Quelli che lasciano (2° parte)

Anche Felton dunque lascia UNC per giocarsi la carta NBA…

Anche se con una settimana di ritardo (mea culpa) siamo qui a far un'altro aggiornamento delle Early Entries, vale a dire dei giocatori che lasciano il college in anticipo. Ma, prima d'iniziare a parlare di coloro che se ne vanno, analizzando le loro possibilità  a livello NBA, questa volta voglio anche sottolineare come si sono giocatori che, pur essendo molto quotati, hanno preferito restare al college, come i futuri senior di Duke JJ Redick e Shelden Williams, Adam Morrison di Gonzaga o la coppia di Connecticut composta da Josh Boone e Rudy Gay. Così, tanto per dimostrare che non tutti vogliono fuggire alla prima occasione…

In questo appuntamento è impossibile non iniziare la nostra analisi dall'esodo che ha coinvolto i Tar Heels di North Carolina, esodo annunciato ma che fa comunque una certa impressione. La squadra di coach Roy Williams, fresca campione NCAA, il prossimo anno dovrà  fare a meno, oltre che di Rashad McCants, del quale abbiamo già  parlato, anche di Sean May, Raymond Felton e Marvin Williams.

Partiamo dall'MVP delle Final Four, Sean May, che ha deciso di dichiararsi per il draft con un anno di anticipo sfruttando la consapevolezza che la sua reputazione agli occhi degli scout NBA non ha mai raggiunto picchi così alti e che dunque un anno di college basket in più potrebbe, per assurdo, solo peggiorare le cose in proiezione NBA. May, infatti, come abbiamo testimoniato durante la March Madness, ha giocato un torneo veramente fenomenale, dimostrando di essere di gran lunga il big man più immarcabile di tutta l'NCAA e di essere capace anche di giocare, e non deludere le aspettative, anche sotto pressione.

Inoltre, è bene non scordare che May ha vinto con UNC il titolo e dunque, da un certo punto di vista, sarebbe anche stato difficile trovare le motivazioni per continuare il college. In prospettiva NBA Sean sarà  sicuramente una prima scelta con la possibilità  di entrare in lotteria anche se in questo caso molto dipenderà  dai provini individuali. I dubbi sul ragazzo di Bloomington riguardano la sua altezza relativa per essere un big man, la sua tendenza ad ingrassare e le possibili difficoltà  di adattamento alle aree NBA, dove sicuramente troverà  degli avversari più forti e alti che gi daranno filo da torcere; in ogni caso May ha sviluppato molto il suo gioco e il suo fisico e dunque, grazie alle sue mani dolcissime, troverà  sicuramente una squadra NBA che gli darà  fiducia.

Per quanto riguarda Raymond Felton il discorso è un po' diverso, nel senso che il playmaker dei Tar Heels, nonostante tutti ne vedessero il talento, non è mai stato considerato una sicura prima scelta nel momento in cui si fosse dichiarato. I dubbi che lo riguardavano erano soprattutto legati alla sua altezza, che sicuramente potrebbe porgli qualche problema in ottica futura, e al suo tiro da tre, ma soprattutto gli osservatori avevano notato la tendenza di Raymond ad andare un po' fuori controllo, rischiando di esagerare.

Anche il ragazzo di Latta ha smentito tanti dubbi nel corso dell'ultimo mese della sua stagione universitaria, dimostrando di essere un leader, di avere la personalità  giusta per riuscire a guidare una squadra non solo con le iniziative personali, ma anche con la capacità  di servire e cercare il compagno di squadra più in ritmo, dimostrando di avere acquisito una mentalità  da playmaker, come dimostrato nella finale durante la quale ha ripetutamente servito Sean May in post basso, riconoscendo quindi quella che era la miglior soluzione per la squadra. Se poi aggiungiamo, alla forte personalità  che non gli ha mai fatto difetto, anche il miglioratissimo tiro da tre punti (un tempo considerato la sua maggior lacuna) che lo rende pericoloso anche lontano da canestro e gli permette di sfruttare ancora di più la sua incredibile velocità  sia per guidare il contropiede che in entrata, abbiamo, chiaramente, una prima scelta del draft 2005.

L'ultimo giocatore di North Carolina a lasciare il college è stato Marvin Williams che, secondo molti, potrebbe essere la prima scelta assoluta del draft e comunque non dovrebbe finire oltre la terza chiamata a meno di stravolgimenti. Williams, nella sua prima ed ultima stagione al college, ha mostrato di essere un giocatore e un ragazzo particolare che, pur di non mettere in crisi la già  complessa chimica di squadra dei Tar Heels, ha accettato di fare il sesto uomo per tutta la stagione, senza lamentarsi e lasciando, in generale, molto spazio ai tre junior che avevano in mano la squadra. Proprio per questo motivo sono in molti a pensare che a Marvin avrebbe fatto bene un'altra stagione di college, dove avrebbe potuto imparare ad essere il giocatore più importante della squadra, che la deve trascinare nei momenti di difficoltà , mentre invece quest'anno doveva in pratica raccogliere le briciole di ciò che gli lasciavano May, Felton e McCants.

