Mike Ricci: lo scudo umano

Mike Ricci, qui con la vecchia maglia di San Josè, è un giocatore generosissimo

Nell'hockey su ghiaccio capita spesso che il portiere abbandoni la propria porta per far spazio a un sesto giocatore di movimento, l'ultimo disperato tentativo di raggiungere il pareggio. Non accade mai, essendo contro le regole, che un giocatore di movimento si accomodi in panchina e che il portiere di riserva si unisca al titolare per preservare un prezioso vantaggio. Troppo comodo.

Per "aggirare" regole tanto severe, molte squadre spediscono sul ghiaccio, per così dire, portieri di movimento. Si tratta di atleti tanto incoscienti da gettarsi a corpo morto davanti a un disco scagliato a ben oltre 100 km/h, incuranti delle (talvolta gravissime) conseguenze.

Ovviamente non si tratta dell'unica mansione a loro assegnata (c'è un limite anche al masochismo), ma questa capacità  di sacrificarsi per il bene della squadra merita un applauso tanto quanto una bella rete. Spulciando le classifiche dei tiri bloccati (blocked shots), negli ultimi anni ci si accorge che un nome è particolarmente ricorrente ai vertici.

Un'occhiata alla carriera di Mike Ricci, nato il 27 ottobre 1971 a Scarborough, un distretto di Toronto, è sufficiente per capire che non siamo di fronte a un semplice bersaglio mobile da alzare di fronte alle cannonate avversarie. Si tratta invece di un giocatore davvero completo, dotato di tecnica, senso tattico e, naturalmente, di una buona dose di pazzia che lo rendono da sempre un beniamino dei tifosi.

Gli inizi sono a dir poco pirotecnici. In tre stagioni con la maglia dei Peterborough Petes della OHL realizza la bellezza di 283 punti in 161 partite. La sua incredibile foga agonistica lo porta a recuperare dischi apparentemente irraggiungibili e a trascinarli fino alla porta avversaria con la stessa potenza con la quale un giocatore di rugby realizza una meta scrollandosi di dosso i difensori.

La sua grinta non si trasforma mai in cattiveria. Al termine della stagione 1989-90, infatti, si aggiudica il William Hanley Trophy, assegnato al giocatore più corretto del campionato. Davvero stupefacente per un atleta delle sue caratteristiche.

Nella stessa stagione, in NHL, i Philadelphia Flyers mancano l'accesso ai Play Off per la prima volta dopo 18 anni e, di conseguenza, hanno l'opportunità  di essere tra i primi a draftare un giocatore. La loro scelta di primo turno, la quarta in assoluto, cade proprio su Mike Ricci, una posizione prima di un certo Jaromir Jagr.

Le due stagioni trascorse in Pennsylvania sono negative a livello di squadra (mai nei Play Off) ma molto positive per il tenace canadese. La sua inconfondibile chioma fluente vola da una parte all'altra della pista alla ricerca di dischi giocabili, al termine di ogni partita anche l'ultima goccia di energia è rimasta sul ghiaccio.

I tifosi lo adorano, in lui vedono il futuro capitano trascinatore dei Flyers. Il 30 giugno 1992, tuttavia, Philadelphia e Québec Nordiques organizzano lo scambio di giocatori più clamoroso degli ultimi decenni, un'operazione della quale i Flyers, forse, si pentono sin dall'anno successivo.

In quel momento Eric Lindros è la giovane promessa del momento. Draftato dai Québec Nordiques come prima scelta assoluta, è considerato il nuovo Gretzky, un fuoriclasse che da solo consentirà  di vincere Stanley Cup a grappoli. Ma c'è un problema: il modesto Eric si rifiuta di giocare con la maglia dei Nordiques.

I Philadelphia colgono l'occasione al volo e, in cambio del solo Lindros, inviano nel Canada francofono Mike Ricci, Ron Hextall, Peter Forsberg, Steve Duchesne, Kerry Huffman, Chris Simon, due scelte di primo turno e soldi in contanti.

Ricci e compagnia raggiungono una squadra che già  comprende Joe Sakic, Mats Sundin e Owen Nolan. I Québec Nordiques, limitati a 52 punti la stagione precedente, raddoppiano il loro bottino nel 1992-93 ma vengono estromessi al primo turno dei Play Off dai Montréal Canadiens, i futuri campioni, guidati da un immenso Patrick Roy. Mike Ricci, dal canto suo, non tarda a conquistare anche i tifosi canadesi. Con 78 punti in 77 partite è il quarto miglior marcatore della franchigia. Ma il bello deve ancora venire.

Tre anni dopo i Québec Nordiques si trasferiscono a Denver, diventando i Colorado Avalanche. Con gli innesti di Patrick Roy, Claude Lemieux e Sandis Ozolinsh sono semplicemente irresistibili. Dopo una Regular Season non particolarmente positiva, nei Play Off Ricci si ritrasforma nel guerriero che tutti conoscono. I 17 punti in 22 partite sono sotto gli occhi di tutti, ma sono le sue prestazioni tutto cuore nella finale contro i Florida Panthers (tre dischi bloccati solo nella partita decisiva) a trascinare le valanghe al trionfo.

Nel 1997, dopo aver conquistato la costa est e il centro, Mike Ricci trasferisce il suo bagaglio di grinta e furore agonistico sulla costa ovest. I San José Sharks sono ben lieti di accoglierlo e, in men che non si dica, il trio Ricci - Scott Thornton - Niklas Sundstrà¶m costituirà  una delle migliori linee difensive dell'intera Lega. Guidati dal loro nuovo leader, gli squali sfiorano la finalissima nella stagione 2003-04, finora di gran lunga la migliore della franchigia.

Giunto a scadenza di contratto in California, Mike Ricci accetta la proposta giuntagli dai Phoenix Coyotes e si trasferisce in Arizona. Ai tifosi locali bastano pochi giorni e qualche minuto di partita per adorarlo.

Appena arrivato decide di lasciare il suo numero, il 18, per prendere il 40. È il numero che portava Pat Tillman, giocatore di football degli Arizona Cardinals che, dopo aver rinunciato alla vita agiata del professionista NFL si è arruolato nell'esercito americano trovando la morte in Afghanistan.

Sul ghiaccio, poi, è il solito, generoso Ricci. Nel terzo tempo della prima partita della stagione, contro i Minnesota Wild, fa scudo con il proprio corpo a una violenta conclusione di Nick Schultz. Risultato, naso fratturato. Tre partite dopo, è di nuovo in pista.

Ecco Mike Ricci, cuore e sacrificio.

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