Alabama che succede?

Sweet Home Alabama…?

“Sweet Home Alabama”, cantavano gli Lynyrd Skynyrd…ormai non è più così.
I Crimson Tide sono ancora alla ricerca di un nuovo coach, dopo il licenziamento di Mike Shula.
E la caccia prosegue, dopo i rifiuti di Steve Spurrier, che per molti non aveva mai preso in considerazione la destinazione, di Rich Rodriguez, che ha preferito restare a WVU e di Nick Saban, Miami Dolphins, che ha detto “no” diverse volte.

Giovedì si aggiunto alla lista anche Tommy Bowden, Clemson, che ha ribadito il suo disinteresse per il posto di head coach dei Crimson Tide.
Sicuramente Alabama ha perso la possibilità  di scegliere Buddy Wyatt, dato che è stato nominare da poco defensive line coach a Nebraska.
Ora si sente parlare del coach di Tampa Bay Jon Gruden; non crediamo che l'uomo della svolta a Tampa, pur con i problemi che può avere, abbia voglia di prendere in mano una scuola che deve ripartire da zero o quasi.
Altro nome accostato ai Tide e che ci sentiamo di escludere (ma mai dire mai…) è quello del coach di Georgia Tech Chan Gailey, che gode di un ambiente buono e di strutture di prim'ordine.

Più probabili le candidature di coach Steve Kragthorpe, Tulsa, di Jim Grobe, Wake Forest e di Paul Johnson, Navy, se vorranno fare il grande salto e, perchè no, anche quella di Houston Nutt.
Quel che è certo, è che la decisione deve essere presa il prima possibile; Alabama ha già  perso la prima recluta “promessasi” all'università : il ricevitore Jermaine McKenzie, Bradenton, Fla., si è promesso mercoledì a Miami.
Secondo Rivals.com, McKenzie è considerato il 13° miglior ricevitore del Paese.
Alabama è una delle solo 3 scuole BCS che cerca ancora un coach; quindi il caso McKenzie potrebbe ripetersi.

Anzi, già  si vocifera che il quarterback di Tampa, Robert Marve possa, anche lui, promettersi a Miami. Alabama attualmente ha 14 prospetti “promessisi” ai Tide. In base alle regole della NCAA sul reclutamento, se Alabama decide di aspettare dopo i college bowl e la fine della stagione NFL per cercare un allenatore, il nuovo head coach avrà  solo 5 settimane per portare le reclute al campus.

Come mai, però, tanti rifiuti?
Probabilmente, il fatto è che la pressione in Alabama intorno all'head coach del programma di football è incredibile. Se è vero, come è vero, che nel Sud degli Stati Uniti si respira football quotidianamente, questo è tanto più vero in stati come il Texas o l'Alabama.

Questo scoraggia allenatori di grande grido, che hanno solo da perderci in una stagione fallimentare ai Crimson Tide e che, magari, sono già  accasati in altri ambienti lo stesso competitivi ma dove la pressione è maggiormente sopportabile.
Grant Teaff, direttore esecutivo della American Football Coaches Association, ed ex coach a Baylor, ha detto che il licenziamento di Mike Shula, un anno dopo che Alabama aveva vinto 10 partite, non incoraggia gli altri coaches.
Aggiunge Pat Forde di ESPN: “i coaches dicono che lo stipendio, il prestigio e la tradizione sono tutto. Ma poi si domandano, riguardo ad Alabama, `posso vincere, con il tempo necessario che serve per migliorare il programma? O devo vincere subito per non finire come Mike Shula'?”

Altri esperti puntano il dito su altri fattori; “c'è una ragione perchè North Carolina è considerato un posto più attraente di Alabama, per alcuni coaches”, dice Chris Landry, scout NFL, “e non centra nulla la tradizione. E' la struttura organizzativa. I coaches vogliono conoscere la struttura del programma, vogliono sapere chi è il loro boss e questo è stato per ora un problema ad Alabama”.

Per Tony Barnhart, giornalista dell'Atlanta Journal-Constitution, il problema risiede anche nell'ambiente di lavoro: “con l'aumento degli stipendi dei coaches”, dice Barnhart, “gli allenatori danno credito, per la scelta su dove allenare, ad altri fattori, come lo stile di vita”. Alabama quindi non sarebbe un luogo che attira esageratamente i coaches.
Il lavoro che attende Chuck Neinas, il consulente ingaggiato dalla scuola per torvare il nuovo coach, è sempre più arduo…

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