Le pagelle del Super Bowl XLIV

Tracy Porter trasforma in TD l'intercetto decisivo. In fondo uno sfocato Manning giace a terra sconfitto.

Sarà  un Mardi Gras speciale quest'anno a New Orleans. Il Carnevale orgiastico di sempre travolgerà  le strade della città  tutta imbandierata dei gigli dei Saints. New Orleans è campione, al primo Super Bowl della sua storia.

Hanno battuto gli Indianapolis Colts 31-17 ma ancora pochi ci credono. E' una storia lunga. Una storia di insuccessi, errori, barzellette. Poi è arrivato Drew Brees e tutto è cambiato. E' arrivato Sean Payton, è arrivato il suo attacco spettacolare, è arrivato il titolo che una città  intera sognava dal lontano 1967.

Ma il Carnevale speciale e la storia lunga coincidono adesso in questa città  ben oltre il football. Nel 2005 l'uragano Katrina fece allagare l'80% di questo splendido scrigno d'America. I morti furono almeno 1500 in tutta la Lousiana.

Nola stava morendo, ma la sua anima si salvò. Oggi il Carnevale, che mai come quest'anno arriva provvidenzialmente a ridosso del Super Bowl, è una festa vera. Una festa della storia ripresa per mano, dell'identità  che non muore mai.

Il Super Bowl XLIV non è stato la sparatoria all'ultimo colpo in canna tra i due attacchi migliori della NFL. Non ci sono stati big plays, ma per quello che era forse più importante è stata un'altra partita decisa all'ultimo quarto.

Una gara tra due squadre di grande talento, che hanno giocato un football più pulito di quello che ci si potesse immaginare alla vigilia. Poche avventure in aria nel profondo, poche penalità , pochi turnover.

Uno però è stato decisivo. Nel quarto periodo, con Peyton Manning a guidare i suoi sotto di sette al potenziale drive del pareggio, col minutaggio che poteva anche farci presagire un eventuale overtime, il cornerback Tracy Porter ha anticipato Reggie Wayne e ha riportato l'intercetto in end zone.

A quel punto ho avuto un piccolo gesto di disappunto. Con i Saints avanti di 14 a poco più di 3 minuti dal termine ho capito che questo Super Bowl era finito. Le premesse per un finale dilatato ulteriormente c'erano tutte ma in fondo è stato giusto così.

E certo è stato bello. Due grandi quarteback e due grandi squadre si sono date battaglia. Nessun David Tyree e il suo helmet catch, nessun danza in punta di piedi di Santonio Holmes, nessun calcio di Adam Vinatieri.

La storia dei bellissimi Super Bowl recenti si arricchisce della calma serafica di Drew Brees, della sua precisione, mentre Peyton Manning ancora non può convincere la giuria all'unanimità  di essere il più grande QB della storia.

INDIANAPOLIS COLTS

Peyton Manning : forse ha snaturato se stesso regalando troppo la palla al running back a inizio gara, forse i suoi ricevitori non sono stati all'altezza. Nella serata più importante ha comunque fallito, ancora una volta, diranno i suoi avversari. Ha fallito senza fallire, oddio, l'intercetto l'ha lanciato, ma non ha fatto altri errori. Non è stato il solito grande Manning, 4 volte MVP NFL (record di sempre), solo un TD pass, 31/45 per 333 yards. Ha avuto protezione, è arrivato senza cadere troppo a terra fino alla fine, poi, in una gara vinta forse dalla tensione che ha annullato i big plays aerei di entrambe le squadre, motivo per cui Saints e Colts sono giunti fin qui, ha semplicemente eseguito un brutto lancio. Peccato, perché perde con tanti rimorsi. Perché a volte ci si consola dicendo che non era giornata, che è andato tutto storto. Ma è stata una serata malvagia. Arrivato al drive del potenziale pareggio ci si poteva chiedere chi dei due QB meritasse la vittoria, perché entrambi potevano avanzare pretese senza evidenze, e avrebbero perso con altrettanto mancanza di prove certe. L'intercetto ha cambiato tutto ed è stato l'unico big play della gara"5

Joseph Addai : primo tempo da favola, compreso un movimento degno del miglior Barry Sanders. Shake and bake, e difensore a terra. 77 yards su 13 portate, l'agnello sacrificato per le evoluzione aeree di tutta una stagione si prende una gara da ricordare. Se non bastasse aggiunge anche 7 ricezioni per 58 yards. Ha dimostrato, ma non c'e n'era bisogno, che il titolo di peggior rushing game della stagione non è stato certo per colpa sua. Ma una sua grande prova ha significato, nel momento di maggior bisogno, che l'altra metà  del cielo è stata insufficiente. Niente gioco aereo, niente Super Bowl"7

Austin Collie : sul perché il gioco aereo non abbia funzionato ci si deve interrogare anche sulle colpe dei ricevitori. 6 ricezioni per 66 yards e troppo poca incisività "5

