Saban è un Dolphin

Nick Saban, nuovo numero uno dei Miami Dolphins

I Miami Dolphins sembrano aver trovato finalmente l'accordo con l'allenatore che Wayne Huizenga ha scelto per rimettere ordine in una franchigia che da tre anni non va ai playoff e che negli ultimi sei mesi ha dovuto assistere alla peggiore stagione dal 1969.

Stiamo parlando ovviamente dell'allenatore di LSU, Nick Saban, che il proprietario dei Dolphins fin dal primo momento ha identificato come candidato principale alla successione del coach ad interim Jim Bates. Huizenga ha puntato direttamente sull'ex assistente di Oilers e Browns rischiando anche si venir sanzionato dalla NFL per aver violato la Rooney Rule. Questa regola, introdotta nel dicembre 2002, obbliga le franchigie in cerca di head coach ad invitare ai colloqui almeno un allenatore facente parte di una minoranza etnica.

Per rispettare questa regola Miami ha invitato una settimana fa ad un colloquio Art Shell, il primo head coach nero nella storia della NFL, evitando così una multa che secondo alcuni sarebbe potuta essere anche di 2 milioni di dollari. Si era temuto il peggio quando Derek Dooley, assistente di Saban a LSU, ha anticipato troppo i tempi ed ha telefonato a metà  dicembre ad un membro dello staff tecnico dei Dolphins.

Scopo della telefonata era chiedere informazioni sui giocatori attuali nel roster di Miami perché a breve Dooley avrebbe assunto il posto di coach degli special team dei Dolphins. Le dovute smentite tramite comunicati ufficiali sembrano aver sortito il loro effetto e non si è più parlato dell'assistente dell'head coach dei Tigers.

Se i Dolphins fossero stati puniti sarebbe stata la seconda volta in due anni che una squadra viola la Rooney Rule. L'unica violazione accertata di questa regola è avvenuta l'anno scorso quando Matt Millen, CEO dei Lions, venne multato di 200 mila dollari per non aver intervistato nessun candidato di una minoranza.

Anche in quell'occasione era emerso subito un candidato (Steve Mariucci) e Millen era stato meno fortunato di Huizenga perché nessun allenatore si era prestato per un colloquio farsa. Va in ogni caso ricordato che non è ancora stato chiarito se il dirigente ha proceduto al versamento della somma dovuta o se la multa è stata solo un operazione di public relations.

Superato l'ostacolo Rooney Rule i Dolphins hanno potuto finalmente offrire il posto di head coach a Saban. L'allenatore, sapendo di avere il coltello dalla parte del manico, ha chiesto ed ottenuto quello che nei precedenti colloqui per rientrare nella NFL non gli era mai stato offerto: il controllo totale su tutto quello che ha a che fare con la squadra. Oltre a questo non va neanche sottovalutato il faraonico ingaggio che percepirà  nelle prossime cinque stagioni: più di 5 milioni l'anno contro i 2.3 attuali versatigli da LSU.

Una volta firmato il contratto Saban dovrà  assumere un general manager che sarà  ai suoi diretti ordini e che in virtù del gran potere concessogli dal proprietario potrà  anche licenziare in caso di scarsi risultati. Si tratta di un'importante novità  per Miami perché fino ad ora invece il general manager e l'allenatore lavoravano a stretto contatto ma nessuno dei due aveva la possibilità  di licenziare l'altro ed assumere un sostituto.

L'attuale general manager, Chris Spielman, potrà  fregiarsi ancora per poco di questo titolo perché Saban ha già  dichiarato che per rimettere in sesto la franchigia assumerà  un nuovo dirigente di cui potersi fidare ciecamente. Il nome che maggiormente circola è quello di Floyd Reese, attuale general manager dei Titans ed amico di lunga data di Saban. Altri candidati sono Tim Ruskell, assistente del g.m. dei Falcons e Phil Savage che ha già  lavorato in passato col nuovo allenatore di Miami ed ora è sotto contratto con i Baltimore Ravens.

Solo dopo aver fatto questa importante scelta Saban si occuperà  di formare lo staff tecnico. Dell'attuale gruppo di assistenti dovrebbero salvarsi in pochi ed uno di questi potrebbe essere Bates. Il defensive coordinator che ha rimpiazzato Dave Wannstedt ha già  lavorato nella NFL con Saban e potrebbe essere tentato dal restare a Miami anche se proprio Wannstedt lo vorrebbe con sé all'università  di Pittsburgh.

Tenere Bates sarebbe importante anche per iniziare col piede giusto il rapporto con i giocatori. L'attuale allenatore gode della stima di molti giocatori del roster, in particolare dei veterani, e nonostante il record di 2-3 si è ben comportato dopo l'esonero di Wannstedt. L'appoggio dei giocatori sembra aver convinto anche Huizenga ad invitarlo ad un colloquio per il posto di head coach del 2005. Si è trattato ovviamente di un atto puramente formale ma alla squadra di certo non è dispiaciuto questa concessione del proprietario.

Comunque al di là  di chi farà  parte dello staff tecnico finalmente i tifosi dei Dolphins e Huizenga stesso possono tirare un sospiro di sollievo perché hanno evitato un'altra brutta figura in caso di rifiuto di Saban. Inoltre il fatto di aver assunto un allenatore reduce da annate molto positive a livello collegiale caricherà  sicuramente di entusiasmo un ambiente già  fiducioso dopo il successo contro i Patriots di una settimana fa.

Nei suoi quattro anni in Louisiana Saban ha fatto uno splendido lavoro riuscendo ad ottenere risultati in uno stato ricco di talento ma che per vari motivi non riusciva mai a tradurre sul campo il suo potenziale. Il culmine della sua carriera a LSU è ovviamente il titolo dell'anno scorso che ha interrotto 45 anni di digiuno ma non si è trattato di un'impresa estemporanea perché in tutte le stagioni i Tigers hanno ben figurato. Degno di nota il miglioramento del suo primo anno quando LSU passò da un record di 3-8 a 8 vittorie e 4 sconfitte.

A Baton Rouge Saban si è guadagnato la fama di allenatore attento ad ogni singolo dettaglio, grande stratega difensivo ed ha mostrato il pugno di ferro quando alle prese con giocatori che non seguono alla lettera le sue istruzioni. A volte si dice sia stato troppo esigente anche con i suoi assistenti e questo spiegherebbe l'alta percentuale di ricambio all'interno del suo staff tecnico.

Qualcuno ha suggerito che quest'intransigenza (forse eccessiva) potrebbe fare più male che bene quando si tratterà  di convincere i free agent a venire a Miami e che qualche giocatore dell'attuale roster abbia già  chiesto di essere scambiato in caso di arrivo di Saban. Non va però dimenticato che il coach al college è stato un abile recruiter quindi saprà  "vendere" bene sé stesso e la sua franchigia quando parlerà  con i migliori free agent.

Se anche dovesse essere vero che Saban è un allenatore così intransigente è innegabile però che la franchigia aveva bisogno di qualcuno in grado di riportare l'ordine. A livello di disciplina i tifosi di Miami saranno sicuramente contenti se Saban riuscirà  a ripetere le gesta del coach cui viene paragonato, Tom Coughlin. Quest'anno a New York l'ex coach degli Jaguars ha preso in mano una squadra alla deriva e l'ha rimessa in corsa per diventare competitiva nei prossimi anni. Per un allenatore come Saban che non allena nella NFL dal 1993 sarebbe sicuramente un buon risultato.

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