Parola d’ordine: decidere

Randy Moss potrebbe aver disputato l'ultima partita con la maglia dei Vikings

Le partite dello scorso weekend dei playoff NFL hanno visto uscire di scena le uniche due franchigie che erano approdate alla post-season con un record di vittorie non superiore al 50 percento.

Sia i Minnesota Vikings che i St.Louis Rams nella regular season hanno vinto solo otto volte ma hanno avuto la fortuna di appartenere a quella che quest'anno, numeri alla mano, è la peggiore conference delle due che compongono la NFL: la National. Nei confronti diretti fra squadre delle due conference infatti prevale nettamente la AFC che può vantare un record di 44-20 (è il margine più ampio dal 1979).

Il livello non eccelso della NFC ha inoltre permesso ad entrambe le franchigie di passare il primo turno dei playoff 2004 nonostante sia i Vikings che i Rams abbiano gravi lacune in difesa ed attacchi che non hanno nella costanza di rendimento il loro punto di forza. Le loro corse si sono però fermate nei Divisional Playoff per mano di Philadelphia e Atlanta che hanno surclassato Minnesota e St.Louis rispettivamente.

Quando le sconfitte arrivano non è mai un bene ovviamente ma il fatto di aver perso in maniera così netta da Eagles e Falcons alla lunga potrebbe aver aiutato le due franchigie. C'è infatti il pericolo che quanto successo venga sottovalutato ed alcuni reporter al seguito delle due squadre già  si pongono il classico dilemma del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto per far capire che poi tanto male non è andata.

I dirigenti e i giocatori che hanno vissuto in prima persona le sconfitte invece sanno che Philadelphia e forse anche Atlanta non sono poi così vicine quanto pensano alcuni giornalisti. Se diamo ascolto ai più ottimisti potremmo essere tentati dal pensare che in fondo bastano un paio di ritocchi al roster per fare il passo successivo.

Seguendo questa logica tra un anno ci ritroveremmo a parlare ancora una volta di una o due squadre che dominano la NFC mentre le altre sperando in un po' di fortuna possono arrivare al secondo turno e nulla più. In fondo questo è quello che hanno fatto Minnesota e St.Louis nella passata off-season. I primi all'ultima partita avevano perso il treno per i playoff mentre i Rams erano arrivati ancora una volta ai Divisional Playoff, persi contro Carolina.

Nei mesi successivi Minnesota ha cambiato defensive coordinator (il quinto in sei anni) e continuato il rinnovamento del roster firmando alcuni veterani sia in attacco che in difesa mentre St.Louis ha risolto la grana Warner ed ha cambiato il defensive coordinator (scelta obbligata vista la partenza di Lovie Smith verso i Bears). Questi movimenti non hanno però sortito gli effetti che i due head coach speravano ed anzi le due squadre hanno confermato gli stessi problemi di dodici mesi.

I Rams hanno confermato di avere un buon attacco che dovrebbe essere ancora meglio se Steven Jackson e Kevin Curtis riusciranno a ripetere quanto fatto vedere quest'anno. Hanno invece completamente fallito negli special team e non sono stati in grado di migliorare una difesa che trova enormi difficoltà  a mettere sotto pressione gli avversari e presenta una secondaria tutt'altro che eccezionale.

Nel caso degli special team si tratta di una scelta dell'head coach Mike Martz che si dimostra sempre riluttante ad usare in questo frangente alcuni dei migliori giocatori (a differenza ad esempio dei Patriots). Inoltre raramente vengono firmati giocatori che potrebbero essere utili agli special team e in qualche occasione quei pochi presenti nel roster la domenica sono addirittura dichiarati inattivi.

Per quanto riguarda la difesa è evidente la scarsa qualità  del gruppo di linebacker e della secondaria. Dopo la disfatta con Atlanta il defensive end Bryce Fisher ha detto una cosa che rende bene la situazione della difesa: "i nostri linebacker e safety già  prima dello snap riuscivano a dirci che cosa avrebbero fatto i Falcons ma nonostante sapessimo le loro mosse in anticipo non siamo riusciti a fermarli".

Tutta la stagione è stata contraddistinta da un'inabilità  cronica nei tackle e da troppi errori di concentrazione dei giocatori più giovani che concedevano il big play o lasciavano cadere un intercetto. È vero che il roster difensivo è piuttosto giovane ma anche alcuni veterani come il safety Adam Archuleta hanno disputato una pessima stagione. Hanno ovviamente avuto il loro peso anche gli infortuni che hanno colpito lo stesso Archuleta e i linebacker ma non ci si può non chiedere quanto abbia influito in negativo l'arrivo del nuovo defensive coordinator Larry Marmie.

L'anno scorso Smith aveva creato una difesa non eccezionale (16esima nella lega) ma che almeno faceva la sua parte dimostrandosi la migliore della NFL nel creare turnover. Quest'anno sotto Marmie, grande amico di Martz ed ex allenatore dei linebacker dei Chiefs, i Rams invece sono nella parte bassa delle classifiche in parecchie statistiche difensive e invece di aiutare l'attacco costringono Bulger e gli altri a segnare quasi ogni drive per avere qualche speranza di successo.

Fin dal training camp ci si è accorti che gli schemi che l'assistente cercava di mettere in pratica erano troppo complicati per un gruppo così giovane. In questo modo la domenica non solo la difesa non eseguiva quello che le veniva richiesto ma i giocatori si presentavano in campo sfiduciati a causa delle critiche che ricevevano in allenamento. Per qualche settimana le cose sembravano migliorare ma in situazioni di alto stress come sono i playoff il rendimento è tornato quello delle prime partite.

Chiarire la situazione del coordinatore sarà  sicuramente il primo passo ma in questi giorni anche Martz dovrà  valutare la sua stagione. Le critiche purtroppo sono rimaste le stesse. L'attacco che lui disegna è uno dei più esplosivi della NFL ma tutti gli altri aspetti (gestione del personale, time management e scelte negli special team) sono parecchio al di sotto della media NFL.

Specialmente ora che bisogna individuare buoni giocatori difensivi sia nel draft che fra i free agent si sente la necessità  di affiancare all'head coach qualcuno in grado di impedire gli sprechi del passato e che non dia, come lasci attualmente l'ultima decisione a Martz. È sufficiente considerare che nessuno dei 47 giocatori scelti dall'allenatore dal 2000 è mai stato votato al Pro Bowl (manifestazione che magari vorrà  dire poco ma buona parte dei migliori giocatori viene votata) e che di quel gruppo sono rimasti solo in 21.

Una volta risolto questo problema "amministrativo" bisognerà  affiancare a Martz qualcuno anche a bordo campo perché più di una volta quest'anno ha dato l'impressione di essere così immerso nei suoi pensieri da dimenticarsi dello score e di quanto tempo manca alla fine del quarto o della partita. Non potendo semplicemente degradare Martz al semplice ruolo di offensive coordinator i Rams saranno costretti nei prossimi mesi a ridurre il suo potere decisionale e a decidere se l'head coach sa occuparsi di tutta la squadra o solo dell'unità  offensivo. In quest'ultimo caso la soluzione è una sola: licenziare il capo allenatore.

Anche in Minnesota hanno qualche dubbio sull'head coach ma questo sembra il problema minore per una franchigia che deve fare i conti con un alto livello di immaturità  che parte dal proprietario Red McCombs ed arriva fino in campo e coinvolge giocatori (come non citare il wide receiver Randy Moss) e staff tecnico.

McCombs non fa niente per trasmettere sicurezza all'organizzazione usando la stampa per criticare apertamente l'operato della squadra appena qualcosa non va ed anche quando i Vikings vincono parla per esaltare il valore della franchigia in vista di una possibile vendita. È da tre anni ormai che il proprietario ha dichiarato la sua intenzione di vendere fissando anche il prezzo in 600 milioni di dollari ma nonostante ci siano parecchi interessati disposti a comprare non ha mai concluso la trattativa.

Il primo passo che McCombs deve fare è quindi quello di decidere cosa vuol fare con la franchigia. Il suo tentennare nel vendere (senza considerare le voci di un possibile spostamento a Los Angeles) impedisce infatti a giocatori e allenatori di legare il loro futuro per più di una o al massimo due stagioni ai Vikings.

In questi giorni l'offensive coordinator Scott Linehan è andato ai Miami Dolphins perché questi gli garantiscono maggior sicurezza per il futuro e gli hanno offerto un ingaggio adeguato (il precedente era tra i più bassi della NFL).

Linehan è considerato un assistente troppo emotivo nelle sue scelte in campo ma conosce già  i giocatori ed essendo giovane sicuramente migliorerà  nella gestione del suo temperamento diventando così uno dei migliori coordinatori della nazione. Non va dimenticato infatti che l'attacco dei Vikings ha guidato la NFL nel 2003, è arrivato secondo nel 2002 e quarto quest'anno.

