I Giants cadono a Cleveland

Braylon Edwards è stato il chiaro protagonista della serata.

Nel football le cose, si sa, possono cambiare velocemente. C'è veramente poco di scontato, di prevedibile ed affermabile con una certa sicurezza, i pronostici sono molto più difficili da indovinare che non in qualsiasi altra disciplina, e dare per spacciata una squadra debole contro una messa meglio in classifica non sempre rende al meglio.

Ci si trova così, la domenica sera, a fare i conti con una sconfitta abbastanza clamorosa dei Redskins per mano dei St. Louis Rams, nonché con dei Cowboys che tornano a mani vuote dalla trasferta in Arizona dopo una pazza conclusione di gara, con un Romo ed un McBryar in meno.
E capita pure che nel lunedì notte, con le due concorrenti più minacciose inaspettatamente sconfitte, i New York Giants perdano l'effetto Road Warriors in quel di Cleveland, nell'esatto momento in cui avrebbero potuto piazzare un'altra partita di distanza con le rivali, lasciando la Nfc East così com'era una settimana fa, con la sola differenza del momentaneo rientro in gioco degli Eagles.

Di solito si parla dei cosiddetti fortini, quegli stadi dove non si riesce mai a vincere, dove strisce vincenti vengono costruite, dove lunghe passeggiate nei playoffs vengono preparate ed affrontate. Per i Giants si tratta dell'esatto contrario. Lontani da casa non perdevano da 11 partite consecutive, l'ultima volta che era successa una cosa del genere erano stati battuti dai Cowboys al Texas Stadium. Era il primo Sunday Night del 2007.
Quella sera la difesa di Steve Spagnuolo aveva concesso più di 420 yards agli avversari di turno, ieri notte quella cifra è cresciuta ancora, arrivando a quota 454, inesorabilmente coincisa con un'altra sconfitta, più dolorosa se relazionata all'1-3 ed allo stato di crisi con cui i Browns erano arrivati al kickoff, meno se si pensa al tonfo dei Redskins, sconfitti da una squadra senza alcuna vittoria. Mal comune mezzo gaudio, quindi.

Avere un astro nascente può motivare parecchio, specialmente se destinato a prendere un giorno le redini della squadra di cui si è titolari. Successe a Drew Brees in quel di San Diego, quando la squadra dovette rinunciarvi per riuscire a giustificare la scelta al draft di Philip Rivers, ed è capitato in questi giorni anche a Derek Anderson, che ha saputo reagire alle avversità  fiutando il pericolo di ritrovarsi in panchina per il resto della stagione a guardar giocare Brady Quinn, magari pensando a quello che sarebbe potuto essere.

Anderson, 18/29 per 310 yards e due passaggi da touchdown, è stato molto convincente, ha mosso con successo l'attacco ed ha giocato nettamente meglio di Eli Manning, determinante per la sconfitta di New York a causa di tre intercetti; un grosso aiuto gli è arrivato da Braylon Edwards, l'Mvp di serata, che con 154 yards su ricezione ha fissato il suo nuovo massimo in carriera, rivelandosi un incubo per un cornerback molto valido come Aaron Ross, che gli ha concesso una meta ed una ricezione di 70 yards nel primo quarto, cancellando per il momento il ricordo di quei costosi drops per cui, in questo inizio di campionato, era diventato tristemente famoso.

Un'altra grossa mano è arrivata dal reparto tight ends, ieri notte orfano di Kellen Winslow Jr., che ha trovato sicurezze nelle prestazioni di Steve Heiden, normalmente a proprio agio più come bloccatore ma ugualmente responsabile di 5 ricezioni per 59 yards in momenti anche delicati della partita, e nota di merito va pure a Darnell Dinkins, bravo nell'eseguire una difficile ricezione in endzone dopo un lancio calcolato in maniera millimetricamente perfetta dal parte di Anderson, le cui giocate positive hanno spesso e volentieri annullato la negatività  del cumulo di penalità  collezionate dalla linea offensiva sullo scrimmage attraverso un numero di false partenze francamente inaccettabile per questi livelli.

Quando Crennell e Savage avevano dilaniato le proprie selezioni al draft per un pugno di veterani di impatto immediato, pensavano proprio a prestazioni come quella che ha fatto vedere ieri Shaun Rogers.

Per un attimo, non ci si fermi a guardare nemmeno per un minuto il 2 che troneggia sul computo totale dei tackles effettuati dall'enorme defensive tackle, quella è roba buona solo per i vari fantasy games. L'impatto di Rogers è stato evidente, in più di qualche occasione Manning ha rischiato l'estromissione dalla gara per via dei colpi che gli venivano puntualmente recapitati, ed una linea offensiva notoriamente compatta ha sudato le proverbiali sette camicie per riuscire ad avere ragione di un elemento che richiama continui raddoppi, e che porta a spasso 350 libbre permettendosi di piroettare eseguendo la miglior interpretazione possibile del Dwight Freeney di turno.

La difesa ha risposto molto bene anche con il gioco delle secondarie, tramite le quali il rientrante Plaxico Burress è stato marcato a dovere (5, 58, TD) essendogli stata negata qualsiasi tipo di ricezione profonda, ed attraverso le quali sono state prodotte le giocate che hanno deciso il confronto, concretizzatesi negli intercetti di Pool, McDonald ma soprattutto di Wright, che ha riportato un erroneo lancio di Manning per la bellezza di 94 yards segnando la meta della staffa, quella del 35-14 finale, scatenando la festa di una città  tornata, per una sera, ai tradizionali entusiasmi di un tempo, che ha avuto dai propri giocatori il regalo migliore per festeggiare il primo Monday Night giocato a Cleveland dal 1993.

69%. Non è una cifra buttata lì a caso, è semplicemente un'altra chiave di lettura della vittoria dei Browns. Rappresenta infatti la percentuale di successo in fase di conversione di terzo down da parte dell'attacco condotto da Anderson contro una difesa che una settimana fa aveva tenuto Seattle al 9%, e che escludendo la gara contro Cincinnati aveva tenuto tutte le altre avversarie al 23%.

Terzi downs che neanche l'attacco dei Big Blue non ha faticato per trasformare in nuova linfa, soprattutto data la sicurezza fornita dalle mani di Steve Smith, che non sarà  un gamebreaker come l'omonimo di Carolina, ma che quando c'è da trasformare un terzo down critico si è dimostra concreto come pochi, come dimostra la maggior parte delle 94 yards da lui accumulate.

Curioso, infine, ma anche scioccante, leggere le statistiche e rendersi conto che i Giants hanno perso pur correndo per 181 yards, 67 da parte dell'autobus Brandon Jacobs, 101 ottenute da Derrick Ward, intelligentemente utilizzato nel secondo tempo in adattamento alla pressione esterna della difesa, opportunamente fatto sgattaiolare all'interno tramite delle draw chiamate con l'intento di colpire nel mezzo, successo testimoniato dalle sue 10 yards di media a portata.

Mentre i Giants, che lasciano Tennessee quale unica franchigia imbattuta di tutta la Nfl, rifletteranno su come non sprecare altre occasioni simili, che nella Nfc East sono più importanti che nelle altre division, i Browns potrebbero aver trovato il modo di divenire quella squadra in grado di rispecchiare le promesse, prospettiva senz'altro migliore rispetto a quella strada intrapresa con l'inizio dell'era Crennell, ovvero quella di nobile decaduta ancora in cerca di un nuovo filone di successo che manca da troppo tempo, quella di eterna incompiuta che non riesce a vincere le partite che contano per andare ai playoffs.

A 2-3 l'aria è diversa da quella del potenziale 1-4, che avrebbe compromesso la stagione e demoralizzato l'ambiente. Il primo passo è stato compiuto ridando fiducia ad un pubblico che sa essere caldissimo. E cominciare a vincere con continuità  in casa sarebbe già  un traguardo importante.

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