Lettera aperta a Lebron James

Buon giorno signor James, come va?
Si, lo so, e' una domanda a meta' tra lo scontato ed il crudele, fermo restando che non sto telefonando ad un operaio della Chrysler costretto a campare con pochi dollari al mese.

Le prometto che cerchero' di essere meno scontato e populista del solito.

Dicevo, ho da poco terminato di vedere come la sua stagione sportiva, cosi' ricca di riconoscimenti individuali, si sia chiusa esattamente come le altre, addirittura prima dello scorso anno.

Posso immaginare il suo disappunto, il suo scoramento ed i suoi dubbi.
Premetto che ho apprezzato il fatto che stavolta abbia trovato il tempo per congratularsi con gli avversari, rimediando alla clamorosa caduta di stile della passata stagione.
Sono contento che lei abbia cambiato registro, ma temo che i complimenti, in questa mia, siano gia' finiti.

Sono certo che l'ultima cosa che Lei gradisca, in questi giorni, sia la ennesima opinione che spiega i perche' ed i percome di un insuccesso che vede tutti, o almeno quelli che non hanno un buon motivo per tifare per i Cavs, armati di arma affilata e di crudeltà  quanto basta per far sanguinare vieppiu' la ferita.

Sopportero' il suo fastidio, ben certo che quanto scrivero' Le dara' ancora maggiore fastidio.
Ma tant'e': credo che qualcuno debba necessariamente spararle in faccia la verita', ed e' piu' probabile che a farlo sia uno che con lei non ha niente a cui spartire, e che soprattutto non vedra' il suo futuro gravemente compromesso dalle sue estive decisioni, particolare che probabilmente scarta tutta la popolazione dell'Ohio.

Di chi e' dunque la colpa di questi anni senza vittorie?
La faccio breve. La colpa e' principalmente Sua, signor James.

Chiariamo subito. Lei a questo gioco e' molto bravo, non e' peregrino pensare che lei, oggi, sia il piu' bravo di tutti. A pensare che il signor Bryant sia, al momento, ancora piu' bravo di lei, siamo rimasti in pochi, oltre al sottoscritto.

Quindi non sono in discussione le sue capacita' tecniche. Sono anzi certo che lei, compatibilmente con il suo stato, abbia cercato di fare il massimo. Pero'""

Signor James, per spiegare il mio parere, mi avvalgo di un paragone che sono certo la onorera', visto che Lei porta il suo stesso numero di maglia. Non serve neanche che lo nominiamo, sappiamo.

Orbene, facciamo un salto all'indietro, diciamo 20 anni, torniamo al 1990, quando il 23 originale chiudeva la sua campagna numero 6. Detroit, squadra carica di veterani, con grandi talenti, grande applicazione ed uno uso smodato delle provocazioni, fisiche e verbali (mi dica se Le ricordano qualcuno), aveva appena chiuso la porta delle Finali in faccia ai Bulls.

Posso immaginare, e credo lo possa intuire anche Lei, il rutilar di pensieri del nostro 23, reduce dall'ennesimo titolo di cannoniere, in caccia di svariati MVP (al settimo anno di NBA siete 2-2) ma ancora incapace di issarsi sul tetto di una Lega che, di fatto, aveva in lui la principale attrattiva.

E, esattamente come Lei, si arrovellava per capire cosa mancava, se fosse un giocatore, un allenatore, un ulteriore salto di qualita' da parte sua.

Con Jordan abbiamo un vantaggio, sappiamo gia' il finale della storia: doppio three-peat, 2 stagioni lasciate agli altri per ritemprarsi, leggenda vivente, cospicuo aiuto dato da altri grandissimi del gioco (Pippen e Rodman su tutti) un coach che da li' e' partito e non si e' ancora fermato.

Alt! Abbiamo gia' cominciato a svelare parte dell'arcano.
Micheal Jordan ha sicuramente penato prima di arrivare in cima, quanto Lei.
Ma non ci risulta abbia mai ricattato la franchigia, minacciando di fare le valigie.

