Draft ’06: Mock Draft #2

Adam Morrison è il favorito per il pick n.1, ma l'incertezza rimane grande…

Preparare il mock draft è più o meno come prepararsi a tirare un calcio di rigore ad un portiere che conosci e che sai che ti conosce.

Lui, furbo, sapendo che io so che lui sa che sono solito tirare alla sua destra, penserà  che non mi accingo a fare l'errore banale di tirarlo alla sua sinistra e si tufferà  allora proprio dove in teoria io preferisco e sono abituato.

Io, che sono più furbo ed intuisco il contro-depistaggio, vado oltre nelle supposizioni: sapendo che lui sa che io so che lui sa che sono solito tirarlo alla sua destra, tiro a sinistra ed in teoria faccio gol. Già , in teoria, perchè in realtà  questi contro-depistaggi possono andare avanti all'infinito facendo diventare inutile ragionarci sopra fin dall'inizio e conveniente affidarsi all'istinto!

Spero si sia capito qualcosa, ma volevo solo limitarmi a dire che, nel momento in cui sei chiamato a formulare il mock draft, ogni volta che pensi di essere giunto ad una valida conclusione e di aver chiuso il cerchio magari sfruttando la dichiarazione o la storia di un GM o le sensazioni trapelate da un workout o ancora più semplicemente il tuo fiuto investigativo, scopri in realtà  che tutto il ragionamento era sbagliato o non teneva conto di quel certo dettaglio o di quella certa novità  o di quell'altro depistaggio, ed il teorema risulta tutto da rifare per le conseguenze “a domino” che si riflettono su tutte le altre certezze che avevi precedentemente acquisito. Un lavoraccio, insomma, specie se preso sul serio o con l'idea di farne scienza esatta.

E' il fascino occulto del draft, d'altronde, meccanismo unico e diabolico al tempo stesso, storico bilanciere equilibratore tra le forze in campo e forse anche per questo culturalmente estraneo al mondo europeo che dall'NBA sembra recepire solo ed unicamente il peggio: qui noi in off-season abbiamo l'ufficio indagini e le corti d'appello federali, le digressioni sui codici di giustizia sportiva, le fideiussioni false e le iscrizioni sub-judice, le retrocessioni a tavolino ed i fallimenti; loro hanno il draft o al massimo pianificano con anni di anticipo qualche trasferimento di franchigia senza che nessuno si lamenti più di tanto.

Ok, stoccatina troppo facile viste le attuali baruffe italiche di calciopoli (ma il mio riferimento era anche al basket e per informazioni rivolgersi ai tifosi di Pesaro, Verona, Caserta e Pistoia solo per citarne alcuni), provocazione superficiale e generica, riferimento forse inutile e forse fuori luogo ma, mi sia permesso, comunque specchio di diversi approcci e di diverse mentalità  sportive, con questo volendo solo dire non certo che non vi siano difetti nel mondo sportivo USA e NBA nello specifico, ma che caso mai questi sono da ricercare altrove e non nel meccanismo stesso alla base del funzionamento della competizione sportiva che porta invece a creazioni geniali come appunto il draft.

Entrando (finalmente!) nel merito dopo il pistolotto sferzante, mai come quest'anno, a mia memoria decennale, la prima scelta assoluta è stata attribuita a seconda del periodo a così tanti giocatori: Aldridge appena prima del torneo NCAA, Thomas subito dopo le finali NCAA, Bargnani a gettito sparso, Morrison dopo i primi workout.

Numerose anche, negli ultimi due mesi, le capatine nella top-3 di Gay, Foye, Roy, Marcus Williams, Shelden Williams, tutti con valide giustificazioni ad ennesima dimostrazione che la scienza esatta, già  terribilmente e storicamente poco compatibile con il draft NBA, quest'anno ha deciso di non averci proprio a che fare.

Questo è lo scenario che gli addetti ai lavori (GM, coach, giocatori) lasciano alla maggior parte degli osservatori e che da un lato riflette quella difficoltà  diffusa nel riuscire ad incasellare al posto giusto ed in maniera univoca persino i giocatori delle posizioni più alte e dall'altro l'approccio con cui ognuno può permettersi di azzardare qualsiasi soluzione e sentire di non avere più di tanto da perdere anche se non ci prende esattamente come farò io.

Gironzolano come ogni anno, infine, le varie voci di scambi e di salite e discese al draft per raggiungere i propri obiettivi e spesso a seconda delle esigenze dell'interlocutore. Il problema è che questi scambi vengono ufficializzati o nell'imminenza delle scelte o ancora più frequentemente a draft ultimato facendo valere la promessa fatta in precedenza magari condizionata all'effettivo realizzarsi dello scenario previsto.

Messe doverosamente le mani avanti in questa premessona, in fin dei conti la differenza che c'è tra il mock draft ed il draft è che il primo è un gioco divertente ed il secondo è una divertente cosa seria. Ed allora giochiamo con questo mio 0/30 a seguire che almeno non si propone come la verità  svelata del draft 2006 ma piuttosto come l'occasione per una chiacchierata su questo atteso evento.

1: TORONTO: Adam Morrison
Scartato Aldridge per manifesta inadeguatezza del giocatore, ero giunto alla conclusione Bargnani con somma gioia di buona parte del popolo italiano. Poi però i Raptors mi hanno piazzato lo scambio a sorpresa e preso Nesterovic creandomi mille pensieri e facendo tornare d'attualità  quei cambiamenti di rotta di cui parlavo nelle prime righe. Resto convinto che l'ipotesi Bargnani sia ancora forte, ma provo a preferirgli anche un pò scaramanticamente una soluzione più coerente con le ultime mosse: Morrison è un fuoriclasse offensivo sotto numerosi aspetti non solo tecnici (anche se a mio avviso i punti di domanda sono tanti) e sembra avere impressionato nei provini distillando percentuali da capogiro al tiro. La presenza di Bosh (con tanto di dichiarazioni gelide nei confronti dell'ala Benetton) è un ulteriore evidente ostacolo tecnico alla scelta del Mago, ma se il primo nome fatto da David Stern sarà  quello di Andrea sarò l'ultimo ad essere stupito.

2: CHICAGO: Tyrus Thomas
Fatti indispettire i tifosi Raptors, ora provo a fare infuriare quelli dei Bulls: niente Mago pure per loro! Dopo quella brutta, subito però una bella notizia: Paxson è troppo competente, non può cadere nel tranello Aldridge; diventa allora alto il rischio che possa incappare nell'altra possibile patata bollente di questo vertice del draft, ovvero Tyrus Thomas. Paradossalmente sarebbe stato meglio per i Bulls scegliere molto più in basso per puntare senza scrupoli e groppi in gola a Shelden Williams, il lavoratore d'area di questo draft, in teoria ideale per completarsi con Gordon&soci ma improponibile per talento ed upside alla seconda assoluta. Tre dei cinque workout di Tyrus, per i quali si è spocchiosamente prestato da Nazareth per venire incontro alle umane miserie delle franchigie che dovrebbero sceglierlo, sono stati fatti coi Raptors; gli altri due coi Bulls; ha poi rifiutato indignato di presenziare a Portland facendo intuire di non prendere nemmeno in considerazione di essere scelto fuori dalle prime tre pick. Mossa arguta del suo agente per alzare la sua reputazione in realtà  in caduta libera? Non credo. Un conto è rifiutare un provino per una scelta di metà  primo giro, ma mi suona strano che lo si rifiuti addirittura per la numero 4 assoluta senza avere qualcosa in mano ed in un draft così equilibrato: gli interessi in gioco sono troppo alti per giocare col fuoco in questo modo con certe dichiarazioni e comportamenti, quindi la promessa c'è eccome e provo a pescarla in Illinois.

