Finals 2010: Analisi tattica (Gara 6)

I Lakers hanno abbattuto i Celtics in Gara6, ma c'è già  una Gara7 che incombe.

Se questa serie ci ha insegnato una cosa, è che tra queste due squadre è impossibile parlare di inerzia: ogni volta che ci si aspettava che la serie si indirizzasse in favore di Boston o Los Angeles, la squadra con le spalle al muro ha risposto con una prestazione straordinaria.

Gara 6 non ha fatto eccezione: più o meno tutti si attendevano che, dopo il massacro di Gara5, i Celtics avessero ormai trovato il bandolo della matassa e fossero pronti a festeggiare allo Staples da subito, o quantomeno che, per forzare Gara 7, i Lakers avrebbero dovuto sudare le proverbiali sette camicie.

Niente di più lontano dalla realtà , visto che i Lakers hanno restituito pan per focaccia con una prestazione altrettanto dominante, infliggendo agli ospiti una severa lezione su entrambi i lati del campo, come si può notare da alcune cifre:

– i Lakers, fino al garbage time del quarto periodo, viaggiavano ad oltre 123 punti per possesso (la terza miglior prestazione stagionale, compresa la regular season);

– la prestazione offensiva dei Celtics rappresenta il loro secondo peggior risultato stagionale (unica eccezione una gara i metà  novembre contro i Magic) e la peggiore in assoluto nella storia delle loro gare di finale;

– il primo punto di un giocatore della panchina dei Celtics, che tanto aveva dato alla loro causa nelle tre gare bostoniane, è arrivato al 38' di gioco, quando la sfida era già  in ghiaccio da tempo;

-contemporaneamente, la panchina gialloviola ha invece segnato ben 25 punti, dopo averne messi a segno 37 in totale durante l'intera settimana nel New England.

Come si è giunti a questo risultato?
Nella metà  campo dei Celtics non si può dire che la difesa di Thibodeau sia crollata o abbia mollato: i Lakers, semplicemente, hanno messo sul campo l'energia, la “cattiveria”, la grinta che troppo spesso era loro mancata sul parquet incrociato del TD Garden, a cominciare dal principale indiziato quando si parla di inconsistenza, cioè Lamar Odom.

Il newyorchese ha giocato una delle (rare, in questi playoffs, e soprattutto in questa serie) partite in cui cambia letteralmente il volto alla propria squadra, apportando un contributo che i semplici numeri non possono descrivere (anche se il 38% di rimbalzi difensivi catturati fa stropicciare gli occhi, dopo una serie in cui era stato largamente deficitario sotto al proprio tabellone).

Più che le parole possono i video, ed in particolare questo impeccabile estratto di alcune delle sue giocate più significative da parte del sempre eccellente Kwvin Arnovitz.

Se non ci si poteva aspettare l'ottima vena mostrata dall'attacco dei padroni di casa, contro una difesa celtica che aveva stretto sempre più le proprie maglie con il passare delle gare, ha destato ancor più impressione la soffocante difesa gialloviola: non tanto perché i Lakers non siano in grado di difendere alla grande (in realtà , come detto più volte, nel corso dell'anno e dei playoffs è stata quasi sempre la difesa a fare la differenza, mentre l'attacco andava a corrente alternata), quanto perché i Celtics sembravano aver trovato i filoni giusti da sfruttare per far male agli avversari.

I losangelini si sono concentrati innanzitutto su Paul Pierce, entrato nella serie in sordina ma cresciuto alla distanza, fino a salire in cattedra con una prestazione dominante in Gara5: la prima preoccupazione dei padroni di casa è stata quella di negargli i movimenti in palleggio verso la sua mano forte, la destra, impiegando Artest in una frequente operazione di “shading” per spingere PP sulla sinistra.

Quando Pierce viene costretto a palleggiare sulla sua mano debole, difficilmente attacca il canestro andando fino in fondo come preferisce quando va a destra, affidandosi piuttosto allo step-back jumper oppure scaricando ad un compagno:

I suoi avversari lo sanno, e in questa occasione Bryant “legge” la giocata in modo impeccabile, andando ad intercettare lo scarico diretto a KG.

I Lakers, inoltre, hanno fatto di tutto per evitare che Pierce potesse sfruttare le situazioni di isolamento che gli avevano permesso di sfuggire spesso e volentieri dalla rabbiosa guardia di Ron Artest, ritornando ad un utilizzo massiccio della strong side zone, la particolare strategia difensiva (di cui avevamo parlato nell'articolo di presentazione della serie) cui i Lakers attingono a piene mani ormai da anni, ma che in queste Finals si era vista ben poco.

Nelle immagini che seguono vedremo alcuni esempi di situazioni in cui Da Truth ha tutto un lato del campo a sua disposizione, godendo quindi di troppe alternative per non riuscire a costruire buoni tiri anche contro il #37 avversario:

In Gara6, invece, i Lakers hanno spesso piazzato un ulteriore uomo tra Pierce e il canestro:

In questa immagine, già  vista in precedenza, è evidente sia la posizione di Gasol in anticipo sulla linea di penetrazione, sia la difesa di Artest, volta ad incanalare PP proprio sull'aiuto.

In questo caso, invece, Pierce gode della marcatura di Walton, e quindi punta a farsi strada spalle a canestro piuttosto che con una partenza frontale, ma c'è Kobe a fare da “libero” tra il compagno e il canestro: PP riuscirà  a liberarsi agevolmente del suo difensore, ma si troverà  circondato da maglie gialloviola senza combinare nulla di buono.

