 iniziale al 3-2 finale, una partita che tutti i tifosi (di Detroit e San Josè) si ricorderanno per molto tempo. In caso contrario saranno le prossime due gare a far ricordare loro come vanno le cose quando Detroit e San Josè sono insieme sul ghiaccio.
Ci si sposta in California per gara3 e per festeggiare la 237-esima partita in post-season di Chris Chelios, che supera così Mark Messier (236) e si porta a sole 10 partite dal record assoluto di Patrick Roy (247).
I primi 20 minuti sono un monologo delle casacche bianche (perchè giocano fuori casa) che mettono in campo una grinta e una pressione degne del miglior hockey. Giocate straordinarie, tiri in porta a raffica (16 contro 7), bodycheck che intimidiscono alla grande l'avversario, ma risultato striminzito: solo 1-0 grazie alla rete in power play di Nicklas Lidstrom, fresco di nomination (per la nona volta) per il Norris Trophy (premio per il miglior difensore dell'anno).
Ma ciò che l'hockey dà , l'hockey toglie. Come successo solo tre giorni prima, la lenta ed inesorabile rimonta di coloro che stanno sotto inizia nel secondo periodo (goal di Ryane Clowe che ribatte a rete un tiro di Matt Carle respinto da Hasek) e termina nel terzo (goal di Jonathan Cheechoo in superiorità numerica). Vittoria per 2-1 per gli Sharks, stesso punteggio con cui conducono la serie.
Curiosità : l'intera HP Pavillion Arena ha fischiato la propria squadra ogni volta che si trovava in superiorità numerica in quanto San Josè si trova con un imbarazzante 4/42 nelle situazioni di power play nella post-season.
Non c'è due senza tre, si dice, e gara4 non ha deluso le aspettative: squadra che va in vantaggio, poi perde. San Josè non vuole credere alla cabala e inizia subito forte volando sul 2-0 grazie a Cheechoo (terzo goal in tre partite) e al giovane Marcel Goc. L'avesse mai fatto.
A 5 (cinque) secondi dal termine del secondo periodo, un errore difensivo dei padroni di casa non viene perdonato dal rientrante Tomas Holmstrom (fermo da tre gare per un bastonata ricevuta nell'occhio) che accorcia le distanze: 2-1.
Dopo un terzo tempo giocato completamente nella metà campo degli Squali, a 36 (trentasei) secondi dal termine della partita, Robert Lang ammutolisce lo stadio californiano, regala il pareggio alle Ali Rosse e porta le due squadre ai supplementari.
Come detto: non c'è due senza tre. Gli Sharks iniziano a prendere atto che si tratta proprio di “maledizione”, giocano poco convinti, quasi si aspettino il goal vittoria degli avversari da un momento all'altro. Detto, fatto. Mathieu Schneider insacca dopo 16 minuti il goal che fissa il risultato sul 3-2 per Detroit. 2-2 nella serie.
Si vola di nuovo nel Michigan per gara5. Come finirà ? La “maledizione” si farà ancora sentire? Chi avrà il coraggio di segnare il primo goal?