3: CHARLOTTE: Rudy Gay
I Bobcats hanno dichiarato amore per Morrison e sicuramente se dovesse essere disponibile l'ala di Gonzaga non esiteranno un solo istante a prenderlo. L'alternativa più valida sembra essere Gay, forse il miglior talento puro disponibile in questo draft ma carente proprio in quello di cui hanno bisogno i Bobcats, alla ricerca infatti di un “go to guy” intenso e vincente che avevano ravvisato perfettamente proprio nelle sembianze di Morrison. Gay nel torneo NCAA è invece scomparso regolarmente in ogni momento decisivo, ma aldilà  di questo aspetto più emotivo che tecnico resta un'ala piccola potenzialmente da dinastia se solo riuscisse ad ingranare nel breve periodo la giusta marcia, cosa di cui molti dubitano ancora.

4: PORTLAND: Andrea Bargnani
Un Mago nell'Oregon, nella squadra col peggiore record e solo alla quarta assoluta? Di primo acchito, non proprio la soluzione più affascinante per uno che ha già  dichiarato di non avere una grande passione per le città  americane e per lo stile di vita made in USA. Ma se si scava in profondità , per un pubblico che ha ancora negli occhi le delizie di Sabonis, quale soluzione migliore di Bargnani per ripercorrerne, pur con caratteristiche differenti, la strada tracciata? E' inoltre (molto faticosamente ed a parole) in atto a Portland da qualche anno un tentativo di re-styling della franchigia con progressivo abbandono di teppisti e delinquentelli vari che ne hanno caratterizzato l'immagine negli ultimi difficili anni; i Blazers sono un gruppo che di fatto sta ripartendo da zero e che può avere in Bargnani il fulcro della rifondazione da lasciare crescere in tranquillità  nonostante la piazza sia tra le più esigenti; gli stessi Randolph e Miles non mi sembrano affatto punti fermi per il futuro, anche se sul campo si completerebbero benone con l'azzurro. Sempre sul piano tecnico, infine, coach McMillan nella sua Seattle perimetrale ha reso Radmanovic (che ha un cinquantesimo del talento di Andrea) un giocatore dominante sia come impatto che come statistiche: credo farebbe regolari pellegrinaggi a Roma per ringraziare tramite il Vaticano le divinità  per la scelta del Mago e già  che c'è per ringraziare anche la stessa famiglia Bargnani per il lavoro svolto in questi 21 anni. Aldridge l'alternativa più scontata.

5: ATLANTA: Shelden Williams
Classica scelta categoria “prendo quello che mi serve e chi se ne frega del talento!”. Ovvero il ragionamento che i tifosi di Atlanta si aspettano da anni senza grandi riscontri nella pratica. Gli Hawks sono ad un play e ad un giocatore d'area dall'essere competitivi ad est a mio avviso persino per insidiare la zona playoff: Williams risponde esattamente a quest'ultimo identikit e nei delicatissimi equilibri dei quartieri alti di questo draft con molti dubbi, sarebbe un raro caso di scelta concreta e di sostanza anche se sicuramente con meno appeal di altre più intriganti qui intorno. Per talento ed upside Shelden non meriterebbe nemmeno di entrare nelle prime dieci.

6: MINNESOTA: LaMarcus Aldridge
Grandissimo colpo per i Wolves che da lupi si trasformerebbero in iene pronte a raccogliere tra lo stupore generale il primo illustre precipitato di quelli dati per certi almeno nelle prime cinque scelte assolute. Se la matematica non mi tradisce, qualcuno dei magnifici 6 (Morrison, Thomas, Gay, Bargnani, Aldridge, Roy) deve pur scendere alla scelta numero 6, ma se questo fosse Aldridge saremmo di fronte ad un'indubbia sorpresa. Sono noti i malumori che gravitano in ed attorno a Garnett e sarebbe pericolosissimo aprire qui un dibattito sugli scenari di permanenza o meno di KG: certo non passerebbe inosservata la scelta di un giocatore così simile a lui (con le ovvie e dovute distinzioni). Al tempo stesso è difficile avere una visione completa sul futuro dei Wolves, ma mi pare impensabile che si lascino scappare qualsiasi giocatore scivoli alla 6 verosimilmente tra Gay, Roy ed appunto Aldridge. Il solo Foye può essere una sorpresa da non escludere.

7: BOSTON: Marcus Williams
Da tifoso biancoverde l'unico merito che riconosco ad Ainge, tra tanti disastri, è l'abilità  e la solidità  al draft dimostrata in questi anni non tanto con le pur valide (qualcuna più, qualcuna meno, qualcuna chi lo sa?) prime scelte (Perkins, West, Allen, Jefferson, Green), ma per le modalità  con cui queste sono avvenute e per quel capolavoro di Ryan Gomes, mio idolo totale della prima ora e secondo quintetto rookie, selezionato in fondo al secondo giro (n.50) nello scorso draft. La volpe rossa Danny ha sempre scelto per talento, ma tra le righe ha fatto intuire che è giunto il momento di far quadrare il cerchio e la chimica di squadra (alleluja!); per la prima volta si trova a scegliere così in alto e, stando sempre alle sue dichiarazioni più o meni recenti, ciò che manca ai Celtics è il gioco a difesa schierata e qualche trattatore e passatore di più in squadra, meglio ancora se play puro (sembra ci avesse provato già  l'anno scorso con Chris Paul). Se uno più uno facesse due, non vedo come si possa sfuggire da Marcus Williams, visto che Rodriguez e Rondo sono improponibili così in alto. Il problema è che con Ainge uno più uno è spesso più complicato di un logaritmo.

8: HOUSTON: Brandon Roy
Ed ecco il secondo nobile precipitato, per ottenere il quale sembra che i Rockets siano disposti anche a salire nel draft ma che potrebbero miracolosamente trovarsi tra le mani lo stesso. Per alcuni a Houston serve di più un giocatore d'area di completamento a Yao, ma la priorità  mi sembra piuttosto recuperare le due stelle sia sul piano fisico che su quello mentale, quindi tenderei a scartare questa valida contestazione. Cosa se ne fa piuttosto di Roy una franchigia che dispone di McGrady tra le sue fila? Intanto i due non mi sembrano affatto incompatibili potendo e dovendo Brandon giocare da guardia e Tracy ovviamente da SF. Poi Roy è certamente e semplicemente un ottimo giocatore ed a mio avviso un clamoroso furto dopo la 5 – figuriamoci alla 8! – anche per quella sensazione di poter incidere fin da subito tra i pro. Ci sono infine delle dichiarazioni esplicite di Van Gundy per le quali l'obiettivo di Houston è una guardia con centimetri e forza: chi meglio di una SG completa come l'ex Washington può contribuire ad alleggerire il peso sulle spalle e sulla schiena dolente di T-Mac? Roy, McGrady sano, Yao sano: poste le basi finalmente per i Rockets da dinastia?

9: GOLDEN STATE: Saer Sene
Diogu? Foyle? Alla disperata caccia di un centro ormai da anni (anche perchè quando lo trovano poi lo cedono per il gusto di ricominciare subito la ricerca), perchè non scommettere pesante su questo animale fisico tutto da inventare tecnicamente, invece di buttare via la scelta con l'ennesimo prevedibile giocatore perimetrale o di backcourt (Carney, Foye, Brewer)? D'accordo, bello tirare da tre, ma aggiungendo a Davis, Richardson, Murphy, Dunleavy ed Ellis questo pennellone a mettere tutti d'accordo in area, i Warriors potrebbero trovare un certo equilibrio magari anche sul piano dei risultati. O'Bryant è l'alternativa più vicina e meno progettuale.

10: SEATTLE: Rodney Carney
Ovvero come ti faccio scadere il contratto di Rashard Lewis e lo cedo per qualcosa di meglio con un bel sign-and-trade a fine stagione (o anche prima), tanto ho già  Carney! Rodney è ben diverso da Lewis e sinceramente io ho qualche dubbio sul suo impatto NBA a breve termine, ma il ruolo è lo stesso e la compatibilità  con Allen assicurata. Aldilà  di questo scenario un pò troppo avanguardistico e veggente, con le doti atletiche di Carney difficilmente scendi molto in basso.

11: ORLANDO: Randy Foye
Storicamente dopo la decima scelta ci si avventura in pronostici davvero azzardati ed intuizioni personali, ma in questo draft 2006 quei problemi sono cominciati fin dall'inizio quindi la differenza non si nota più di tanto. I Magic devono andare sul sicuro dopo la topica micidiale dell'anno scorso con Fran Vazquez: i tifosi gradirebbero questa volta almeno vedere in carne ed ossa e magari persino in campo la loro prima scelta. Ed allora chi meglio del terzo ed ultimo caso di caduta dalle possibili top-5? Caduta per altro prevedibile e che sarebbe un'ulteriore prova del classico destino che colpisce molte combo-guard come lui, purché non si chiamino Wade. Foye non sarà  l'MVP delle Finals appena concluse ma è un signor giocatore pronto per un impatto immediato per altro in un roster in cui manca un uomo dalle sue caratteristiche.

12: NEW ORLEANS: Patrick O'Bryant
Gli Hornets devono ricostruire la front line e cominciare a pensare di sostituire un PJ Brown eroico ma ormai vicino ai 40 anni. Per chi ha bisogno di un centro, volenti o nolenti O'Bryant è un centro, anche se la categoria non può certo andare fiera di cotanta magagna ed un giorno ci spiegheremo il perchè di questa estinzione di specialisti del ruolo a favore della cucciolata di 2.10 perimetrali e con gioco frontale. Miei gusti personali a parte, O'Bryant è il miglior a disposizione dopo Williams ed il progettissimo Sene in prospettiva: se cade così in basso non sfuggirà  a New Orleans. Armstrong e Simmons le immediate disponibilità  successive.

13: PHILADELPHIA: Ronnie Brewer
Potrebbe essere il giocatore giusto al posto giusto, in grado di risolvere buona parte dei problemi attuali di Phila tra cui spiccano la transizione difensiva, la scarsa pressione sulla palla e sui tiratori da fuori e le difficoltà  nell'attacco su metà  campo. Brewer ha le caratteristiche ed il potenziale difensivo per integrarsi con un play assolutamente non play come Iverson. Questa strana coppia in questi strani Sixers da corsa potrebbe funzionare alla grande anche se Ronnie non è l'uomo giusto per togliere parte di quelle responsabilità  di playmaking a “The Answer” di cui proprio non va ghiottissimo. Dai provini effettuati da Phila pare evidente la ricerca di un atleta importante per aumentare il tasso di vitalità  della panchina.

14: UTAH: JJ Redick
Certo, un pò più banale no eh? Ok, così facendo non azzeccherò una sola scelta anche per caso, però bisogna ammettere che è difficile vedere Redick collocato in un sistema migliore di quello dei Jazz, strutturato a pennello per un tiratore ed un esecutore sul lato debole come lui, validissimo specie in uscita dai blocchi. Perso Sene e trascurando anche quell'effetto deja vu con illustri predecessori come Stockton ma soprattutto l'irraggiungibile Hornacek, Redick, che vale a mio parere una decina di posti più in basso, può benissimo rientrare nel piano tecnico degli attuali Jazz coprendo il buco di guardia tiratrice. Anche se è plausibile che gli vengano preferiti Brewer ed Ager.

15: NEW ORLEANS: Cedric Simmons
Con O'Bryant e Simmons il capolavoro per gli Hornets sarebbe compiuto (sulla carta, ma a mio parere non certo nei fatti) e la ricostruzione della front line, di cui alla 12, veramente completa. Difficile che tutto possa andargli così bene (o così male, a seconda dei punti di vista) e che così tante squadre si facciano scappare tutti questi lunghi da medio/alto primo giro. Possibile anche che si decida di differenziare le scelte ravvicinate puntando sul miglior lungo disponibile alla 12 e sul miglior talento a disposizione alla 15, o viceversa. Ma per chi vuole ricostruire il reparto lunghi, questo è uno dei peggiori draft possibili degli ultimi venti anni.

16: CHICAGO: Thabo Sefolosha
Qui promessa ci cova. Forse può stonare il fatto che i Bulls, a cui manca un giocatore d'area per fare sul serio ad est, scelgano in questo draft Thomas e lo stimatissimo (ed a mio parere sopravvalutato) svizzero Sefolosha. Se fosse disponibile un lungo di quelli selezionati nelle prime 15 non dubito che la scelta possa cadere su costui, eppure Paxson mi sembra GM dalle idee chiare che oltre a considerare quello che serve bada anche alla qualità  del giocatore pure a costo di creare doppioni. In spiccioli vale il discorso fatto alla 2: se devo prendere Aldridge così alto, tanto vale continuare con Sweetney, Nocioni e con quel poco che è rimasto delle credenziali in Illinois di Chandler, riservandomi caso mai di essere tra i primi a muovermi con scambi subito dopo il draft e di trovare quello che mi serve in altri modi.

17: INDIANA: Maurice Ager
Questo può piacere a Larry. Giocatore di cui si parla poco che nonostante quache limite sparso in alcuni fondamentali può candidarsi al ruolo ingrato di successore di Miller pur con la consapevolezza di non poter arrivare nemmeno vicino all'idolo di Indiana. Dopo il Granger dell'anno scorso, difficile possa però diventare il secondo steal of the draft consecutivo per i Pacers. Se dovesse sfondare subito e JONeal dovesse trovare continuità  a livello fisico dopo questi due anni tribolati, occhio ad Indiana ad est! Poi domani mi cedono Jermaine come si legge in giro e scelgono un lungo… ed allora tanti saluti a questa previsione.

18: WASHINGTON: Hilton Armstrong
Se è libero alla 18 come tenderei a pensare, Washington dovrebbe andare su Armstrong. Lungo d'area, è indubbiamente ciò che manca ai Wizards i quali possono contare invece su tutta quella grazia di Dio negli altri reparti. Non è un giocatore di notevole qualità  offensiva e personalmente gli auguro di specializzarsi come stoppatore e rimbalzista per una lunga e valida carriera NBA, ma non è nemmeno un giocatore che ti porti in attacco come un peso. L'alternativa potrebbe essere il suo compagno di squadra Boone, ma ovviamente se uno dei big-man qui sopra (Simmons, O'Bryant, Sene) dovesse invece scivolare quaggiù…

19: SACRAMENTO: Sergio Rodriguez
Ma perchè no? Un occhio al mercato e soprattutto ai giocatori europei i Kings ce lo buttano sempre e se Rodriguez mette a posto quelle due/tre cose che lo separano da essere un fenomeno quasi unico nel suo genere (palle perse, selezioni, difesa), potrebbe scapparci il grande affare. Ho azzardato un paragone con Jason Williams che calzerebbe a pennello se anche l'ispanico dovesse approdare a Sacramento, ma i due non sono proprio la stessa cosa anche se dei punti di contatto sono evidenti. Si parla di un Bibby cedibile ormai da tempo e fatico in effetti a vedere i due in campo contemporaneamente (anche se il gioco senza palla di Mike può essere un indizio interessante in merito), così come però non penso che ci sia tra le 18 franchigie precedenti quella che vuole accollarsi questo progetto affascinante.

20: NEW YORK: Shawne Williams
Ohh, finalmente la grande mela! Qui davvero non si corrono rischi, perchè tanto non c'è alcuna possibilità  di arrivare col ragionamento a comprendere le scelte di Isiah. Per la fredda onestà , se c'è un pregio che va riconosciuto all'ex bad-boy è certamente la capacità  di sapere riconoscere il talento; assemblarlo poi è tutta un'altra storia e Thomas ormai si porta il cartello “lavori in corso” anche a letto e sotto la doccia. Miglior talento disponibile alla 20 in questo mock draft? Il sottovalutatissimo Shawne Williams, di cui sentiremo parlare a lungo. Certamente non ai Knicks!

21: PHOENIX: Rajon Rondo
Lo facciamo rifiatare come si deve questo povero Nash o no? D'accordo che lui personalmente non ne fa certo un problema di voglia e di resistenza fisica, ma vederlo già  costretto a sofisticate posizioni in panchina sdraiato a 135° alla Bird per rimettere in sesto muscoli, costole e schiena dolorante, non è certo una bella immagine. Barbosa ci sta provando, ma ancora gli manca qualcosa e forse gli mancherà  sempre; Eddie House è uno spasso, ma non mettiamo la parola “play” accanto al suo nome nella stessa riga, anche se poi con Phoenix tutto è possibile. I Suns hanno manifestato interesse per Sergio Rodriguez, ma più di loro e purtroppo per loro l'hanno mostrato i Kings due posizioni più sopra. L'alternativa più immediata sembra Rondo, giocatore singolarissimo che nel momento in cui dovevo trovargli un paragone per il pezzo sulle point guard, mi ha fatto venire in mente un solo nome: Rajon Rondo. Più una cosa è strana ed impensabile, tuttavia, più questa si trova a suo agio con Mike D'Antoni ed i suoi Suns.

22: NEW JERSEY: Josh Boone
Mah, più ci si avvicina al secondo giro più davvero si viaggia completamente al buio. I Nets (e Kidd) potrebbero fare di lui il nuovo Kenyon Martin a cui l'ho paragonato per l'intensità  del suo gioco e la voglia rabbiosa con cui va a rimbalzo. Ci si deve lavorare sopra ed anche parecchio per quello scopo, ma è un giocatore che lascia dei flash interessanti a chi l'osserva soprattutto per quelle doti emotive ed atletiche più che per quelle tecniche. Si incastrerebbe alla perfezione con le caratteristiche di Collins e Krstic rappresentando così un terzetto interessante per una front line completa.

23: NEW JERSEY: Kyle Lowry
Non deve considerarsi una scelta per il dopo Kidd, perchè per sostituire Jasone serve ovviamente ben altro, ma con Lowry i Nets acquisirebbero un giocatore speciale con insospettabile compattezza ed energia anche in difesa per avere dalla panchina qualche minuto di qualità  in più rispetto a Vaughn, oltretutto in scadenza. Sembra comunque inevitabile, anche in base ai workout eseguiti, la diversificazione dei ruoli delle due scelte consecutive: prima un lungo e poi un piccolo, o viceversa.

24: MEMPHIS: Alexander Johnson
I Grizzlies hanno da tempo bisogno di un lungo lavoratore da affiancare a Gasol ed i nomi disponibili qui in fondo al primo giro sono parecchi: Boone, Davis, Hollins, Batista, Jones, il desaparecidos Nicholson, dato a metà  primo giro un mese fa ma precipitato addiritura fuori dai mock draft presumibilmente dopo inverecondi workout. Nessuno di questi stuzzica (a dir poco) la fantasia dei tifosi e Memphis potrebbe allora ripiegare su questo fisicaccio con pochi centimetri ma dall'insospettabile attività  in area.

25: CLEVELAND: Daniel Gibson
Altro caso curioso di sali e scendi nei vari mock draft, può certamente rappresentare una validissima pedina per allungare la panchina ed il supporting cast di LeBron, entrando magari a far parte di quegli eletti che saranno ricordati a lungo grazie ai titoli che James gli avrà  fatto vincere. Non è un play, non è una guardia tiratrice, ma è un pò tutte e due e resta un giocatore molto interessante specie in attacco ed adatto per i cambi di ritmo dalla panchina. Se non gli è stata fatta la promessa di cui si parla o se questa si concretizzerà  al secondo giro, sembra ipotizzabile la scelta di Shannon Brown.

