Magic: bravi lo stesso

La delusione di Howard al termine di Gara 5…

Le Finali della stagione NBA 2008-2009 sono giunte alla conclusione. I Los Angeles Lakers si sono laureati campioni per la quindicesima volta nella loro storia, mentre gli Orlando Magic, dopo le finali del 1995, si sono dovuti arrendere per la seconda volta ad un passo dal traguardo.

Gara-5 si preannunciava molto interessante, ma in realtà  la partita è stata in discussione soltanto fino alla metà  del secondo quarto. Da quel punto in poi i Magic hanno mollato, giocando in modo meno aggressivo e con la rassegnazione sul volto, Howard per primo. I Lakers ne hanno approfittato, senza aspettare di chiudere la serie in casa.

Dopo questa sconfitta, è comunque giusto togliersi il cappello di fronte a quello che hanno fatto i ragazzi di Van Gundy, e anche di fronte a quello che ha fatto il coach. 59 vittorie in regular season a fronte di 23 sconfitte, e poi dei play-off stupendi in cui Howard e compagni sono riusciti ad eliminare i campioni in carica dei Boston Celtics e i Cleveland Cavaliers, dati da tutti come i favoriti per il titolo.

Esperienza, questa sconosciuta

Orlando ha giocato delle buone finali. Al di là  del risultato, che è netto, bisogna valutare il gioco espresso e soprattutto il serio "rischio" che la squadra della Florida ha corso in gara-2 e in gara-4, quando è arrivata ad un passo dalla vittoria.

Nei momenti fondamentali è mancata l'esperienza, quella stessa esperienza che invece i Lakers hanno, tra un Phil Jackson che di finali ne ha viste 12, passando per i veterani Kobe Bryant e Derek Fisher. Gli stessi Lamar Odom, Luke Walton e Sasha Vujacic sono giocatori che da anni militano in NBA, ed erano già  arrivati a contendersi il titolo l'anno scorso.

Molto spesso l'esperienza si rivela essere fondamentale, quasi al pari del talento. Addirittura Michael Jordan è dovuto passare attraverso anni di sconfitte prima di diventare quello che sappiamo, figuriamoci se non può farlo una squadra giovane come Orlando.

Insomma, queste finali vanno viste da Howard e dai suoi compagni come un punto di partenza, un'esperienza che lascia l'amaro in bocca ma di cui fare tesoro. "Superman" sembra averlo capito, come vedremo dalle dichiarazioni post-gara, e questo è già  un segnale importante. D'altronde, ricordate chi perse in finale contro i Boston Celtics l'anno scorso?

Stan Van Gundy, che sorpresa!

Che fosse un buon allenatore lo avevamo visto in regular season e nel lavoro che ha fatto in questi anni. Ma che potesse portare la sua squadra ad un così elevato numero di vittorie e a sviluppare un gioco offensivo così bello, e al tempo stesso efficace, non era per niente scontato.

Proprio lui, ribattezzato poco tempo fa dal suo ex-giocatore Shaquille O'Neal come "the master of panic", il maestro del panico, ha zittito buona parte dei suoi critici. "Non è un personaggio", "è andato via lui e Miami ha vinto il titolo", "il suo gioco non porta risultati": queste le critiche rivolte nei confronti di coach Van Gundy prima di questi play-off.

Ebbene, i risultati parlano chiaro. E il gioco espresso dalla sua squadra pure. Lo stesso Van Gundy ha motivato alla grande i suoi ragazzi, è andato avanti con le sue idee, e chi se ne importa se qualcuno aveva dei dubbi su di lui. Ciò che ha costruito in questi due anni parla chiaro.

Siamo a fine stagione, è tempo di bilanci e devono essere i risultati a parlare. E il bilancio del coach è largamente in attivo.

La parola ai protagonisti

Come leggerete dalle dichiarazioni, i Magic hanno assorbito questa sconfitta sportivamente. Sorprende, in particolar modo, l'atteggiamento di Dwight Howard, il quale ha dimostrato in questi play-off di avere una mentalità  da giocatore maturo, vero leader della sua squadra.

Jameer Nelson: "Dwight, alla fine della partita, ha voluto che mi sedessi vicino a lui, per assorbire ciò che ci stava succedendo. Dobbiamo ricordarci di questa serata, è stato un grande dispiacere ma dobbiamo farne tesoro per diventare più forti. Quanto a me, sono molto dispiaciuto. Non riesco a togliermi dalla testa i palloni che ho giocato male"

Dwight Howard: "è vero, con Jameer ci siamo seduti a bordo campo e abbiamo visto le celebrazioni dei Lakers. E' una cosa che ci deve motivare, credo sia stato meglio comportarci così piuttosto che rintanarci negli spogliatoi a piangerci addosso. Si può imparare qualcosa dalla sconfitta, e a volte è necessario perdere per imparare a vincere. Io ho sbagliato diverse cose in queste finali, lavorerò duro per migliorarmi in certi aspetti"

Rafer Alston: "abbiamo perso qualcosa a livello mentale, arrivati a questo punto. Fisicamente stavamo bene, mentalmente abbiamo mollato un po'. Abbiamo perso diversi palloni, non siamo andati a rimbalzo come dovevamo, e concedevamo troppi punti nella nostra area. Adesso mi piacerebbe rimanere, sono convinto che il prossimo anno potremo tornare in finale"

Stan Van Gundy: "difficile comparare la squadra che ha perso contro i Lakers con quella che ha eliminato i Cavaliers. In finale abbiamo tirato con percentuali più basse e abbiamo perso più palloni: quali sono i veri Magic? Non possiamo saperlo per certo. Abbiamo vinto 59 partite in regular season e siamo arrivati in finale, ma non so quanto questo riuscirà  a consolare i ragazzi e me"

Ad ogni modo: bravi lo stesso, Magic.

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