La corsa verso il Madison

Le lunghe mani di Rick Rickert sull'NIT

In attesa che le sedici superstiti scendano in campo nel torneo NCAA illuminando il palcoscenico del College Basket, il fratello minore NIT ha consegnato ai posteri altri quattro verdetti.

Nella prima partita di mercoledì sera al Dean Smith Center di Chapel Hill si sono incontrati i locali Tar Heels di North Carolina e gli Hoyas di Georgetown in una sfida che ha avuto il sapore di altri tempi.

Da una parte North Carolina che vuol provare a vincere la ventesima partita stagionale, per raggiungere l'invidiabile record di 32 stagioni con almeno 20 vittorie nelle ultime 33 giocate. Dall'altra Georgetown, alla terza partita consecutiva fuori casa (dopo Tennessee e Providence), che prova a smentire i numerosi denigratori, soprattutto nella Big East.

La partita, ennesima rivincita della finale NCAA del 1982, è partita dopo la classica palla a due con North Carolina che si fa trovare subito pronta e grazie ad una partenza strepitosa, nella quale mette a segno 8 dei primi 11 tiri, riesce a prendere il largo accumulando un vantaggio di 8 punti.

A cinque minuti dalla fine del primo tempo coach Esherick decide dei schierare a zona la difesa di Georgetown e questa decisione blocca l'attacco di UNC che non riesce più a segnare. E' in questi minuti che Mike Sweetney suona la carica con gli Hoyas che riescono a chiudere in vantaggio di due punti la prima frazione (34-32).

Dopo l'intervallo i Tar Heels ritrovano la via del canestro riportandosi in vantaggio 48-40 con tutto il secondo tempo praticamente ancora da giocare ma un parziale velenoso di 22-4 da parte di Georgetown, nel quale l'esterno Gerald Riley (solo 3 punti all'attivo fino a quel momento) segna 11 dei suoi 22 punti complessivi, riconsegna la testa della gara agli Hoyas (62-52) con ancora più di otto minuti sul cronometro.

Poco dopo tocca a North Carolina riprendere in mano l'inerzia della partita e grazie alla guardia freshman Rashad McCants, che in meno di 4 minuti segna 14 dei 16 punti di UNC, riesce a riportare la partita in parità  a 70 punti.

Con un tiro pesante ci pensa quindi la guardia Drew Hall a ristabilire le distanze per gli Hoyas, dando così inizio all'imprevedibile gara dei tiri liberi. Negli ultimi secondi decisivi Georgetown si dimostra infallibile segnando sei tiri consecutivi e riesce a guadagnarsi la vittoria con il punteggio di 79-74.

Purtroppo per UNC pesano come un macigno le 18 palle perse sulle quali Georgetown ha capitalizzato segnando ben 25 punti. La trap defense di North Carolina, che doveva almeno contenere Mike Sweetney si è dimostrata inefficace visto che il lungo degli Hoyas ha chiuso la gara con 22 punti e 7 rimbalzi, realizzando con il 52%. Riley e Sweetney insieme, hanno messo a segno un 16 su 26 dal campo che semplifica ogni valutazione sulla partita.

Dalla parte dei padroni di casa purtroppo non è servita la prestazione si McCants, che con 10 su 13 e 26 punti ha tenuto viva UNC fino all'ultimo. Bene anche l'ala sophomore Jawad Williams con 19 punti, mentre l'altro freshman Raymond Felton ha lasciato il campo con 11 punti ed 11 assists ma anche 6 palle perse, abbandonando in pratica il suo coach Matt Doherty in un momento decisivo per le sorti della sua stagione.

Georgetown approda così al Madison Square Garden mentre North Carolina deve archiviare la seconda stagione degli ultimi 33 anni sotto le venti vittorie. Per Doherty si apre probabilmente un periodo di crisi.

A Lubbock invece, nel Texas, è andata in scena la seconda sfida del mercoledì dove Georgia Tech è arrivata per incontrare la spumeggiante Texas Tech.

La partita è stata un continuo altalenarsi di parità  e minimi vantaggi da entrambi le parti, tanto che la prima frazione si è conclusa sul 35-35. La musica non cambia fino al settimo del secondo tempo quando Texas Tech trova la zampata con un parziale di 18-3 che gli permette di allungare. Fino a quel momento la partita aveva cambiato padrone per ben 12 volte ed il vantaggio di 65-52 per i Red Raiders era il primo vero break di una delle due squadre.

Georgia Tech non riesce a recuperare lo svantaggio e quando B.J. Elder con un canestro da 3 accorcia a -4 ormai è troppo tardi perché sul cronometro resta solo un minuto da giocare. Con il pubblico di casa che accompagna i secondi finali cantando “New York, New York”, Texas Tech batte Georgia Tech 80-72 e raggiunge alle semifinali, consegnando la sesta partecipazione alle Final Four dell'NIT a coach Bobby Knight nei suoi 37 anni di onorata carriera.