26: LOS ANGELES LAKERS: Jordan Farmar
Tanto di banalità  ne ho già  inserite tante, perchè non anche questa? Dal Pauley Pavillion dei Bruins allo Staples Center il passo è breve, ma le ragioni tecniche a suffragio di questa scelta sembrano pochine: forse un uomo in grado di smistare il gioco e creare per i compagni può tornare utile a Kobe, ma nella “triangle” questo non deve necessariamente essere la point guard, anzi! C'è un progetto Bynum da portare avanti, quindi scegliere un altro lungo andrebbe a contrastare la sua crescita. Smush Parker accende e spegne ed anche se i suoi miglioramenti sono sotto gli occhi di tutti ancora non è e forse mai sarà  un distributore di gioco all'altezza. Ammetto di non essere un grande fan di Farmar, ma se proprio devo inserirlo da qualche parte… Una valida alternativa sembra essere il super atleta James White che sta accumulando workout su workout con i Lakers evidentemente molto interessati a lui.

27: PHOENIX: Joel Freeland
Come accennavo prima alla 21, franchigia dall'altissimo coefficiente di imprevedibilità , fosse solo per il loro sistema di gioco che fa venire meno tutti gli standard NBA e soprattutto non prende in considerazione il concetto tradizionale dei cinque ruoli di questo sport. Non ne fanno una questione di principio per le scelte al draft e non sembrano così entusiasti di inserire un rookie nella cortissima rotazione del coach. La sua scelta ideale potrebbe essere rappresentata dal giocatore più versatile disponibile con necessarie doti atletiche o dal nome sfizioso e poco conosciuto da lasciar crescere altrove: perchè non puntare allora sull'emergentissimo inglese Freeland, sconosciuto fino a poche settimane fa ed ora dato certo a fine primo giro?

28: DALLAS: Quincy Douby
Giocatore di cui si parla poco ed altro possibile steal of the draft. In attesa di rifirmare Terry e con Harris ormai in rampa di lancio, quale migliore alternativa per Avery Johnson proprio di un giocatore che ricorda il primo e si completa col secondo non essendo affatto in grado di giocare play? Dallas è però nella posizione ideale per raccogliere qualsiasi illustre precipitato così in basso. Attenzione anche a Blalock, primo ed unico giocatore che aveva fatto workout in solitario con i Mavs, indizio che può voler dire poco più di niente ma che in questo draft in cui tutto fa brodo è giusto tenere in considerazione.

29: NEW YORK: Mardy Collins
Mi sfuggono invece i motivi della caduta libera di Collins negli ultimi mock draft. Sicuramente avrà  toppato i workout e posso solo immaginare che sia emerso che non è un play e che farebbe fatica in quel ruolo nell'NBA, ma non mi sembra una grande scoperta e non c'era bisogno dei provini per apprenderlo. E' un mio pallino e l'avrei sicuramente collocato più in alto delle previsioni, eppure non riesco a togliermi dalla mente che possa essere il giocatore giusto in certi sistemi organizzati, come classico collante di chimica e lavoratore utile. Insomma, non proprio la situazione dei Knicks attuali, ma uno dei pochi pareri positivi usciti dai provini di Mardy è proprio quello di New York.

30: PORTLAND: PJ Tucker
Troppo sottovalutato, può invece avere impatto immediato da mestierante ovunque finirà . Ovviamente non a Portland dopo questa mia previsione, eppure Tucker può essere per Bargnani (o colui che sarà  scelto alla 4) quello che Lodetti è stato per Rivera o quello che Gattuso è oggi per Kakà  e Totti. Se non mi passate il paragone calcistico, parliamo allora di una sorta di guardia del corpo dal lavoro sporco e dal gioco esattamente complementare al fuoriclasse, in grado di raccogliere palle vaganti e rimbalzi offensivi da restituirgli subito e capace di capitalizzare in oro ogni scarico grazie alle sue qualità  importanti nelle soluzioni dai 3-4 metri. Ennesimo scenario molto azzardato e fantasioso, ma tanto non ci avrei preso anche con il ragionamento.

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