Pierre Garcon : suo l'unico TD pass dei Colts, e per questo ragazzo haitiano che ha sofferto la recente tragedia della sua gente può essere già  tanto"6

Reggie Wayne : spalla un tempo del grande Marvin Harrison, ora star in proprio, e a ben ragione. Peccato però che ci siano solo 5 ricezioni per 46 yards, superato anche da Addai. Apatico all'inizio, nonostante il discreto ritmo di Manning, nel finale si lascia anche scappare un pallone per lui facilissimo da prendere"4,5

Dallas Clark : 86 yards su 7 ricezioni sono il solito bel bottino. Non ha colpe, ha dato il suo"6

Difesa : in una partita in cui la potenza travolgente dei due attacchi si è quasi annullata a vicenda, le difese hanno fatto un buon lavoro. Ma anche qui, senza grandi acuti. Dwight Freeney ha già  fatto il miracolo di un sack con una caviglia sola, per il resto la difesa ha tenuto botta sul medio-lungo ma ha decisamente fallito sul medio-corto. La chiave della vittoria dei Saints è stata la calma di Drew Brees nel costruire azione su azione sul medio-corto, nell'arrivare con pazienza fino a poche yard dalla end-zone, senza forzare. E questo i Colts lo hanno concesso miseramente. Per il resto il gioco di corsa dei Saints è stato annullato, ma nel mezzo il pacchetto dei linebacker ha fallito. E' lì che piano piano, poco a poco, Brees ha portato i suoi fino alla vittoria"5

NEW ORLEANS SAINTS

Drew Brees : una vittoria senza il trionfo, come se al tempo di Roma l'esercito imperiale fosse stato sconfitto senza che gli avversari gli sottraessero le loro insegne, tra cui l'aquila simbolo del loro potere. Ma i numeri non mentono, e se è mancato il big play più che aspettato, qui c'è una precisione da record. 32/39, 82,1 %, maggior percentuale della storia del Super Bowl, record come anche i 32 passaggi completati, eguagliato Tom Brady (contro Carolina). MVP meritatissimo, freddo, leader vero, trascinatore questa volta con una tattica sul medio-corto raggio semplicemente infallibile. 2 TD, nessun intercetto, per suggellare una partita che lo ha visto faticare all'inizio. L'amico Peyton per una volta, ma che varrà  per sempre, è stato oscurato. Per una volta"8

Pierre Thomas : al contrario dei Colts il rushing game dei Saints è stato praticamente nullo. Ha segnato su passaggio di Brees per 16 yards, emblema del successo senza andare in profondità . 30 yards su 9 tocchi, non è questo il problema"6,5

Reggie Bush : peccato, peccato davvero. Uno dei più eccitanti giocatori di tutta la NFL, autentica risorsa di grandissimo spettacolo a tutto campo, non si è mai acceso in tutta la partita, sul palcoscenico più importante. Nessun big play quindi nemmeno da lui, il merito di Brees e dei Saints è stato più pragmatico. La colpa tuttavia non è sua. Il football è un gioco di situazioni, e lui semplicemente non si è mai trovato in grado di poter accelerare, su ritorno di punt come nel backfield. Festeggerà  comunque, ci mancherebbe, e siccome la sua ragazza è la strabordante Kim Kardashian già  sappiamo come"6

Marques Colston : simbolo delle difficoltà  dei Saints a inizio gara e poi della rinascita nel secondo tempo. Dopo un imbarazzante dropped pass, ha cementato il suo ruolo di leader del reparto ricevitori con una prova di convincente presenza. Ne prende 7 come Devery Henderson, ma con 83 yards"7

Devery Henderson : l'attacco aereo dei Saints ha un bilanciamento perfetto e forse proprio questa mancanza di più galli nello stesso pollaio è il segreto del loro successo. 63 yards sciolti"6,5

Lance Moore : la sua estensione acrobatica per la conversione da 2 punti conta parecchio nell'economia della partita. Per il commentatore della ESPN non aveva il possesso della palla, per gli arbitri si"7

Jeremy Shockey : non è più l'uomo copertina dei tempi dei Giants ma questa volta fa parlare più in campo che fuori. La sua ricezione per il TD riporta in vantaggio i suoi, in una girandola appena iniziata ma poi drasticamente interrotta"7

Difesa : concede troppo a terra a Joseph Addai, e specularmente ai Colts lascia fare nel medio-corto. Ma la secondaria è stata stupenda, con un eroe. Tracy Porter porta a casa l'intercetto della vita, 74 yard per il TD finale"7,5

Garrett Hartley : menzione d'onore per il kicker. 3/3, tre calci da 46, 44 e 47 yards. Mica facili, la distanza e l'importanza giocano a suo vantaggio. 9 punti fondamentali"7,5

Il Super Bowl XLIV è stato giocato dalle due squadre migliori della stagione, che per poco, chi più chi meno, hanno sfiorato la perfect season. Non è scontato che succeda. La sorpresa comunque c'è stata, perché i Colts erano favoriti, anche se le previsioni erano piuttosto equilibrate.

