Focus: D.Collison e M.Thornton

Collison e Thorton, il futuro degli Hornets

All'anno 2009, i cognomi Collison e Thornton non si prestavano a molte interpretazioni.

Collison era semplicemente Nick, il lungo classe 1980 in forza ad Oklahoma City, dopo un quadriennio trascorso a Seattle ed un esordio nella NBA in età  piuttosto avanzata rispetto alla media attuale.
Thornton era semplicemente Al, l'ala dei Clippers, che prima di finire a Washington aveva visto lievitare la propria media punti fino ai 16,8 della passata stagione. O, al massimo, si poteva ricordare la comparsata di Bob Thornton, uno che dal 1985 al 1996 raggranellò appena sei campionati nella NBA, collezionando 280 partite divise tra ben cinque diversi teams, per una carriera a 3 punti di media a partita.

Tornando a Nick Collison ed Al Thornton, ancora attivi nel basket a stelle e strisce, non stiamo certo parlando di due mediocri, ma neppure di due stars di primissimo piano.

Il buon Nick non è mai stato, salvo future smentite, un marcatore sopraffino, ma si è spesso distinto sotto i tabelloni, facendo registrare i massimi picchi nel 2007-'08, quando chiuse coi Sonics a 9,8 ppg e 9,4 rpg. Ora come ora rimpolpa il backup dei Thunders, stabile a 5 + 5 nei venti minuti che ogni sera ha a disposizione sul parquet: a trent'anni, è lecito non aspettarsi da lui grosse sorprese.

Un po' diversa la situazione di Al Thornton, che è appena alla terza stagione ma ha già  rischiato di perdersi nei meandri del disastro clippersiano. Prossimo alle ventisette primavere, il passaggio ai Wizards è parso essere rivitalizzante: ai Clips era sceso a 10,7 ppg, mentre nella capitale è tornato sopra i 14 di media.

Un punto di svolta, per la storia dei due cognomi, pare essere arrivato con il Draft 2009-'10, in concomitanza con l'arrivo, a New Orleans, di due ottimi pick, dichiaratisi entrambi eleggibili dopo il loro anno da senior.

In ordine alfabetico: il playmaker Darren Collison, classe 1987, da UCLA; la guardia Marcus Thornton, classe 1987, da Louisiana State. In ordine di scelta: primo giro e chiamata 21 per Collison; secondo giro e chiamata 43 per Thornton.

E ancora: mentre Collison è una scelta "diretta" degli Hornets, Thornton era una scelta di Miami, arrivato a New Orleans per un giro di scambi che vedeva coinvolti anche i Pacers.

Nell'anno che vedrà , quasi certamente, Tyreke Evans vincere con pieno merito il riconoscimento di Rookie of the Year, varrà  la pena soffermarsi sul colpaccio operato dalla franchigia di New Orleans, che allo stato attuale ha ingaggiato due giocatori tranquillamente da includere nei primi due quintetti di Rookies.

Mentre gli Hornets si giocano con Memphis e Houston la prestigiosa palma di "primi degli esclusi" ad Ovest, questi due ragazzi paiono crescere nel modo migliore, e sono forse il principale motivo di soddisfazione per la franchigia.

Franchigia che è, ovviamente, nelle mani di Chris Paul, il quale però si è già  da tempo rassegnato a tentare l'assalto alla post-season solo a partire dalla prossima annata. Si aggiunga che, con Paul seriamente infortunato, gli altri leaders degli Hornets non sono stati - almeno così pare - in grado di trainare la squadra ai traguardi sperati.

Okafor è ai minimi in carriera, David West è lievemente in calo, mentre l'attuale Stojakovic è pur sempre un sontuoso tiratore, ma non più l'uomo su cui puntare per garantirsi almeno cinquanta vittorie.

Ed ecco allora che, prepotentemente, questi due terribili omonimi si sono fatti carico di un ruolo di primo piano, in attesa di capire come e quanto giocheranno tra 2010 e 2011.

Darren Michael Collison (# 2)

Viene da un college prestigioso in fatto di pallacanestro, ed era ritenuto da moltissimi esperti NCAA uno degli "Hot Prospects" più roventi già  dal 2007. Nonostante questo, Collison ha, con una marcata dose di criterio, procrastinato il termine di un paio di anni, per evitarsi un "salto" che fosse prematuro, o annate acerbe, su 5 punti e 2 assist in 12 minuti per gara.

A giudicare da come si sta esprimendo al momento, la scelta di Darren parrà  ancora più saggia. Tanto che è sempre più considerato, a gran voce, il miglior play "puro" del draft.

L'inizio è stato quello tipico dei rookies non di prima fascia, con pochi minuti ed un impiego sempre contenuto. Eppure Collison già  a novembre si era espresso su ottimi livelli, non facendo troppo rimpiangere il signor CP3 nella sua prima assenza stagionale.