E' chiaro che Marvin Wiliams ha sicuramente un talento da NBA, grazie alla capacità  di fare molte cose e di allontanarsi da canestro molto più di quanto non si sia visto quest'anno dove, come già  detto, lo spazio per le sue iniziative era estremamente limitato. Ma Williams ha affascinato gli scout durante gli allenamenti di UNC dove, a quanto pare, ha dimostrato di avere le qualità  per diventare un'ala piccola NBA, anche perché di certo non sono l'atletismo, il primo passo e lo stacco da terra a difettargli; ha chiaramente bisogno di completare il suo gioco, ma il potenziale c'è.

Abbandoniamo ora Chapel Hill e andiamo a parlare di un'altro Williams che conosce molto bene i colori di UNC, visto che ha giocato contro di loro la finale per il titolo: Deron Williams. Il ragazzo del Texas ha incantato tutti nel corso della stagione, dimostrando di essere una perfetta point forward, vale a dire un'ala che però ha una visione del gioco e una capacità  di controllare i tempi della sua squadra e della partita degna di un point man. L'annuncio di Williams era nell'aria già  da prima della Final Four e la mamma aveva poi confermato la decisione del figlio durante la quattro-giorni di Saint Louis.

Nelle previsioni, Deron sarà  sicuramente una prima scelta, quasi certamente verrà  chiamato in lotteria anche perché, come già  detto, la sua completezza di gioco è veramente impressionante essendo, a livello collegiale, il difensore che si prendeva sempre cura del migliore attaccante avversario, prendeva rimbalzi, distribuiva passaggi e segnava. Ha anche dimostrato, ad Illinois, una grande personalità  e delle doti di clutch scorer veramente interessanti, come si è notato nel Regional contro Arizona quando ha trascinato i suoi compagni alla rimonta. In prospettiva NBA Deron potrebbe avere delle difficoltà , non essendo un super atleta, non solo in attacco ma anche in difesa dove, visto l'atletismo di molti giocatori della Lega, potrebbe pagare dazio.

Parliamo ora del terzo (e ultimo Williams) che si dichiara in anticipo anche se, per quanto riguarda Eric Williams, lungo di Wake Forest, la mossa di dichiararsi per il draft potrebbe essere solo un modo per vedere qual' è la considerazione della NBA nei suoi confronti, visto che non ha assunto un agente e può dunque ritornare al college. Williams ha chiaramente la stazza per interessare gli scout NBA, soprattutto dal momento in cui ha perso una ventina di chili e ha modellato il suo corpo. Le sue doti sono evidenti, nel senso che è un lungo aggressivo, agile a abbastanza forte con dei buoni movimenti all'interno dell'area.

Il problema di Eric, che se rimarrà  nel draft sarà  probabilmente una tarda prima scelta, è la sua tendenza a non controllare la sua aggressività , fatto che lo porta ad avere spesso problemi di falli. Inoltre se vuole veramente diventare un'ala grande a livello NBA deve migliorare la sua velocità  e costruirsi dei movimenti anche fuori dall'area pitturata visto che, per il momento, la sua pericolosità  è limitata a movimenti nei pressi del canestro dove, anche grazie alla sua superiorità  fisica in confronto a molti giocatori che incontra a livello di college, riesce a portare a casa dei punti. A mio avviso gli farebbe bene aspettare un'altro anno e rimanere al college a lavorare insieme a coach Skip Prosser.

L'ultimo giocatore che prendiamo in considerazione oggi è Bracey Wright, guardia di Indiana, che ha deciso di dichiararsi per il draft, forse con un po' di fretta, con un anno di anticipo. Bracey, ex compagno alla high school di Deron Williams, è soprattutto un realizzatore, con un ottimo jump shot che riesce a scagliare da qualsiasi posizione del campo, anche se preferibilmente da oltre l'arco dei tre punti nonostante abbia migliorato il suo arresto e tiro anche dalla media.

Bracey è anche un buon rimbalzista considerati il ruolo e l'altezza, ed è milgiorato in penetrazione anche se non sarà  mai la specialità  del suo repertorio. I problemi di Wright sono principalmente due, entrambi legati al fisico: le non eccelse qualità  atletiche e la mancanza di stazza, che lo rendono difficile da inserire in una logica NBA, dove avrebbe l'altezza di un play e il gioco di una guardia, anche considerando le difficoltà  difensive che lo contraddistinguono. Fatte questa considerazioni e nonostante l'estrema fiducia che lui ripone nei suoi mezzi, diciamo che Bracey sarà  chiamato più o meno a metà  secondo giro.

Anche per questa volta abbiamo concluso il giro tra gli underclassmen che salutano l'NCA ma l'appuntamento è rinnovato alla prossima settimana.

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