Che si dice a Detroit?

Al media day ci si diverte sempre, come testimonia Floyd Womack

Ci siamo quasi. Le squadre sono arrivate a Detroit da un pezzo ormai e vi si stanno allenando ogni giorno, dividendosi tra esecuzioni di schemi e classiche ore dedicate ai media, i quali ci riportano i pensieri di giocatori e allenatori, nonché il loro stato d'animo in vista dell'impegno che può valere una carriera.

In questo articolo, faremo anche noi un salto virtuale a Detroit, per vedere come se la passano i giocatori nelle pause dagli allenamenti, a sentire che cosa dicono ai giornalisti, come si sono preparati per la partitissima e che tipo di emozioni stanno provando.

Andiamo, allora.

Da dove possiamo cominciare? Ma certo, dai due quarterbacks, coloro che dovranno prendere le decisioni più importanti, coloro che avranno l'ovale in possesso nei momenti clou della gara, coloro che dovranno ridurre al minimo gli errori per garantire il successo alla loro squadra.

Matt Hasselbeck, in questi giorni, è stato (come i principali protagonisti) scansionato, analizzato, e sì, psicanalizzato dalle domande dei giornalisti americani, che vogliono tastare il polso e capire come si è preparato il giocatore per l'evento.

Matt ha risposto a diverse domande nella giornata di ieri, dichiarandosi fiducioso nella prestazione dei Seahawks nonostante i bookmakers la pensino un po' diversamente da lui:

So che molte persone hanno indicato gli Steelers come vincenti ma questo non ha effetto su di noi. Loro sono forti, non sarebbero qui altrimenti, hanno fatto un ottimo lavoro andando a vincere in trasferta diverse partite ma noi scenderemo in campo dando il meglio che possiamo per batterli. D'altra parte hanno battuto Cincinnati, quindi Indianapolis ed infine Denver, sempre lontani da casa. Ma noi, ripeto, siamo pronti.

Quindi ha raccontato ai reporters dei primi anni di carriera, del rapporto con Mike Holmgren e naturalmente dei tempi di Green Bay, quand'era il backup di Brett Favre:

Quando Green Bay mi scelse al draft mi sentì fortunato: sentì che avrei potuto imparare tantissimo da quel coaching staff, dove c'era anche Mike Holmgren, ed era un privilegio sapere che avrei potuto osservare Favre, vincitore del Super Bowl e tre volte Mvp della lega. Presi come esempi Ty Detmer e Mark Brunell, che avevano fatto la medesima esperienza prima di me, e sognai di diventare come loro, di ritagliarmi un posto nella Nfl; speravo tanto, un giorno, di essere uno di quei backup allenati da Holmgren in grado di avere successo, a Green Bay o altrove. E' stata dura all'inizio, arrivato a Seattle praticamente non avevo mai giocato né tra i professionisti né sopportando un infortunio. Me la sono cavata e sono arrivato fin qui grazie ad i consigli ed agli incoraggiamenti degli allenatori e dei miei compagni di reparto, ovvero Trent Dilfer e Brock Huard.

Infine, un pensiero al Lombardi Trophy:

Ricordo i tempi ai Packers, quando entravo in campo per allenarmi e passando tra i corridoi vedevo i tre trofei conquistati dalla franchigia, uno vicino all'altro. Vederli dal vivo e tutti assieme è una cosa davvero impressionante. Ora ho l'opportunità  di vincerlo anch'io.

E Big Ben? Di lui sappiamo ben poco, perché è stato nascosto a regola d'arte dall'organizzazione degli Steelers, che da lunedì scorso non lo ha incluso nella lista di 6 giocatori disponibili per le interviste delle recenti sessioni. Di lui sappiamo solo che ha dichiarato che non sarà  una grande distrazione giocare a pochi chilometri da casa (è di Findlay, Ohio) e che non ha avuto molte richieste di compaesani per riservare loro dei biglietti. Tutto qui.

Delusi? Ci rifaremo con quello che sarà  il padrone di casa, il running back che sta per lasciare il football giocato e che vorrebbe andarsene chiudendo la carriera nel migliore dei modi, vincendo il Super Bowl nella città  dov'è nato.

Jerome Bettis è stato osannato per tutto il tempo passato a parlare ai media, addirittura il sindaco di Detroit ha dichiarato, precisando di non voler mancare di rispetto a Seattle, che in città  sarebbe bene accetta una vittoria degli Steelers.

Il running back, circondato dall'onnipresente madre e dal resto dei familiari, ha detto:

Quando dico alle persone da dove provengo mi rispondono che non è il posto più bello del mondo, ed io rispondo loro che sarà  anche così, ma è casa mia! Vorrei far sapere alla città  di Detroit che il suo figliol prodigo è tornato a casa per vincere un campionato ed i suoi cittadini potrebbero darci una mano tifando per noi, creando una specie di fattore campo a favore degli Steelers.

A proposito di Bettis, dato che si trovava a casa sua, ieri sera dopo essere andato al Palace of Auburn Hills a vedersi i Pistons con Joey Porter, non poteva certo fare a meno di invitare a cena i suoi compagni, che hanno così potuto assaggiare gustosi piatti cucinati da Erima Saxton, un'amica di famiglia. Roethlisberger, Ward e soci, hanno mangiato roast beef, tacchino, prosciutto, piselli, riso, maccheroni e quant'altro facendo con la loro sola presenza la felicità  di mamma e papà  Bettis. Non proprio un menù da sportivi, vero coach? D'altra parte, però, The Bus è cresciuto così, guardate fino a dov'è arrivato"

Un'annotazione: anche Larry Foote viene da Detroit, solo che prima di questa settimana non se n'era accorto nessuno"

Un running back ha successo solo se il suo spiana percorso lavora bene, Mack Strong lo sa bene, specialmente dopo 13 anni di football professionistico. Per la prima volta in finale, Strong, comunque vadano le cose, ha onorato una grande ed umile carriera sempre dietro le quinte, con sudore, botte e poca gloria.

"Sono qui dal 1993, sono una rarità  perché in 13 anni ho sempre giocato con la stessa squadra e Seattle è un bellissimo posto dove vivere. Ho avuto grandi soddisfazioni quest'anno, a 34 anni, ho raggiunto la finale e sono stato chiamato al mio primo Pro Bowl. L'altro giorno ne ho parlato con i nostri rookies, Tatupu e Hill, ed ho raccomandato loro di godersi al massimo questo momento, perché io ci ho messo tanto tempo per arrivarci ed esiste la probabilità  che ti capiti solo una volta nella vita." Sagge parole, Mack, come saggia e onorata sarà  la tua carriera.

E gli allenatori come se la passano?
Sentiamo Bill Cowher:

E' bello, dopo un paio di settimane tornare al football, ora i passatempi e le ore libere hanno vita breve e c'è da concentrarsi sulla partita. Per quanto riguarda ciò che abbiamo fatto finora credo che dovremmo correre meglio il pallone rispetto a quanto fatto ad Indianapolis ed a Denver, tuttavia è sempre la base del nostro attacco. Adesso penso che ci possiamo permettere più varietà  di soluzioni che in passato per come sta giocando il quarterback e per il tipo di intesa che ha sviluppato con i nostri ricevitori e credo che di conseguenza questo ci porterà  a delle potenzialità  di sviluppo delle corse molto meno prevedibili, quindi il round game non potrà  che trarne vantaggio."

Cowher ha quindi tirato fuori dal libro dei ricordi l'ultima partita giocata a Detroit dagli Steelers:

Era il Thanksgiving del 1998, giocammo proprio qui al Pontiac Silverdome ed andammo all'overtime. Il capitano era Jerome Bettis, che fece la sua chiamata e vinse il lancio della monetina, ma l'arbitro diede, sbagliando, il possesso ai Lions che vinsero con un field goal. Comunque sono tornato qui molto volentieri, l'organizzazione è stata ottima e la settimana è stata davvero poco stressante.

Mike Holmgren ha studiato come affrontare la temibile 3-4 degli Steelers:

La loro difesa è simile a quella dei Cowboys, contro i quali abbiamo avuto diverse difficoltà  sulle corse e contro i quali abbiamo prodotto solo 289 yards di total offense. Ma la 3-4 degli Steelers differisce da quella dei Cowboys perché non usa blitz a zona e non porta i corners troppo vicini alla partenza dell'azione. Una difesa come la loro sei in grado di affrontarla solo se pensi bene alla protezione dell'attacco, e questo è ciò su cui ci stiamo preparando a livello offensivo.Quest'anno, inoltre, ho deciso di non continuare a tediare i miei offensive coordinators continuando a correggerli, perché i cambiamenti eventualmente li facciamo in apposite riunioni private. Ho deciso che è meglio così, perché non voglio che gli allenamenti subiscano interruzioni in momenti favorevoli quando di queste cose possiamo parlarne in altri momenti.

Poi: "Sono veramente soddisfatto di come ci siamo allenati in questi giorni, c'era entusiasmo e l'esecuzione dei giochi è stata perfetta. So che probabilmente il pubblico tiferà  per i nostri avversari, ma abbiamo già  giocato in un clima simile. Saremo noi la squadra in trasferta, continueremo a lavorarci sopra per i prossimi allenamenti."

Alla domanda di che cosa sente di avere in comune con Cowher ha risposto:

Possiamo entrambi dire di essere pieni di donne"lui ha tre figlie, io quattro. Pensate che lavoro tutto il giorno in un ambiente completamente maschile, poi la sera torno a casa e ci sono solamente donne. Avere figlie femmine è molto bello, ma questo riduce notevolmente il tuo potere decisionale in casa. Penso che Bill capisca cosa voglio dire.

