Focus: i leader statistici della NBA

Dwight Howard, il re delle statistiche nella NBA di oggi

Ad un'analisi ragionata delle statistiche regular season 2009-2010, saltano all'occhio diversi elementi. Più o meno si ripete quello che accade al termine di ogni anno dell'era post-jordaniana: riconferme, piacevoli sorprese, esiti più che scontati e battaglie all'ultima cifra.

A quindici partite dalla definizione delle griglie dei Playoff, tutte le graduatorie principali (in sostanza quelle in evidenza su nba.com) possono ancora considerarsi aperte; anche se alcune di esse appaiono francamente già  decise, sarà  bene rendere onore a quei giocatori che si sono dimostrati, per quest'anno, contenders di primo livello.

C'è di più: il riferimento all'era post-jordaniana nasce da elementi che oltrepassano il solo Jordan. Se, infatti, Jordan è stato il punto di riferimento assoluto in classifica marcatori (lo ricordiamo agli smemorati: 10 volte il migliore per punti a partita), un paio di suoi contemporanei non sono stati certo da meno.

Dennis Rodman fu sinonimo di "rimbalzista": ebbe 7 primati in carriera, secondo tra Chamberlain, a quota 11, e Moses Malone, fermo a 6. John Stockton fu l'emblema del passaggio vincente: per 9 volte assistman dell'anno, iniziò a primeggiare inserendosi nel conflitto tra Isiah Thomas ed Earvin Johnson jr. (conflitto, va detto, del tutto "impari"; da notare anche la squallida evoluzione del rapporto Thomas-Johnson in tempi recenti).

Da allora, com'era inevitabile, è stato tutto un alternarsi di leaders di volta in volta diversi, senza che vi fosse mai lo stradominio di qualcuno in particolare.

Per questo, un bilancio sulle classifiche allo stato attuale, può esserci utile anche per capire in quale "periodo storico" (a livello NBA, è chiaro) ci troviamo.

POINTS PER GAME

Dopo His Airness, di cui escludiamo per buona grazia la parentesi a Washington, abbiamo: Iverson 4; Mc Grady 2 di fila; Bryant 2 di fila; Shaq, che arrivò a quota 2 avendo già  vinto una volta nell'anno in cui portò i Magic alle finali. Infine, con una vittoria, LeBron James e Dwyane Wade, campione in carica.

LeBron James (29.9 ppg) – dalla sua seconda stagione nella Lega, un fatto ha messo tutti d'accordo: probabilmente nulla gli impedirà  di attentare ai 30.000 punti in carriera, e di piazzarsi ai vertici di una zona i cui nomi di spicco sono Jabbar, Malone e Jordan.

Ciononostante, per arrivare a 10 classifiche marcatori, dovremmo aspettarci almeno altre otto vittorie, posto che James non ha già  matematicamente in tasca quella del 2009-2010. Ovviamente, se volesse, potrebbe segnarne 32-33 a sera per un decennio, tuttavia le cifre che abbiamo ora sono quasi "umane", e fanno sì che la competizione sia ancora serrata. Si accontenterà , ci auguriamo, del titolo di MVP.

Kevin Durant (29.8 ppg) – per chi fosse ancora scettico, basti pensare al fatto che Durant, in virtù di prestazioni stratosferiche, è ancora virtualmente in corsa per l'MVP della regular season. A ottobre stava ancora prendendo le misure; da novembre in poi è stato inarrestabile, mostrando una costanza invidiabile.

E' uno che alla sua terza annata da professionista ha già  cambiato due maglie, senza scendere mai sotto il ventello di media. Addirittura: 20 da rookie, 25 da sophmore, quasi 30 adesso. A differenza di James, Kevin non può realisticamente pensare di essere premiato come migliore assoluto, almeno per ora, ma può decisamente puntare ai marcatori. 0,1 ppg sono, è evidente, un margine irrisorio. Ha il potenziale per vincere la speciale classifica più e più volte in carriera.

Carmelo Anthony (28.8 ppg) – 'Melo è cresciuto non bene, ma benissimo. Non è ancora escluso dal discorso marcatori, avendo un distacco di poco più di un punticino a sera. Il discorso da affrontare per Anthony, però, è un po' diverso.

Mentre Cleveland e Oklahoma sono teams dipendenti dal proprio attaccante più rappresentativo, i Nuggets sono, soprattutto, la squadra di Billups, senza contare Nenè, JR Smith e Kenyon Martin. Sono, in conclusione, un team che può giocarsela a viso aperto in tutta la post-season.

Dunque, il più ghiotto obiettivo stagionale di Carmelo sarà  quello di arrivare fino in fondo ai Play Off, con buona pace della classifica marcatori. Per la quale, comunque, Carmelo avrà  sempre tempo.

Kobe Bryant (27.7 ppg) – non c'è molto da dire a riguardo. Un dato interessante sono le classifiche che Bryant avrebbe potuto vincere e non ha vinto, che nulla tolgono allo spessore complessivo del campione. Le due vittorie totali non sono certo il fattore più indicativo per valutare il suo contributo, e sono ben altri i riconoscimenti cui Kobe aspira maggiormente.

Lui, che dovette aspettare la partenza di Shaq per ritrovarsi in mano tutti i palloni di cui aveva bisogno; lui che ha fatto registrare la media punti più alta mai vista dagli oltre 37 del giovane MJ: stagione 2005-2006, 35,4 ppg.

Dwyane Wade (26.5 ppg) – il detentore dello scettro sta disputando una stagione "normale" per i suoi standard. Ora come ora ciò che conta è la certezza della post-season, senza che questi Heat abbiano grosse speranze di allungare più di tanto la propria corsa. Onore comunque a Dwyane, ormai prossimo ai 12.000 punti in carriera.

REBOUNDS PER GAME

Cronistoria facile, quella dei rimbalzisti "epigoni" di The Worm: un successo per Chris Webber; 2 per Mutombo; 2 per Ben Wallace, che a suo tempo fu inarrestabile; quindi un immenso Kevin Garnett vinse per 4 volte di seguito; Dwight Howard è stato il migliore nel 2008 e nel 2009.

Dwight Howard (13.2 rpg) – il lungo più forte del pianeta, imitatore sopraffino, ha dato inizio ad uno strapotere assoluto. Howard può ragionevolmente pensare di agguantare Rodman, un giorno, ed ha praticamente già  fatto suo un three-peat più che mai scontato. Si aggiunga che saremo costretti a tornare sul suo nome un paio di volte, in questa analisi.

Zach Randolph (11.8 rpg) – non è una sorpresa, ma è una rinascita. Il miglior Zach Randolph di sempre è il principale fautore della meravigliosa annata di Memphis, che con tutta certezza è ormai esclusa dalle prime otto, ma che sarà  tenuta a riprovarci nelle annate venture.

David Lee (11.7 rpg) – è la sola nota lieta dei Knickerbockers di questi tempi. Non c'è motivo per cui non venga trattenuto a tutti i costi dalla franchigia, vista la sua versatilità  come lungo, nonché le statistiche che ha racimolato. Già  nel 2008-2009 aveva 11.7 rimbalzi per gara, ma quest'anno i punti sono lievitati da 16 a 20. A parte il discorso dei free agents, per i quali New York è sempre suggerita come meta più appropriata, è l'unico contratto cui i Knicks dovrebbero seriamente pensare.

Marcus Camby (11.4 rpg) – una garanzia, semplicemente. Dal suo approdo nella NBA in maglia Raptors, quando in molti nutrivano incertezze sul ragazzone, questi si è via via stabilito tra i pivot più costanti della Lega, se non del decennio. E' stato contesissimo all'ultima sessione di mercato, a dimostrazione di quale sia il credito che gli viene riconosciuto.

L'innesto di Camby a stagione in corso, sta a significare un tentativo di allungare i Play Off il più possibile. Fino a gara 7 del primo turno, possibilmente: al momento si parla di Lakers-Portland, ma chissà …

Carlos Boozer (11.3 rpg) – è l'altra ragione dei successi di Utah, tornato in grande spolvero dopo un'annata vissuta a metà  per gli infortuni. 55% dal campo, quasi venti punti a partita: non solo rimbalzi, insomma, ed un rendimento da All-Star.

ASSISTS PER GAME

Nel ribadire nuovamente che la grandezza di John Stockton è rivelata anche dall'aver superato due leggende quali Bob Cousy (8 volte miglior assistman) e Oscar Robertson (7 volte), notiamo che dall'anno in cui il play dei Jazz perse la leadership, tre giocatori si sono in sostanza spartiti la posta.

A parte i fenomeni isolati Mark Jackson e Rod Strickland, tra '96 e '98, e l'interregno di Andre Miller nel 2002, Jason Kidd ha trionfato in ben 5 occasioni (ebbene sì: un 3 + 2 tra i Suns e i Nets, con Miller di mezzo), quindi Nash per 3 anni consecutivi, prima di cedere il primato a Chris Paul, già  vincitore nel 2008 e nel 2009.

Nomi, questi, che guardando ai migliori cinque della stagione in corso sono di strettissima attualità .

Steve Nash (11.2 apg) – è pronto a conquistare il quarto titolo della sua straordinaria epopea, che non sembra potersi arrestare. E' il più anziano leader di una statistica per la regular in corso, e finalmente lo rivedremo nella parte più elettrizzante del campionato.

Chris Paul (11.2 apg) – lo mettiamo secondo anche a causa partite non-giocate, se ha collezionato fin'ora solo 38 presenze. Ma poiché la NBA permette l'inclusione in graduatoria di chi abbia giocato almeno 43 incontri o distribuito 244 assist, Paul, ancora fuori per infortunio, rischierebbe tornando di superare Steve Nash. Non conta, come sempre, il totale, altrimenti Marbury e Payton avrebbero spodestato Kidd in due annate distinte. Ancora in lizza per un clamoroso three-peat.

Deron Williams (10.3 apg) – l'altro play della nazionale USA sta beneficiando di un roster in stato di grazia, con il ritorno di Kirilenko e la regolarità  di Boozer come armi determinanti. Il quarto posto ad ovest ha del prodigioso, ed è questo, a conti fatti, il più grande merito di Deron.

Rajon Rondo (9.8 apg) – stiamo parlando del classico nuovo che avanza. Per quest'anno non vincerà  di certo, ma si è segnalato come uno dei passatori più prolifici della NBA, guadagnando grandissimo credito anche in vista delle future stagioni. E poi, non bastasse, è un realizzatore di spessore, e torneremo a parlarne tra poco alla voce "palle recuperate"…

Jason Kidd (9.3 apg) – immancabile, Giasone, tra i primi cinque assistman. Qui è la carriera a parlare da sé, se è vero che ha un minimo di 7,7 apg ottenuto da rookie, proprio ai Mavericks. Quasi 11.000 assist, innumerevoli triple-doppie, ed un sistema -quello di Dallas- che da lui dipende in larga misura. Vedremo quanto in fondo i Texani arriveranno.

STEALS PER GAME

Un'altra statistica cara a John Stockton, leader storico dei recuperi totali. Ma questo tipo di categoria ha visto prevalere diverse tipologie di giocatori, si menzionino semplicemente Scottie Pippen o Ron Artest. Certo, resta un affare da playmakers, Stockton et Payton docent. E, secondariamente, da guardie. Più in generale, significa spesso All-NBA Defensive Team.

Rajon Rondo (2.38 spg) – Rondo si merita più di ogni altro la vittoria in graduatoria. E' in assoluto il rubapalloni più devastante del momento, forte di doti difensive da leader. Solo Monta Ellis può insidiarlo, tuttavia pare un pronostico un po' arrischiato.

Monta Ellis (2.17 spg) – Monta è secondo, con l'onore delle armi. E' penalizzato dal rapporto assist / palle perse (lo vedremo poi, ai turnovers), statistica in cui dovrà  crescere nel futuro. Questa stagione è comunque eloquente: annata della vita, con un sontuoso sesto posto tra i marcatori.

