Orlando vince la sua prima 2-1

Rafer Alston ha guidato i Magic alla loro prima vittoria nelle Finals

All'Amway Arena di Orlando in Florida è andata in scena gara tre, gara storica in quanto madre della prima vittoria di Orlando in una serie finale NBA. Orlando ha giocato una signora partita con un'esecuzione offensiva perfetta e una difesa sufficente per vincere. Los Angeles, nonostante la differenza di percentuale al tiro è rimasta aggrappata con la difesa alla gara sfiorando la vittoria nei minuti finali quando sembrava potesse emergere e sorpassare i Magic che tuttavia si sono dimostrati un osso durissimo e degno di essere in finale dopo aver affrontato e superato tante avversità .

Il pubblico, 17461 presenti all'interno del palazzetto, molto rumoroso ha festeggiato alla fine del match con buona pace della nuova fidanzata di Kobe Bryant che ormai lo segue dappertutto, Spike Lee, e alla presenza del grande capo, del grande manovratore David Stern; all'appello risponde si anche Tiger Woods, abbonato dei Magic e grande tifoso dei Lakers; Mike Krzyzewski, coach Usa e di Duke, Carson Palmer, quarterback dei Cincinnati Bengals e il rapper Lil'Wayne rimpinguano la folla di star che ha poco da invidiare alla platea losangelina.

Presente anche Jack Nicholson, ma all'esterno dell'Arena e come maschera indossato da un simpatico tifoso di Orlando con un cartello che diceva: “Jack, You Can't Handle The Truth”, sbeffeggiando il più famoso fan dei Lakers.

A dirigere la contesa sono chiamati Joe Crawford, Derrick Stafford e Mark Wunderlich che non tengono le redini dell'incontro fischiano troppo e male con decisioni a volte davvero sconcertanti per entrambe le squadre.

Il primo tempo è in netta controtendenza rispetto a quello arido di gara due, difatti il parziale dei primi due quarti vede le squadre andare al riposo sul 59 a 54 in favore dei Magic che con un positivo finale di secondo quarto mettono la testa avanti grazie anche a un buon Dwight Howard.

Nei primi ventiquattro minuti Orlando riesce nell'impresa di tirare con il 75% dal campo dimostrando che all'Amway Center per i gregari il canestro diventa molto più grande e spazioso rispetto allo Staples Center di Los Angeles.

A tenere Los Angeles in scia ci pensa un disumano Kobe Bryant che chiunque lo stia marcando sia esso Courtney Lee o Mickael Pietrus riesce a bombardare il canestro dei Magic da ogni posizione, chiudendo il primo tempo con 21 punti, di cui 18 nel primo quarto, e 4 assist; certamente a soffrire meno il Mamba tra il rookie alla corte di coach Van Gundy e il francese, autore di 8 preziosi punti, è senza dubbio quest'ultimo, nonostante i due falli commessi saltando sulle terrificanti finte di pompata al tiro del giocatore losangelino con il nome di una bistecca giapponese.

Ad aiutare Bryant nel tenere in scia i Lakers c'è anche Pau Gasol, autore di 10 punti ma con problemi di falli che tengono in campo più a lungo Andrew Bynum che riesce a farsi trovare abbastanza pronto all'improvviso aumento di minutaggio.

Per i Magic una grande prestazione nel primo tempo di Alston che risponde alle critiche e fa vedere i sorci verdi in attacco a Fisher e ai Lakers segnando 13 punti con ottime penetrazioni e buoni tiri figli degli scarichi e della circolazione di palla.

Insieme a lui già  in doppia cifra nelle segnature alla fine del primo tempo ci sono Turkoglu con 12 punti e 4 assist a una presenza nel match solidissima, Lewis con 10 punti e il 50% dalla lunga distanza e Dwight Howard già  a 10 punti e 7 rimbalzi con un ottima presenza atletica e buoni scarichi nell'armonioso gioco dentro/fuori di Orlando.

La squadra di coach Van Gundy orchetsra un basket collettivo che porta a ben 17 assistenze su 24 canestri realizzati mentre il pur ottimamente fluido attacco di Los Angeles è troppo figlio degli umori del numero 24 e produce 9 assistenze per 22 canestri segnati.

Primo tempo che, in definitiva, è in grande equilibrio come dimostrano i sette cambi di conduzione nel match e ben 8 momenti in cui il punteggio era inchiodato sulla parità  perfetta, nonostante il dato percentuale al tiro dei Magic da record assoluto per un primo tempo di una finale NBA.

Nel secondo tempo, ad inizio terzo quarto, l'andamento del match non cambia con gli orlando Magic che continuano a martellare il canestro e i Lakers che con l'esperienza e coi i loro fuoriclasse riescono a rimanere incollati alla partita pronti a tentare il colpaccio negli ultimi minuti di gioco.

Ad essere negativo per la squadra della California il quarto fallo di Lamar Odom arrivato troppo presto e dopo due fischi abbastanza discutibili da parte di Crawford che costringe coach Jackson a rimettere i due lunghi veri, Gasol e Bynum, che hanno tutt'altra dimensione sui due lati del campo dove in attacco dominano con Gasol e in difesa soffrono con Bynum su Howard e con il catalano sui tagli e le uscite di Rashard Lewis.

Nonostante le difficoltà  sopracitate e un Alston che continua a martirizzare in attacco Fisher a cui mancano le gambe per stargli dietro, LOs Angeles riesce a chiudere la terza frazione dietro di sei punti 81 a 75 pronta a mostrare all'Amway Arena un grande quarto quarto, Magic permettendo.

Il quarto quarto, a dispetto di buona parte della stampa americana che parla di finali noiose a livello di San Antonio contro Cleveland è pieni di emozioni con i lakers che riescono in un primo momento, con Kobe Bryant in panchina, a tenersi in linea di galleggiamento con un superlativo Lamar Odom che sia in attacco che in difesa esprime un livello di gioco altissimo, coaudivato dal principe della Catalogna, Pau Gasol, che è sublime per tecnica individuale e visione di gioco. I magic riescono a scappare fino al più nove ma al rientro di Bryant il distacco si è ridotto al di sotto dei sette punti.

Los Angeles improvvisamente stringe le viti difensivi e costringe i Magic a sbagliare tre conclusioni consecutive riportandosi quindi con un velenosissimo morso del Mamba in parità .

Da qui in poi è un'alternarsi di emozioni e giocate spettacolose: se da un lato, in difesa, Lamar Odom è sublime con un recupero illuminante, in attacco i Lakers non fanno fruttare quanto di buono producono nella loro fase difensiva.Trevor Ariza fa sparire Hedo Turkoglu dal match, Pau Gasol riesce a contenere Howard, Bryant fa il suo senza rischiare il quinto fallo, Odom è lo Scottie Pippen della situazione ma a soffrire c'è Derek Fisher che non riesce a restare con il suo uomo e commette un errore imperdonabile nella rotazione perdendo su un cambio Lewis che prontamente castiga, infilando canestro e retina, cambiando l'inerzia del match che vedeva salire l'onda gialloviola.

Da qui in poi cerca di salire in cattedra Kobe Bryant che a dispetto del suo buon nome non riesce a fare una cosa giusta in tutto il finale di partita: sbaglia tiri liberi per lui solitamente questione di routine, sbaglia scelte offensive forzando tiri affrettati o cercando di forzare il raddoppio che porta alla palla persa decisiva, turnover frutto delle lunghe braccia di Howard che sporca il pallone; la frittata viene quasi salvata da Gasol ma nuovamente sprecata da Bryant con un controllo pessimo.

Tornato in panchina furente con se stesso Bryant rientra in campo per cercare di riprendere la partita con uno schema su rimessa già  proposto da coach Zen ai tempi della finale contro i Pistons dei Lakers edizione 2004, rimessa che porta quei regolamentari a un supplementare storico; il risultato per il numero 24 gialloviola è solamente il suono metallico e sordo del ferro che esalta il pubblico di Orlando che vede avvicinarsi la prima vittoria in una finale NBA della propria franchigia.

I Lakers hanno altre tre occasioni per mettere pressione ai quattro punti di vantaggio dei Magic ma sbagliando tre triple consecutive consegnano su un piatto d'argento gara tre ad Orlando e a coach Stan Van Gundy, riuscendo a sbagliare tutto ciò che era possibile in attacco negli ultimi due minuti.

L'Amway Arena esplode quindi per il risultato finale che recita 108 a 104 per la squadra della Florida che riapre la serie in attesa di gara 4 da giocare sempre tra le mura amiche.

Orlando ha avuto un percentuale mostruosa dal campo, il 62,5% contro il 51,3% dei Lakers; ha tirato meglio dalla lunga distanza35,7% contro 34,8% per Los Angeles e anche ai liberi ha guidato le percentuali: 75% contro il 61,5% dei gialloviola.

Los Angeles, dopo la ripassata nel pitturato subita in gara 2, resiste per quanto riguarda i punti segnati, 40 gialloviola contro i 36 di Orlando e va leggermente sotto a rimbalzo, 27 per i califoniani contro i 29 dei ragazzi di stanza in Florida.

Per entrambe le squadre 13 palle perse anche se Los Angeles ne ha perse due in momenti cruciali del match deciso senza dubbio sia dagli errori di Bryant sia dalla magnifica partita al tiro dei Magic.

Per quanto riguarda Los Angeles su tutti vanno elogiati Lamar Odom e Pau Gasol.
Il primo, Lamarvellous, segna 11 punti raccogliendo 2 soli rimbalzi ma fornendo negli ultimi 12 minuti una prestazione fatta di piccole situazioni di gioco e di quelli che in USA chiamano “intangibles” che aveva quasi regalato la vittoria ai californiani se il loro closer, Bryant, avesse fatto il proprio dovere.

