Rays – Rangers: Preview

Vlad se la ride; dopo le critiche di chi lo vedeva ormai finito ha portato i Rangers a degli storici playoff

Due percorsi differenti in due division differenti per caratteristiche, ma uno stesso risultato, l’approdo ai playoff.

Se i Texas Rangers sono stati in testa alla loro divisione per quasi tutto il corso della stagione regolare, senza essere scalzati dal primo posto, approfittando di avversari tutt’altro che irresistibili (Oakland ha finito a 9 partite di distacco), il percorso per i giovani Tampa Bay Rays è stato piuttosto accidentato.

Parte della division più dura del baseball, i Rays se la sono giocata fino all’ultimo con gli Yankees per il pennant che avrebbe significato il vantaggio del campo nelle ALCS in caso di superamento del primo turno e sono riusciti a portare a casa il risultato, costringendo la squadra del Bronx ad una wild card che significa remake della sfida dello scorso anno contro i Twins.

È da qualche anno che Texas sta facendo graduali passi avanti e questo è l’anno giusto per provare a vincere. Questo è quello che devono aver pensato i dirigenti ad Arlington, visto che hanno deciso di investire, puntando forte, su quello che probabilmente è stato il miglior lanciatore degli ultimi due anni, quel Cliff Lee che dopo un Cy Yong nel 2008 ha portato i Phillies alle World Series da numero 1, annichilendo gli Yankees, futuri campioni del mondo, nelle sue due partenze.

A stagione in corso è così arrivato il lanciatore affidabile, in grado di gestire il peso di un intero pitching staff sulle sue spalle, per cui Texas ha sacrificato un prospetto già  vicino alla MLB come Smoak.

Questo deve essere l’anno per vincere, dal momento che a fine anno Lee sarà  free agent e sarà  difficile trattenerlo in Texas, viste le sirene dalla costa Est.

Le basi erano però già  solide prima del suo arrivo nello Stato dei Bush, visto che i Rangers avevano, oltre al solito attacco esplosivo favorito dall’aria secca del Sud Ovest, messo su un pitching staff che si potrebbe definire “insolito”, ma che ha funzionato davvero molto bene, limitando i punti subiti.

Uno dei protagonisti della stagione sul monte è stato, infatti, il closer convertito a partente, tra molti dubbi degli scettici C.J. Wilson, che ha lanciato per oltre 200 inning, con ottimi risultati, portando a casa 15 W per la squadra, pur mostrando un controllo rivedibile.

Meglio di lui ha fatto l’emigrante di ritorno, Colby Lewis, che, dopo due anni di successi in Giappone, ha continuato a lasciare al piatto gli avversari ad un ottimo ritmo, al punto da essere il quinto lanciatore di AL per SO/9, praticamente a pari merito con Verlander e dietro soltanto a Lester, Liriano e Weaver.

Anche lui ha lanciato per più di 200 riprese, collezionando 12 W a fronte di 13 L e dimostrandosi, nonostante il record negativo, un lanciatore più che affidabile con un buon controllo.

Sorprendente, e fortunata, la stagione di Tommy Hunter, lanciatore ventiquattrenne che, con un po’ di fortuna e senza numeri da capogiro ha ottenuto ben 13 vittorie, principalmente merito del proprio attacco, che lo ha supportato con più di 6 punti per ben 15 volte, ma che comunque è stato protagonista di una discreta stagione per una squadra classificatasi per la postseason.

Viste le premesse, l’asso della rotazione avrebbe dovuto essere Rich Harden, talento cristallino quanto la sua salute, che ha però faticato molto più del previsto, oltre ai tristemente noti viaggi in DL, per concludere con sole 5 W e 5 L, frutto di 92 riprese, minimo negli ultimi tre anni.

Il parco lanciatori è completato da Scott Feldman, lanciatore molto simile ad Hunter, non entusiasmante da guardare, con pochi K e di certo non un lanciatore dominante, ma un solido partente che ha permesso alla squadra di sopportare meglio le difficoltà  di Harden.

È evidente che non sembra trattarsi di un gruppo di lanciatori in grado di fare la differenza in postseason, nonostante un discreto bullpen, capitanato dal giovane Neftali Feliz, rookie classe 1988 nominato closer che ha chiuso la sua prima stagione intera tra i grandi con ben 40 salvezze, scalzando il veterano Frank Francisco.

