Superbowl XLIII: I Quarterback

Ben Roethlisberger e Kurt Warner, due quarterback lanciati verso la vittoria del loro secondo Vince Lombardi Trophy.

Fra pochi giorni conosceremo chi fra i due protagonisti del Superbowl raggiungerà  Tom Brady nella speciale lista dei quarterback in attività  plurivittoriosi, chi, tra loro, avrà  l'onore di indossare il secondo anello della carriera NFL, chi, tra due ragazzoni venuti dal Nord, uno è originario dell'Iowa, l'altro dell'Ohio, alzerà  ancora una volta al cielo il Vince Lombardi Trophy alla fine della quarantreesima puntata targata NFL.

Kurt Warner, nato a Burlington, Iowa, il 22 Giugno 1971, e Ben Roethlisberger, venuto alla luce a Lima, in Ohio, il 2 Marzo 1982, saranno infatti gli osservati speciali di un match che li ha già  visti uscire vincitori in un'occasione, rispettivamente nel 1999, al Georgia Dome di Athens, e nel 2005, al Ford Field di Detroit; in entrambe i casi comunque ci sarà  da festeggiare una "prima volta", chi trionferà  al Raymond James Stadium di Tampa, Florida, festeggerà  anche la prima affermazione sul natural grass.

Nelle due precedenti finali giocate e vinte con Rams e Steelers i due quarterback hanno infatti guidato le loro squadre alla vittoria su terreni artificiali, un classico per i Dome d'oltreoceano, ma certamente non un'abitudine per una coppia di ragazzi abituati a giocare sui campi in erba fin dai primi anni della loro carriera, partita ovviamente dagli stati che gli hanno dato i natali e rivelatasi molto più difficile e tortuosa di quanto si potrebbe pensare oggi, dove vengono unanimemente riconosciuti come campioni idolatrati e, soprattutto, affermati.

Partito da Cedar Rapids, dove difendeva con successo i colori della Regis High School, il numero 13 dei Cardinals ha rischiato di veder terminata la sua avventura nel football già  durante gli anni universitari, quando a Northern Iowa venne relegato a third-string quarterback per tre stagioni prima di conquistare i galloni da titolare durante il senior year; nel 1993 il giovane Kurt si prende l'agognata rivincita sbaragliando la concorrenza e rivelandosi il miglior passer della Gateway Conference, sodalizio che gli conferisce anche due riconoscimenti come Player of The Week e gli consegna la leadership nella total offense.

All'esatto opposto muove i primi passi nel mondo del football Big Ben, che si trova a dover combattere per lo starting job fin dalla high school, quando coach Cliff Hite gli preferisce il figlio Ryan nel ruolo di quarterback, costringendolo a giocare come wide receiver; "Findlay (il liceo di Roethli) sarà  imbattibile con Ryan a lanciare e Ben a ricevere", era solito rispondere l'head coach a tutti i concittadini che gli chiedevano spiegazioni per la scelta e che intravedevano nel futuro Steelers qualità  fuori dal comune.

Peccato che statistiche e storia alla mano le parole di Hite non corrispondessero alla verità , con Roethlisberger che lancia per 4,041 yards, 54 touchdowns, 7 intercetti, nella sola stagione vissuta da quarterback titolare dei Trojans, numeri di gran lunga superiori a quelli messi insieme dal predecessore, che chiude con 1,732 yds, 14 TDs, e 13 INT; a fare il resto ci pensa poi la provvidenza, o legge del contrappasso se volete, che inverte i ruoli durante gli anni universitari, quando Ben brilla alla guida dell'attacco di Miami University e Ryan finisce per giocare come ricevitore in un piccolo college di Division III, Denison.

Mentre l'ex rivale cade nel dimenticatoio sfangando sui "campi di periferia" della NCAA il quarterback vola con i Redhawks, imponendosi con l'ateneo di Oxford, Ohio, nella MAC, conference che ammirerà  le sue gesta per tre lunghi anni; nel triennio al college Big Ben lancia per 10,700 yards, 84 touchdowns, a cui ne vanno aggiunti 7 segnati su corsa, e 34 intercetti, portando Miami nella Top 10 del ranking nel 2003, suo ultimo anno universitario, quando trionfa nel GMAC Bowl, superando 49 a 28 Louisville.