Lo spagnolo Gasol è sublime, segna 23 punti con 3 rimbalzi e 1 assist ma soprattutto, a differenza di Bynum, reisce a contenere egregiamente Howard e predica in attacco poesia di tecnica.

Kobe Bryant dopo un inizio scoppiettante, nel quarto quarto perde la bussola commettendo errori per lui insoliti, inusuali. Chiude la gara con 31 punti, 8 assist e 3 rimbalzi ma fallisce proprio sul suo palcoscenico finale non riuscendo a ferire i Magic che stavano subendo la rimonta dei Lakers.

Trevor Ariza oltre la perfetta difesa su Turkoglu e sui blocchi portati da Howard mette anche a referto 13 punti con 7 rimbalzi e 1 assist segna di raggiunta maturità  degna delle finali NBA.
Andrew Bynum, dopo un sufficiente primo tempo sparisce e rimane inchiodato a 4 punti e 4 rimbalzi.
Derek Fisher soffre troppo il ritmo e il passo di Alston risultando l'anello debole della difesa losangelina, segna 9 punti con 3 rimbalzi e 2 assist.

Dalla panchina l'apporto di Farmar è al di là  delle aspettative con 11 punti, 3 rimbalzi ma anche una decisiva palla persa con i Lakers in prossimità  del sorpasso nei confronti di Orlando.
Walton, 2 punti, Vujacic e MBenga producono pochissimo e risentono terribilmente lontani da casa, dallo Staples Center.

Essendo in trasferta, una lunga trasferta da oltre 3000 kilometri e 5 ore di volo, i porta borracce e porta salviette aumentano di numero e sono nell'ordine: il veterano del ruolo Adam Morrison, i rookie Shannon Brown e Josh Powell e il desaparecido cinese Yue.

Sull'altra panchina agli ordini di coach Van Gundy solta doppia doppia per Dwight Howard da 21 punti e 14 rimbalzi con solo una palla persa e un dominio su Bynum impressionante.
Rashard Lewis non replica la fantastica prestazione di gara due ma è comunque buono con 21 punti, 5 assist e 4 rimbalzi, facendosi trovare spesso pronto sia sugli scarichi sia mettendo palla per terra e penetrando.

Hedo Turkoglu è buono nel primo tempo ma sparisce nel finale, annullato da Ariza; nonostante la sublime difesa del numero 3 gialloviola segna 18 punti con 7 assist e 6 rimbalzi dimostrandosi vero e proprio All-Star.

Courtney Lee si merita i flash per la schiacciata dalla linea di fondo che gli vale 2 dei suoi 4 punti finali; soffre Bryant in difesa cadendo un paio di volte sulle sue finte e commettendo falli evitabili, per la serie il maestro e l'allievo, una scuola che tornerà  molto utile al rookie di Orlando.

Rafer Alston, Skip to my Lou, con 20 punti e 4 assist fa impazzire Fisher con giocate da playground ad alto coefficiente di difficoltà  e di esteticità  come la virata con penetrazione e canestro sull'aiuto di Odom.

Dalla panchina è superlativo l'apporto di Pietrus che nonostante si debba prodigare nella difesa su Bryant segna 18 punti, si cui un paio nel finale decisivi, con 2 assist e 2 rimbalzi.
Battie, 4 punti, Nelson, 2 punti e Gortat, 0 punti, servono a dare un pò di fiato nelle rotazioni di squadra mentre per le borracce e le salviette la lista è lunga: Foye, Johnson, Lue, Redick e Richardson.

Nel post partita per la prima volta a essere distesi e rilassati sono i giocatori e il coahcing staff di Orlando.

Dwight Howard dichiara: “Dobbiamo giocare così, quando siamo così siamo difficili da difendere, abbiamo mosso molto la palla e preso buoni tiri senza affrettare nulla”

Il suo coach, Stan Van Gundy afferma: “Tutto è funzionato dobbiamo continuare così anche nelle prossime gare”.

Gara 4 sarà  domani notte ore 3 italiane, una partita forse decisiva dove i Lakers tenteranno il colpaccio non riuscito stavolta forti del fatto che difficilmente al tiro i magic saranno così perfetti e letali e ancor più forti del fatto che quello con il numero 24 sarà  leggermente più determinato a zittire il pubblico di Orlando.

Tuttavia Turkoglu, Lewis, Pietrus, Howard, Alston e compagni, rientrati nella serie e sbloccati mentalmente non vogliono mollare di un centimetro.

Sarà  una gara determinante per gli umori della serie e per l'inerzia della stessa.
Probabilmente così importante che dal suo buen ritiro anche Shaquille O'Neal la seguirà  con maggiore attenzione, a maggior ragione che ora Howard ha vinto là  dove lui non era riuscito, nelle finali NBA quando lo stesso Howard aveva all'incirca 9 anni.

Si preannuncia perciò una gara epica, di quelle che fanno storia.
E la storia la vogliono scrivere in tanti, Kobe Bryant su tutti.

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