1965, Jim Clark e la Indy 500

Jim Clark (n.82) in azione nel 1965, davanti ad AJ Foyt (n.1) e Parnelli Jones (n.98)

La 500 Miglia di Indianapolis è stata una gara valida anche per il Mondiale di Formula 1 tra il 1950 e il 1960, ma sostanzialmente nessuno dei protagonisti del Mondiale tentò seriamente di parteciparvi.

Tra i pochi a provarci ci fu il grande Juan Manuel Fangio, che nel 1958 tentò senza successo la qualificazione, lamentando una macchina inguidabile e dal comportamento incostante (effettivamente si scoprì poi che la vettura aveva un difetto). Fu invece qualche hanno dopo che alcuni dei migliori piloti di Formula 1 decisero di tentare l'avventura, specialmente i britannici: Jackie Stewart, Jim Clark, Graham Hill, Jack Brabham.

Il primo tentativo di una certa importanza risale al 1961, quando Brabham decise di impegnarsi ad Indy con una versione modificata della Cooper che utilizzava nel Mondiale di Formula 1. La vettura destò scetticismo tra gli altri partecipanti, soprattutto per le sue piccole dimensioni e per il fatto che montava un motore posteriore, quando Indianapolis era terra esclusiva dei motori anteriori.

Ma alla prima apparizione i risultati furono comunque dignitosi, e Brabham riuscì ad occupare durante la corsa la terza posizione prima di finire nono. Quel progetto, anche se non ottenne un risultato rilevante, risulta comunque come degno di nota in quanto fu il primo esempio di come una vettura a motore posteriore potesse essere competitiva anche in questo genere di corse. Di lì a qualche hanno arriverà  la definitiva consacrazione.

A partire dal 1963, fu invece la Lotus a tentare di vincere la 500 Miglia di Indianapolis. Colin Chapman e il suo team erano tra i principali sostenitori delle vetture a motore posteriore, e si impegnarono fortemente nello sviluppo di queste vetture.

Nel 1963, con la Lotus 25, vinsero il loro primo Mondiale di Formula 1 con lo scozzese Jim Clark. A convincere Chapman a provare l'avventura ad Indy fu Dan Gurney,un pilota americano che correva in Europa e che era particolarmente considerato dallo stesso Clark.

Nessuna vettura a motore posteriore aveva mai vinto a Indy, che per quasi 20 anni, nel dopoguerra, era stata dominata da grossi roadster a motore anteriore. Incoraggiato anche da Gurney (che l'anno prima aveva già  tentato l'avventura ad Indy) Colin Chapman ebbe l'idea che le sue macchine da Formula 1 potessero, opportunamente modificate e con un motore adattato, facilmente vincere ad Indy.

Per questo obiettivo, Chapman stanziò una grossa somma di denaro, affascinato da una corsa attraente non solo per il fascino e il prestigio, ma pure per i forti premi economici in palio. Gurney era riuscito a trovare un accordo tra la Ford e Chapman per la fornitura dei motori. Nel 1963 furono così iscritte due Lotus 29 motorizzate Ford per Jim Clark e Dan Gurney.

Le Lotus dimostrarono di essere le macchine più veloci in pista, e solo l'olio lasciato sulla pista da Parnelli Jones (che secondo molti doveva portare ad una sua squalifica, visto anche che un paio di piloti lo accusarono di aver provocato loro dei testacoda con quella perdita), alla fine vincitore, impedì che la prima uscita americana della Lotus risultasse vincente, con Clark che finì in seconda posizione e vinse il titolo di Rookie of the Year. Nel 1964 furono iscritte ancora una volta due vetture per Clark e Gurney (più una per un team privato guidata da Bobby Marshman).

Anche quell'anno le Lotus si rivelarono le vetture più veloci in pista, conquistando le prime due posizioni in griglia con Clark e Marshman. La gara fu funestata da uno degli incidenti più drammatici della storia di Indy, quello che al secondo giro vide 7 vetture coinvolte in una serie di tamponamenti e impatti che portarono ad un grosso incendio in cui perirono due piloti (Eddie Sachs e Dave MacDonald). La gara fu poi vinta da AJ Foyt, mentre le Lotus si ritirarono abbastanza presto.

Nonostante le delusioni del 1963 e del 1964, nel 1965 la maggioranza delle vetture sullo schieramento risultavano essere a motore posteriore. La Lotus iscrisse ufficialmente ancora due vetture, per Clark e Bobby Johns.

La Lotus 38 non era altro che la vettura usata nel Mondiale di Formula 1 con qualche differenza significativa. Invece del piccolo motore Coventry Climax utilizzato nelle corse di Formula 1, la Lotus 38 montava un grosso Ford V8. La parte posteriore della carrozzeria attorno al motore fu chiusa, come richiesto dal regolamento di Indy, ed inoltre fu adottato un assetto asimmetrico per le sospensioni, indispensabile per la guida su di un ovale.

Il dominio dei motori Ford nell'edizione del 1965 cominciò due settimane prima, con le qualificazioni. Le vetture motorizzate Ford catturarono nove delle prime 10 posizioni di partenza, comprese le prime cinque, con in pole il campione in carica AJ Foyt in una Lotus-Ford del team Sheraton-Thompson. Jim Clarksi qualificò secondo, seguito da un'altra Lotus-Ford pilotata da Dan Gurney.

A completare le prime cinque posizioni erano un giovane italoamericano di belle speranze, Mario Andretti, alla sua prima apparizione a Indianapolis, e Parnelli Jones, vincitore nel 1963. La gara non ebbe sostanzialmente storia, Clark la dominò in lungo e in largo, conducendo ben 190 dei 200 giri in programma. L'unico che poteva contrastarlo, Foyt, si ritirò al giro 115 per la rottura del motore.

Quella di Clark fu la prima vittoria per una vettura a motore posteriore, oltre ad essere la prima vittoria di un pilota europeo nel dopoguerra. Clark risulterà  anche l'unico pilota (tuttora) a vincere nello stesso anno la 500 Miglia di Indianapolis e il Mondiale di Formula 1. Quel giorno, la Ford conquistò la sua prima vittoria ad Indianapolis, interrompendo il dominio dei motori Offenhauser che durava ininterrottamente dal 1946.

Una parte importante del successo di Clark quel giorno fu svolto dalla sua squadra di meccanici, composta dai fratelli Wood, che si erano fatti un nome con i loro rapidi pit-stop nel circuito delle corse NASCAR. E anche se non avevano mai partecipato ad una corsa Indycar prima, i fratelli Wood compirono facilmente la transizione, contribuendo alla vittoria di Clark.

Basti pensare che, mentre i pit-stop degli altri piloti avvenivano in circa 44/45 secondi, quelli di Clark avvenivano in circa 20/22 secondi.

Da allora, i giorni dei motori anteriori ad Indianapolis si conclusero definitivamente, mentre la Lotus 38 risulterà  particolarmente innovativa e sarà  la base poi per altre vetture vincenti per anni, sia in Formula 1 (la Lotus 49 che sarà  una delle macchine più vincenti della storia della Formula 1 con Clark e Graham Hill e i motori Ford) che in Indycar (la Coyote con cui Foyt vincerà  ad Indianapolis qualche anno dopo). La Ford invece otterrà  nei seguenti sette anni sei successi e 5 pole position.

Per quel che riguarda gli altri piloti europei, i risultati furono alterni: Graham Hill nel 1966 sarà  il primo esordiente del dopoguerra a vincere ad Indy (con Clark che anche quell'anno terminò al secondo posto), e per quasi quaranta anni anche l'unico, prima che lo eguagliassero Montoya e Castroneves, rispettivamente nel 2000 e nel 2001, mentre sia Brabham che Jackie Stewart raccoglieranno solo delusioni, così come Dennis Hulme e Jochen Rindt.

Dopo gli anni '60 le strade della Formula 1 e di Indianapolis si separeranno definitivamente, e i tentativi di ricongiunzione saranno scarsi. Ci fu un timido tentativo della Ferrari di affacciarsi ad Indy nei primi anni '80, ma più che un vero progetto si trattò soltanto di un gioco politico interno alla Formula 1.

L'integrazione fra i due mondi è stata pressoché nulla, e gli unici punti di incontro risulteranno i nomi di alcuni vincitori che negli anni tenteranno le avventure dall'altra parte dell'oceano, dagli USA all'Europa(come ad esempio Andretti, Villeneuve o Montoya), o dall'Europa agli USA (Fittipaldi o Mansell), o di qualche altro pilota di Formula 1 che tenterà  l'esperienza ad Indy (Regazzoni o Gache).

Per concludere, una curiosità : Clark era scettico riguardo la sua partecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis a causa della preoccupazione di sua madre per i pericoli delle corse sugli ovali. Alla fine di quella corsa, ottenuta la vittoria, la prima telefonata sarà  ovviamente per la madre.

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