Chiusa in crescendo l'ultima tappa della carriera collegiale, Roethlisberger conferma le ottime qualità  di passer anche durante gli scouting NFL, rivelandosi uno dei pezzi pregiati dell'imminente draft, dove sarà  scelto con l'undicesimo pick, nel corso del primo giro, dai Pittsburgh Steelers; diametralmente opposto invece il destino di Warner, che proprio al college ha visto oscurarsi le sue stelle e nonostante le buone impressioni destate durante il senior year non riesce ad entrare in nessuno dei 7 round del Draft 1994.

Fallito il primo appuntamento il quarterback di Burlington ha comunque una chances per entrare nell'universo professionistico dopo aver firmato come undrafted rookie con i Green Bay Packers, squadra da cui affronta tutto il training camp prima di venire tagliato a pochi giorni dalla partenza della regular season; convinto che il football sia comunque il suo mondo Kurt non si abbatte e torna a Northern Iowa per ricoprire il ruolo di assistent coach dei Panthers e, allo stesso tempo, mantenersi in forma in vista di futuri tryouts.

Spronato dalla moglie Brenda, conosciuta proprio durante gli anni universitari, Warner riesce a farsi invitare per un provino da diverse franchigie, che però lo mettono ancora una volta alla porta poco convinte delle sue qualità  e condizionate, soprattutto, dalla limitatissima esperienza collezionata in NCAA; deluso, ma comunque deciso a dimostrare di meritare una maggiore considerazione il quarterback accetta di tornare nello stato natale, dove viene ancora considerato una stella, firmando un contratto con gli Iowa Brainstormers, squadra della AFL.

L'aria di casa fa bene, e Kurt esordisce alla grande nell'Arena Football League lanciando 2,980 yards e 43 touchdowns nella sua stagione d'esordio, numeri che vanno via via crescendo fino ad arrivare alle 4,149 yards lanciate due anni dopo, quando raggiunge la cifra record di 79 TD pass realizzati; nel 1996 e nel 1997 guida i Brainstormers a due apparizioni, con altrettante sconfitte, nell'Arena Bowl, ottenendo in entrambe le season la nomina nel AFL's Arena First Team, e l'attenzione di tanti scout NFL.

Attenzioni che ben presto gli consentono di trovare un nuovo ingaggio nella National Football League, grazie all'offerta ricevuta dai St.Louis Rams, che lo convocano per i training camp del 1998; dopo 3 stagioni dense di soddisfazioni Warner lascia quindi la franchigia dell'Iowa, chiudendo con 10,465 yards lanciate per 183 touchdowns e 43 intercetti, statistiche che gli consentono di piazzarsi, con pieno diritto, al dodicesimo posto, tra i migliori giocatori di sempre, nella "List of twenty best Arena Football players all-time".

Diventato un passer molto preciso con il passare degli anni Kurt si fa notare durante le prime sedute di allenamento con i Rams, che decidono di mandarlo a farsi le ossa in Europa per testarlo sul campo visto che in Missouri la casacca da titolare è saldamente cucita sulle spalle di Tony Banks; arrivato nel vecchio continente, dove veste i colori degli Amsterdam Admirals, conferma di essere pronto per i grandi palcoscenici guidando la NFL Europe per yards totali, 2,101, passaggi tentati, 326, passaggi completati, 165, e touchdowns realizzati, 15.

Con qualche mese in più d'esperienza Warner si presenta nuovamente in Missouri, questa volta deciso a restarci, e si prepara a vestire la maglia dei Rams, lasciando quella degl'Admirals in eredità  a Jake Delhomme, altro quarterback destinato ad un grande futuro; la prima apparizione in NFL, quella vera, arriva nel corso del quarto finale dell'ultima partita stagionale, il 27 dicembre 1998 contro San Francisco, dove completa 4 passaggi per 39 yards totali dopo essere subentrato a Steve Bono, diventato quarterback titolare dopo l'infortunio di Banks.

