Best Freshmen 2009 2010

Avery Bradley porterà  tutto il suo atletismo al servizio dei Longhorns…

Oltre al nutrito gruppo di prospetti che con molta probabilità  faranno il grande salto verso il mondo dei pro già  dalla prossima stagione, la classe dei freshmen del 2009 è caratterizzata anche da altri ragazzi di indubbio potenziale, sia per quanto concerne il back court che per gli spot vicino a canestro.

Buona parte dei nuovi arrivati, salvo qualche eccezione, ha dato la propria adesione a programmi ben avviati e con una solida tradizione, allargando in maniera esponenziale il ventaglio delle potenziali partecipanti alle final four.

Vediamo ora una carrellata dei ragazzi che potrebbero essere dei fattori fin da subito per i propri team:

Avery Bradley

Bradley è nativo di Tacoma, stato di Washington, ma ha frequentato la Findlay prep. College school di Henderson, Nevada, uno dei migliori programmi high school del paese. Il ragazzo è una guardia, non altissimo rispetto ai migliori pariruolo del lotto (1,90) ma dotato di grande atletismo che gli permette di concludere ben oltre il livello del ferro, anche contro difensori di grandi dimensioni.

Si tratta di uno scorer nel senso più letterale del termine, infatti è in grado di colpire da ogni angolo del campo ed è dotato di un eccellente primo passo, oltre che di un'arsenale di finte e di dribbling di primo livello.

Il suo è probabilmente il miglior jump shot tra quelli della sua recruiting class e, grazie alla sua elevazione, risulta anche molto difficile da contestare. Dal punto di vista difensivo ha grande attitudine, che insieme alle sue doti atletiche potrà  permettergli di diventare uno stopper, inoltre possiede una grande apertura alare, che gli consente di difendere anche contro avversari più alti.

In ottica NBA è leggermente undersized, inoltre per giocare guardia ha dei limiti per quanto concerne velocità  e fondamentali. A volte tende ad essere un po' troppo egoista, concentrandosi troppo sulla costruzione dei propri tiri, infatti non è un grande passatore ne tantomeno un costruttore di gioco.

Tende a preferire il tiro dalla media, accontentandosi del proprio jump shot e prova raramente ad attaccare l'area in cerca di contatti. Sicuramente si tratta di un grande commitment per i longhorns, che quest'anno puntano dritti alle final four.

Jordan Hamilton

Hamilton è la seconda stella, dopo Bradley, dell'eccellente recruiting compiuto quest'anno dai Texas longhorns. Il ragazzo viene da Compton, contea di Los Angeles, zona tristemente nota per l'elevato tasso di criminalità , ma da sempre fucina di talenti con la palla a spicchi e non (Tra i tanti Baron Davis e Tayshaun Prince hanno mosso i primi passi proprio a Compton).

Si tratta di un giocatore versatile, dotato di un fisico molto potente e di una buona statura (2,01), a livello high school poteva oscillare tra i ruoli di 1 e 4, ma probabilmente sia a livello NCAA che al piano superiore trova la sua naturale collocazione nello spot di ala piccola.

Possiede un buon arsenale di finte e di dribbling per crearsi lo spazio per un tiro o per attaccare sulla linea di fondo, dove è virtualmente inarrestabile vista la grande varietà  di conclusioni che si crea, usando più il fisico che l'atletismo.

Hamilton è sicuramente un discreto tiratore, dotato di un buon range, e se messo in ritmo può produrre strisce realizzative piuttosto consistenti. E' anche un ottimo rimbalzista, con un grande senso della posizione e del rimbalzo dopo il quale riesce a far partire la squadra in transizione con grande efficacia, sia con un passaggio smarcante che correndo il campo in palleggio.

La sua ecletticità  è però anche un limite, non ha ancora trovato una sua dimensione nel gioco, infatti pur essendo uno scorer non ha ancora un tiro abbastanza continuo per essere definito un tiratore ne un ball handling sufficiente per fare di lui uno slasher.

Talvolta tende a fare troppo per conto proprio, forzando dei tiri invece di cercare il compagno, inoltre per diventare un difensore credibile deve migliorare negli spostamenti laterali. Si tratta comunque di un ragazzo molto competitivo, che gioca con grande tenacia soprattutto in attacco e che ha mostrato quel killer instinct tipico dei vincenti.

John Henson

Henson, nativo di Tampa, Florida, è uno dei pilastri da cui è partita l'immediata ricostruzione di North Carolina, che si riaffaccia già  al tavolo delle grandi favorite in questa stagione. Il ragazzo farà  compagnia ad Ed Davis nello spot di ala forte dei Tar Heels, ed insieme ai fratelli Wear e a Deon Thompson va a costituire quello che probabilmente è il miglior front court del paese.

