‘Uno per il pollice’

Ultima fermata: 'VInce Lombardi Trophy'

Trenta anni per il quinto campionato del mondo, nel Super Bowl numero quaranta. Era dai mitici anni settanta, si dice così, e chissà  poi perché le decadi divengono sempre mitiche. Erano i tempi della "Steel Curtain".

In campo c'erano campioni del calibro di Terry Bradshaw Franco Harris e Lynn Swann, sulla sideline un mago, Chuck Noll. Dopo quattro vittorie in altrettante finali, trenta anni di sofferenza, di sconfitte nei championship, di stagioni deludenti finite presto o di altre terminate sul più bello. Basta una nottata magica a cambiare tutto.

Una serata di quelle che non si dimenticano, momenti meravigliosi che portano il sorriso sul viso dell'allenatore più "duro" della lega.

Non ci sarà  più l'etichetta di perdente attaccata a Cowher, unico coach degli Steelers a perdere un campionato del mondo, nell'ormai lontano 1996.

Abbiamo lavorato fin dal primo giorno per questo. Sono felice per tutti i ragazzi, per tutta questa organizzazione. Uno splendido gruppo di allenatori ed atleti. Io sono solo una piccola parte nel complesso del tutto. Eravamo orgogliosi di quanto fatto in passato, dobbiamo esserlo anche per il presente.

Questo il primo commento a caldo.
Aggiungendo con estrema soddisfazione: "Tutto questo non è stato determinato dal caso o dalla storia. Lo abbiamo deciso con il nostro lavoro. Oggi i nostri sforzi hanno vinto il match".

Si gioca a Detroit, un ritorno al Nord, in uno stadio coperto, dopo anni di peregrinazioni negli stati più caldi dell'unione. Perfetta la coreografica, le musiche, i colori. Bettis entra per primo, zompa a destra e a sinistra come un furetto appesantito da mille battaglie e da qualche chilo di troppo.

"The Bus" ha l'occasione della vita, chiude nella città  natale, i "neutrali" sono tutti per Lui. Il resto della formazione lo segue, sembra di vedere una scolaresca dietro il maestro. In fondo è l'"Anima e Core" della squadra. L'annuncio del ritiro subito dopo il match: "E' stata una cavalcata fantastica. Ora sono un campione. Il Bus si ferma qui, è ufficiale".

Risuona l'inno, sulle panchine facce tirate. I giocatori assaporano il gusto della sfida. Le istantanee di una stagione, di una carriera passano davanti agli occhi.

C'è Big Ben, molto del match è nel suo braccio. Può diventare il quarterback più giovane a vincere un Super Bowl. Lo sguardo è perso, guarda lontano, la paura lo attanaglierà  per tutta la gara. Paura di diventare un secondo Dan Marino, che giocò la gara della vita una volta, quando era ancor più imberbe dell'eroe attuale. Non ci fu una seconda occasione. Il quarterback finirà  con un "banale" 9 su 21 per 123 yards, e un rating di 22.6. Si poteva indubbiamente fare meglio.

C'è, dall'altra parte, Alexander. L'MVP della stagione ha già  fatto molto, ha la tranquillità  di chi è in pace con se stesso dipinta sul volto. Sempre sorridente e mansueto, la sua sarà  una prova dignitosa, 95 yards e una media di 4.8 per portata, contro una solida difesa. Non devasterà  il match, ma certo si sapeva che il lavoro non sarebbe stato semplice.

C'è Hasselbeck, occhi più decisi. Una backup, per molti anni, una scommessa vinta dal mentore Holmgren. Non sta nella pelle. Si muove, è frenetico. Rimarrà  così tutto la partita. Anche Lui senza infamia e senza lode, qualche errore grave, qualche buona giocata, serie tenute vive anche con le proprie corse. In generale una prova (26 su 49, 273 yards un touchdown, rating 67.8) che, data l'importanza della partita, non può essere definita negativa.

Seattle è data sfavorita, 3.5 punti lo spread. Tutti lo sanno, anche l'allenatore capo dei "falchi". Holmgren ha preparato bene l'incontro, ha un'occasione unica, può essere il primo allenatore a vincere con due squadre diverse. Molti hanno tentato, nessuno c'è riuscito. La maledizione non si spezza ancora, almeno non questa sera.

Ci sono gli uomini in completo zebrato. Il lancio della monetina sarà  l'unica certezza che daranno per tutto l'incontro. Per Bill Levy è il primo Super Bowl, la paura attanaglierà  anche Lui. Molti errori, troppi risulteranno influenti sul risultato. Non sarà  una serata indolore, probabilmente le polemiche continueranno per molto tempo.

Si parte, si scontrano subito i due reparti più forti. In campo l'attacco SeaHawks e la difesa Steelers. Disposizione a tre ricevitori, si lancia spesso sul corto , sempre nella zona da dove provengono i blitz. Hasselbeck deve rilasciare velocemente il pallone, evitando, per quanto possibile il playmaker difensivo Polamalu.

Tattica chiara, si colpisce la zona di Ike Taylor (il 60% dei lanci contro il numero 24 in maglia bianca), isolato uno ad uno con D Jax. Seattle si muove abbastanza bene. Il west coast offense propone difficoltà  alla 3-4 di Cowher, il cui attacco, invece, esce sempre dopo tre giochi. Gardocki è il giocatore più impegnato, non sempre calcia alla perfezione.

Le ottime posizioni di campo permettono un predominio, per altro sterile, ai campioni della NFC, che tengono il pallone per oltre 10 minuti nel primo quarto. Lo stallo si sblocca solo nel finale. Un buon drive porta Hasselbeck vicino all'area avversaria. Lancia diretto in end zone, Jackson riceve.

Sono i sei punti più brevi della storia del super bowl. Fazzoletto giallo sul terreno, è un'interferenza offensiva a pesare sull'azione. Una spinta almeno così dicono le zebre. Chiamata fiscale ad essere generosi con la crew, il ricevitore scuote la testa, non sarà  l'unica volta della serata.

"In generale non chiamano interferenze così", ha spiegato l'head coach perdente dopo il match. Due giochi dopo arrivano tre punti, buoni solo per il morale della squadra sfavorita. 15 minuti in archivio senza primi down su corsa, e con due formazioni che vogliono annullare il running game avversario. I quarterback sono protetti bene, ma solo uno, quello in maglia blu sembra giocare.

Si inizia il secondo periodo, ed è ancora la difesa di Seattle ad impressionare. 6-1 il conto dei primi down, una partita perfetta per Holmgren, in grado di controllare corse e passaggi degli avversari. Rhodes ha proposto una difesa aggressiva, che sopperisce allo svantaggio in termini di potenza con la velocità .

Un intercetto di Boulware sembra seppellire Pittsburgh, la palla torna nelle mani dei Seahawks, al termine di una serie in cui Roethilsberger ha finalmente completato qualcosa, ma anche dove è arrivato il primo grosso sbaglio. L'errore sembra causato da una mancanza assoluta di tocco, con la palla che esce sporca e finisce corta dritta nelle mani del defensive back avversario.

20 minuti di gioco, la squadra favorita è già  con le spalle al muro, quando finalmente la difesa si sveglia. Tre giochi portano Seattle a millimetri dalla chiusura del down, nessuno se la sente di andare alla mano. Sul successivo possesso, l'unica magia in una serata grigia, di Big Ben. Ward arriva sulle due avversarie. E' il momento dell'idolo di casa. La difesa resiste.

Ci riproviamo, Tatupu stronca tutto. Terzo down, ci si gioca molto. Roethilsberger riceve lo snap, rolla sulla sinistra, stesso lato, stessa azione di 15 giorni or sono. La meta che ha chiuso il championship è nella mente del quarterback. Tuffo in end zone, arbitri con le mani al cielo, si festeggia in maglia bianca. Pochi istanti e tutto viene rivisto. Il booth chiama il challenge, siamo negli ultimi due minuti.

La moviola non lascia dubbi, mostrando chiaramente che la palla non supera la linea, non è touchdown. Holmgren sorride, sa di aver vinto la battaglia. Arbitri a consulto, la comunicazione lascia tutti di stucco, la chiamata del campo rimane. Sideline in blu incredula, nessuno ha la forza di protestare, e, francamente viene da chiedersi il motivo dell'istant replay se viene usato con questa "vigliaccheria".

Da qui allo scadere, due minuti frenetici e di gestione confusionaria del tempo, danno la sensazione di una squadra che ha accusato il colpo. L'errore del kicker, per altro dalle 54 yards, mostra lo scoramento di una formazione che ha giocato meglio ma si trova misteriosamente sotto nel punteggio, incapace di sfruttare le ottime posizioni di campo, con qualche pallone di troppo lasciato cadere. Sette punti sono andati e venuti con la velocità  del lampo, ma oltre oceano si guarda avanti.

Half time, Rolling Stones a rivitalizzare l'ambiente, si fa per dire, vista l'età  della rock band. Pittsburgh sente comunque una scossa, la premiata ditta Faneca-Parker colpisce al cuore. Bastano pochi attimi per la seconda invenzione della partita. "Secondo down e lungo", la difesa scommette sul passaggio.

In queste situazioni gli Steelers lanciano il 61% delle volte. Con le secondarie dei Seahawks senza Dyson e Manuel ( ambedue infortunatisi) si pensa che verranno testate. E' invece una corsa, Faneca in pull prende il blitz dalla destra, e Parker taglia alla velocità  della luce, la FS Pruitt è fuori posizione. Bye bye e grazie. 75 yards, il più lungo touchdown su corsa della storia del Super Bowl per il 14 a 3, una mazzata.

Palla che rientra velocemente agli Steelers, dopo un altro field goal sbagliato. Gli aggiustamenti difensivi hanno portato una maggior aggressività , più blitz dalle secondarie e maggior pressione su Hasselbeck, con Stevens che continua a perdere palloni (saranno tre a fine match).

"E' frustrante. Volevo fare quei giochi. Di solito non perde questi palloni". Forse non si ricorda della stagione 2004.

Cowher può giocare il proprio football. Avanti di undici si può marciare per consumare il tempo e fiaccare gli avversari. La stanchezza inizia ad essere un fattore. La pesantezza della linea offensiva fa la differenza. Faneca è ovunque, si arriva in red zone in un amen, giocando sul terreno, con Bettis che guadagna oltre 20 yards in tre corse.

La sorpresa arriva sulle sette avversarie. Roethilsberger lancia l'ennessima schifezza della serata, la palla uscita è ancora imprecisa, troppo corta. Herndon taglia davanti al ricevitore. Il cornerback ringrazia ed entra nella storia, con 76 yards di ritorno di intercetto, il più lungo di sempre. C'è ancora speranza, la luce è in fondo al tunnel.

L'intensità  del lume aumenta quando un incrocio tra Stevens e Jackson porta Polamalu un passo indietro al tigh end da Washington. Hasselebck ringrazia perché finalmente il giocatore riesce a tenere il pallone dei sette punti che riaprono il match. Tre e fuori, e palla nuovamente per i falchi. L'inerzia è tutta loro. Le conseguenze dell'intercetto si sono fatte sentire subito, tre giochi di corsa, senza chiusura del down per Cowher, la paura serpeggia sulla sideline di Pittsburgh.

Ultimo e decisivo periodo di un super bowl non bello ma equilibrato. Terzo down chiuso per i ragazzi di Holmgren, con la squadra già  in territorio avversario. Si lancia molto, sopratutto in profondità . Jackson è ignorato sempre più. Jurevicius appare il target principale. Stevens è pescato su una yards avversaria.

Fazzoletto giallo, l'holding di Lockyear, di una fiscalità  ancora esagerata, riporta il gioco indietro.

"Mah" – ha commentato Holmgren sull'argomento – "di solito non commettiamo così tante penalità . E' una serata difficile. Dobbiamo imparare. Oggi ci sentiamo male, da questo dobbiamo trarre la forza per migliorarci e costruire su questa squadra".

Pochi secondi ed Hasselbeck ci riprova, questa volta si lancia sulla sinistra. Taylor, bersagliato per tutta la sera, risponde perentoriamente. Si alza ed intercetta, sul placcaggio del quarterback viene assestata ancora una penalità  molto discutibile, 15 yards di terreno regalate.

Pochi sport regalano capovolgimenti tanto repentini. E' il tempo dei trucchi. Riverse per Randal El. Il giocatore si ferma, lancia pescando Ward 43 yards in profondità  lontano da Cb e Fs. Secondo Touchdown e secondo errore del backup Pruit, una serata assolutamente da dimenticare.

21-10 il punteggio, che rimarrà  invariato fino allo scadere. Rimane solo il tempo per gli ultimi infruttuosi assalti dei campioni della NFC, con gli Steelers capaci, come sempre, di congelare il tempo.

Ward, 123 yards una segnatura, salirà  in Cadillac, è Lui il migliore di una serata che riporta una franchigia storica in vetta. Solo a San Francisco e Dallas portano anelli a tutte le dita di una mano.

"Non potevo sognare una serata migliore" le dichiarazioni alla nomina di MVP.

Ci si chiederà  per molto tempo perché ha vinto Pittsburgh. Ha perso la squadra che ha controllato maggiormente il tempo, quella che ha percorso più terreno, quella che ha vinto la battaglia dei turnover. Le recriminazioni ad Ovest si sprecheranno. Per gli Steelers hanno giocato l'esperienza e tre big play nei momenti chiave. Ma tutto questo non cancella la sensazione di una formazione che ha sicuramente giocato peggio degli avversari.

Certamente l'aiuto avuto dai Seahawks è stato importante. Seattle è stata uccisa dalle penalità , dai troppi drop, da una gestione del tempo infelice e da un intercetto lanciato nel momento più inappropriato, proprio quando sembravano in grado di prendere il comando.

Le infelici decisioni arbitrali hanno sicuramente condizionato l'andamento della partita, pesando sul risultato, ma altrettanto hanno fatto gli errori di una squadra che ha perso pur dando l'impressione di essere la più forte.

Seattle si è fermata tante volte quanto hanno fatto gli avversari.

Hasselbeck:

Abbiamo avuto molta pressione sulla linea. Molti blitz, alcuni li abbiamo letti bene, altri meno, ma non è stato abbastanza. Hanno fatto un ottimo lavoro, proponendoci cose che non avevamo mai evidenziato nel loro gioco. E soprattutto non siamo stati in grado di segnare nella red zone. In occasioni come queste, quando arrivi vicino alla end zone devi segnare.

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