E' stata una bella partita, ma con uno spettacolo non atteso. L'ultimo quarto e l'alternanza dei vantaggi sono valsi il biglietto. Anche se si poteva un pochino di più fino in fondo, intercetto permettendo. Ecco le 5 storie che ricorderemo.

NO BIG PLAYS, SPETTACOLO UGUALE

Ok, forse non è stato lo stesso. Forse qualche bella giocata ci voleva. Ma si salvi l'incertezza nel finale, questa almeno c'è stata. E non è poco. No Reggie Bush, no grandi ricezioni, no punteggio altissimo come tantissimi prevedevano, i due migliori attacchi NFL hanno saputo trasformare questo Super Bowl in una partita tirata. Fino all'intercetto della svolta finale.

LE "PALLE" DI COACH SEAN PAYTON

Senza giri di parole. Non è da tutti finire il primo tempo giocandosi il 4th down al posto di un calcio potenzialmente agevole. Ma non passa che il tempo degli Who per finire il loro medley che si inizia con uno strabiliante onside kick, questa volta andato a segno. E' l'episodio che cambia il "momentum" della gara, perché costruisce il drive del loro primo vantaggio. Alla fine il coraggio del coach ha pagato.

TRACY PORTER, DUE INTERCETTI, UN SOLO DESTINO

Al di là  di Drew Brees, l'eroe è lui. Il cornerback ha segnato i due intercetti più importanti della storia dei Saints. Prima su Brett Favre (che mi delude a un passo dal Super Bowl ancora una volta) per mandare la gara all'overtime, poi su Peyton Manning per chiuderla definitivamente.

Due intercetti, un solo destino. La vittoria finale per i Saints ai danni di due ragazzi che per i Saints hanno tifato da piccoli. Bella storia, no ?

E' LUI O NON E' LUI ? CERTO CHE E' LUI !

Il mondo si divide. Qualcuno dice che è il migliore di sempre, qualcun altro no. Peyton Manning non aiuta, perché se avesse vinto beh, che dite, adesso non staremmo qui a discutere ancora. Invece ha lanciato un intercetto e la discussione continua. O forse è terminata. Certo errori non appartengono a chi vuole essere "the greatest". Anche se per talento e di certo comunque già  con un titolo in tasca, io propenderei a premiarlo. Non è finita, chissà "

WHO DAT SAY DEY GUNNA BEAT THEM SAINTS ?

Il ritornello più in voga del momento. La rivincita di una squadra e di una città .

Hanno sofferto i Saints, e tanto. Sono stati gli Aint's per tanti anni, anche quando c'era Archie, il papà  di Peyton ed Eli. Eppure i loro tifosi non lo meritavano, perché sono tra i più caldi e passionali di tutt'America. Come lo è la città , eredità  dei francesi, il cui giglio di fiorentina memoria adorna le casacche degli odierni campioni.

Se i Saints avessero qualche fan a Roma dovrebbero andare a Piazza Farnese, dove i gigli sono nelle fontane davanti l'Ambasciata di Francia, oppure a San Pietro, a cercare i "saints" sul colonnato del Bernini. Ma non andiamo oltre. New Orleans se lo merita questo titolo, terra di football, adesso anche di pro football.

Città  unica, enclave del cattolicesimo romano nel Sud protestante, festosa, antica come poche negli USA e artistica come pochissime altre, ma dal passato dolorosissimo.

Questa vittoria è per chi guarda ora con un sorriso gli spot della NFL dove si legge con un poema la storia comica e drammatica insieme dei QB del passato, è per la tutta quella gente, che come sentivo da Federico Buffa nel suo viaggio radiofonico per gli USA, vive di football e ama i suoi Saints.

Roberto Gotta dopo il fischio finale non ha potuto esimersi dall'accennare all'inettitudine ora redenta della sua storia sportiva. La storia invece, quella vera, adesso passa per il football. Spike Lee ce lo ha raccontato magnificamente, ma è un capolavoro che avrebbe voluto non poter fare mai.

Nel 2005 questa città  e la sua gente, soprattutto gli afro-americani che qui inventarono il jazz, era in ginocchio.

Anche grazie ai Saints noi oggi sappiamo che non è morta.

p.s. : vedo con grande piacere che il Super Bowl sta scalando in alto anche sui media italiani. Diretta su Rai 2, servizio al TG1 delle 13:30, sforzo ben apprezzato dagli appassionati. Bene così.
p.p.s : il concerto degli Who ha un po' deluso. Personalmente, dovevano suonare almeno una tra Happy Jack, Substitute, My generation, I'm a boy, Pictures of Lily e Squeeze box.

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