Prossima fermata Detroit

Capolinea a Detroit per The Bus

2:59 al termine. Big Ben braccio levato al cielo nella end zone avversaria.
Questa la fotografia del match.

Come un pugile al centro del ring, palla da un piede al posto del guantone. Ma stessa gioia e stesse sensazioni, con la felicità  di chi ha imparato e applicato la lezione. Davanti agli occhi passano le istantanee di 12 mesi or sono, e assapora il sapore della vittoria e del suo primo viaggio verso la gloria.

Ha appena sferrato il colpo del knock out. Un micidiale uppercut, che ha steso definitivamente al tappeto Denver, dopo il terribile uno-due inflitto sul finire della prima frazione. Uno scramble sulla sinistra da quattro yards, chiuso con un tuffo, e il velleitario tentativo di rimonta degli avversari diventa storia. Sicuramente una prova magistrale quella del quarterback da Miami Oahio. Una prova che ha regalato gioia immensa ai propri tifosi, ben 8.000, saliti fino in Colorado per sventolare i famosi asciugamani gialli.

Pittsburgh vince, 37 a 10 il punteggio. "The Bus" si garantisce un'altra corsa, quella che conduce al capolinea di una carriera straordinaria. Giusto in tempo per arrivare a giocarsi il primo campionato del mondo nella propria città  natale.

Gli Steelers eguagliano i Patriots dell'85, vincono tre trasferte consecutive, battendo le prime tre squadre della conference, per raggiungere l'ultimo atto. Impresa mai riuscita ad una squadra partita come sesta del seeding. Frutto di un impressionante stato di forma, ritrovato proprio nel momento chiave della stagione, e della capacità  di elevare il proprio livello di gioco nei momenti cruciali. Una vittoria che porta ben impresso il marchio di fabbrica del proprio coaching staff, dimostratosi decisamente all'altezza della situazione in ciascuna delle ultime tre gare.

Nei playoff, una volta di più, viene premiata la maggiore qualità  sulla sideline. Quando il livello di talento in campo rimane vicino, molto del merito va alla strategia. Quella degli Steelers è stata perfetta.

Hanno sorpreso e disorientato gli avversari con una più equilibrato rapporto tra passaggi e giochi sul terreno. In stagione regolare, pur con un running game non di primissimo livello, Pittsburgh ha passato solo il 40% delle volte. Nel championship si è arrivati al 50%, uscendo dagli spogliatoi con un piano molto più aggressivo del solito.

Ben quattro dei primi cinque giochi sono stati passaggi, e sette dei primi undici sono egualmente andati per via aerea. Lo script, i primi giochi decisi a tavolino, hanno dimostrato uno studio della situazione a 360°, ed hanno disorientato gli avversari, così come avevano sorpreso Colts e Bengals. Cowher vince il suo secondo championship sui cinque disputati, con tre vittorie "on the road" a Gennaio si scrolla di dosso l'etichetta di perdente e riesce, in un sol colpo, a convincere tutti dimostrando un atteggiamento inconsueto, più duttile alle esigenze della partita.

Certamente, la presenza di Roethilsberger ha facilitato il compito dell'head coach, di cui però non vanno misconosciuti i meriti. Vincere ai 1.600 di Denver non è cosa semplice, come hanno sperimentato Brady e Belichick la settimana scorsa.

I Broncos, bravi, ma soprattutto fortunati nel divisional, non hanno potuto nulla contro una squadra migliore, più decisa, più fisica, mentalmente preparata e probabilmente più completa di loro. Pur sfavoriti dai bookmaker, molti consideravano Pittsburgh la candidata più accreditata per rappresentare la AFC nel super bowl; la partita ha confermato questa impressione.

Successo ampiamente meritato, dunque, senza alcuna discussione o recriminazione. Raggiunge Detroit la squadra più forte, quella che dispone del personale migliore, di un coaching staff più efficiente e di un'organizzazione di gioco più semplice ma anche più produttiva. La foto di Big Ben che festeggia è probabilmente l'immagine che meglio sintetizza questa gara, e dimostrata come sia stata spesa benissimo l'undicesima scelta nel draft di due anni or sono.

Un solo aggettivo può associarsi alla prestazione del campione: perfetto.
Perfetto nel leggere la difesa avversaria, perfetto nel timing con i ricevitori, perfetto nelle situazione critiche, perfetto nella gestione del tempo e ancora perfetto nelle chiamate e nella loro esecuzione. Roethilsberger è stato il mattatore del match, ha fatto, come si sul dire, la partita, dettandone i tempi, forzando quando necessario, rallentando quando indispensabile.

Non importa se il "Bus" non ha più carburante, o se Parker fa più fumo che arrosto. Il famoso "Steelers Football" oggi è incarnato da Lui, "un giovane quarterback che non gioca da giovane", come lo ha definito il suo allenatore. I critici dovranno ricredersi.

