Trionfo e secondo appuntamento

Il Prince of Wales sollevato da Gonchar e Crosby: ora l'ostacolo più difficile prima della Stanley Cup!

E' stato un dominio. Non ce lo aspettavamo e. vogliate crederci, nessuno sperava in una serie così poco combattuta.
Un dominio sintetizzato da un'azione, occorsa nel terzo periodo di gara 3, la prima e decisiva all'RBC Center di Raleigh, con i Penguins avanti per 3 a 2 e virtualmente, ogni gioco aperto.
Evgeny Malkin, al sedicesimo assist dei suoi playoff, affonda centralmente, attirando una difesa quantomai collassante su di lui. Lascia il puck all'accorrente Ruslan Fedotenko, che con molti metri a disposizione può passare un immobile Cam Ward dalla parte del guanto.
La tesi avvalorata da questa azione è “Malkin e Crosby fanno quello che vogliono, i Canes li inseguono senza possibilità  di fermarli, e Pittsburgh va in finale”. La verità  probabilmente non è così estrema, ma la fiacchezza degli ultimi dieci minuti di Carolina in quella gara parla abbastanza chiaramente delle differenze in campo.

Non ci era bastato il secondo goal, confezionato da un magistrale passaggio di Bill Guerin -quale eleganza- per Sidney Crosby, per deciderci, in una contesa che è spedita negli annali dallo stesso Guerin con un tiro in backhand che ben sintetizza lo scoramento finale di Carolina. Finisce 6 a 2, dopo un bell'inizio di gara dei padroni di casa, che però scompaiono ben presto dal discorso qualificazione dopo un 30 a 16 a favore degli avversari nel computo dei tiri nei primi due periodi.
Tra le tematiche di gara 3 l'atteggiamento fin troppo atletico di Pittsburgh. Soprattutto nel periodo decisivo il forechecking diventa forse per la prima volta nei playoff qualcosa di molto più fisico rispetto ai sistematici contatti abbozzati delle partite precedenti. Nelle idee di Bylsma c'era probabilmente anche quella di risparmiarsi nei primi turni, soprattutto sul lato prettamente fisico.
Ora gli ordini sono cambiati, ed è spesso così che le squadre arrivano fino in fondo ed alla Stanley Cup. Uno sviluppo che ha annientato le velleità  degli ottimi Hurricanes.

E, visto che, soprattutto nolenti, dobbiamo dire addio per quest'anno alla squadra del North Carolina, è meglio farlo con la dovuta accuratezza.
I tifosi non disperino, tra qualche anno potrebbero ridere al pensiero di questa serie persa in modo così netto; i Canes hanno infatti un bel progetto in corso, che fino a 4 partite fa sembrava addirittura perfetto.
Un allenatore che alla prima esperienza è già  così vincente, un leader d'attacco come Eric Staal capace di offendere e pressare con la stessa efficacia, un goalie affidabile e molto giovane ed un grosso spazio sotto il tetto salariale per firmare Erik Cole e, qualora lo si ritenga opportuno, l'utlimo arrivo Jusi Jokinen.
Quindi, squadra giovane e con buone individualità , gestita molto bene da un management discreto e molto concentrato su ciò che accade sul ghiaccio con poca voglia di sbandierare grossi colpi di mercato completamente fuori dalla logica di un team NHL. Un miglioramento netto è avvenuto a venticinque partite dalla fine delle Regular Season, e su quell'onda si è giunti sino alla sfida finale per il Prince of Wales Trophy, battendo due delle migliori squadre a Est e soccombendo ad un avversario palesemente più forte e meglio preparato atleticamente.
Si prospettano tempi molto duri per Washington, se Carolina dovesse entrare in ritmo da subito l'anno prossimo, il che sembra l'unica cosa da verificare per la squadra di Raleigh. Invece i Capitals, a causa del loro progetto molto "centralizzato", potrebbero avere difficoltà  nel ritrovare un'intesa di squadra sufficiente a replicare la ottima vittoria della division operata in questo 2008/2009.

Gara 4 si è chiusa con un 4 a 1 che fa da corollario ad un cammino che certo ora si trova al punto più difficile, oltre al più complicato mentalmente. Davanti ad essi la stessa ultima montagna da scalare: i Detroit Red Wings e la loro leggenda che non ha conosciuto rivali fin qui. Dove può migliorare però Pittsburgh?
Dalla serie che documentiamo qui, si direbbe in nulla. E' sbagliato, ma paradossalmente la squadra potrebbe avere raggiunto il suo picco nell'organizzazione di gioco proprio in questa finale della Eastern Conference, per poi cadere davanti all' armata in rosso.
C'è da migliorare l'approccio alla partita, perchè Detroit inizia a 100 all'ora da subito e potrebbe non fermarsi al primo goal di vantaggio che Carolina ha messo assieme in gara 3 e gara 4. E poi, giocarsi bene l'ambizione dei singoli. Malkin e Crosby, se vogliono, a loro modo, seguire le orme del duo Gretzky-Messier dei tempi di Edmonton, devono iniziare a non mancare ancora per troppo tempo l'appuntamento con la loro prima Stanley, e far leva sulla giusta supponenza di Zetterberg e soci, che si sentono più forti come squadra.
Per raggiungere statisticamente le prodezze delle due leggende degli Oilers mancano 23 difficilissimi punti (statistiche dell'87-88 comparate a quelle dei due Pens di oggi), ed è forse un po' esagerato parlare prematuramente di tale confronto.
Il vero fatto scatenante è che speriamo che in finale succeda quel qualcosa che renda, al contrario di quanto successo l'anno scorso, la serie molto aperta. Una gara 7 sarebbe il regalo più ambito per noi. Forse non per Marian Hossa, che la vivrebbe nel terrore che i suoi ex compagni la spuntino, ma questa è un'altra storia e per questo ci saranno i resoconti della serie finale.

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