Quindi, con il ritorno di Paul, il play in maglia numero 2 si è dovuto per ovvie ragioni sedere in panchina, riducendo i propri spazi a sporadiche apparizioni di pochi minuti. Una dimensione, questa, in cui Collison non è parso sentirsi a proprio agio fino in fondo: ciò è comprensibile in virtù della centralità  che questi aveva fin dagli anni della high school, confermata dal passaggio all'università . Il periodo in presenza di Chris Paul, oltre ad alcune prove discrete, ha riservato al giocatore anche un paio di match consecutivi senza calcare il parquet.

Quando, poi, il fato ha privato gli Hornets del loro leader indiscusso, ha voluto compensare il torto commesso facendo "scoprire" alla franchigia tutte le doti della sua naturale riserva: per l'appunto, Darren Collison da UCLA.

Parlando di UCLA, occorrerà  ricordare che il figlio d'arte (due campioni di atletica leggera della Guyana: la madre June Griffith fu una quattrocentista che partecipò a Los Angeles 1984, e vinse un argento ai giochi panamericani; il padre Dennis correva i 200 metri in 20.3" e i 100 metri in 10.1" ), si distinse in molti aspetti nelle quattro primavere lì trascorse.

In primo luogo per una certa versatilità , se è vero che iniziò da guardia, per poi fissarsi definitivamente sul ruolo di play. Questo gli ha permesso di essere comunque un play non privo di propensione offensiva, dotato di una certa sensibilità  offensiva e realizzativa.

Ciò è dimostrato dai punti a referto: in stagione è a quota 11 netti. Nelle ultime tre ne ha messi 16 contro Golden State, 32 contro San Antonio, 17 contro Memphis. Il career high è addirittura di 35, arrivato all'ultima partita di febbraio contro i Mavericks, per effetto di 15 tiri dal campo.

In secondo luogo, come play, ha mostrato buone qualità  in quella che è la prerogativa del ruolo: l'assist. Buon passatore al college, con medie attorno ai 5 apg, sta facendo altrettanto da professionista, se il bottino recita ancora 5.0 apg. Sempre analizzando le ultime tre partite, è un'altra la cosa impressionante: contro i Warriors la prestazione è stata condita da 20 (venti !) assist, che non è solo il massimo per la breve carriera di Collison, ma è record stagionale di tutta la NBA, condiviso con lo straordinario Steve Nash del 2010, che si sta contendendo la leadership della specialità  proprio con Chris Paul.

E nella partita contro San Antonio, quella oltre il trentello, quanti assist per Darren, vi chiederete ? Ebbene, solo due. Questo dato induce ad una considerazione: se Collison riuscisse a bilanciare al meglio queste due abilità , il segnare ed il passare, sarebbe già  un'arma letale per numerose franchigie. Da questa stagione si ha la sensazione, sia pure occasionale, che Collison sia talvolta concentrato solo sull'assist, talvolta solo sul tiro.

Se, come detto, non alternasse ma unisse gli stili sarebbe un bel problema, per qualunque coach, tenerlo confinato in panchina, anche per chi non abbia da preferirgli Chris Paul.

La terza considerazione riguarda le percentuali al tiro, in cui Collison si è sempre distinto. Non solo è stato sempre affidabile da 2, ma negli ultimi due anni ad UCLA è salito dall'ottimo 44% al devastante 52%.

Da questo punto di vista, la NBA si è rivelata comunque non essere una passeggiata per Darren: da 2 è al 46%, ma dalla lunga sta faticando attorno al 36%. A questo link potrete vedere una critica che forse aveva colto nel segno.

Quelle mostruose cifre nel tiro da tre, erano forse, in parte, dovute allo scarso numero di conclusioni tentate dal play dalla distanza, e in quei casi gli era andata più che bene. Forse il 36% di Collison è figlio delle stesse ragioni: al college provava la tripla non più di tre volte a sera, nella NBA ha 81 tentativi in 58 gare (meno di 1,5 tiri a incontro).

Possiamo concludere che quelle statistiche collegiali fossero un tantino "gonfiate", e che Darren debba lavorare per completarsi anche in questo aspetto. Questo, e qualche palla persa di troppo.

La quarta e ultima considerazione, spetta alla difesa.
Essendo 183 cm, capirete che Collison non stopperà . Tuttavia c'è un solo modo che hanno i "piccoli" per rifarsi: il recupero.

Nei suoi ultimi anni di College non ebbe problemi a rubare due palloni a sera (anni da 1,9 spg e 2,2 spg); questa caratteristica gli valse addirittura l'inclusione nel miglior quintetto difensivo collegiale nel 2008, assieme al suo compagno di squadra Russell Westbrook, altro grande rubapalloni di UCLA, ormai noto alla NBA. Da "pro", Collison porta, di media, un recupero a serata.

E parlando di altri riconoscimenti: due volte giocatore dell'anno alla high school; MVP della Pac-10; MVP del Maui Invitation Tournament nel 2006; primo e secondo quintetto "All-Pac-10".

Ora come ora, è il play titolare. E' palese che la sua esplosione dipenda dal calvario di Chris Paul, ma dispiacerebbe non vedere sfruttato, ad alti minutaggi, il potenziale del ragazzo.

Il Rookie del mese di febbraio, per quanto non sia ancora completo in senso assoluto, è di sicuro giocatore completabilissimo (8° negli assist per 48 minuti; tra i primi 25 ai tiri liberi e negli assist; già  una tripla doppia in carriera)…

Marcus Terrell Thornton (# 5)

Prima, sulle ominimie, stavamo un po' barando: se Collison è figlio d'arte, Marcus Thornton è "parente d'arte", essendo cugino buono di quell'Al Thornton sopra citato.

Anche Marcus proviene da un celebre college (quello di Shaq, tanto per intenderci); anche Marcus è sempre stato un interessantissimo prospetto tra le scuole superiori e il college; anche Marcus doveva soltanto cercare conferme nella NBA.

Come Collison, aveva disputato ottime gare a novembre, salvo poi finire ai margini per tutto dicembre e per buona parte di gennaio. Ma dall'infortunio di Paul non ha più smesso di segnare, e ora, senza Paul, è sostanzialmente il sesto uomo del team, nonché il miglior realizzatore "puro" – fatta eccezione per David West, quando è in serata. Anzi, oscilla tra i ruoli di quinto e sesto uomo, avendo mostrato di trovarsi bene anche partendo titolare. L'unica certezza è che con un adeguato minutaggio, Marcus Thornton è davvero esploso.

Il pregio più evidente di questa guardia tiratrice è, lo ribadiamo, la vena realizzativa.
Alla Tara High School si distingueva segnando 27 ppg, conditi da 6,5 rpg. Era inoltre tra i primi otto sia nel tiro da due che nel tiro da tre. A Louisiana State, in concomitanza con il premio di "Southeastern Conference Men's Basketball Player of the Year”, fece registrare 20,9 punti a partita, classificandosi secondo nella propria Conference, della quale ha anche rappresentato il Primo Quintetto assoluto.

Alla voce punti, il numero 5 di New Orleans è assai prolifico nel suo anno di esordio: in 23 minuti scarsi, ha a referto quasi 13 ppg, conditi da 2,6 rpg e 1,1 apg. E' andato innumerevoli volte in doppia cifra, non di rado sopra il ventello. Non solo: il suo career high di 37 punti, conseguito il 23 febbraio contro Cleveland, è roba da Alonzo Mourning, da Larry Johnson, non so se ci siamo capiti.

Frutto di un 15/22 dal campo, quella partita si è contraddistinta anche per un altro fatto, ovvero che Thornton ha realizzato il record-franchigia di 23 punti in un singolo quarto. E le ultime tre recitano 28 con Golden State, 18 con San Antonio, 24 con Memphis, sempre partendo da sesto elemento (titolare 6 volte su 55).

Il segreto, anche qui, è nel tiro. Marcus si prende molti più tiri dello stesso Collison, è concepito ed utilizzato come macchina prettamente offensiva. Si consideri inoltre che tira con il 45% dalla media, ma soprattutto che ha il 40% da 3, diciottesimo nella NBA.

E' sedicesimo nei punti per 48 minuti, stimati a 27,3. Potrebbe anche ambire a partire titolare, visto che in quei sei incontri ha viaggiato su medie di 19,7 ppg. Chissà  quali sorti avrebbe avuto, il quintetto Paul - Thornton - Stojakovic - West - Okafor, in questa Western che sta escludendo gli Hornets dai Playoff ? Aggiungiamo pure Collison, Songaila, Posey: sulla carta New Orleans non aveva da invidiare nulla a nessuno.

Fatta eccezione forse per il solo Jerebko dei Pistons, Thornton è la miglior chiamata assoluta del secondo giro…

Con tutto il bene che si possa volere a Chris Paul, la cui situazione è quella di "Out until at least late March", ci chiediamo che fine faranno questi due il prossimo anno, perchè sarebbe un sacrilegio non vederli in campo con l'attuale costanza.

Sarà  necessario prendere una posizione chiara in casa New Orleans, senz'altro la squadra più premiata dal Draft 2009- 2010. D'altro canto, per il 2010-2011, il problema sarà  trattenere colui che si firma “theonlyandoneCP3”.

In caso ciò non accadesse, gli Hornets hanno già  pronto il rimedio, e ce l'hanno in casa.

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