Il film della Final Four

Al quinto tentativo, Roy Williams è campione Ncaa

Partiamo dalla fine, per parlare a caldo di queste Final Four , vale a dire dalla finale per il titolo che si è conclusa da poche ore. North Carolina ha conquistato il quarto titolo della sua storia, ed ha finalmente dato la prima vittoria a Roy Williams, che ora non potrà  più essere chiamato ringless Roy.
E' stata un gran bella finale, equilibrata fino all'ultimo minuto, e alla fine sono stai i Tar Heels a portare a casa la vittoria per svariati mtivi.

In primo luogo, Illinois è stata tradita, proprio all'ultima gara dell'anno, quella che avrebbe dovuto portare al record di vittorie in una sola stagione per un college della NCAA division I, da una della sue armi principali: il tiro da tre. I Fighting Illini, infatti, hanno sparacchiato dalla lunga distanza (12-40 da tre punti, massimo stagionale per tentativi), non riuscendo in questo modo a trovare le contromisure alle varie difese a zona (2-3, 1-3 e anche triangolo e due) proposte da UNC.

Alla fine, come dimostrato anche nelle smeifinali, la chiave della partita, per i Tar Heels, è la difesa, in quanto, quando i ragazzi di coach Williams aumentano la loro pressione, sono in grado di bloccare gli attacchi avversari, generando anche i recuperi che sono vitali per scatenare il loro micidiale contropiede. Emblematiche del lavoro difensivo di UNC sono le due stoppate in un azione inflitte a Roger Powell Jr, l'eroe della semifinale.

Nel momento in cui North Carolina è riuscita a chiudere le maglie in difesa, è stata anche in grado di sfruttare pienamente il suo talento offensivo, con McCants (14 punti tutti nel primo tempo) e Sean May.

In questo modo veniamo a quello che è stato il tema dominante della serata, vale a dire il rendimento degli uomini sotto canestro. Già  alla vigilia si sapeva che Illinois avrebbe potuto soffrire con i suoi lunghi, nettamente meno talentuosi di quelli degli avversari: le previsioni sono state pienamente confermate sul campo, dove gli i lunghi di UNC hanno surclassato gli avversari (43 punti per loro, 20 per quelli dei Fighting Illini), soprattutto con Sean May, eletto MVP della Final Four grazie ad una finale fantastica, chiusa con 26 punti, 10/11 dal campo, 6/9 dalla lunetta e 10 rimbalzi, facendo impazzire il povero Augustine che, per tutta la gara, è stato condzionato dai falli (già  quattro all'inizio della ripresa).

In conclusione, se la finale era stata presentata come uno scontro tra una squadra (Illinois) e il talento (UNC), il Tar Heels hanno dimostaato di avere entrambe queste componenti, riuscendo a tenere sotto controllo i tre piccoli di Illinois, Luther Head (comunque venti punti ma sbagliando a 17'' dalla fine la tripla che avrebbe dato il supplementare), Deron Williams e Dee Brown (rispettivamente 17 e 12 punti, ma con trentotto tiri tentati in coppia) e allo stesso tempo liberando il suo talento, in particolare dei tre junior, i già  citati May e McCants più Raymond Felton.

Prima della finale però si sono giocate anche le semifinali, dove Illionis ha avuto la meglio su Louisville mentre UNC ha sconfitto Michigan Sate.

Iniziamo con l'analisi della prima semifinale, dove i Fighting Illini hanno avuto ragione dei Cardinals grazie alle prove di Luther Head, praticamente automatico da oltre l'arco e che ha sigillato il risultato nel finale e, a sorpresa, di Roger Powell Jr., entrambi con venti punti a segno. In particolare fantastica la prova di Powell, in quanto il reverendo è stato decisvo in campo con la sua energia ma anche in attacco, segnando in tutti i modi, anche da tre punti (non proprio la specialità  della casa) e realizzndo una schiaccita fantastica che ha dato la carica ai suoi. Alla fine Illinois è riuscita a prevalere nonostante le prove sotto la media di Deron Williams (comunque 9 assist, 5 rimbalzi) e Dee Brown che però, anche senza fare sfracelli in attacco, si sono resi utili in altri modi.

Per quanto riguadra i Cardinals, hanno pagato la loro rotazione troppo ristretta, che li ha costretti per buona parte della gara a zona, senza poter utilizzarec con continuità  la pressione a tutto campo di Pitino. Ma soprattutto ha deluso, tra le file di Louisville, Francisco Garcia, che ha messo a segno soli quattro punti e non ha mai dato ai suoi la leadreship di cui avevano bisogno. Sicuramente, nella prova negativa dell'ala dei Cardinals ha influito la buona difesa di Deron Williams, che ancora una volta si è preso cura dell'attaccante principale degli avversai.

Non ci si può scordare della prova sotto la media anche di Taquan Dean (12 punti ma 4/15 dal campo), che non ha mai trovato continuità  offensia, mentre invece Louisville è stata tenuta in gara da un Ellys Miles veramente encomiabile (17 punti).

Nell'altra semifinale, ha prevalso il talento di UNC, ma gli Sapartans hanno giocato molto bene per metà  gara, riuscendo a limitare il contropiede avversario grazie ad un'ottima difesa, e riuscendo soprattutto a mettere la museruola al pericolo numero uno, vale a dire Sean May. Dopo venti minuti di gioco Michgan State è avanti di cinque (38-33) ma poi, nel secondo tempo, non risce più a realizzare il suo game plan.

Infatti nella ripresa i Tar Heels sciuponi della prima metà  di gara si trasformano in una squadra molto intensa e aggressiva, aumentano la loro pressione difensiva e mandano fuori giri l'attacco degli Spartans, che a questo punto non riescono più a mordere come prima in difesa, e lasciano che UNC porti a casa la partita. Fondamentali, a livello individuale, le prove di Felton (16 punti e tanta leadreship), dell'efficace McCants (17 unti in sordina) e di Sean May (18 dei suoi 22 punti nel secondo tempo) mentre per Michigan State, è stato positvo il contributo di Shannon Brown, Paul Dvas e Maurice Ager, l'ultimo a mollare, Il problema è che negli Spartans è venuta a mancare il fondamentale contributo di Alan Anderson e Chris Hill.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *