I Thunder alla vigilia dei Playoff

I Thunder di Durant fanno paura in vista dei Playoffs

Siamo in dirittura d'arrivo, ogni squadra deve ormai compiere poco più di una manciata di partite e bruscamente saremo trasportati in quell'atmosfera magica che solo i playoff Nba possiedono: se andiamo a consultare la classifica di Conference relativa al lato occidentale non può non saltare all'occhio, immerso tra i soliti , un nome un po' meno noto, quello degli Oklahoma City Thunder, alla numero 6.

Eh già , perché dopo gli inarrivabili Lakers, e le 4 contendenti al secondo posto (Dallas, Utah, Pjoenix, Denver) vi sono proprio gli eredi dei derelitti Supersonics una volta stanziati a Seattle; la loro stagione è stata assolutamente scoppiettante ed i numeri per una volta si schierano dalla nostra parte: dal 29 Gennaio hanno il record di 21-7 (5° squadra della lega) sono sesti ad Ovest, una Conference dura storicamente e particolarmente quest'anno, davanti a Portland e a San Antonio (che seguono a ruota), per non parlare di franchige "nobili" come Rockets, che difficilmente approderanno alla post-season o Hornets, già  condannati dall'aritmetica ad una primavera non esaltante.

Le quotazioni dei Thunder durante questa stagione non hanno fatto che aumentare, questo perché i ragazzi di Scott Brooks sono giovani (pensate l'età  media del quintetto si aggira sui 24 anni, quella del roster è poco superiore), atletici e grintosi; sono una squadra dinamica, che gioca un basket intenso e rapido, non puntano ai 120 per vincere come i Suns, ma difendono per davvero sulla palla, come dei mastini, ed anche se talvolta l'inesperienza salta alla luce nelle meccaniche di squadra ogni tanto lacunose, l'aggressività  e la voglia che mettono sul parquet li rende una delle squadre più agonistiche e tenaci della lega.

Senza ombra di dubbio i Thunder sono la squadra che più ha ottenuto dai recenti draft, basti pensare che l'anno scorso, con la 4° scelta hanno preso da UCLA Westbrook, playmaker (o guardia all'americana) di classe '88 che migliora di partita in partita, ormai insediatosi di prepotenza nel quintetto e ripagando a pieno la fiducia di Coach Brooks mettendo a referto 16.2 punti per partita e quasi 8 assist che lo inseriscono al settimo posto dei migliori della lega nella categoria; e ovviamente Kevin Durant, scelto come primo assoluto nel draft precedente, vincitore del premio di miglior rookie del 2008 (chi si ricorda quanti alla consegna del premio al giovane di Texas gridarono allo scandalo e al torto subito da Al Horford? Bel giocatore Horford, ma con il dovuto rispetto siamo su di un altro pianeta), quasi 30 punti a partita, in lotta aperta con James, e 8 rimbalzi a gara; 39 volte sopra i 30 punti, 65 invece sopra i 20.

Come detto, per una volta, i numeri sono dalla nostra parte.
Durant, ala di 2.06 abbondanti è un giocatore difficile da definire con con le parole: vederlo giocare è il miglior modo per capire di chi si sta parlando, poiché se non si conosce benissimo questo giocatore, il che è possibilissimo, dal momento che non gioca in una squadra di cui le partite vengono trasmesse con regolarità  da Sky o Sportitalia, non potrà  mai riuscire a capire quanto sia realmente forte questo ragazzo.

Comunque ci si può sempre provare: Durant è, a mio avviso uno dei 5 esterni più dominanti della lega; non ho detto il quinto, ma uno dei cinque. E' alto come un ala grande, ma palleggia come un play, il tiro, spalle a canestro buttandosi indietro a seguito di numerose finte ricorda quello di Kobe, le penetrazioni, con quelle braccia magre e chilometriche riportano alla luce il McGrady dei tempi d'oro; l'atletismo, la velocità  e la coordinazione sono quelle di James.

Non è un caso il fatto che sia in lotta, oltre che per la classifica marcatori anche per la corsa all'MVP; senza inutili illusioni, il premio non lo vincerà  mai Durant, il proscenio sarà  riservato probabilmente anche quest'anno alla contesa tra James e Bryant, ma unicamente per risultati legati al team e non alle prestazioni individuali.

Fatta questa premessa, possiamo analizzare la "situazione playoff": se la Regular Season finisse nel momento in cui scrivo, i Thunder approderebbero ai Playoff come sesti ad ovest; la situazione è però complessa e va analizzata con calma.

Innanzi tutto vi è da dire che alla lotta per il 6° posto partecipano 3 squadre divise de pochissime vittorie: i Thunder (48-28), i San Antonio Spurs (47-29) e i Portland Trail Blazers (47-30), rispettivamente settimi e ottavi.

Come si può intuire dai record, la situazione non è affatto stabilita, basta una vittoria di una squadra o di un'altra per sconvolgere totalmente la situazione. Fra gli avversari che potrebbero incontrare al primo turno, i Jazz sono un avversario decisamente duro; la loro esperienza e la tecnica macinate in anni di gioco insieme che ha creato meccaniche estremamente collaudate li rendono forse la miglior squadra nell'esecuzione a metà  campo dei giochi d'attacco.

In più hanno la coppia Williams - Boozer, una dei migliori duetti del pick'n'roll della Lega e l'abilità  proprio del playmaker di aprire il campo con le sue magistrali penetrazioni e liberare campo per i numerosissimi tiratori (Okur, Matthews, Korver ecc.) a disposizione di Jerry Sloan. Da non sottovalutare anche la presenza fisica, portata da una frontline (non lunghissima ma decisamente "ingombrante") composta da Boozer e Millsap che intimidisce la penetrazione e crea spesso il vuoto a rimbalzo, in attacco come in difesa.

Un'altra possibilità  è che vengano a trovarsi di fronte i Mavs di due vecchi leoni come Kidd e Nowitzki, quasi rinati dalla trade che ha portato in Texas Caron Butler, in cambio di un talento ingestibile e talvolta nocivo come Josh Howard. Ovviamente qui si parla unicamente di fantabasket, perché se risulta difficile prevedere la situazione relativa al sesto posto, impossibile è combinarla con quella relativa al secondo, dove vi sono ancora più squadre in corsa.

Aldilà  della certezza che bisogna evitare i Lakers, in quanto decisamente la squadra più forte ad ovest, le preferenze sull' avversario migliore da incontrare non sono più che mai assolute; se Dallas e Utah giocano un basket abbastanza simile, piuttosto fisico, fatto principalmente di esecuzione a metà  campo, ovviamente con le dovute differenze, ma che esalta la tattica e la giocata individuale, Phoenix gioca una pallacanestro opposta, basata sulla corsa, il cui scopo è chiaramente cercare di segnare più di quanto si possa subire, dando a quest'ultimo punto un'importanza relativa.

Probabilmente in un ipotetico primo turno, i Suns sarebbero la squadra più adatta per i ragazzi di Brooks, che troverebbero invece qualche difficoltà  in più contro la fisicità  e l'esperienza dei Mavs e dei Jazz. I Nuggets invece, talvolta dominanti come i Lakers, talvolta inconcludenti, risultano enigmatici, quasi ermetici, lasciando però trasparire una potenza di fuoco enorme, quasi pari a quella dei Losangelini.

Qualsiasi di queste prospettive si realizzi risulta chiaro che sarà  una postseason durissima per una squadra così giovane, alla prima apparizione ai Playoff e che l'anno scorso non vinse la metà  delle partite conquistate quest'anno, ma altrettanto certo è il fatto che, giunti fino a questo incredibile punto, tutto ciò che verrà , sarà  tutto di guadagnato.

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