Verso Duke – Butler

Vincerà  il maestro o il giovane emergente?

Indianapolis ultimo atto, domani si svolgerà  la più improbabile, la più impronosticabile delle finali vista con l'occhio dei pronostici prestagionali .

Di fronte i Duke Blue Devils, nobile decaduta che torna in finale dopo dieci anni e i Butler Bulldogs, la più bella favola che Marzo ci ha offerto da molti anni a questa parte.

Comunque vada Butler è già  nella storia, con un'impresa degna della George Mason del 2006, si può affermare che per l'ateneo dell'Indiana questo sia a corollario di un decennio di lavoro ad altissimo livello, culminato con questo sorprendente risultato.

Per Duke invece è un piacevole ritorno a ciò che fino all'inizio del XXI secolo era ormai diventata piacevole consuetudine, la frequentazione delle Final Four con qualche capatina alla finale per il titolo e ben tre tagli della retina, l'ultimo datato 2001.

Butler ha vinto una sfida dall'incredibile fisicità  e dal basso punteggio contro Michigan State, portando a casa una sorprendente vittoria nonostante le percentuali dal campo deficitarie.
Duke è reduce da una grande prova di forza contro West Virginia, in una sfida dominata grazie ad un attacco equilibrato e una difesa ormai diventata marchio di fabbrica degli uomini in bianco blu.

I Bulldogs giocano una pallacanestro dal ritmo molto controllato ed offensivamente si appoggiano al duo Hayward-Mack, i soli in grado di costruirsi un tiro in maniera efficace. Inoltre gli uomini di Stevens sono estremamente abili ad ottenere punti dalle palle perse degli avversari, dimostrando cinismo e ferocia competitiva.

Talvolta Nored riesce ad essere insidioso, sfruttando la propria velocità  per attaccare il canestro, Howard invece ha degli ottimi fondamentali offensivi e nel pitturato riesce sempre a portare a casa qualche prezioso obolo, che nell'ottica di una partita dai bassi punteggi alla fine risulta determinante.

Duke offensivamente si poggia sulle 3S (Smith, Singler, Scheyer) e sulla potenza, profondità  ed esperienza della propria frontline, capace sia contro Baylor che contro West Virginia di imporsi, pur soffrendo, in entrambi i lati del campo.

Butler-Duke sarà  anche la partita delle grandi difese a uomo, con continui adattamenti sui blocchi e una pressione costante. Per i Blue Devils sarà  fondamentale bloccare la vena offensiva di Hayward, scienziato del gioco e apparso ai limiti dell'onnipotenza cestistica nell'ultima fase di questo torneo.

Butler d'altro canto dovrà  compensare la differenza in termini di peso specifico della propria frontline limitando sul nascere i rifornimenti per i lunghi bianco blu oltre che la loro capacità  di andare a rimbalzo offensivo.

La rotazione di Duke consta di 8-9 uomini e soprattutto quella della frontline appare ricca e profonda, viceversa Butler poggia le proprie speranze sul quintetto e sulla capacità  che avranno i suoi uomini migliori di tenere il campo il più a lungo possibile.

Appaiono importanti, in questa chiave, i recenti problemi di falli di Howard, che anche contro Michigan State ha dovuto lasciare presto il campo con 2 macigni sul groppone.

La sfida più suggestiva appare quella tra i due coach, da una parte il maestro, il guru degli allenatori di college con una sfilza di titoli vinti e una carriera leggendaria. Dall'altra Stevens, che ha rinunciato ad una carriera da manager per inseguire il proprio sogno di allenare.

Ora, a soli 32 anni ha la possibilità  di raggiungere un risultato che allenatori ben più scafati e quotati di lui non hanno mai nemmeno potuto toccare con mano. Se ci dovesse riuscire, avrà  un posto assicurato tra gli eroi del basket dell'Indiana, l'hoosier state, e tutti voi sapete cosa voglia dire.

Se Duke riuscirà  a non cadere nelle sabbie mobili del ritmo dei Bulldogs e a far valere la superiorità  vicino a canestro e in generale delle rotazioni, il pronostico è tutto dalla loro parte.

Tuttavia sembra proprio che in questo torneo gli dei del basket siano decisamente di diverso avviso, manca solo un giorno e lo scopriremo!

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