Andre Emmett con 29 punti, ed un buonissimo 12 su 20 dal campo, è riuscito a rifarsi della prestazione opaca contro gli avversari precedenti di San Diego State mentre Robert Tomaszek con 19 punti ha confermato il suo buonissimo stato di forma. Per gli Yellow Yackets non sono bastati i 23 punti segnati da Elder ed i 19 punti con 12 rimbalzi di Chris Bosh che molto probabilmente ha giocato la sua ultima partita con una maglia senza il celebre logo di Jerry West.

In concomitanza con i primi verdetti delle sweet sixteen, giovedì notte a New York, sul campo dei Red Storm di St. John's, si è giocata invece la terza sfida dei quarti di finale. Gli ospiti dei Red Storm sono stati i Blazers di UAB, reduci dalla vittoria sul campo del piccolo Siena College.

La partita si è aperta con UAB che è partita subito bene e con un canestro da 3 del play Morris Finley si è portata in vantaggio sul 11-6. St. John's, colpita nell'orgoglio, ha sfodera subito un parziale di 23-7 che ha restituito il comando ai Red Storm con il risultato 29-18 e circa 8 minuti da giocare. UAB ha riaccorciato le distanze con un contro-break di 7-0 (29-25) e poco dopo si è chiuso il tempo sul 34-32.

La partita è proseguita nel secondo tempo con un altalena di emozioni fino a quando St. John's è riescita ad allungare sul 64-58 a quattro minuti e mezzo dal termine. Successivamente un altro parziale di 11-2 dei Red Storm ha chiuso la gara definitivamente con il risultato di 79-71 per i padroni di casa.

St. John's consegna alla semifinali quattro giocatori in doppia cifra, Anthony Glover (15), Marcus Hatten (15), Grady Reynolds (14) e Kyle Cuffe (10), con Reynolds che recupera anche 14 rimbalzi, ma pecca dalla lunga distanza concludendo a canestro solo il 18% dei tiri. Per gli ospiti, doppiati a rimbalzo (50-24), si salvano solo il già  citato Finley con 25 punti e l'altra guardia Eric Bush con 23. Adesso al Madison Square Garden, mercoledì prossimo, St. John's dovrà  incontrare Texas Tech.

Gli sfidanti dei già  vittoriosi Hoyas sono usciti ancora una volta da una sfida mozzafiato, quella tra Temple e Minnesota.

Con Temple in vantaggio 31-26 sul proprio campo si è concluso un primo tempo equilibratissimo. L'equilibrio è proseguito anche nella ripresa e solo sul finire del secondo tempo Minnesota è riescita a mettere a segno un mini-break di 8-0 che ha portato il punteggio sul 54-50 con un minuto ancora da giocare.

Ci pensa poi Brian Polk ad infiammare il pubblico di casa con un tiro da tre che riduce ad un punto il vantaggio dei Golden Gophers a 50 secondi dalla fine. Nell'azione successiva Minnesota perde palla e quando Temple ritorna in attacco solo un fallo vieta la via del canestro a David Hawkins. Dalla lunetta Hawkins mette a segno un tiro libero sui due a disposizione, sufficiente però a pareggiare la partita con 14 secondi ancora sul cronometro.

Nell'ultimo gioco dei tempi regolamentari Ben Johnson non riesce a realizzare il tiro scoccato da oltre l'arco dei tre punti e la partita finisce in overtime con il punteggio di 54 pari.

Nell'overtime Minnesota si riprende e segna cinque punti consecutivi portando i Golden Gophers in vantaggio 59-54 a 1:42 dal termine. Nel finale la buona precisione dalla lunetta (7 su 12 complessivi nell'overtime) da parte dei ragazzi di coach Dan Monson, consegna a Minnesota i biglietti per New York con la vittoria per 63-58.

Sul tabellino risalta ancora una volta la doppia doppia dell'ala sophomore Rick Rickert (15 punti e 13 rimbalzi e 6 su 13 dal campo), con i compagni Michael Bauer, Maurice Hargrow e Kevin Burleson che contribuiscono anche loro segnando in doppia cifra, senza subire l'effetto della classica matchup zone defense di coach Chaney.

Stagione chiusa invece per Temple che dopo la partenza disastrosa di inizio stagione che li ha visti perdenti in 11 delle prime 14 partite, termina con il record 18-16 solo grazie alle 11 imprevedibili vittorie nelle ultime 14 partite. Purtroppo il 27% di realizzazione dal campo ha condannato Temple che vive e muore ancora una volta con le prestazioni di Polk (19 punti) ed Hawkins (14 punti ma 4 su 16 al tiro).

Appuntamento adesso a New York per il primo d'aprile (non è uno scherzo) per conoscere la squadra vincitrice del torneo.

Il pronostico è tutto aperto ma se avessi ancora un dollaro in tasca lo giocherei sugli Hoyas di Georgetown.

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