E qui il mercato è venuto incontro alla franchigia di Arlington, con l’opportunità  di assicurarsi le prestazioni fino a fine anno del lanciatore che ha concluso la stagione 2010 con il rapporto K/BB più alto (10,28) dal 1994, anno in cui Saberhagen fece registrare un mostruoso valore di 11.

Se si considera che i due lanciatori che gli si avvicinano di più risalgono alla fine del XIX secolo ci si rende conto di che cosa abbia realizzato quest’anno Cliff Lee che, fino al 10 luglio, aveva lo stesso numero di BB concesse (6) agli avversari e di complete game, ancora giocando a Seattle.

Detto del monte, la forza dei Rangers è stata, negli ultimi anni, l’attacco, incardinato sulle doti da slugger dei suoi componenti. Negli ultimi due anni la musica della squadra è stata meno “monotona”, visto che, agli HR sono state aggiunte oltre 120 basi rubate a stagione, che hanno reso l’attacco meno monodimensionale e decisamente efficace (quest’anno quarti in AL per punti segnati e primi tra gli umani, cioè al di fuori della AL East).

Il giocatore chiave è stato senza dubbio Josh Hamilton, talento incredibile e atleta eccezionale che, messe da parte le difficoltà  personali che ne hanno caratterizzato i primi anni da professionista, ha confermato la sua esplosiva annata del 2008 (dopo un 2009 costellato di infortunii), entrando a pieno titolo nelle discussioni sull’MVP dell’American League, con 32 HR, 100 RBI ed una linea impressionante di .359/.411/.633.

Il suo compagno di reparto e coetaneo, l’esterno destro Nelson Cruz ha fatto quasi altrettanto bene, fornendo protezione nel quinto spot del lineup e battendo 22 HR, con numeri molto simili a quelli del più celebrato compagno, per una linea più che rispettabile di .318/.374/.576 unita ad una buona difesa.

Completa il tris nel cuore del lineup il veterano, ma sempre verde, Vladimir Guerrero, che, a 35 anni, ha contribuito alla causa con 29 HR e 115 RBI, avvantaggiato dall’avere spesso, molto spesso, Hamilton in base da spingere a casa per il punto.

Se l’età  e il fisico lo hanno costretto al ruolo di DH, lo slugger dominicano ha risposto a chi lo vedeva già  finito o quasi dopo un brutto 2009 che ha fatto scendere le sue quotazioni, portandolo ad un contratto da free agent che però si è ampiamente guadagnato, dimostrandosi probabilmente la miglior mossa in offseason per la squadra texana.

Il reparto esterni è completato da Julio Borbon, battitore rivedibile, specie per quanto attiene alla disciplina al piatto, ma ottimo difensore (tra i migliori in AL per la posizione).

L’infield è capitanato dal veterano e bandiera texana, Micheal Young, alla sua decima stagione consecutiva con la franchigia, che, con 157 partite disputate si è confermato una mazza discreta, ma in declino come difensore, anche a seguito dello spostamento nell’hot corner.

Chi non ha problemi col guanto è l’interbase, Elvis Andrus, interbase che, pur non ripetendo le prestazioni eccezionali dell’anno scorso si è confermato tra i migliori della lega, migliorando la propria disciplina nel box ed aggiungendo le solite 30+ rubate, il tutto a soli 21 anni.

Suo compagno di cerniera è Ian Kinsler, giocatore in grado di disputare stagioni incredibili, come l’anno scorso, in cui è diventato uno dei pochi 2B ad archiviare una stagione con 30 HR e 30 SB e che, anche quest’anno, nonostante qualche infortunio che lo ha limitato a 103 partite, ha fatto il suo, con una linea che denuncia la poca potenza (SLG al minimo in carriera) frutto probabilmente dei problemi fisici, ma comunque più che discreta: .286/.382/.412.

Il nucleo dei position players è poi completato dai catcher Bengie Molina, arrivato dopo la lunga militanza a San Francisco, e Matt Treanor; dal 1B/3B Jorge Cantu, acquistato dai Marlins, il 1B Mitch Moreland, 24enne autore di una buona stagione, e soprattutto dall’esterno poliedrico David Murphy, una delle migliori mazze del lineup della squadra dello stato dalla stella solitaria.

Tra coloro che avranno meno spazio nella serie si segnalano Chris Davis, Andres Blanco, Joaquin Arias e Jeff Francoeur, arrivato in Texas accompagnato dai sospiri di sollievo dei tifosi newyorkesi sponda Mets. I Rays, a loro volta, hanno conquistato il pennant della propria division per la seconda volta in tre anni e hanno chiuso la stagione con il miglior record dell’American League ed il secondo record MLB dietro ai soliti Phillies.

Lo hanno fatto chiudendo con il terzo attacco della division per punti segnati, dietro rispettivamente a New York e Boston, ma, soprattutto, grazie ad un ottimo monte, tra i primi posti dell’AL in molte statistiche specifiche, e a quella che probabilmente è la miglior difesa dello Junior Circuit.

La squadra di Tampa ha così concluso la regular season al secondo posto in AL per punti subiti. È interessante notare come, a parte i primi in questa graduatoria, gli A’s, penalizzati da un attacco asfittico, le quattro squadre che seguono si siano classificate per i playoff, confermando l’importanza di un monte affidabile e di una buona difesa.

Partendo proprio dal monte, l’età  media dei 5 partenti non arriva ai 26 anni, il che fa dei risultati ottenuti quest’anno un fatto ancora più rilevante ed incoraggiante per il futuro.

Il numero uno per rendimento e continuità  è stato sicuramente David Price, uno che, tra l’altro, di playoff se ne intende, essendo stato gettato nella mischia nel 2008, in piena corsa alle World Series.

Il 24enne mancino ha infatti lanciato 208 riprese concedendo pochissimo agli avversari, e facendo segnare un buon numero di strike out, oltre 8 a partita, accompagnati da un discreto controllo, con meno di 3,5 BB per 9 riprese. Il tutto gli è valso una scintillante ERA di 2.72 e ben 19 W, oltre ad una seria candidatura per il Cy Young Award.

Dietro di lui, Matt Garza non è stato così affidabile, alternando ottime partenze (tra cui una no-hitter) a pessime uscite, specialmente tra fine maggio e giugno, che, curiosamente, gli hanno permesso di essere utilizzato nel bullpen e di ottenere la sua prima S in MLB.

Settembre non è stato per lui un mese eccezionale, ma i Rays sperano che ai playoff Garza ritorni quello di due anni fa alle ALCS contro Boston.

Il numero 3 è un veterano della franchigia della Florida, alla sua quinta stagione con i Rays ed alla quarta stagione consecutiva da oltre 200 riprese. James Shields è stato ottimo quest’anno se si guardano alle sue statistiche periferiche, quali gli strike out e le basi per ball, ma è stato colpito dalla sfortuna sulle palle messe in gioco dagli avversari, che sono diventate troppo spesso delle valide.

Avendo un’ottima difesa alle spalle, è facile pensare che si sia trattato di sfortuna e che le cose possano migliorare l’anno prossimo o, meglio ancora per i tifosi Rays, già  da questi playoff.

Dietro di lui Jeff Niemann atteso dalla sua seconda stagione, per confermare quanto di buono fatto intravedere nel suo primo anno in MLB ha sostanzialmente ripetuto le performance dello scorso anno confermandosi un solido numero 4 in grado di portare a casa 12 W importanti e di accollarsi un buon numero di inning.

Così è stato anche per Wade Davis, frutto del farm system di Tampa, che al suo primo anno ha confermato le previsioni della vigilia, mostrando, a 24 anni, di poter essere un discreto lanciatore anche in Major, pur senza far registrare numeri spettacolari.

Poco più di 6 strikeout a partita, accompagnati da 3,3 BB in nove riprese ne fanno quindi un lanciatore affidabile a cui dare la palla ogni cinque giorni, che, seppure senza grandi lampi, ha lanciato per quasi 6 riprese a partenza.

Il bullpen dei Rays è stato senza dubbio tra i migliori del campionato appena conclusosi, con un’ERA sotto il 3, che può contare su un closer affidabile come Soriano, leader dell’AL in salvezze (45 con 3 sole BS) e su giocatori esperti come Benoit, Wheeler e Balfour.

Se a questi nomi si aggiunge la possibilità  di utilizzare Andy Sonnanstine come rilievo lungo in caso di difficoltà /infortuni dei partenti ufficiali, emerge la reale profondità  dello staff di lanciatori dei Rays.

Tra i position players, la star della squadra è senza dubbio Evan Longoria, 3B giovanissimo che, seppur senza ripetere i numeri dell’anno scorso nella casella degli HR, ha concluso la regular season con una linea di .294/.372/.507, che ha portato alla squadra 104 RBI, 22 HR e 46 doppi.

Al mix Evan ha aggiunto anche 15 rubate, per una squadra che ama correre sulle basi, ed un’ottima difesa nell’hot corner.

Alle sue spalle, anche in campo, Carl Crawford, pedina pregiata della prossima free agency, che ha deciso di salutare i tifosi dei Rays con la miglior annata della sua carriera, sfiorando i 20 HR e aggiungendo le 47 SB a fronte di soli 10 colti rubando.

La sua capacità  di arrivare in base e di muoversi grazie alle sue gambe ne fanno un ottimo giocatore per il lineup, da spingere a casa per il punto, tanto da aver raggiunto i 110 punti in stagione.

Come Longoria, anche Crawford è stato tra i migliori difensori nella sua posizione in AL, dietro solo alla stagione mostruosa di Brett Gardner. I suoi compagni di outfield sono, al centro, B. J. Upton, reduce da una stagione piuttosto negativa per i suoi standard, nonostante un rimbalzo in attacco dopo il deludente 2009 e Ben Zobrist, che non è riuscito a ripetere un’eccezionale 2009, ma che si è dimostrato utile per la sua versatilità  in difesa, essendo in grado di ricoprire più posizioni dell’outfield e dell’infield.

Un giocatore importante per la postseason dei Rays potrebbe essere Matthew Joyce, mancino 25enne che potrebbe prendere a destra proprio il posto di Zobrist o battere come DH al posto del deludente Willy Aybar, titolare di una deludente linea di .230/.309/.344, davvero troppo poco per chi deve fare la differenza solo con la mazza.

Tra gli interni, la differenza è, invece, in grado di farla Carlos Pena, 1B mancino autore di 28 HR in una stagione che ha concluso con una media battuta bassissima a causa dei troppi strike out subiti, ma che, grazie ad un discreto numero di basi per ball ed alla sua potenza, riesce ad essere un giocatore produttivo, nonostante questa sia stata la sua peggior stagione da qualche anno a questa parte.

La coppia dei middle infielder è composta da Jason Bartlett e Sean Rodriguez. Se il primo non ha replicato l’ottima annata dello scorso anno, battendo poco e rimediando solo parzialmente grazie ad un’OBP decente per un SS, anche la sua difesa non è stata all’altezza, continuando un trend di peggioramento dal 2008 ad oggi.

Anche Rodriguez è un giocatore in grado di ricoprire diverse posizioni in campo, con una mazza però troppo leggera, che gli è valsa una linea mediocre di .251/.308/.397, condizionata dai troppi strike out e dalle pochissime basi per ball.

Il C rappresenta un interrogativo per gli avversari dei Rays; il più utilizzato quest’anno è stato il rookie John Jaso, giocatore piuttosto atipico, con poca potenza, ma che fa della valutazione dei lanci il proprio forte, tanto da avere la seconda OBP tra i ricevitori dell’AL dietro ad un certo Joe Mauer.

Le alternative sono i più esperti Navarro e Shoppach meno continui nel rendimento. Tra chi potrebbe entrare a partita in corso si segnalano innanzitutto il rookie Reid Brignac, l’utility Dan Johnsone Brad Hawpe, arrivato dai Rockies.

Game 1: Cliff Lee vs David Price si presenta come una partita aperta davvero a qualsiasi risultato, per cui sarà  difficile un qualsiasi pronostico.

Game 2: C.J. Wilson vs James Shields è un’altra partita difficile da pronosticare, in quanto Shields è in grado di tirar fuori dal cilindro una solidissima prestazione e di non concedere nulla agli avversari, ma quest’anno gli è riuscito troppe poche volte. Sarà  senza dubbio una partita divertente, in cui molti, moltissimi, battitori resteranno al piatto.

Game 3: Matt Garza vs Colby Lewis; anche qui, sembra lecito attendersi molti strikeout da entrambe le parti e una partita piuttosto equilibrata.

Game 4 (se necessario): Wade Davis (?) vs Tommy Hunter(?).
Il punto interrogativo significa che i manager, dovendo vincere per forza questa partita, potrebbero decidere di far lanciare il proprio asso, con poco riposo sulle spalle. Se così dovesse essere, sappiamo già  che Cliff Lee ha l’esperienza e le potenzialità  per farlo, sarà  così anche per Price?

Come c’è stato modo di osservare, si tratta di una serie che si rivelerà  molto interessante, con il ritorno ai playoff dei Rangers e due squadre in grado di esprimere un ottimo gioco in attacco e sul monte; sicuramente saranno delle Division Series equilibrate in cui pochi si stupiranno se si arrivasse ad una gara 4 il cui esito è tutt’altro che scontato.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *