Super Bowl: interviste e curiosità 

Brees in conferenza stampa con titolo di MVP e anello di campione del mondo!

"Voglio dare questo premio all'MVP del Super Bowl, all'MVP della nostra lega".
Queste le ultime parole dette sul palco celebrativo del Super Bowl da Sean Payton mentre consegnava il Vince Lombardi Trophy al suo QB.

I commenti a caldo, sia di Payton che di Brees che di Jim Caldwell che ha dichiarato "Ovviamente è stata una sconfitta deludente, ma è stata una battaglia durissima e sono orgoglioso di come i ragazzi hanno combattuto" sono quelli che ci si aspetta dopo una partita, ovvero complimenti dei vincitori ai vinti e viceversa, e ringraziamento agli sforzi compiuti dal proprio team.

Più dolce la frase con cui ha aperto il suo discorso Brees sul podio in mezzo al campo "Per tanto tempo ho immaginato a come avrebbe potuto essere questo momento… ed è anche meglio di come me l'aspettavo".

Nella conferenza stampa seguente, Brees risponde ai giornalisti in modo più specifico. Riguardo al suo head coach: "Dopo il mio infortunio non c'era molta gente pronta a darmi un'opportunità , lui lo ha fatto ed ha ricostruito la squadra. Abbiamo fissato gli obiettivi da raggiungere con il duro lavoro e abbiamo giocato per più di una città , ma per tutta la gulf coast region, abbiamo giocato per tutta la who dat nation"

Mentre riguardo gli aspetti tecnici sottolinea che "tante volte quest'anno ci siamo ritrovati sotto nell'ultimo quarto, ma ci abbiamo sempre creduto e alla fine abbiamo vinto. Così anche oggi ci abbiamo sempre creduto. Nessuna delle due squadre ha avuto tanti possessi perchè entrambi gli attacchi hanno chiuso molti primi down e hanno tenuto molto il pallone, le difese non hanno concesso grandi guadagni e al contempo gli attacchi non hanno perso palloni. Noi sapevamo comunque come muovere il pallone, prendere il vantaggio da certe opportunità , rimanendo pazienti e prendere quello che loro concedevano", concludendo con un doveroso pensiero a New Orleans.

"Chi avrebbe pensato 4 anni fa che questo avrebbe potuto accadere. L'85% della città  era sott'acqua, la popolazione era stata evacuata e molta gente non sapeva nemmeno se sarebbe mai tornata a casa, o se la squadra sarebbe mai tornata" e al suo allenatore "il nostro head coach è incredibile. Non è solo un offensive guru. È un play caller aggressivo, un uomo che ha creduto in me e non c'è persona per la quale volevo vincere di più il titolo che non fosse Sean Payton, per il tipo di uomo che è, perchè non ci rende solo giocatori migliori, ma ci rende anche persone migliori".

Anche le parole di Reggie Bush inevitabilmente ritornano sulla sofferenza della città  dopo il terribile uragano: "Quando venni draftato, arrivato a New Orleans feci il giro della città  e vidi la distruzione, così mi resi conto che facevamo parte di qualcosa di più grande del football. E la serata di oggi fa parte di questo".

Peyton Manning ha un atteggiamento chiaramente deluso, ma si dimostra anche estremamente sportivo: "Do ai Saints moltissimo credito. Hanno fatto giocate difficili, la difesa ha tenuto bene e hanno meritato di vincere oggi. So come ci sentivamo noi 4 anni fa, e so come si sentono ora i giocatori e la città  di New Orleans. Sono felice per loro e mi dispiace per i nostri tifosi, per la nostra città " sottolineando quindi come l'extra possesso dovuto all'on side kick ricoperto dai suoi avversari ad inizio secondo quarto ha avuto un peso non indifferente sull'andamento della partita.

Jim Cladwell, l'head coach di Indianapolis, si unisce nel fare i complimenti a New Orleans, affermando poi che "guardandoci indietro ci sono molte cose di cui andare fieri, però non abbiamo avuto abbastanza opportunità , dobbiamo essere bravi a segnare punti contro le grandi squadre e non siamo riusciti a farlo in quest'occasione".

Detto delle dichiarazioni più significative, il Super Bowl ha anche registrato record e curiosità .

Anzitutto, Dallas Clark ha siglato il nuovo record di ricezioni in carriera per un TE nella post season, mentre Drew Brees ha eguagliato il numero di passaggi completati in una finale, arrivando non lontano dal realizzare il record anche per percentuale di completi.

Altra curiosità  è che con con la vittoria nel lancio iniziale della monetina da parte dei Saints, sono 14 anni consecutivi che la compagine della NFC vince il sorteggio che attribuisce la scelta tra possesso e campo.

Dal punto di vista mediatico, questo non solo è stato il Super Bowl più seguito, ma è stato l'evento televisivo più guardato in senso assoluto, con 106,5 milioni di telespettatori di media, riuscendo superare l'ultima puntata della serie televisiva M.A.S.H. che guidava la classifica da 27 anni con 105,97.

Ma la partita di domenica ha anche toccato quote di 151,6 milioni di contatti. La media dell'anno scorso è stata di 98,7 milioni di spettatori, quindi l'aumento è stato considerevole, e lo share è stato mediamente del 68%. Questo significa che mediamente 7 televisori su 10 erano sintonizzati sul quello che si è rivelato il più grande evento della storia della televisione negli Stati Uniti.

E ovviamente gli americani, popolo che ha reso il binomio snack-sport indissolubile, davanti alla tv non sono rimasti impassibili alle tentazioni culinarie. Si calcola che per la partita sia stato consumato un miliardo e mezzo di litri di birra, quasi 15 mila tonnellate di patatine, quasi 4 milioni di KG di salsa guacamole. Il tutto culmina nell'aumento nella vendita di antiacidi per stomaco del 20% il lunedì.

L'unico aspetto mediaticamente negativo riguarda quello delle pubblicità . Da sempre lo spazio del Super Bowl è costosissimo, nei momenti decisivi della partita si sfiorano i 3 milioni di dollari per 30 secondi di spot, e per questo i pubblicitari lo sfruttano per colpire il pubblico con campagne nuove, create appositamente per l'evento, e di solito molto divertenti o comunque di grande impatto.

Il più grande esempio rimarrà  sempre quella della Apple che nel 1984 mandò in onda per la prima e unica volta uno spot diretto da Ridley Scott che si rifaceva all'omonimo libro scritto da Orwell.
Celebri anche le pubblicità  comparative della Pepsi o quelle divertenti della Bud.

Quest'anno invece non si è visto nulla che colpisse particolarmente l'attenzione, tant'è che le stesse agenzie che studiano l'andamento dei contatti hanno notato un cambio di canale superiore alle medie tenute negli altri anni.

E questo anche se era stato alzato un grande polverone per lo spot anti-abortista di Tim Tebow di cui si era molto parlato, e che quindi poteva far aumentare la curiosità  e l'interesse per seguire anche le pause.

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