IndyCar: dibattito su ovali e stradali

La IndyCar in azione quest'anno sul circuito cittadino di Long Beach

In questi ultimi tempi, tra gli appassionati e gli addetti ai lavori dell'automobilismo a stelle e strisce si è aperto un dibattito sulle varie tipologie di corsa, stradali o ovali.

Nel 2010, per la prima volta nella sua storia, la Izod IndyCar Series avrà  più gare su circuiti stradali (9) che ovali (8). Molti ritengono che quello che stia facendo l'Inycar non sia altro che guardare sempre più verso il modello CART dei primi anni novanta, che consisteva in molti piloti stranieri per un maggior numero di corse sui circuiti cittadini e stradali, con una manciata di ovali, tra cui la 500 Miglia di Indianapolis.

Anche se gli ascolti televisivi erano alti e a livello della NASCAR, molti fan già  allora desideravano un programma che prevedesse più ovali. Anzi, non sono pochi quelli che anche oggi vorrebbero un ritorno ad un calendario di soli ovali.

La spiegazione sta innanzitutto nel fatto che l'ovale è la corsa americana per eccellenza. L'approccio alle corse americano si è sempre basato, prima ancora che sulla tecnologia, sulla battaglia corpo a corpo per cui gli ovali sono il naturale scenario.

Vedere venticinque, trenta vetture lottare a 360 kmh a pochi centimetri l'una dall'altra è stato il marchio di fabbrica della IRL, e la caratteristica che ne ha decretato il successo. L'intento originario della Indy Racing League, sin dal primo annuncio nel 1994, era quello di preservare la tradizione di corse su ovale in America e dare l'opportunità  a più piloti americani di arrivare a correre nel "Greatest Spectacle in Racing", la 500 Miglia di Indianapolis.

Inizialmente studiata come categoria esclusivamente su ovale, molto è stato fatto circa l'evoluzione della struttura del calendario IndyCar, e le corse su stradale vennero introdotte a partire dal 2005, per poi salire piano piano fino alla situazione che si verificherà  nel 2010, con più corse non ovali che ovali. Si tratta di una tendenza che sembra improbabile essere invertita nel breve periodo, e per una parte dei fan (quelli di più lungo corso) della IRL questo rappresenta una grande preoccupazione.

L'aspetto più preoccupante è che per molti le corse sugli stradali o sui cittadini non diano il giusto metro di cosa siano le corse IndyCar. In questi anni, molte di queste corse non hanno saputo atttrarre un pubblico "altro", che non fosse già  da tempo abituato a vedere una corsa IndyCar.

In generale, queste gare producono meno emozioni, o comunque di tipo diverso rispetto a quelli che molti fan richiedono e a cui sono abituati, quel tipo di emozioni che ci si aspetta quando si va a vedere una corsa IndyCar. La questione è che il pubblico medio va magari a vedere la singola gara, la gara di casa, ma poi non si sposta la settimana dopo a vedere la gara successiva su di un altro tracciato, e così la base di appassionati non si allarga.

Le corse su stradale sono però essenziali per la IndyCar Series. Al momento, la IndyCar ha il giusto vanto di essere la categoria più completa al mondo. Nessuna serie infatti ha la sua stessa varietà  di corse: ovali lunghi e ovali corse, stradali, cittidini puri o semi-permanenti.

Non vi è dubbio che alcuni stradali sono poi icone del calendario IndyCar. Eventi come Long Beach e Toronto hanno dimostrato una notevole capacità  di resistenza nel tempo, con un notevole ritorno di pubblico e finanziario.

Non c'è dubbio che la fine degli anni '80 fino alla metà  degli anni '90 siano stati l'apice di questa genere di corse automobilistiche. E la ragione è la stessa che sta spingendo ora la IRL ad avere un calendario variegato: il mondo ha già  una categoria top che corre esclusivamente su stradali, e una serie di corse di alto livello sostanzialmente solo su ovali esiste già  negli Stati Uniti.

Un campione CART di allora, e un campione IndyCar di adesso, rappresenta quello che né Bernie Ecclestone né i France possono offrire: un campione che può unire entrambi gli stili di corsa, un campione completo.

La IndyCar potrebbe ulteriormente espandere questa sua tendenza, e si parla per il 2011 di introdurre due nuovi cittadini, per le strade di Baltimore e Boston. Il motivo di questa scelta è probabilmente che attrarre gente su un circuito cittadino è più facile che su un altro tipo di circuito.

Sugli ovali o sugli stradali, si deve convincere la gente a spostarsi e andare a vedere la corsa, il che può essere una sfida notevole, in particolare nei mercati in cui l'interesse per questo genere di corse è basso o inesistente.

La differenza fondamentale nei circuiti cittadini, specialmente quelli nelle grosse località , è che la gente è già  presente sul luogo, e quindi l'attività  promozionale da mettere su è diversa e più immediata, non fosse altro perché si genera automaticamente un interesse da parte dei media locali.

Un evento corso in una grande città , che comporta scelte di logistica, di traffico, di transito pubblico, un evento in cui i luoghi, i suoni e gli odori della corsa sono al centro della città , diventa quasi impossibile da ignorare. In un evento del genere, ristoranti, bar, club, alberghi, negozi, teatri sono disponibili a poca distanza, e il pubblico può trovare altri svaghi oltre alla corsa senza doversi spostare.

D'altro canto, proprio le corse sui circuiti cittadini sono forse quelle meno entusiasmanti da vedere in televisione, specialmente se il disegno del tracciato non è all'altezza.

C'è da dire che questo giudizio è preso sempre da un punto di vista americano: la gara di quest'anno a Toronto ad esempio ha visto tanti sorpassi (incredibilmente spettacolare uno all'esterno di Dixon nelle ultime fasi di corsa), probabilmente quanti non se ne sono visti negli ultimi 15 o 20 anni a Montecarlo. Ma va sempre ricordato che il fan americano medio è abituato agli speedway dove ci sono sorpassi quasi a ogni giro.

La crisi economica e la necessità  di reperire fondi stanno quindi spingendo la IndyCar verso le città , dove è più facile generare interesse e quindi denaro. Molti fan, molti dei fan storici, sono però scettici, e preferirebbero un ritorno ad un calendario più sbilanciato verso gli ovali, senza però perdere alcune corse tradizionali come Long beach, Toronto o Watkins Glen.

Anche se non forniscono le battaglie ruota a ruota l'azione che si vedono in Kentucky o Chicago, questi circuiti forniscono buone gare. Così come sono in molti a sentire la mancanza di alcuni circuiti spettacolari come Road America e Laguna Seca.

Quello che in molti non capiscono sono i nuovi circuiti, specie quelli cittadini come il nuovo di San Paolo, il vecchio Detroit, oppure ciruciti come Edmonton o Infineon. L'IndyCar dovrà  quindi essere brava a non scontentare nessuno, i vecchi fan desiderosi delle corse su ovale più qualche circuito sradale, e il proprio interesse di coinvolgere nuovi spettatori e soprattutto nuovi mercati in grado di garantire alla categoria la solidità  economica necessaria a sopravvivere in questo periodo di crisi.

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