Molto simile, in questo senso, anche l'esordio di Roethlisberger, che dopo essere partito alle spalle di Tommie Maddox e Charlie Batch conquista lo starting job alla terza settimana di regular season, quando prende il posto dell'ex assicuratore, infortunatosi durante un'azione di gioco, e guida Pittsburgh alla vittoria contro i rivali divisionali di Baltimore, il 19 settembre 2004, confezionando 2 TD pass e lanciando per 176 yards e 1 intercetto.

La prima stagione in NFL per il giovane quarterback da Miami University, e per gli Steelers, è ricca di soddisfazioni, con il ragazzo che dimostra fin dalle battute iniziali di avere carattere da vendere e di possedere le qualità  per guidare un attacco NFL; il carisma e l'impatto di Big Ben sono notevoli, con i ragazzi di Cowher che volano inanellando vittorie in serie e lui che diventa il primo quarterback nella storia della lega a terminare la stagione imbattuto, concludendo con un record 13-0.

Alla fine della sua stagione d'esordio Roethlisberger viene anche premiato come NFL Offensive Rookie of The Year, abbattendo inoltre gli storici record di Dan Marino riguardanti la percentuale di completi, dove raggiunge quota 66.4 %, e il rating, settato a 98.1; la cavalcata da record sua e degli Steelers si interrompe però al Championship AFC, quando tra le mura amiche dell'Heinz Field si arrendono allo strapotere dei futuri campioni, i New England Patriots.

Proprio al termine di questa partita Big Ben pronuncia una frase diventata ormai storica, quel "Ritorna"ti porterò io a vincere il Superbowl!" con cui consola il runningback Jerome Bettis convincendolo a rinunciare all'ormai prossimo ritiro; una frase che solo dodici mesi e qualche giorno più tardi diventerà  realtà , proprio nella Detroit che ha visto nascere e crescere il runner numero 36 degli Steelers.

Nel segno della promessa fatta Roethlisberger gioca una stagione pazzesca, raggiungendo addirittura la perfezione nella partita dell'11 settembre contro Tennessee, quando confeziona il rating perfetto, 158.3, completando 9 passaggi su 11 tentati per un totale di 218 yards e 2 TD pass; la rincorsa del quarterback non viene fermata nemmeno quattordici giorni dopo, quando arriva la prima sconfitta in regular season, dopo 15 vittorie consecutive, ancora una volta ad opera dei Patriots, diventati la sua "bestia nera".

Una belva che però viene addomesticata, al Divisional, dai Denver Broncos, squadra con cui Pittsburgh si gioca l'accesso al grande ballo e che supera agilmente grazie a 3 touchdown, 2 su passaggio ed 1 su corsa, del proprio numero 7; al Superbowl XL contro Seattle Big Ben non riesce ad incidere come in altre occasioni, ma nonostante la tensione si rende protagonista di alcune ottime giocate, come la corsa da 1 yard che porta in vantaggio gli Steelers e il fenomenale blocco che consente a Randle-El di trovare Hines Ward libero in endzone per il TD che vale la partita e gli consente di diventare lo starting quarterback più giovane ad aver vinto il titolo NFL.

Molto simile, come evoluzione, anche la stagione che ha portato Warner ad alzare al cielo il Vince Lombardi Trophy, ovvero il 1999, con uno spot da titolare conquistato a sorpresa dal numero 13 dopo l'infortunio che ha tolto di mezzo Trent Green, arrivato in Missouri per diventare la stella indiscussa della squadra e completare un attacco che straripava di grandi nomi, su tutti quelli di Marshall Faulk, Isaac Bruce, e Torry Holt; con questi, e con Az-Zahir Hakim e Ricky Proehl, Kurt ha poi creato la micidiale offense dei Rams da tutti conosciuta come "The Greatest Show on Turf", la migliore creazione partorita dall'arguta mente di Mike "Mad" Martz.