Shaun Alexander, l'Mvp della Nfl, non ha fatto che ringraziare per quasi tutto il tempo la sua linea offensiva, principale fonte di merito delle sue 1800 ed oltre yards corse quest'anno, oltre ai 28 TD.

"Ci vogliono sempre 11 persone per comporre un attacco speciale, da soli non si fa nulla. Se vi dicessi che prendo il pallone, corro e mi tolgo tutti di dosso con la mia potenza sarebbe una grande bugia. Ho dei grandissimi compagni che mi proteggono e mi spianano la strada e solo per merito di ciò ho segnato ogni singolo touchdown di questa stagione."

Rimanendo in tema di running backs, curioso quanto successo a Willie Parker, che si è visto costretto a cambiare numero di cellulare per via delle troppe chiamate ricevute:

Ad un tratto tutta questa gente inizia a chiamarmi, e mi chiedono Willie, quante probabilità  hai di vincere domenica? Non so proprio come sia andato in giro il mio numero, sta di fatto che ho dovuto cambiarlo ed ora solo persone selezionate hanno quello nuovo. Jerome Bettis è una di queste.

A Troy Polamalu non piace guardare il football in tv.
"Non ho mai visto neanche il Super Bowl, proprio non mi piace. Non guardo neanche me stesso a volte. Chiedete ad Ike Taylor, il mio compagno di stanza: quando siamo in trasferta e lui guarda qualche partita, io vado a letto con le mie cuffiette".

Però, al media day, ha confessato di aver guardato con passione il Rose Bowl, che vedeva impegnata la sua alma mater, Usc.
"Sì, ho guardato quella partita e l'ho anche giocata virtualmente credo, perché avevo il cuore che ha preso un ritmo assurdo ed ad un certo punto ho dovuto spegnere tutto per la troppa agitazione."

Una curiosità , Troy. Ma i filmati di preparazione alle partite, almeno quelli li guardi?

Il Super Bowl avrà  anche un lato tenero: Joe Jurevicius, da quest'anno a Seattle, dedicherà  la sua prestazione al figlioletto Michael, deceduto dopo soli due mesi dalla nascita per un disagio neuro-degenerativo. Jurevicius è solito entrare in campo, tracciare una M su di esso e, rivolgendosi al cielo, salutare il bambino.
"Lo faccio sempre quando entro in campo" dice Joe, "è un tributo che gli porto tutte le volte. Michael riposa a Cleveland, nel cimitero che si trova nei pressi del quartiere dei miei genitori. Vado sempre a salutarlo, ed è quello che farò anche domenica notte. Lui è il mio fattore X."
Che Michael ti guardi, Joe, e che ti aiuti dunque a disputare una partita di cui andare orgoglioso.

Ma non può esserci un Super Bowl senza una dichiarazione di guerra, data in questa occasione da un veterano della difesa, nientemeno che Joey Porter; dopo aver duellato a distanza con Colts e Broncos prima delle partite, Porter ha risposto (e non attendeva altro) alle provocazioni di Jerramy Stevens, tight end dei Seahawks, che ha assicurato la vittoria di Seattle dichiarando che Jerome Bettis terminerà  la sua carriera senza il Lombardi Trophy, e che Porter non riuscirà  a ripetere le sue belle prestazioni recenti perché annullato da Walter Jones, il miglior tackle della Nfl.

Ecco che cosa ha raccontato Porter, che non vedeva l'ora di infiammare la competizione: "Fino a ieri ero concentrato solo sul football, ma dopo aver sentito le dichiarazioni di Stevens gli rispondo che sono pronto per lui. Andrò a cercarlo durante la partita dato che spesso si allineerà  dalla mia parte e non lo lascerò stare un attimo, gli sarò addosso in qualunque punto del campo. Stevens dovrebbe conoscere bene il suo ruolo, lui non ha mai fatto niente per essere temuto; Jerome, invece, è un hall of famer e tutti sanno quanto vale. Lui è un giocatore che non sa fare la differenza e si permette di dire che Jerome non ce la farà  a vincere pur sapendo che egli stesso non sarà  in grado di decidere la gara, perché è un tight end ininfluente. Era una settimana abbastanza noiosa finora, ma adesso sto assaporando il sangue dopo tanto tempo; non aveva diritto di dire ciò che ha detto, gli starò addosso e sfrutterò le sue parole per tenermi motivato al massimo."

Stevens, naturalmente ha controbattuto:

Ah, mi starà  addosso tutta la partita? Vedremo. Mi piace che le cose vadano così, mi piace mettere benzina sul fuoco. E' così che ci si diverte giocando a football.

A quanto pare, il Super Bowl delle parole è già  cominciato, e l'atmosfera promette scintille anche in campo. Intanto la nostra impazienza cresce"

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