Tuttavia grazie alla sua velocità  e ad ottimi fondamentali può sicuramente evolvere come ala piccola, con il vantaggio di un buon atletismo ed un'eccellente statura per il ruolo (2,08). Pur essendo longilineo è dotato di una discreta forza, che gli permette di attaccare senza paura il canestro anche contro avversari più robusti, inoltre possiede la velocità  e la mobilità  necessarie a giocare anche sul perimetro.

Il suo repertorio di movimenti in post è ancora in fase di sviluppo, ma ha una grande senso della posizione ed è dotato di un morbido tiro ravvicinato che gli consente di concludere anche in condizioni difficoltose. E' anche un buon rimbalzista e sa condurre molto bene la transizione che conclude spesso o con una schiacciata o con il tiro da tre, inoltre è un giocatore molto altruista che cerca sempre il passaggio ogniqualvolta viene raddoppiato.

Dal punto di vista difensivo è una minaccia, grazie alla sua capacità  di potersi accoppiare con giocatori più piccoli, inoltre era un tremendo stoppatore a livello high school. Deve sicuramente lavorare sul proprio fisico e aumentare la massa muscolare visto che allo stato attuale i suoi avversari non avrebbero molti problemi a portarlo fuori posizione sui blocchi forzandolo a tirare più lontano di quanto non voglia.

Come scorer dipende ancora troppo dalla sua abilità  di trovare punti in condizioni difficili ed estemporanee, non essendosi ancora costruito un gioco personale, inoltre il suo jump shot non è ancora consistente e deve estendere il proprio raggio d'azione. Sicuramente l'aver scelto un programma competitivo come North Carolina sarà  di stimolo e un vantaggio per la sua futura crescita tecnica.

Daniel Orton

Il ragazzone dell'Oklahoma è il terzo grande acquisto di Calipari, che rende Kentucky una delle favorite al titolo ed almeno per un viaggio alle final four, dove manca dal 1998. Orton è un centro molto forte fisicamente ed atletico, come non se ne vedono molti in questo basket moderno dei sette piedi con il vizio del tiro da tre.

Possiede un discreto repertorio di movimenti spalle a canestro, quando riceve palla nelle posizioni di post basso in entrambi i lati sfrutta molto bene il piede perno prendendo la linea di fondo per poi concludere con una schiacciata o con un buon semigancio. Si tratta di un giocatore esplosivo, che fa del fisico più che della statura la sua forza (è infatti 2,08) , fisico che gli permette di concludere facilmente nei pressi dell'anello anche quando subisce un contatto.

Orton è anche un buon passatore sia dal post alto che dal post basso dove può servire sia un tiratore dall'arco che un compagno che taglia sul lato debole. E' anche un potente rimbalzista e un buon stoppatore, inoltre sono molto efficaci i suoi aiuti difensivi sul lato debole. Anche nella metà  campo difensiva gioca molto col fisico, cercando di impedire ai pari ruolo di posizionarsi efficacemente nelle posizioni di post.

Come tutti i lunghi potenti conta molto sul suo strapotere fisico, ma deve sicuramente lavorare sulla tecnica e costruirsi dei solidi movimenti anche fronte a canestro, inoltre la sua efficacia sarà  molto legata alla sua capacità  di mantenersi in salute ed in forma.

Lance Stephenson

Stephenson ha deciso di aderire al programma dei Cincinnati Bearcats, che su di lui puntano per tornare al torneo NCAA, da dove mancano dal 2005. Il ragazzo viene dalla grande mela, dove ha guidato la prestigiosa Abraham Lincoln High school al titolo statale nel 2007 e nel 2008, e alla vittoria nel prestigioso torneo delle High school cittadine dal 2007 al 2009, con una media di 32 punti a partita nell'ultima stagione.

Il neo Bearcat è un All American come la quasi totalità  dei prospetti trattati in questo articolo, e, come dimostra la sua carriera alla Lincoln, uno scorer di primissimo livello, capace di segnare 26 punti a partita già  al suo anno da sophomore. Stephenson non è dotato di atletismo e velocità  straordinari, perciò deve puntare sulla sua forza fisica per battere i propri pari ruolo, forte comunque di una buona statura (1,95).

Si tratta di un vero e proprio slasher, capace di attaccare il canestro con ferocia e di concludere in layup o con una soluzione di potenza resistendo efficacemente ai contatti, inoltre ha un buon repertorio dalla media con un discreto jumper.

Talvolta ha la tendenza ad esagerare con il dribbling e ad intestardirsi in soluzioni personali egoistiche e spesso tende ad andare fuori controllo se messo sotto pressione dal proprio difensore. In ottica NBA deve sicuramente migliorare il tiro dalla lunga distanza, in particolare da oltre l'arco dei tre punti. Sicuramente le sue quotazioni al prossimo draft o in quello successivo saranno strettamente legate alla presenza di Cincinnati alla March Madness.

Kenny Boynton

Boynton rimarrà  a casa anche al college, infatti ha scelto Florida e quindi Gainsville, qualche centinaio di miglia a nord da Pompano Beach da dove proviene, come ateneo per la sua avventura nel college basket. Per Florida si tratta di un ottimo innesto, nel tentativo di ricostruire un team competitivo dopo i fasti del biennio 2006-2007, i Gators infatti puntano a tornare in alto nelle gerarchie della SEC dopo un modesto record di 25-11 nella passata stagione, compito comunque non facile vista la presenza di team estremamente competitivi come Kentucky, Missisipi State, Tennesse e LSU.

Boynton è una guardia capace di segnare in molti modi differenti anche grazie ad un eccellente controllo del corpo e durezza nel gioco. E' un atleta esplosivo che predilige il gioco in transizione, dove domina i propri avversari, inoltre possiede anche un eccellente tiro anche da oltre l'arco, soluzione che è preceduta solitamente da un dribbling per entrare in ritmo.

Il ragazzo può essere un eccellente difensore sulla palla, con un ottima posizione difensiva e mobilità  laterale, a questo aggiunge un'eccellente attitudine a questo fondamentale. Deve migliorare le percentuali nei tiri liberi, fondamentale dove è ancora carente, inoltre deve imparare a rallentare quando le situazioni di gioco lo impongono.

In ottica NBA è sottodimensionato per il ruolo si shooting guard (1,90) e non possiede ancora sufficienti doti di playmaking per giocare da point guard. Inoltre deve assolutamente sviluppare un buon tiro in sospensione dalla media, anche se in questo si sono visti ottimi segnali di miglioramento.

Trattasi di un ragazzo dalla straordinaria etica lavorativa, ci sono quindi le premesse per una sua futura evoluzione nel ruolo di playmaker, indispensabile per migliorare le proprie possibilità  per il tuffo nei pro.

Andre Dawkins

Dawkins viene da Chesapeake, Virginia, e il suo arrivo è stata la sorpresa più lieta dell'estate a Durham, infatti grazie a lui i Blue Devils hanno completato un back court altrimenti povero di talento in confronto alle dirette rivali sulla strada di Indianapolis.

Il nuovo acquisto di Duke è una guardia molto prolifica, soprattutto con un buon jump shot da 2. Fisicamente è solido, ha lunghe braccia in combinazione con una buona statura per il ruolo (1,96). Predilige le situazioni di catch and shoot grazie alla sua velocità  di tiro e anche le conclusioni dalla media dopo un paio di dribbling di aggiustamento, il suo tiro ha un'ottima parabola con un rilascio molto fluido.

Pur essendo piuttosto atletico e dotato di una buona elevazione Dawkins non attacca il canestro con l'efficacia che ci si aspetterebbe, inoltre il suo ball handling è solo nella media e quando è affrontato da avversari veloci incontra parecchie difficoltà . Ha un primo passo accettabile, tuttavia il suo trattamento di palla, in particolare l'uso della mano sinistra, necessita consistenti miglioramenti, in particolare per essere efficace ai massimi livelli NCAA e al piano superiore.

Dal punto di vista difensivo riesce a generare molte palle perse grazie ai suoi anticipi ed alla sua velocità , inoltre porta anche grande pressione sui portatori di palla. E' molto competitivo, e riesce ad elevare la qualità  del proprio gioco sotto pressione. Con la sua attitudine al lavoro è sicuramente molto adatto ad un sistema che privilegia la squadra come quello di coach K, anche se dal suo rendimento dipenderanno molte delle possibilità  di Duke di far strada nel torneo.

Mason Plumlee

Plumlee è il secondo dei tre fratelli emigrati da Warsaw, Indiana, in North Carolina e seguirà  il fratello Miles a Durahm, alla corte di coach K. I fratelli Plumlee, insieme all'altro freshman Kelly e alla stella Singler, avranno l'arduo compito di limitare lo strapotere del front court di North Carolina nella ACC e di cercare di portare i Blue Devils almeno alle elite eight.

Plumlee è un centro alto (2,11) e atletico dotato anche di mobilità  e velocità  eccellenti, tanto da seguire efficacemente la transizione per concludere con acrobatiche schiacciate ben oltre il livello del ferro. Possiede un buon tiro dai 4-5 metri, inoltre l'abilità  di mettere la palla a terra e, dopo un paio di palleggi, di scoccare il tiro da 3 se il difensore lo sfida al tentativo.

Riesce a schiacciare tutti i passaggi che arrivano all'altezza del canestro grazie alle sue buone mani e alla sua esplosività . In post basso Plumlee svolge un ottimo lavoro nel tagliare fuori il proprio uomo fino a quando non riceve il pallone, per poi concludere solitamente con un giro e tiro in elevazione sfruttando la propria altezza e prendendo la linea di fondo.

Talvolta la sua mancanza di potenza nella parte superiore del corpo gli causa dei problemi nel concludere dopo aver subito un contatto, tuttavia grazie alla sua altezza riesce comunque a guadagnare molti falli.

Il neo Blue Devil sfrutta molto efficacemente le finte sul tiro per sbilanciare gli avversari, inoltre è un buon rimbalzista su entrambi i lati del campo e sa aprire velocemente il contropiede. Oltre a sviluppare e potenziare la parte superiore del proprio corpo Plumlee dovrebbe migliorare il proprio ball handling in campo aperto e la propria costanza ed attitudine difensiva.

Con Plumlee coach K si è assicurato un big man esplosivo e dal tremendo potenziale, che saprà  sicuramente esaltare e divertire gli spettatori del Cameron Indoor quest'anno.

Mouphtaou Yarou

Per sostituire il posto lasciato vacante da Dante Cunnigham sotto canestro, Villanova si è rivolta alla Montrose Christian School di Rockville, Maryland. Montrose è uno degli istituti di eccellenza nel panorama cestistico a stelle e strisce, ha infatti raggiunto le semifinali dell'ultimo ESPN Rise Invitational dove è stato sconfitto nettamente dalla Findlay prep. school di Avery Bradley, poi vincitrice del torneo.

I Wildcats si sono assicurati le due stelle della squadra, la coppia di esplosive ali forti Isaiah Armwood e Mouphtaou Yarou. Yarou in particolare è un atleta dal fisico potente è già  completamente sviluppato, sia sul piano muscolare che della statura (2,06), inoltre è dotato di ottimi fondamentali e di un morbido tocco nei pressi dell'anello, da dove conclude in sospensione svettando sopra gli avversari diretti.

Il neo wildcat è dotato di mani forti, che gli permettono di andare efficacemente a rimbalzo e di aprire con ottimi passaggi il contropiede. Non è propriamente un gran corridore, tuttavia dove non arriva la velocità  dei piedi arriva con l'abnegazione e l'impegno, facendosi sempre trovare al posto giusto al momento giusto negli aiuti difensivi.

Con il suo corpo lungo e potente occupa molto bene gli spazi intorno all'anello, difendendo efficacemente sulle linee di fondo, inoltre è un eccellente stoppatore grazie ad un'eccellente combinazione di timing e stacco da terra.

Nel corso dell'ultimo anno di high school ha sviluppato un ottimo tiro dai 5 metri, il che gli ha permesso di ampliare notevolmente il proprio arsenale offensivo, comunque ancora da sviluppare completamente. Sicuramente le possibilità  di Villanova di fare strada nel torneo passeranno per il rendimento di questo ottimo atleta dal notevole potenziale.

Dominic Cheek

Villanova è conosciuta per essere un programma in cui si formano guardie di alto livello, e nemmeno quest'anno il recruiting dei Wildacats si è smentito, portando a Villanova un talento cristallino come l'All American da Jersey City Dominick Cheek.

Cheek è una guardia tiratrice piuttosto prolifica, dotata di grande atletismo e velocità , doti che gli permettono di eccellere soprattutto in campo aperto. Ha l'abilità  di elevarsi, grazie alla combinazione di statura (1,98) ed elevazione, sopra la maggior parte dei difensori con il suo tiro in sospensione dalla media, che nella maggioranza dei casi si traduce in due punti in più nel tabellino della propria squadra.

E' dotato di un buon range di tiro, anche da tre punti, situazione in cui tuttavia ha la tendenza a rilasciare troppo presto il pallone durante il gesto tecnico.

Questa giovane guardia dal garden state necessita di migliorare il proprio ball handling per diventare un miglior penetratore, inoltre deve assolutamente sviluppare la propria muscolatura per essere competitivo ai massimi livelli NCAA ed al piano di sopra, infatti già  quest'anno tendeva a soffrire i difensori più grossi e potenti di lui.

Pur possedendo la struttura fisica per poter essere un potenziale stopper deve migliorare la posizione e la propria attitudine difensiva, inoltre deve migliorare nei movimenti senza palla, soprattutto negli smarcamenti alla ricerca di tiri puliti.

Dalla sua Cheek ha una certa predisposizione per il gioco di squadra e tende ad andare molto raramente fuori controllo, denotando anche una buona conoscenza del gioco e delle ottime letture.

Insieme all'altro freshman Maalik Wayns e al cavallo di ritorno dal draft Scottie Reynolds andrà  costituire probabilmente uno dei migliori back court del paese, pilastro fondamentale sul quale costruire la prossima stagione dei Wildcats che partono tra le favorite alla vittoria finale.

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