Con l'attuale offensive coordinator dei 49ers al timone St.Louis demolisce gli avversari, che vengono piano piano sbriciolati dal poderoso e preciso braccio di Warner, capace di pescare ovunque i compagni e di lanciare per ben 4,353 yards in stagione, con 41 touchdowns all'attivo ed un'importante 65,1 % di percentuale sui passaggi completati; nemmeno a metà  stagione, il 18 Ottobre, l'ex quarterback di Northern Iowa abbandona l'anonimato conquistando la ribalta e le copertine delle riviste NFL, la prima a "rivelarlo" ai fans è Sports Illustrated, che lo presenta con l'intrigante articolo "Who Is This Guy?".
A fine stagione però certe presentazioni non sono più necessarie, infatti Warner viene nominato per la prima volta NFL Most Valuable Player, premio che unisce al titolo di MVP conquistato dopo la vittoria del Superbowl numero 34 contro i Tennessee Titans, dove conclude con 414 yards e 2 TD pass lanciati, e setta il nuovo record di passaggi completati, 45, senza subire alcun intercetto.

Kurt si ripete anche nel 2001, quando lancia per 4,830 yards e 36 touchdown, collezionando un nuovo riconoscimento come MVP della NFL, il terzo in tre anni per i Rams, ma lasciandosi sfuggire il secondo Vince Lombardi Trophy, perso nei secondi finali grazie ad un preciso calcio di Adam Vinatieri, kicker dei Patriots; nel match disputato al Louisiana Superdome il quarterback infila la seconda prestazione di sempre ad un Superbowl totalizzando 365 yards e 2 TD, uno su corsa ed uno su passaggio.

Nell'anno immediatamente successivo Warner inizia la caduta libera e già  in preseason comincia a dare segni di cedimento centrando la peggior partenza della sua carriera, 0-3, che funge da antipasto ad una stagione che finirà  ampiamente in anticipo, quella del 2003, quando viene rimpiazzato da Marc Bulger alla guida dei Rams dopo sei fumbles consecutivi ad inizio regular season, errori addebitati alla frattura del dito patita nel 2002, problema che sembra pregiudicare il proseguo della carriera ad alto livello.

Nel 2004, dopo essere stato rilasciato il 1 Giugno da St.Louis, si accasa a New York, sponda Giants, dove arriva con il ruolo di balia per l'inesperto rookie Eli Manning, giocatore che gli soffia il posto dopo la nona partita di stagione regolare, quando i blues sono ancora ampiamente in corsa grazie ad un record di 5 vittorie e 4 sconfitte; il panchinamento finale, gli scarsi risultati rimediati dal collega, che finisce la season con un poco invidiabile record 6-10, e qualche dissidio con il coaching staff lo porta ad allontanarsi dalla Grande Mela dopo una sola stagione.

Firma per Arizona qualche mese più tardi e ad un solo anno di distanza sembra stia per andare in onda la replica di un film già  visto, con Kurt che deve collaborare per svezzare il nuovo virgulto giunto in NFL, Matt Leinart, giovane quarterback proveniente da Southern California; a scalzarlo dallo starting job è però Josh McCown, che approfittando di un piccolo infortunio del veterano se ne appropria per due partite, diventate poi quattro grazie a delle prestazioni convincenti.

Convinzioni che lasciano la testa di Dennis Green prestissimo, infatti Warner torna titolare e guida i Cardinals fino alla quindicesima settimana, quando un infortunio lo costringe a chiudere in anticipo la stagione; torna ad inizio 2006 e sembra tornato sui livelli dei primi anni in NFL, infatti conquista una nomina a NFC Offensive Player of The Week, prima di tornare nell'oblio ed essere nuovamente relegato al ruolo di backup, questa volta per fare spazio a Leinart, dopo una partenza 2-4.

Il 2006 è un anno difficilissimo anche per il giovane collega degli Steelers, che però più che perdere il posto in squadra rischia seriamente di perdere la vita, a causa di un incidente stradale da cui esce quasi incolume nonostante la moto sia ridotta ad una carcassa di ferro irriconoscibile; nell'offseason post Superbowl si rincorrono le voci su Ben, di cui viene messo in discussione addirittura il proseguo della carriera, il tutto mentre lo staff dirigenziale e coach Cowher fanno quadrato attorno al loro leader.

L'inizio di stagione non è sicuramente facile, e dopo che Charlie Batch ha guidato nelle prime uscite Pittsburgh, Roethlisberger si riprende a piccoli passi lo spot da titolare, tentando di rimettere assieme i cocci della propria vita sportiva e ricominciando a lanciare l'ovale; il quarterback ritorna in campo grazie ad un casco speciale che gli consente di tenere ben al riparo la faccia, la parte del corpo più martoriata dall'incidente, ma lo smalto non è dei migliori e fioccano intercetti e turnovers.
A cavallo tra i due anni, 06 e 07, avanza la convinzione tra gli addetti ai lavori che l'ex alfiere dei Miami Redhawks è soggetto agli errori quando è costretto a lanciare troppo durante la partita, eppure non mancano corpose eccezioni, come il career high realizzato a Denver nella sfida della nona settimana di regular season, quando lancia per 433 yards; impossibilitati dal difendere il titolo a causa dell'eliminazione dalla corsa playoffs, Ben e gli Steelers si consolano estromettendo i Bengals, battuti nell'ultima partita stagionale del torneo 2006.

Dodici mesi dopo si fermano al Wild Card Game, eliminati dai Jaguars di David Garrard a casua del quarantasettesimo sack stagionale subito da Roethlisberger, secondo nella classifica dei quarterback più sackati, che consente alla squadra di Jacksonville di spuntarla per due punti, 31 a 29; il 2007 è però di fondamentale importanza per il 7 di Pittsburgh, che guida gli Steelers alla cinquecentesima vittoria della loro storia, il 17 Settembre 26-3 contro Buffalo, e arriva terzo nel premio per il Comeback Player of The Year, alle spalle di Randy Moss e Greg Ellis.

Nello stesso anno arriva anche il momento della riscossa per Warner, che si riprende il ruolo di starting quarterback a suon di rabbiose rimonte, di splendida fattura quelle realizzata contro i Ravens alla terza settimana di regular season, quando in quasi due quarti giocati lancia per 258 yards e 2 TD riportando i Cardinals sul 23 pari, prima del FG che regala la vittoria a Baltimore; una settimana più tardi Leinart si infortuna e Kurt viene rinominato titolare, concludendo la stagione con 3,417 yards e 27 TD pass totalizzati, il tutto corredato anche dal career high, 484 yds, realizzato il 25 Novembre contro San Francisco.

All'inizio di questa stagione Warner piazza l'ultima rimonta, riprendendosi ancora una volta lo starting role dopo che l'ex USC era stato nominato nuovamente starter durante l'offseason, quando l'head coach Ken Wisenhunt aveva lasciato aperto uno spiraglio al veterano, lasciando intendere che comunque tutto si sarebbe deciso alla prima settimana di torneo NFL; il resto è storia recente, 16 start consecutive per un totale di 4,583 yards, 30 touchdowns, 14 intercetti, numeri che Kurt non metteva insieme da ormai 7 anni, e anche in quell'occasione arrivò al Superbowl.

Per Warner si tratterà  della terza presenza al grande ballo, per Roethlisberger, che proprio con Wisenhunt festeggiò la vittoria del Superbowl XL, della seconda; in entrambe i casi si tratterà  di una vittoria, un'affermazione, che premia dei giocatori completi, degli uomini dotati di un carisma straordinario e di qualità  atletiche e tecniche fuori dal comune. Il vecchio Kurt ha già  dimostrato nel corso degli anni di cosa è capace, il giovane Ben è ancora ad inizio carriera, eppure in pochi si ricordano che sono pochi i quarterback che alla sua età , detengono già  così tanti record, come quello delle vittorie nei primi anni di NFL.

Comunque vada, vincerà  un grande. Che vinca il migliore.

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