Le cose non migliorano poi quando si tratta di aggiungere qualità  al roster via free-agency. McCombs cerca infatti di spendere il meno possibile e siamo ormai arrivati al punto che i dirigenti neanche cercano di contattare i giocatori sul mercato che farebbero fare un salto di qualità  perché il proprietario non sarebbe disponibile comunque ad offrire quanto richiesto.

È davvero un peccato perché quando sono riusciti a convincere McCombs a firmare qualche assegno i risultati sono stati abbastanza buoni. Il cornerback Antoine Winfield con la sua esperienza ha migliorato parecchio una giovane secondaria ed il tight end Jermaine Wiggins è stato uno dei giocatori più produttivi dell'attacco sia come blocker che come ricevitore.

Siccome il proprietario ha già  dichiarato che quest'anno non ci saranno aggiunte di rilievo a meno che non saranno economicamente vantaggiose (si spera che McCombs non voglia che siano i giocatori a pagare per giocare) per andare oltre il secondo turno bisognerà  cercare di migliorare quello che si ha già  a disposizione.

Prima di tutto l'head coach Mike Tice deve fare il definitivo salto di qualità  e diventare meno suscettibile alle critiche e più calmo e razionale durante le partite. Affinché questo avvenga però è necessario ancora una volta che il proprietario faccia chiarezza sull'allenatore e decida di offrirgli un'altra estensione (pluriennale stavolta) oppure di licenziarlo se non gode della necessaria fiducia.

Tice è sotto contratto solo per un'altra stagione e queste non sono certo le migliori condizioni per allenare e soprattutto maturare come head coach visto che prima del 2002 non era mai stato capo allenatore o coordinatore a nessun livello. Garantendogli la fiducia per almeno due stagioni si potrebbe finalmente valutare serenamente il suo operato ed eventualmente cambiare. Dal punto di vista economico non sarebbe un grande esborso perché il suo stipendio è uno dei più bassi fra gli head coach della NFL.

Una volta sistemata la questione Tice e assunto un nuovo offensive coordinator lo staff tecnico sarà  completo perché tutti gli altri assistenti hanno ancora un anno di contratto. Si tratterà  dopo di valutare l'effettiva qualità  del roster e decidere magari di separarsi da qualche giocatore di primo piano per arrivare a quei buoni giocatori che in sede di free-agency sfuggono sempre ai Vikings.

Stiamo ovviamente parlando di Randy Moss, croce e sempre meno delizia della franchigia. I suoi difetti sono noti da parecchio ma quest'anno, anche a causa di un infortunio, le sue prestazioni non li hanno fatti dimenticare. Qualche quotidiano ha riportato che membri molto importanti dell'organizzazione si sono detti esasperati dal giocatore e questo ovviamente ha subito fatto nascere le prime ipotesi di possibili scambi.

C'è chi parla di Arizona dove Moss ritroverebbe il suo mentore Dennis Green oppure di Baltimore che ha un disperato bisogno di un ricevitore per elevare il gioco di Kyle Boller. Se mai dovesse concretizzarsi una trattativa di questo tipo è molto più probabile la seconda opzione perché i Ravens potrebbero dare in cambio un alta scelta nel draft e qualche buon difensore.

La sensazione però è che bisogna decidere entro il 2005 perché Moss è maggiormente pericoloso nei lanci in profondità  e se l'infortunio dovesse limitarlo come accaduto quest'anno il suo valore scenderebbe parecchio. Infatti nella seconda parte di stagione il ricevitore raramente è stato capace di separarsi dai difensori avversari e sono noti i problemi che ha in mezzo al campo (pensare più a proteggere sé stesso che a ricevere il pallone non è una dote particolarmente apprezzata).

Se anche dovessero perdere il Moss del 2004 i Vikings avrebbero comunque due ottimi ricevitori come Marcus Robinson (davvero bravo quando non ha avuto problemi fisici) e Nate Burleson e troveranno sicuramente un running back su cui fare affidamento fra Onterrio Smith, Michael Bennett ed il rookie Mewelde Moore. Tice a proposito dei back ha già  dichiarato che l'anno prossimo ha intenzione di usare un solo running back (a meno di infortuni) quindi si potrebbe organizzare una ulteriore trade per acquisire altro talento in difesa.

Al di là  di cosa faranno per risolvere i singoli problemi che affliggono la franchigia è importante che i Vikings di cui abbiamo parlato diventino finalmente maturi e prendano delle decisioni. Se poi queste si riveleranno giuste o sbagliate non lo possiamo sapere ma rimandandole di anno in anno come si è fatto finora si ottiene davvero poco.

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