Anzi: ha dato spesso una gigantesca apertura di credito alla sua dirigenza, accettando di essere pagato molto al di sotto del suo valore, pur di dare al suo management la possibilita' di rinforzare il roster.

E Lei? Lungi da me pensare che Lei non avesse diritto al massimo salariale, ci mancherebbe e non e' materia di discussione.

Ma come crede che si possa sentire una dirigenza di una squadra come i Cavs, costretta ad operare ben sapendo che fra 2 mesi tutto puo' essere inghiottito in una nebulosa, al solo suo proferire di due paroline "Vado via?".

E con che serenita' puo' lavorare un Danny Ferry, un Mike Brown, ben sapendo che le franchigie di mezza Lega stanno da anni facendosi la ceretta, risistemando tette e fianchi dal chirurgo, comprando la lingerie piu' costosa ed arrapante, al solo scopo, sempre fra un paio di mesi, di accalappiare lo "scapolo" piu' concupito del cucuzzaro e farsi da lui impalmare (potevo usare metafore piu' erotiche, ma scrivo in fascia protetta".)?

Sono oramai mesi che, a Cleveland, tutto ruota attorno a Lei, le viene concesso tutto.
Serve il lungo? Prendiamo il lungo.
Serve la seconda opzione offensiva? Eccola.
Cediamo il nostro veterano europeo, ma poi al Sire piace riaverlo a corte, e questo ritorna dopo il mese di prammatica""si, si, si.

Le hanno detto sempre si ad ogni richiesta.
Probabilmente anche a qualche richiesta che Lei non ha fatto in tempo a fare.

Risultato? Una squadra impossibile da gestire.
Sotto canestro, il giocatore piu' efficace (la Medusa Carioca) e' quello che puo' piu' facilmente essere panchinato, mentre Shaq ed Ilga vanno in qualche modo onorati, non foss'altro che per le stellette sul petto.

Inoltre, in questi playoff, abbiamo perso le tracce di JJ Hickson, uno che in regular aveva giocato e tanto, e pure bene. Per tacere di Jamison, il famigerato lungo che tira da fuori, l'epitome del missmatch. Contro i Celts e' andata decisamente male, ma mi sento di dire che contro i Magic sarebbe andata pure peggio.

Signor James, Jordan ha vinto dei titoli schierando in quintetto Longley, Cartwright, Perdue, e la buonanima Williams, peraltro solo per qualche mese. Niente che finisca solo lontanamente in qualche all star team. Altro che Ben Wallace (un MOSTRUOSO bagno di sangue) o questo Shaquille O'Neal.

Mi rendo conto che Lei porta su palla e fa canestro, ma, fino a prova contraria, non mette la firma sui contratti. Mi e' difficile pero' togliermi dalla testa che, implicitamente o meno, Lei non abbia avallato tutte queste mosse prima che venissero eseguite.

Torniamo al nostro paragone.
GM ed allenatore. Gestire megastar come Lei e' mestiere duro. Si rischia di essere ricordati come quelli che non hanno vinto "nonostante Lebron". Brutta storia.

Ci vuole gente con attributi, e con uno status tale da essere in grado di guardare negli occhi personaggi come Lei, senza il timore di essere licenziato il giorno dopo, causa capricci del Sire.

A costo di starvi sulle balle, lo scrivo fuor di metafora. Jerry Krause era detestatissimo da MJ, e lo e' ancora. Ma costrui' un meccanismo fantastico, e resta responsabile di quell'epopea. Pippen, per capirci, fu scelto da Seattle e scambiato il giorno stesso per tale Olden Polynice, uno che arrivo' anche in Italia.

E poi Horace Grant, il capolavoro di Rodman, e tanti pezzi funzionali al tutto (i piccoli bianchi Paxson e Kerr, Harper, scambiare Oakley per un centro vero come Cartwright). Tutto questo, posso immaginare, con l'avallo di Jordan, ma il GM faceva il roster, non lo subiva.

E poi Phil Jackson. Lo staff tecnico impose a Jordan il triangolo, e, se non erro, quest'ultimo non si dimostro' entusiasta all'inizio. Ma proseguirono, ed i frutti arrivarono.

Ci volle uno staff in grado di reggere la pressione, quella interna e quella esterna. Brown e' un buon allenatore ed una buonissima persona. Ma non e' possibile subire tutti quegli isolamenti dello scorso anno, e il suo giocare passivo delle ultime due gare. E poter dire poco, perche' il rischio e' quello di spingerLa tra le braccia di qualcun altro.

Fine della mia requisitoria. Ed adesso, che si fa?
Signor James, saro' schietto. Le ho fracassato gli zebedei con questa storia del paragone, e sarebbe logico e nel segno della continuita' consigliarle di restare dov'e', perche' tutti i grandi sono rimasti tutta la carriera in un posto solo.

Veda Lei. La situazione di Cleveland e' sufficientemente incasinata per farle perdere altri 1-2 anni senza vincere nulla, a meno di un clamoroso repulisti (ma bisogna trovari chi si prende certi contratti, per esempio quello del suddetto Jamison).
Io le suggerirei di cambiare aria.

Le destinazioni? Non sono molte, credo non piu' 3-4.
Se, parafrasando la nota pubblicita', "Le piace vincere facile", non credo ci sia nulla di meglio di Miami.

Spazio salariale, una superstar fatta e finita, e probabilmente anche un coach/GM in grado di tirarle pure un calcio nel sedere, se necessario. In ogni caso, un ambiente che ha gia' vinto, e non troppo tempo fa.

Non oso immaginare come verrebbe gestito l'ultimo pallone di una gara punto a punto, ma sarebbe terrorizzante per la difesa avversaria doversi preoccupare di due belve simili. E poi il contesto ambientale non fa certo cosi' schifo.

Se invece Lei e' un nostalgico, e quel paragone con il 23 passato la stuzzica in modo irresistibile, ci sarebbe sempre da rivitalizzare i fasti chicagoani. Partendo da un impianto tecnico neppure tanto male.

Demandare la gestione della boccia ad un giovanotto come Derrick Rose e' infatti privilegio di pochi, ed e' certo che i Bulls tornerebbero ad essere meta ambita di parecchi free agent in odore di argenteria. Qui manca sia il GM che il manico, visto che mesi fa si son presi a mani in faccia. Pero' e' probabile che ci sarebbe la fila per governare una simile nave. I pissi pissi bao bao conducono a Calipari, veda Lei se Le aggrada il nome.

Ho tenuto per ultima La sfida per antonomasia. Quella per la quale nessuno L'accuserebbe di codardia.

Trovare un pied a terre a Manhattan e spiegare a Spike Lee e soci che il tempo del digiuno e' finito. Non una citta', ma LA CITTA' ai suoi piedi, e con la dirigenza pronta. Qui a roster c'e' davvero pochino, anzi no. Un ragazzo nato dalle nostre parti, con un curioso rapporto con il numero 8, una schiena ballerina ed un talento di quelli che non passano tutti gli anni, neanche da voi che il giochino lo avete inventato.

Se ne dev'essere accorto anche Lei, che quest'anno ci ha scambiato un paio di convenevoli post gara. Se n'e' accorto Melo Anthony, il suo Dioscuro, una sera in cui faceva sempre canestro ma ci ha perso contro, quel mocciosetto con quel tiro da 3 che spacca e quella faccia da schiaffi che solo a qualche mio connazionale appartiene.

Ecco, mi sono tradito, le ho confessato dove mi piacerebbe che atterrasse la Sua astronave.

Is up to you, Mr. James. Le attendono alcune settimane di pensieri decisive. Auguri a Lei.

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