Super Bowl XLIII: Preview

Kurt Waner e Larry Fitzgerald hanno portato i Cardinals a vette mai toccate.

Come tutti gli anni. Che cosa, direte voi? Su, appassionati, in fondo lo sapete. Come tutti gli anni un'attesa stagione di football ci è passata sotto il naso a velocità  fulminea, incredibile pensare che in così poco tempo si sia giocato un numero così alto di partite, o meglio, se ne è a conoscenza, ma ancora non pare vero.
Così, in men che non si dica, ecco che si para all'orizzonte il gustoso antipasto del Super Bowl, preceduto come tradizione e logica richiedono, da allenamenti delle squadre prima della partenza, arrivo nella città  selezionata per l'evento, scrimmages perfezionati sul terreno neutro destinato allo scontro, immancabili sessioni di interviste, ma soprattutto una preview dopo l'altra. Proprio come quella che state per leggere.
Il Super Bowl XLIII, che si disputerà  a Tampa, ospiterà  Pittsburgh Steelers ed Arizona Cardinals, due squadre molto diverse tra loro, partendo dalla differente maniera di interpretare il gioco sul campo fino ad arrivare ai trascorsi storici: la squadra del deserto, nonostante gli innegabili miglioramenti difensivi, era conosciuta prima di questi playoffs esclusivamente per la sua potenza offensiva, mentre la compagine della città  dell'acciaio ha tenuto inderogabilmente fede al principio di difendere forte e conquistare le partite con un attacco basato sul controllo del cronometro e sulla stabilizzazione tempestiva del gioco di corse, ovvero un football spettacolare contro uno fatto di botte e sudore.
Molta la diversità  anche a livello di argenteria: gli Steelers arrivano all'appuntamento con The Big One avendo già  una delle mani completamente piena di anelli, Arizona ha invece riscritto tante delle pagine del suo libro, vincendo più gare di postseason nell'ultimo mese che non in tutta la sua lunga storia, uno dei fattori per cui il team di Mike Tomlin è considerato favorito nei pronostici pre-gara.
Dei pronostici, perlomeno per lo scrivente, se ne può anche fare a meno in occasioni come queste, non solo perché Arizona ha vinto con determinazione ogni santa competizione sovvertendo il mondo intero, piuttosto perché chiunque delle coinvolte vinca, ci sarà  modo di scrivere un nuovo, entusiasmante, capitolo di storia del football professionistico.

Non sarebbe infatti storia vincere il sesto Super Bowl della franchigia per gli Steelers, già  detentori del primato, ex aequo con 49ers e Cowboys, fatto che erigerebbe la franchigia della Pennsylvania una spanna sopra tutti gli altri? E come non potrebbe definirsi se non leggendario l'eventuale successo dei Cardinals, fino allo scorso anno protagonisti delle barzellette e capaci quest'anno di vincere il primo titolo divisionale dal 1975, di aggiudicarsi la prima partita di playoffs in casa propria, e di bissare un evento registrato quando questa franchigia apparteneva ancora alla città  di Chicago (vittoria del campionato Nfl, anno 1947)?

Differenze, ce ne sono in abbondanza anche analizzando il cammino delle due squadre per giungere a destinazione. Ecco com'è andata.

Gli Steelers avevano dato netta impressione di essere squadra solida una volta giunti alla bye week, sei settimane dopo l'inizio delle ostilità , periodo temporale in cui avevano compilato un record di 4-1, secondo in Afc alla sola perfezione dei Tennessee Titans, arrivato soprattutto grazie ad una grande difesa, capace di coprire i problemi di un attacco non perfetto. Tanti ed evidenti erano stati difatti gli errori commessi da Ben Roethlisberger, proveniente da un campionato fatto di 30 passaggi da touchdown, ma molto più propenso all'intercetto in questo (17 TD, 15 INT), e diversi i grattacapi creati dai problemi fisici di Willie Parker, assente in cinque differenti occasioni e responsabile di sole quattro partite sopra le 100 yards, con 5 mete a referto, gettando ombre sull'effettivo recupero dello stesso dal grave infortunio patito l'anno prima.
Un attacco capace di produrre un solo TD pass contro i Browns era stato sostenuto da una difesa che aveva concesso agli avversari due field goals. Contro gli Eagles, nell'unica sconfitta del periodo analizzato, erano arrivati 9 sacks e solamente 6 punti. Nell'overtime contro i Ravens, prima di un'epica serie di battaglie, era stato fondamentale un ritorno di fumble di Lamarr Woodley. Infine, contro quei Jaguars che avevano spedito a casa Pittsburgh nel 2007, Roethlisberger aveva avuto bisogno di vedersi ritornare un intercetto in meta prima di decidersi a sfoderare 309 yards e 3 TD.

Pittsburgh vinceva molto, ma convinceva poco, sensazione rimasta anche al ritorno in azione del team dopo il riposo escludendo solamente un 66-20 sommato nei due confronti con i derelitti Bengals ed una più che convincente vittoria contro i Washington Redskins, partite nelle quali erano emerse le buone scelte fatte a livello di backup, date le positive prestazioni di Byron Leftwich e Mewelde Moore.
I dubbi persistevano, perché gli Steelers non avevano trovato il modo di arginare la corazzata New York Giants, ed avevano servito una vittoria su un piatto d'argento ai nemici Colts: contro Eli il destino sembrava prendersi gioco degli uomini di Tomlin, visto che tra gli episodi decisivi per la sconfitta c'era una safety provocata da un cattivo snap effettuato dal miglior giocatore della compagine, James Harrison, talmente dedito alla causa da improvvisarsi, per esigenza, long snapper.
Contro Peyton, invece, determinante era stato un altro dei turnovers commessi da Big Ben, un intercetto arrivato nel quarto periodo convertito nei punti del decisivo sorpasso dal collega di Indianapolis. La vittoria per 11-10 contro San Diego, bizzarra ma difensivamente dominante, non faceva che alimentare ancora i dubbi, peggiorati dalla mancanza di protezione a disposizione di Roethlisberger che, assieme a condizioni fisiche non eccelse, trovava nella sua linea offensiva una parziale giustificazione a quelle prestazioni così alterne.

Era il rush finale a cambiare alcune delle carte presenti in tavola: qui, difatti, arrivavano importanti affermazioni contro New England, squadra da 11-5, e Dallas, che ancora non aveva optato per il suicidio collettivo e che quindi godeva dello status di potenza della Nfc. La cosa più importante, tuttavia, era stato l'aggiudicarsi della sfida di "ritorno" contro i Ravens, che aveva definitivamente posto una partita di vantaggio a favore degli Steelers, sancito il 2-0 stagionale nei confronti dell'avversaria divisionale più pericolosa, e posto una pesantissima ipoteca sulla conseguente conquista della Afc North. La sconfitta del 21 dicembre contro i Titans aveva tolto a Pittsburgh la possibilità  di approdare in postseason con il seed numero uno, ma quanto fatto in precedenza era comunque stato sufficiente per restare a casa mentre gli altri si sbranavano nelle wild cards. La vittoria dell'ultima di campionato contro Cleveland, invece, aveva preoccupato assai, perché Roethlisberger vi aveva riportato una commozione celebrale, danno potenzialmente ancor più grave se relazionato a quell'incidente in moto di qualche stagione fa.

La stagione regolare giocata dalla difesa degli Steelers era così riguardevole che erano emerse considerazioni di Mvp per James Harrison, che con i suoi 16 sacks e 101 placcaggi aveva sognato di emulare Lawrence Taylor. Troy Polamalu era stato in lizza per l'Mvp difensivo, premio poi meritatamente vinto dallo stesso Harrison. Hines Ward aveva collezionato un'altra stagione da oltre 1.000 yards. Tante similitudini, quindi, con quell'edizione che aveva vinto il Super Bowl di tre anni prima.

Nei playoffs gli Steelers hanno mantenuto il ritmo di fine regular season, e non hanno più sbagliato un colpo: i sorprendenti Chargers sono stati brutalmente gettati fuori da quei playoffs che tanto da distante avevano rincorso e miracolosamente acciuffato, e nella battaglia delle battaglie, il terzo episodio della saga Ravens, Pittsburgh ha dimostrato ancora la propria superiorità . Roethlisberger? Fondamentale il suo gioco privo di errori, nessun intercetto lanciato nei playoffs, e tanta, tanta consistenza a livello di decisioni prese, con la collaborazione di Heath Miller e Santonio Holmes. Il gioco di corse? Non è andato molto contro Baltimore (lo si sapeva), ma le 146 yards con 2 mete che Parker ha ammassato contro San Diego sono state indice del suo completo recupero. La difesa? Come sempre, eccellente. La migliore della Nfl.

Arizona e playoffs erano due concetti che, prima della partenza, pareva dovessero viaggiare ancora su binari differenti. Certo, Approfittando di una division debole ci si può sempre attendere di tutto, i miglioramenti dei Cardinals erano stati innegabili ma qualora la squadra fosse stata capace di raggiungere la posteason sarebbe stata macinata dal primo capitato. Questa, fino ad una settimana fa, era l'opinione di chiunque.

Kurt Warner era giunto in Arizona per gestire il ruolo di chioccia di Matt Leinart, ed ha terminato con il soffiargli lo spot di quarterback titolare, dimostrando che, a 37 anni, qualche cartuccia da sparare ce l'aveva ancora. Tanto salivano le sue cifre strada facendo, già  472 yards nella quarta di campionato nella brutta sconfitta per 56-35 contro i Jets, tanto scendeva drammaticamente l'utilizzo di Edgerrin James, pedina non più insostituibile per un sistema offensivo che ne fregava altamente di navigare sui bassifondi statistici della lega nel gioco di corse, tanto alto era il potenziale aereo fornito da Warner ed i suoi bersagli, Larry Fitzgerald ed Anquan Boldin, quest'ultimo miracolosamente non terminato in holdout dopo numerosi musi lunghi per via di un contratto non ancora rinnovato, favore che Fitzgerald aveva invece ottenuto. Una potenziale bomba ad orologeria si era invece tramutata in una missione di squadra, mandare in stato di shock il mondo tanto per parafrasare i cartelloni apparsi durante il Championship, ma prima c'erano non pochi problemi da risolvere.

Uno su tutti il record vincente, di cui non si fidava nessuno. Già , dando uno sguardo alle classifiche divisionali era fin troppo chiaro che qualunque fosse il bilancio di Arizona, avrebbe contenuto una gonfiatura fornita da neanche tanto facili vittorie ottenute contro San Francisco, St. Louis e Seattle, rivali tutte alle prese con stagioni disastrose. Esatto, nemmeno i Seahawks, che la Nfc West la vincevano spesso facile, erano più un ostacolo, i pur bravi 49ers di inizio campionato non avevano ancora subito la metamorfosi apportata da Mike Singletary, ed i Rams, dopo aver clamorosamente battuto Redskins e Cowboys, erano ripiombati nella mediocrità .

Non aveva giovato fare due calcoli, a fine anno, a bilancio, il quale parlava di un record intonso all'interno del debole raggruppamento, e di un 7-5 contro la Nfc a livello complessivo. Stava semplicemente a significare che Arizona, contro avversarie della Nfc non appartenenti alla West, aveva terminato 1-5. Facile, quindi, presumere che, con il 9-7 totale e con i presupposti di cui sopra, i Cardinals fossero potenzialmente la peggior squadra di tutta la Nfl ad aver raggiunto i playoffs, qualcuno addirittura faceva notare che persino l'8-8 ottenuto dai Chargers nella Afc era da considerarsi di maggior valore, perché accumulato contro avversari di ben altro spessore. Fino a lì, il ragionamento aveva un certo senso.

Tale senso era confermato da un'occhiata alle statistiche difensive, nelle quali Arizona stazionava nella metà  peggiore in tutte le categorie numeriche: la peggiore era quella dei punti concessi, 26.6 a gara, cifra inevitabilmente gonfiata da quei 56 punti presi a New York (6 TD pass di Brett Favre) e dai 47 presi nell'asfaltata di New England, partita che secondo la maggioranza dei giocatori interpellati ha segnato la svolta positiva della stagione dei Cardinals. No, non era solamente la solita occasione dove la squadra che viene dal caldo veniva paralizzata da una nevicata proibitiva, era stata una prestazione pessima, di cui vergognarsi, sulla quale l'intera squadra ha avuto modo di riflettere oltremodo. A causa di ovvi problemi meteorologici, difatti, l'aereo di Arizona era dovuto rimanere fermo molto più del previsto, il viaggio di rientro era stato interminabile, e tutti avevano avuto addosso quella sensazione di spregio più a lungo.

Da lì, la volontà  di ricominciare tutto daccapo, senza permettere a quelle sensazioni di tornare a prendersi possesso della squadra.

Nei playoffs, ecco la mutazione finale: le chiavi? Principalmente due; la prima una difesa che ha retto l'urto della sorpresa Matt Ryan, del gioco di corse dei Panthers e che ha limitato Brian Westbrook, lo stesso che in regular season aveva segnato 4 touchdown e contribuito fortemente ai 48 punti che gli Eagles avevano messo a referto il giorno del ringraziamento. La seconda, l'improvviso ingresso in scena del gioco di corse, trainato da un redivivo Edgerrin James e dalla sorpresa Tim Hightower, il quale ha tenuto medie per portata tutt'altro che stratosferiche, ma dato una minaccia costante in redzone considerato l'alto numero di mete segnato in quella situazione. Ci sarebbe anche la terza, rappresentata dacolui che oggi è il ricevitore di riferimento della lega, Larry Fitzgerald: da solo, ha smontato ogni singola secondaria incontrata. L'aveva fatto altre volte, ma non gli era mai capitato di poterlo fare per tre volte consecutive davanti all'attenzione nazionale.

D'un tratto nomi come Antrell Rolle, Adrian Wilson, Darnell Dockett, Gabe Watson e Gerald Hayes sono stati associati ad una difesa diventata determinante. Edgerrin James non è più il separato in casa che era ad inizio stagione. Ken Wisenhunt ha bruciato le tappe, ed secondo anno che ha già  trovato una strada più veloce di quanto si pensasse per portare questa franchigia in alto. E Kurt Warner ha vinto l'ennesima scommessa sfavorevole della sua vita.

Come a lui, anche agli Arizona Cardinals avevano detto che non ce l'avrebbero mai potuta fare. Speriamo che stavolta la lezione sia stata recepita dai detrattori. Chi crede profondamente in se stesso, sa benissimo come vincere anche quando sa di stare perennemente dalla parte debole.

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