"Non lancia molto" oppure "Ha ottime statistiche perché le difese si concentrano su altri aspetti" non frasi che possono essere più associate a chi sembra già  indirizzato verso Canton. I numeri parlano chiaro: in questi due anni, l'emergente star di Pittsburgh è risultato il miglior quarterback di sempre nelle situazioni cruciali, quelle di terzo down.

La serata del championship non ha fatto eccezione. Complice l'ottima protezione della linea, le yards lanciate sono arrivate a 275, condite da due segnature, senza nessun errore di contorno, con sette ricevitori colpiti con precisione chirurgica, 21 i completi in 29 tentativi. Non commettere errori è una lezione imparta sulla propria pelle un anno or sono. Sbagliare è umano, perseverare diabolico, e il numero sette in maglia bianca non sembra luciferino.

Tutto ha funzionato perfettamente per gli ospiti e un dato rende chiarissimo l'andamento dell'incontro. La percentuale di trasformazione sui terzi down pari al 63%, semplicemente stratosferica. 16 volte la squadra di Cowher si è trovata in situazione di terzo down, dieci volte ne uscita vincitrice. Una percentuale enorme.

Molti di questi chiusure sono arrivate proprio nelle condizioni che i Broncos si auspicavano. Portare Bettis fuori del game plan, ciò arrivare a mettere gli uomini di Cowher con le spalle al muro, in condizioni di terzo e lungo, con più di sei yards da guadagnare, era l'obiettivo. In queste situazione gli Steelers hanno convertito solo il 22% durante la stagione regolare, il 27%, se consideriamo solo gli incontri giocati al completo, con Roethilsberger alla guida. Negli ultimi tre incontri, quelli di playoff, questa percentuale è salita al 47%, nel match di domenica si è arrivati al 60%. Il punto è sempre lo stesso, la squadra ha convinto nei momenti decisivi.

Perché Pittsburgh sia stata in grado di sorprendere gli avversari e muovere la catena con efficacia per via aerea è semplice: ha preparato questo tipo di partita alla perfezione e Roethilsberger ha sempre trovato la contromossa vincente ad ogni aggiustamento difensivo. Tre i punti cardine in attacco nel passing game:

• Massima protezione possibile, giocando passaggi veloci e screen
• Attaccare principalmente il peggior cornerback degli avversari, il più inesperto, Foxworth. Ward è stato spesso mandato in movimento per evitare l'allineamento uomo ad uomo di Champ Bailey. Il rookie, timoroso di essere bruciato in profondità , ha lasciato sempre un cuscino eccessivo agli avversari. L'inesperienza di molti componenti della secondaria in maglia blu è risultata determinante.
• Sfruttare l'aggressività  di Bailey. Tipico esempio il touchdown del 10 a 0. Wilson, allineato sull'ex pellerossa ha simulato una slant. Big Ben in perfetto timing ha fintato il lancio. Bailey, in lettura sul quarterback, ha anticipato il gioco, andando per intercettare. Risulatato end zone scoperta e sette punti facilissimi.

I padroni di casa, contenti di non dover raggiungere L'RCA dome, dove sono stati umiliati negli ultimi due anni, sono scesi in campo con le stesso atteggiamento tenuto nel divisonal. Aggressività  al limite dell'inverosimile, controllo della linea di scrimmage, togliendo il running game, e contemporaneamente cercando di mettere pressione sul quarterback.

In una parola forzare gli avversari ad abbandonare il running game sui primi down, portarli a fronteggiare situazioni di terzo e lungo. In queste condizioni una difesa in grado di "attaccare" può fare danni forzando turnover a ripetizione. Denver ha un ratio di + 20 turnover, seconda miglior squadra della lega e le cinque palle recuperate sono risultate fondamentali nella vittoria sui Patriots. In stagione regolare i numeri davano i Broncos come la seconda miglior difesa in questi frangenti, mentre di fronte avevano solo il 17° attacco sui terzi down con sei o più yards.

Nel duello hanno però prevalso gli ospiti. Pittsburgh è riuscita a vincere la battaglia sul terreno dove l'ha portata Denver, non commettendo alcun turnover ( anche con un pizzico di fortuna), forzandone invece quattro agli avversari.

Il messaggio è chiaro non importata se fermi Bettis ( 2.6 yards di media a portata) o Parker ( 2.5); se la squadra nel suo complesso corre male (come domenica, con solo 2.7 yards di media) ci sono altre armi letali, è possibile un approccio diverso alla partita. Tutti ad aspettare le corse, ma sono i passaggi ad essere l'asse portante. Whisenhunt ha aperto il gioco fin dall'inizio e i dividendi non sono tardati a venire, con Pittsburgh a segno in tutti e quattro i primi possessi. Una volta in vantaggio è stato un giochetto mantenere il comando delle operazioni.

E' ovviamente ingeneroso paragonare, per contrappasso, la prova di Plummer a quella del proprio avversario di turno. L'ex Cardinals ha certamente giocato male, ma non è stato messo nelle migliori condizioni.