La strong side zone non è stata utilizzata soltanto per tenere Pierce lontano dalle sue “mattonelle” preferite, ma in generale contro tutto l'attacco dei Celtics:

In questa immagine è Derek Fisher l'uomo chiave della SSZ, negando a Garnett la possibilità  di attaccare Gasol dal palleggio.

In quest'altra occasione, è Bynum che non segue il taglio di Perkins e rimane tra la coppia Garnett-Gasol e il canestro, finendo per comminare una dolorosa stoppata al lungo biancoverde.

Ancora strong side zone, nuovamente Kobe in posizione di aiuto anticipato: qui viene negata non solo la penetrazione di Ray Allen, ma anche il possibile sviluppo di un pick and roll tra lui e Pierce, che si sta spostando nella sua direzione, dal momento che i Lakers si troverebbero a difendere il gioco a due con tre difensori; i Celtics opteranno per un ribaltamento di lato, che condurrà  però soltanto ad un jumper di Rondo dalla lunga distanza.

A proposito di Rondo… un altro dei leit-motiv difensivi dei Lakers in Gara6 è stato quello di rinunciare completamente a qualsiasi ipotesi di marcatura su Rondo, tenendo il suo uomo (Kobe) due/tre metri all'interno del pitturato, e sfidando letteralmente il wonder boy di Boston a punirli con il tiro in sospensione.

Non è una trovata particolarmente innovativa, dal momento che risale addirittura alle passate Finals del 2008, ed era nota come uno dei temi tattici più interessanti già  da prima che iniziasse questa serie: però, nonostante la sua prevedibilità , è stata ugualmente devastante per Rondo, che non è riuscito mai a fare veramente male con il proprio jumper, ancora troppo ondivago, e quando si è buttato dentro si è trovato circondato dalle lunghe braccia dei difensori avversari, che gli negavano le sue linee di passaggio preferite.

Una situazione che non potrà  ripetersi in Gara7, se i Celtics vogliono portare a casa l'anello: contro questa difesa atipica, Rondo dovrebbe reagire in modo atipico: anziché palleggiare insistentemente, cercando varchi che, con un uomo in più a centro area, non ci sono e non possono essere creati con le sue brucianti penetrazioni, dovrebbe liberarsi immediatamente della palla, tagliando alle spalle di Kobe per ricevere il passaggio di ritorno in beata solitudine, come ha fatto più volte nel primo tempo di Gara1.

Già  che abbiamo menzionato Gara7, non resta quindi che spendere qualche parola su quello che ci aspetta: la finale di tutte le finali, una occasione più unica che rara nella vita di un giocatore NBA, dal momento che nella storia del gioco ne sono state giocate soltanto 16, e solo due negli ultimi due decenni.

Cosa possiamo attenderci da questa partita? Da un punto di vista tattico le due squadre non hanno ormai alcun segreto l'una per l'altra:

– i Celtics continueranno con la loro difesa asfissiante, sperando che l'attacco dei Lakers si riduca ad una lunga serie di isolation per Kobe lontano dal ferro, e dovranno cercare di sfruttare il più possibile le occasioni di transizione, semi-transizione ed early offense; i big three sono andati in crescendo, con Allen che allo Staples tira meglio che a casa, Garnett che sembra fisicamente più tonico rispetto alle prime partite, Pierce che ha dimostrato di poter mettere punti sul tabellone anche contro Artest; la grande incognita è rappresentata dalle condizioni di Perkins, che ha subito uno stiramento ad un ginocchio già  malandato, e rischia di non essere della partita: non ha giocato una grande serie, ma la sua assenza significherebbe 25' a testa, almeno, per Davis e Rasheed, e i Celtics non possono permetterselo; l'ago della bilancia, però, sarà  come al solito Rajon Rondo, che non deve adeguarsi alla difesa dei Lakers, e prendersi quello che le concede (cioè il tiro da fuori) ma attaccarla senza pietà , con la palla e senza, costringendo Phil Jackson ad adattarsi a lui;

– i Lakers sanno cosa devono fare, sia in attacco che in difesa: tutto sta a vedere se saranno in grado di farlo, se nel momento più importante della loro stagione riusciranno finalmente a mettere la testa a posto e a mostrare quella lucidità  e quella concentrazione che è mancata per tutto l'anno; se Perkins rischia di dover saltare la sfida, Bynum scenderà  sicuramente in campo dal primo minuto, ma in Gara6 si è visto che ormai il suo ginocchio ha dato tutto quello che aveva; una buona notizia per i Lakers è rappresentata dal fatto che, probabilmente, le panchine non saranno più un fattore: è l'ultima gara dell'anno, non ci sono più energie da risparmiare, e quindi verosimilmente vedremo i quintetti titolari (considerando Odom per Bynum) in campo per quasi tutto l'incontro, cui i coach daranno giusto un paio di minuti di riposo tra il secondo e terzo periodo, ma niente più.

Un pronostico educato è veramente impossibile, non soltanto perché le squadre hanno dimostrato di equivalersi, ma soprattutto per quanto detto all'inizio dell'articolo; nemmeno i corsi e ricorsi storici ci vengono in aiuto a vincere questo equilibrio, dal momento che la squadra in trasferta ha vinto una gara 7 di finale soltanto in tre occasioni su sedici, ma i Celtics vantano un secco 4-0 contro i Lakers.

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