Memphis domina UCLA

Douglas-Roberts schiaccia in faccia a Kevin Love, lanciando i Tigers alla vittoria..

Nel 1973, nella finale per il titolo NCAA, i Tigers di Memphis State subirono una sonoro sconfitta da UCLA, guidata dalla più incredibile prestazione ogni epoca di un singolo giocatore, i famosi 44 punti di Bill Walton con 21/22 dal campo.
I ragazzi dell'attuale Memphis, guidati da coach Calipari, probabilmente non sanno che una volta la loro università  era chiamata Memphis State e non sanno nulla di quella sconfitta, ma ieri sera involontariamente hanno regalato una vendetta a tutti i Tigers fans, oltre che riportare Memphis nella finale per il titolo.

Per tutto l'anno coach Calipari ha dovuto combattere con i dubbi degli analisti del college basket sull'effettivo valore della propria squadra, dovuti alla notevole facilità  della Conference USA e al calendario decisamente morbido che aveva portato Memphis a chiudere la regular season con solo una sconfitta (quella nel big match contro Tennessee) e 34 vittorie.
Nel bracket del Torneo era stata assegnata la prima testa di serie del South Regional, ma in molti credevano che l'upset fosse dietro l'angolo ed invece i Tigers erano arrivati a queste Final Four dominando gli avversari e prendendo sempre più fiducia nelle loro possibilità  di arrivare fino in fondo.

La sfida contro i Bruins era forse la più difficile partita di tutta l'annata, contro una squadra che difensivamente aveva annullato qualsiasi attacco e aveva l'esperienza della terza Final Four consecutiva.

Memphis, però, aveva dalla sua la miglior coppia di backcourt dell'intera NCAA.

Chris Douglas-Roberts e Derrick Rose hanno dominato la partita dal primo minuto, annullando la difesa tosta e asfissiante dei loro pariruolo Collison e Westbrook, che molte volte avevano mandato fuori giri i loro avversari, prendendo per mano la squadra e portandola a raggiungere la finale nazionale di lunedi'.

Ventotto punti per Douglas-Roberts, All-American con molti dubbi sul suo reale valore, ma che vedrà  le sue quotazioni impennarsi nei mock draft dei prossimi mesi, e venticinque punti del freshman sensazione, additato di una possibile chiamata tra le prime cinque del prossimo Draft NBA, un clinic offensivo fatto di penetrazioni dal palleggio, di tagli sulla linea di fondo e di giochi a due, che ha portato Memphis ad allungare ad inizio secondo tempo, parziale che ha di fatto deciso la partita.

UCLA, alla terza Final Four consecutiva, risultato che non accadeva dai tempi del grande coach Wooden, ha dovuto ingoiare l'ennesimo boccone amaro, incapace di trovare le contromisure necessarie a cambiare una partita in cui la difesa non ha saputo chiudere il lucchetto e l'attacco ha balbettato come spesso accade negli appuntamenti importanti della stagione.

Coach Howland è un maestro formidabile del basket difensivo, ha saputo in questi anni costruire un'impostazione che ha portato i Bruins ad essere di nuovo una power house NCAA, ma non è ancora riuscito ad arrivare alla perfezione, a quell'equilibrio di gioco che permette di arrivare al titolo. Le due sconfitte contro Florida e quella di ieri contro Memphis sono molto simili, tutte nate dall'incapacità  di UCLA di andare oltre il proprio schema, di improvvisare, di riuscire a vincere le partite con l'attacco.

Ieri però troppi fattori erano contro i campioni della PAC-10, a cominciare dalla peggiore partita dell'anno della stella Kevin Love, il freshman che ha monopolizzato la stagione al Pauley Pavillon con il suo basket che profuma di anni 70, candidato al premio di MVP stagionale, incapace di essere un fattore nella più importante partita della stagione, chiusa con 12 punti, 9 rimbalzi e 9 tiri, ma con solo 2 punti nel 2° tempo, in cui ha subito la marcatura di un monumentale Dorsey (0 punti ma 15 rimbalzi e 2 stoppate), non riuscendo mai a ricevere palla in post basso, accontendadosi di tiri dai 5 metri e da un paio di conclusioni oltre l'arco, ma rimanendo sempre ai margini della contesa.

L'altro fattore determinante per la sconfitta dei Bruins è la partita di Darren Collison, l'altra stella della squadra, forse alla sua peggior partita in carriera, chiusa con solo 2 punti e 5 palle perse, letteralmente preso a schiaffi da Rose, che lo ha mandato fuori giri sia in difesa che in attacco e lo ha completamente tolto dalla partita, determinando di fatto l'incapacità  di far girare l'attacco come nelle partite che hanno portato a San Antonio.

Con le proprie stelle tolte dalla gara offensivamente, coach Howland non ha saputo trovare alternative, se non aggrapparsi alla solida partita di Russell Westbrook e al cuore di Mbah-Moute, troppo poco per recuperare il divario costruito da Memphis nei primi dieci minuti della ripresa.

Alla fine a gioire è stato coach Calipari, spesso criticato per il suo modo di intendere il basket e il reclutamento, ma ormai entrato di diritto nel club dei migliori allenatori NCAA. Ha saputo costuire una squadra che offensivamente vive delle giocate del backcourt, ma che ha anche un'identità  difensiva costruita sui role players come Dorsey e Dozier.

Per coach Howland invece ci sarà  molto da pensare in questa estate, oltre che aspettare notizie dai vari Collison, Love e Westbrook. La terza Final Four consecutiva è un traguardo molto importante, ma non aver ancora vinto un titolo potrebbe determinare critiche all'ombra del Pauley Pavillon e l'offseason sarà  importante per capire quali sono le reali possibilità  dei Bruins di arrivare al titolo.

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