La prova del numero 16 in maglia Broncos, ha dimostrato, ancora una volta, che il paragone con Elway non può reggere; ma, questa stagione ( solo 7 intercetti) ha evidenziato anche che non è Plummer il problema dei Broncos. "Jake the Snake" ha bisogno di essere messo nelle giuste condizioni per rendere al meglio, con un decente aiuto dalla linea e dal running game.

Play action e bootleg, le migliori armi a disposizione dell'ex Cardinals, non sono credibili ed efficaci senza queste componenti. Nel championship tutto questo è mancato, riportando a galla i soliti errori, come sarebbe successo per il 90% dei quarterback che giocano nella NFL. Le continue magie per sparire dalle mani dei difensori avversari hanno evidenziato il cuore e la grinta del giocatore, ma sono state lo specchio di una protezione inadeguata, inaccettabile per una linea di questo livello.

Il running game è scomparso presto, dopo un inizio promettente, anche a causa del punteggio, già  precario alla fine del secondo quarto. Kubiack si è dimenticato troppo presto di Bell e Anderson. Non è facile affondare nella difesa di Pittsburgh, ma i primi giochi, tre portate con chiusura del down, avevano lasciato ben sperare. Da li in avanti, con solo altri 11 tentativi per la coppia, con la partita che è presto stata decisa dal braccio di Plummer, che non ha risposto come previsto.

I quattro turnover, due sul terreno e due per via aerea, conducono direttamente in cabina di regia. Le palle perse hanno regalato 14 punti, e, pur non risultando determinanti, hanno sicuramente corroborato un nemico che non aveva certo bisogno di aiuti. Un rating che è la metà  dell'osannato rivale e un senso di totale precarietà  per tutto l'incontro, hanno sottolineato molti dubbi sul giocatore, se cioè sia in grado di fare il famoso "next step", riportando questa franchigia al super bowl.

Non va comunque dimenticato che il quarterback ha riportato i Broncos in linea di galleggiamento, vincendo finalmente un playoff game dai tempi d'oro della squadra, anche se al momento decisivo tutto è svanito.

Se l'attacco degli Steelers ha mostrato un livello superiore a rispetto agli avversari, migliorando sensibilmente il proprio rendimento, la difesa ha giocato in maniera superba, dettando legge, come nella tradizione di questa franchigia.

Egualmente efficace contro corse o passaggi, è stata la vera chiave del successo, conservando quello che l'attacco ha creato fin dall'inizio. Nell'ultimo turno dei playoff è continuato un trend che parte dalla tredicesima settimana di regular season. Da allora nessuno supera i 21 punti contro questo reparto.

La causa di questo cambiamento è l'incredibile efficacia della pass rush. Nei tre turni fino ad ora disputati dodici sack, contro tre delle migliori linea offensive, dimostrano la ferocia con cui viene cacciato il quarteback avversario. Porter che ha stabilito fissa dimora nel backfield dei padroni di casa, condizionando l'esito della gara. La forza di penetrazione dall'esterno, con i due tackle incapaci di bloccare gli avversari, ha costretto Plummer in continuo affanno, forzandolo a sparecchiare palloni. Direttamente (sui fumble), o indirettamente ( sugli intercetti) la pressione è risultata decisiva nel recupero dell'ovale.

Se la pressione è stata fantastica, addirittura perfetta è risultata la copertura in profondità . La sinergia tra i reparti della difesa di Cowher è stata eccellente. Nessun ricevitore si è liberato facilmente da una marcatura ferrea, e il tempo garantito dalle secondarie è stato utilizzato al meglio dai sette uomini deputati a stroncare sul nascere l'azione. Ogni singola ricezione, ogni centimetro è stato guadagnato con sudore.

Solo un paio di lanci sui tight end hanno trovato spiazzata la difesa di Lebeau. Polamalu, lasciato libero di agire lungo tutto il fronte, ha continuato a mischiare le carte, ora a spia su un running back, ora in copertura, ora in blitz. La velocità  e la forza d'urto del ex Trojan sono stati devastanti, rendendo possibile raddoppi in profondità , e supporto nel controllo dei corridori avversari.

Un successo chiaro, limpido e solare. Sia nei momenti di possesso della palla, che difensivamente, l'atteggiamento è stato identico, attaccare prima che difendersi, spiazzare e colpire contro tempo gli avversari. Ovvio che sarà  difficile replicare nella prossima partita. Le sorprese si ripetono con difficoltà  e Seattle riesce a difendere benissimo le corse anche senza il supporto di un uomo in più.

La linea ha prodotto più sack di tutte le squadre della NFL, Roethilsberger sarà  ancora messo a dura prova. Sarà  un'altra sfida per lo staff dei quattro volte campioni del mondo, che hanno comunque un leggero vantaggio sui prossimi avversari.

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