I pitchers (qui Loaiza) sono stati la chiave del risveglio Yankees
Si dalla parte del Bronx sono vivi e stanno proprio bene. L'ultimo weekend ci ha offerto la quarta puntata stagionale di The Rivalry e gli Yanks hanno riportato in parità il conto delle serie sino ad ora giocate e delle partite vinte e perse contro i Red Sox, ma soprattutto ci ha mandato dei segnali positivi rispetto a qualche avvisaglia di crisi che era sicuramente apparsa sul finire di agosto e che aveva fatto pensare alla serie contro Boston come un possibile ko per i pinstripes.
Invece a farla da padrone è stato ancora una volta, senza essere retorici, lo Yankee Pride, che come si sa per ogni giocatore che voglia vestire quella uniforme è misurato direttamente da “the Boss” Steinbrenner, pena le valigie pronte per altra destinazione. La risposta è stata senza dubbio quella di chi non vuol sentir parlare di periodi negativi di chi crede che la vittoria sia sempre raggiungibile come d'altra parte il fatto di essere la squadra con più partite vinte negli ultimi 3 inning partendo da un risultato di svantaggio ci fa chiaramente capire.
Joe Torre è uno dei collaboratori preferiti da Steinbrenner proprio per la sua capacità di smorzare i toni, di far apparire sempre tutto sotto controllo, per sapere usare sempre le espressioni moderate a volte con saggezza ed a volte con sottile ironia, proprio l'opposto del focoso proprietario della franchigia del Bronx. In questo periodo ha lasciato che i media si esprimessero anzi forse si sfogassero; lui ha continuato con meticolosità e grande professionalità nel suo lavoro che ha un solo fine: le World Series 2004 anche per dimostrare che non solo è un manager vincente nella regular season ma anche ad ottobre dove spesso è rimasto all'asciutto. Anche in questa occasione la capacità dimostrata dal manager di lavorare sotto pressione a New York è stata notevole.
Mentre si facevano considerazioni e valutazioni sulla reale consistenza della rotazione, è arrivata appunto la serie contro i Red Sox, squadra in piena forma con l'attacco che produce il più alto numero di punti in tutta la MLB. Ecco allora che la figura del manager assume un'importanza vitale, ovvero sapere tenere il gruppo unito, mantenere alto lo spirito, saper caricare i giocatori, dare i giusti consigli e le indicazioni necessarie, Joe Torre che ha pochi rivali nel fare ciò ci ha subito consegnato dei risultati concreti.
Infatti nonostante la sconfitta nella prima partita, principalmente dovuta per assurdo ad una giornata no di chi sembrava il più in forma del gruppo cioè il closer Rivera, le successive nette vittorie degli Yankees sono state suggellate da prestazioni eccezionali dei suoi partenti prima Jon Lieber, vicino ad un no hitter, poi Mike Mussina che si permetteva anche il lusso di dare una bella lezione a Pedro Martinez. Addirittura nei giorni successivi Esteban Loaiza dato già in lista di partenza raggiungeva la vittoria n. 100.
Una bella risposta che sembra essere nata più dal gruppo che dai singoli. Un gruppo con molte facce nuove che secondo Torre si è assemblato e rafforzato proprio dopo una serie con i rivali bostoniani, quella dello sweep subito ad aprile. Da li secondo l'opinione di Torre la squadra si è unita per dare subito una risposta positiva nel vero spirito Yanks. Ed è normale quindi che adesso di fronte ad un periodo di allentamento ci sia stata nuovamente una decisa reazione.
Venerdì ci sarà l'ultima serie tra le due squadre e sicuramente si deciderà anche la classifica della East Division, mentre la qualificazione ai playoff è comunque quasi certa per entrambe le squadre dato l'alto numero di vittorie che darebbe in ogni caso alla seconda in classifica la certezza della wild card. Poi la speranza è quella di rivederle in campo il 12 ottobre, perchè nessun altro confronto avrebbe il valore e l'intensità di un Yankees – Red Sox per la conquista del titolo dell'American League.
Per le star dei NYY che non hanno esperienza di World series non c'è modo migliore di prepararsi a vivere lo Yankee Pride tanto necessario per vincere, se non che giocare con il massimo impegno queste partite con Boston.
Per gli avversari invece qualche immagine che può far paura: la folla dello Yankee Stadium, il movimento “tergicristallo” di Gary Sheffield che precede l'inevitabile homerun e la corsa di Mariano Rivera dal bullpen al monte di lancio.