Nominati gli MVP 2003

Finalmente il grande A-Rod è riuscito a vincere qualcosa!

C'era grande attesa nelle Majors per l'evento di off-season che attira le maggiori attenzioni: la proclamazione dei due MVP.

Mai come quest'anno l'incertezza ha regnato sovrana fino all'ultimo, con gli addetti ai lavori e non che si sono sbizzarriti nei giorni precedenti alla proclamazione nell'azzardare pronostici e classifiche finali.

Nella American League i candidati erano veramente tanti: si facevano con insistenza i nomi di 4 giocatori su tutti: innanzitutto del prima base dei Toronto Blue Jays Carlos Delgado, autore della migliore stagione della sua carriera chiusa con .302 di media battuta, 42 HR e 145 RBI, e che per un momento aveva permesso ai canadesi di inserirsi nella lotta per il vertice dell'AL East con Yankees e Red Sox.

Il secondo candidato era il catcher dei vice-campioni del mondo Jorge Posada, calato nettamente nelle World Series, ma autore di una regular season che per la prima volta in carriera lo ha visto superare i 30 HR e i 100 RBI.

In molti poi vedevano favorito, o comunque in buona posizione, l'esterno dei Twins, passato a Minnesota a metà  stagione in uno scambio con i Blue Jays, Shannon Stewart, rinato a Minneapolis ed autore di 13 HR e 73 RBI con una media superiore al .300.

Ma forse il nome su cui la maggioranza dei tifosi avrebbe scommesso, forse per il blasone, la simpatia e anche la sfortuna di giocare in una squadra a dir poco perdente negli ultimi anni, era sicuramente quello di Alex Rodriguez, short-stop dei derelitti Texas Rangers.

Il Gold Glove 2003 nel ruolo di interbase si presentava con numeri veramente importanti in questa corsa al premio: 47 HR, migliore della lega, 124 punti segnati ed una percentuale slugging di .600, tutti numeri che nessuno aveva avvicinato nella AL.

Se aggiungiamo poi i 118 RBI, secondo nella AL, le credenziali di A-Rod lo imponevano come il favorito numero 1.

Ed infatti stavolta Rodriguez ce l'ha fatta, dopo essere giunto terzo nel 2000 e secondo in una sfida all'ultimo voto nel 1996, quando giovanissimo sfiorò il titolo andato quell'anno a Juan Gonzalez.

“E' stata una battaglia, già  una volta avevo mancato questo riconoscimento per soli 3 punti; stavolta è andata meglio e sono soddisfatto perché questo gratifica tutti gli sforzi e l'applicazione di questi anni”, commenta A-Rod, che almeno sul piano personale si toglie qualche soddisfazione.

Infatti è solo la seconda volta che l'Award finisce nelle mani di un giocatore di una squadra ultima nella propria division (nel 1987 vinse Andre Dawson dei Cubs).

Ora lo short-stop più pagato d'America si prepara ad affrontare una calda off-season, nella quale i Rangers potrebbero anche decidere di cederlo per alleggire il payroll, visto l'oneroso e molto lungo contratto dell'originale A-Rod (ora chiamano così anche il numero 1 del tennis mondiale Andy Roddick).

A questo proposito il giocatore dice di non pensare a questa eventualità , anche se la possibilità  di un suo addio al Texas non è così remoto; le intenzioni di Rodriguez sembrano però, per il momento, quelle di restare ai Rangers: vedremo.

Chi invece resterà  fermo dov'è, come vedremo, è il vincitore dell'MVP Award 2003 per la National League.

Anche in questo caso non c'erano dei favoriti assoluti, ma la cerchia di candidati era più ristretta.

Infatti anche se alcuni outsiders, come Gary Sheffield e il Cy Young Award Eric Gagne avrebbero potuto inserirsi, la lotta era in realtà  tra i due maggiori esponenti della categoria slugger: Albert Pujols dei Saint Louis Cardinals ed il leggendario Barry Bonds dei San Francisco Giants.

Come dire, due generazioni a confronto, il nuovo che avanza contro un mito ancora lontano dall'appendere mazza e guantoni al chiodo.

E anche se i numeri dei 2 non erano poi così differenti, (45 HR per Bonds e 43 per Pujols, 90 RBI per Bonds e 124 per Pujols, .341 di media per Bonds e .359 per Pujols), per il secondo anno consecutivo l'esterno dei Cards si è dovuto arrendere al pluridecorato (6 titoli di MVP) Barry Bonds.

La votazione non ha avuto, sorprendentemente, storia, con Bonds che ha staccato il più giovane rivale di 123 punti, con 28 giurati su 32 che gli hanno assegnato il primo posto.

Anche se forse statistiche alla mano il divario tra i 2 non è così elevato, anzi, la giuria ha voluto premiare ancora una volta la costanza di rendimento di B.B., che alla soglia dei 40 anni è ancora tra gli slugger più pericolosi, e si conferma anno dopo anno nella sua rincorsa allo storico record di Hank Aaron per HR totali.

Sesto titolo, un altro record, per Barry, il terzo consecutivo, a distanza di 13 anni del primo vinto ai tempi dei Pittsburgh Pirates.

“Quest'anno è stato il primo in cui ho giocato senza la presenza di mio padre, che guardava ogni mia singola partita, ogni mia singola apparizione al piatto, e commentava tutte le mie prestazioni; è strano non avere più una persona che ancora mi consigliava dicendomi dove sbagliavo”, commenta Bonds.

Infine un accenno alle prestazioni della squadra, sicuramente in acque più tranquille di quelle dei Rangers del suo collega A-Rod: “Negli ultimi 2 anni siamo andati bene, una finale persa a Gara-7 e un'altra partecipazione ai playoff, ma adesso è ora di vincere, questa squadra e questi tifosi se lo meritano, ed io voglio vestire questa maglia quando succederà “.

Le altre squadre MLB sono avvisate…

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