Jason Kidd (1.89 spg) – qui lo elogiamo nei recuperi, ma perchè non fare lo stesso per i rimbalzi? E' un giocatore che ha fatto dei punti segnati una caratteristica secondaria -tanto che in molte occasioni fu esortato a tirare di più-, ma ha compensato in maniera sopraffina. Ha una carriera a 2,0 spg, dato che dovrà  far riflettere su quanto "stocktoniano" sia stato il contributo di Kidd. E i rimbalzi? Quasi 8.000 in carriera, con una media di 6,6 a stagione. E' un play, non dimentichiamolo…

Dwyane Wade (1.86 spg) – se Wade è abile in difesa, oltre che in attacco, ciò è dovuto alle palle recuperate. Alla voce in questione, Wade ha, come Kidd, 2,0 spg in carriera. Ma l'elemento difensivamente sovraumano è rappresentato dalle stoppate, per le quali la guardia viaggia a 1,0 come media-carriera. Il season-high di quest'anno è di sei recuperi contro i Nets, a fine 2009, mentre il career-high risale a nove mesi prima, con sette recuperi contro i Cavs.

Stephen Jackson (1.85 spg) – passando ai Bobcats a inizio stagione, ha senz'altro migliorato l'assetto della franchigia di Charlotte. Non siamo sicuri che i Warriors siano del tutto peggiorati senza di lui, ma il suo nuovo team ne ha beneficiato. Jackson si è per giunta confermato a più di venti punti a partita (20.8 ppg), e al fianco di Gerald Wallace sta portando i suoi ai Play Off. Sesti ad Est, almeno per ora.

BLOCKS PER GAME

Il Jordan della situazione è forse, in questo senso, ancora Dikembe Mpolombo Wamutombo Mutombo, per tutti "Not in my house" - senza dimenticare la costanza di Ewing, Mourning, Olajuwon e David Robinson . Mi permetto, però, di ricordare Marcus Camby, vero uomo di punta di questa classifica in tempi recenti: era quinto fino ad una ventina di partite fa, ed il passaggio a Portland lo ha definitivamente escluso dai top-five.

E' significativo che alcuni detentori di record per partite singole, non siano stati sempre i primi stagionali. Non parliamo di Mark Eaton o Elmore Smith, ma di Manute Bol -che però una volta vinse- o dello stesso Shaquille. E poi Shawn Bradley, Darryl Dawkins, Ralph Sampson.
In generale, non si arriva più a 3 stoppate di media per sera…

Dwight Howard (2.7 bpg) – non si è per caso il miglior lungo della NBA. Anche in questa statistica, il finalista dello scorso anno è devastante. E' l'unico in grado di arrivare a 3,0 bpg, posto che l'anno scorso stazionava a 2,9. La carriera ci racconta di un 2,1 totale, ma c'è da scommetterci che vedremo questo numero crescere in maniera piuttosto netta.

Andrew Bogut (2.5 bpg) – è una prima scelta che ci ha messo un po' a carburare. Alla sua quinta stagione è diventato un buon realizzatore (16,7 ppg) ed un ottimo rimbalzista (10,4 rpg), caratteristica che non gli è mai mancata. Ma soprattutto, ha più che raddoppiato le stoppate rispetto al 2009, in cui aveva fatto registrare un magro 1,0 bpg. Non solo: è al doppio della media-carriera (1,3 bpg). Milwaukee, autrice di una sorprendente annata, può solo ringraziarlo.

Brendan Haywood (2.1 bpg) – pare sia diventato un pivot che sposta equilibri, almeno stando al team che se ne è assicurato i favori, assieme al compagno Caron Butler. I Mavs possono finalmente non affidarsi al solo Dampier, e Haywood è un ottimo partner del suo numero "4", Wunderdirk Nowitzki.

Josh Smith (2.1 bpg) – un giocatore esplosivo, un saltatore d'eccezione, per certi versi lo stoppatore più acrobatico della NBA. Non è solo una questione di medie; Smith è responsabile di stoppate letteralmente "da cineteca", come potrete vedere in rete. E Atlanta è in una situazione ottimale. Al di sotto della media carriera, che recita 2,3 bpg.

Samuel Dalembert (2.0 bpg) – l'unico di questo elenco a non disputare i Play Off 2010, a causa degli infiniti problemi di Phila, Iverson in primis. Dopo otto anni di parquet è, ad ogni modo, una certezza: si conferma sulla media carriera, ottimo partner di Brand e Iguodala nei 25 minuti che raggranella ogni sera.

FIELD GOAL PERCENTAGE

Nella statistica che, con i rimbalzi e le stoppate, è patrimonio esclusivo dei lunghi, il solo Biedrins ha avuto, nel 2008, medie talmente alte da entrare nella top-ten di sempre. Ma appena al decimo posto: i grandi numeri degli atleti del passato sono, ad oggi, irraggiungibili.

Dwight Howard (61.1 %) – In tre categorie del paginone di nba.com, siamo costretti a veder campeggiare la sua foto. A ragione, evidentemente. Non tanto perché ha da qualche giorno superato il buon Perkins, ma perché non è affatto nuovo a medie di questo tipo: dal 2006 non scende sotto il 57% nei tiri da 2, ed ha un minimo-carriera del 52% in qualità  di rookie.

Kendrick Perkins (61.0 %) – per buona parte della stagione è stato, oltre che uno dei migliori Celtics in assoluto, primo in questa particolare classifica. Può ancora cercare il controsorpasso nei riguardi di Howard, tuttavia quello che più ci interessa è la grande stagione che sta attraversando, a parte la leggera flessione di rendimento nelle ultime dieci gare. E' alla stagione della vita, per la prima volta in doppia cifra nei punti, cui vanno sommati 7,7 rpg e quasi 2 stoppate. Si consideri poi la compresenza con Rasheed, non facile quantomeno in fatto di condivisione di statistiche e minuti.

Nene Hilario (59.6 %) – in passato è persino capitato di vederlo al vertice delle percentuali di tiro. Ora è lecito affermarlo: questo Hilario, dopo anni di incertezze sul suo conto, non fa rimpiangere Camby. Negli ultime due anni ha avuto 14,3 ppg, 7,9 rimbalzi e 1,1 stoppate, non male per uno che appena due anni fa giocava appena 16 incontri di regular e segnava 5 punti a notte. Dato per bollito, al momento ha fatto ricredere chiunque.

Marc Gasol (58.3 %) – il fratellino non è da meno del maggiore. Assai progredito (e non solo nelle cifre) rispetto all'anno da rookie, è il motivo per cui Zach Randolph è stato in grado di esprimersi a livelli tanto esaltanti. Nel 2009 si era comunque comportato bene nel tiro dalla media, facendo registrare un 53%; nel 2011 si spera di poterlo ammirare in post-season.

Andrew Bynum (56.7 %) – ci sarà  pure un motivo, se Bynum ha così impressionato in queste ultime stagioni. Forse ci voleva la vittoria dell'anello perchè il grande pubblico si accorgesse di lui (vedi Trevor Ariza); di certo però queste ottime percentuali al tiro sono farina proveniente dal sacco di Bynum. Il suo nome, aggiunto a quelli di Pau Gasol e Lamar Odom, non può che alimentare il timore degli avversari nei confronti dei Lakers. Si parla anche di 15 ppg, con 8,3 rpg e 1,5 stoppate di media.

THREE POINTS PERCENTAGE

E' un classico di Peja Stojakovic, Hubert Davis e altre istituzioni dalla lunga. Tuttavia non vi è mai stata troppa rispondenza tra i vincitori di questa statistica ed i tiratori da 3 più decisivi. C'è spesso stato, come vedremo, grande spazio per personaggi da All-Star weekend, e pure l'annata in corso pare non essere da meno.

Kyle Korver (57.7 %) – è, per l'appunto, uno da ASG (lo ricordate giovanissimo a Phila ?), per quanto sia abituato ad essere incluso tra i primi cinque dall'arco. Tuttavia, senza nulla togliere alla perizia del giocatore in questo tipo di conclusioni, resta un prodotto non finito. Due precisazioni: ha giocato meno di quaranta incontri stagionali, e il quasi 58% è frutto di appena 45 realizzazioni su 79 tentativi.

Mike Miller (49.5 %) – un altro specialista, pare venga ormai ingaggiato solo e soltanto in funzione delle sue triple. Tra Orlando e Memphis ha dato la sensazione di poter diventare uno da ventello, mai andando oltre i 18 ppg. Ora che il suo rendimento è in netto calo, fa il giramondo a bombardare canestri da lontano. Così l'annp scorso a Minneapolis, e quest'anno a Washington. Come per Korver, appena 37 partite e poche conclusioni tentate.

Daniel Gibson (47.9 %) – è un giocatore modesto, dal rendimento incostante e altalenante. Da tre anni le sue cifre sono in calo (si noti che è alla quarta stagione!), ma ha almeno la soddisfazione di occupare questa zona podio. Presenza certamente casuale.

Anthony Morrow (45.6 %) – prospetto molto interessante, è atteso a pronta maturazione presso Golden State, di cui potrebbe diventare uno dei pilastri. Altrettanto interessante, è il fatto che nell'anno da matricola tirasse persino meglio (46,7 %), giocando, di media, ben 8 minuti in meno.

Anthony Parker (44%) – ruba il posto a Paul Pierce, sesto assoluto e fresco campione all'All Star Game. Che dire di Parker? Senz'altro è doveroso complimentarsi, ma, al contempo, saltano all'occhio i limiti della classifica ufficiale al tiro da 3. Rimanendo a Boston, potremmo pensare a tale Ray Allen…

FREE THROW PERCENTAGE

Steve Nash (94 %) – quasi seccante nominarlo. D'altra parte tant'è, ed ecco che Nash è con Dwight Howard, il solo a comparire in quattro delle nove classifiche analizzate. Come Howard, in tre di queste è al primo posto, mentre la quarta sono i turnovers. Come Howard, è devastante nel suo ruolo.

Luke Ridnour (91.9 %) – sempre stato un discreto trasformatore di liberi, le sue cifre di quest'anno saltano all'occhio. Forse è migliorato in virtù della scarsissima presenza in lunetta, che l'ha costretto ad ottimizzare al meglio queste rare occasioni. Carriera mai al di sotto dell'80%.

Dirk Nowitzki (90.8 %) – ciò che rende Dirk atipico rispetto a molti suoi pariruolo, è proprio l'abilità  come tiratore. Potremmo liberamente riferirci alle triple o ai liberi, non ha importanza; Dirk-meraviglia sa fare canestro. Nessun altro lungo sa fare altrettanto (si pensi ai problemi di Tim Duncan dalla lunetta).

Chauncey Billups (90.4 %) – Billups ai liberi è una garanzia, una certezza di infallibilità . E' un giocatore che ormai ha fatto storia, non per le cifre, ma per lo spirito "vincente" che ne ha contraddistinto la carriera da un po' di tempo a questa parte. 89% in carriera dalla linea della carità .
Ray Allen (89.8 %)- escluso dalla lotta nelle triple, questo tiratore d'altri tempi non mette fine alla propria leggenda. Il suo rendimento, condizionato dagli illustri colleghi con cui deve dividersi il bottino offensivo, non è poi calato di molto. E nel tiro, non ha affatto perso smalto.

TURNOVERS PER GAME

Come sempre: tutti i giocatori elencati sono tra i primi cinque in altre classifiche. Ne fanno parte coloro che giocano più minuti nella Lega, nonché coloro i quali vedono passarsi tra le mani più palloni dei propri compagni di squadra. Non è il dato più indicativo in assoluto, né per forza il più negativo, ma talvolta è un fattore non poco penalizzante.

Monta Ellis (4.1) – il primo posto non fa onore a nessuno, tantomeno a Ellis. Tuttavia, quest'anno, può perdere quanti palloni vuole: ne recupera molti altri, e quanto sta segnando! Prima piazza ormai garantita, riconferma da evitare.

Steve Nash (3.8) – assolto senza riserve. E' inevitabile che qualche minimo aspetto del suo gioco risulti carente: altrimenti, diverrebbe MVP per la terza volta.

Kevin Durant (3.5) – è progredito ad ogni voce statistica, calando solo in questa. E' quello che di norma accade a marcatori di primissimo livello, contrappasso dei tanti punti segnati. In caso ci fossero perplessità , si controllino gli oltre sette rimbalzi a sera.

Dwight Howard (3.5) – è il primo lungo per palle perse. Nient'altro da recriminare.
LeBron James (3.4)- l'unico lievissimo neo di LeBron. Proprio ad essere pignoli…

Insomma: Jordan (10), Stockton (9) e Rodman (7), lasciarono il posto a Iverson (4), Kidd (5) e Garnett (4). Ora pare sia l'era di James, Paul e Howard.

Riusciranno questi tre ad eguagliare, se non a superare, gli altrettanti mostri sacri degli anni Novanta?

E soprattutto, voi per chi tifate nella volata finale?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *